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Gazzettino – Riviera. “Colpo di tacco” al lavoro nero

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

30

nov

2014

Maxi offensiva della Guardia di Finanza: blitz in diciassette imprese cinesi

Chiusi due laboratori calzaturieri a Fossò e Stra, 5 a rischio per carenze strutturali

Operai stipati in fabbriche-dormitori, impiegati anche in nero oppure con contratti non regolari, norme di sicurezza e igiene del tutto disattese, spazi a uso abitativo riconvertiti in luoghi di produzione senza lo straccio di una autorizzazione.

L’offensiva è stata sferrata dopo un mese di attività investigativa fatta di controlli e di appostamenti, specie notturni, con l’ausilio di speciali apparecchiature in grado di garantire la visione anche dopo il tramonto. E una volta raccolti gli elementi necessari, lunedì scorso, il blitz congiunto di Guardia di Finanza, Direzione provinciale del Lavoro e di Inps è scattato in 17 laboratori calzaturieri a conduzione asiatica, tutti situati nei comuni della Riviera del Brenta.

Il bilancio dell’operazione, non a caso battezzata “Colpo di tacco” non è per nulla incoraggiante e ancora una volta segna il divario esistente fra l’economia legale e quella illegale, a spese sia del mercato che del consumatore sul fronte della tutela del “made in Italy” ma anche della salute pubblica.

Nove i lavoratori “fantasma”, 22 quelli assunti in maniera non conforme, due quelli clandestini. Chiusura immediata per due laboratori calzaturieri, uno a Fossò, l’altro a Stra, dopo il riscontro che più del 30% della manodopera totale era in nero: potranno riaprire solo se saneranno le relative posizioni retributive e contributive. Chiusura differita ma definitiva, invece, per altre 5 realtà a causa di gravi carenze igienico-sanitarie e sul fronte della sicurezza. Gli uomini del I Gruppo di Venezia con i colleghi della tenenza di Mirano e dei Baschi Verdi hanno acceso un faro su situazioni ad altissimo rischio: colle e solventi altamente infiammabili sitemati accanto a fonti di calore, spazi malsani, postazioni di lavoro con brandine annesse, telecamere a sorvegliare se gli “schiavi” mantenevano i ritmi produttivi imposti. Sfruttatori e sfruttati connazionali, i primi talmente spregiudicati da intestare le licenze ai dipendenti in maniera tale da far ricadere su di loro eventuali responsabilità amministrative e penali, mettendogli quindi il bavaglio semmai si sognassero di denunciare alcunché.

 

COME SCHIAVI – Operai sorvegliati da telecamere stipati nelle fabbriche-dormitorio

Gli schiavi esistono ancora? Sembrerebbe di sì visto cosa hanno scoperto i finanzieri nei laboratori calzaturieri cinesi. Operai piegati a cucire tomaie con accanto la brandina e sorvegliati da telecamere per controllarne la resa produttiva. Nove quelli impiegati in nero, 22 con contratto irregolare, due senza permesso di soggiorno, esposti a ogni sorta di rischio. Costretti a respirare colle e solventi in ambienti chiusi e senza impianti di aspirazione, scarsa illuminazione, senza alcuna precauzione sul fronte prevenzioni incendi.

 

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