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MOSE – Sì al patteggiamento: due anni e mezzo

Caccia al tesoro di Chisso, il gip confisca due milioni

La vicenda giudiziaria di Renato Chiso, ex assessore regionale alle Infrastrutture, si conclude con il patteggiamento. Ieri il gip ha accolto la proposta della difesa ifliggendo due anni, sei mesi e venti giorni. Il giudice ha anche deciso la confisca di due milioni di euro ma per ora si tratta di un’ipotesi perchè l’uomo politico di Forza Italia, che si trova agli arresti domiciliari, si è sempre dichiarato nullatenente.

 

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Si chiude con un patteggiamento anche la vicenda giudiziaria dell’ex assessore regionale Renato Chisso. Ieri mattina il gip Vicinanza ha accolto il patteggiamento di due anni sei mesi e 20 giorni, proposto dagli avvocati Antonio Forza e Luigi Stortoni, nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione per i lavori del Mose. Il gip, inoltre, ha fissato una confisca di due milioni di euro per Chisso con l’obiettivo di recuperare le somme illecitamente percepite. Al momento si tratta di un’ipotesi teorica visto che il politico di Forza Italia, che è agli arresti domiciliari, si è sempre dichiarato quasi nullatenente.

Hanno patteggiato la pena anche il suo segretario Enzo Casarin che presto rientrerà in servizio in Regione (un anno e otto mesi e sequestro di 115mila euro, avvocati Forza e Carmela Parziale) e Federico Sutto (due anni e 125mila euro, avvocato Gianni Morrone) braccio destro dell’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova, Giovanni Mazzacurati.

L’avvocato Forza, nel ribadire che il suo assistito è molto provato per questa lunga e delicata vicenda, ha ricordato che all’inizio l’accusa per Chisso era di aver intascato sei milioni e che ora la cifra contestata è decisamente calata. «Si tratta della somma indicata da Claudia Minutillo – ha detto Forza riferendosi alla vicenda di Adria Infrastrutture – dovrebbero chiederla a lei». A luglio il legale si diceva certo che l’ex segretaria di Giancarlo Galan si fosse tenuta 1 milione e 750mila euro. Si tratta della somma che secondo Claudia Minutillo faceva parte della quota di Adria Infrastrutture che Baita (ex presidente della Mantovani) avrebbe deciso di liquidare a Chisso. Operazione che non andò mai in porto e i quattrini restarono nella disponibilità della Minutillo.

In aula ieri c’era anche il procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio. «Questi patteggiamenti finali confermano le nostre ipotesi accusatorie. A parte qualche altra vicenda processuale che resta da definire, possiamo dire che l’inchiesta è arrivata proprio alla conclusione. E la Corte di Cassazione ci ha dato ragione su tutta la linea». Il riferimento è alla recente sentenza secondo cui nessuno degli episodi di corruzione del “sistema Mose” è da ritenersi prescritto, trattandosi di un reato permanente messo a segno dai vari indagati.

Per la Procura di Venezia, dunque, la Corte di Cassazione non solo ha respinto un ricorso presentato da un avvocato, ma ha anche allargato il proprio giudizio su tutta l’indagine riconoscendo completamente il lavoro svolto dai magistrati e respingendo quella minima parte che il Riesame aveva invece accolto.

E proprio ieri sempre la Cassazione ha deciso che Marco Milanese, ex consigliere dell’allora ministro Giulio Tremonti, deve essere scarcerato. In questo caso è stata riqualificata l’accusa di corruzione in quella più “leggera” di «traffico di influenze». A Milanese era contestato di aver preso soldi dal Consorzio Venezia Nuova per far sbloccare dei fondi del Cipe.

 

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