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Maxi operazione in Riviera, 17 laboratori controllati: stop ad attività gestite da cinesi a Stra e Fossò

Scoperti 31 lavoratori non in regola. Nei locali gravi carenze igieniche, edilizie e di sicurezza sul lavoro

Telecamere e turni massacranti la Finanza chiude due tomaifici

MIRANO – Telecamere per evitare i controlli delle forze dell’ordine, turni massacranti e pezzi pronti per essere consegnati agli appaltatori, trasformati in scarpe di marca. Due tomaifici a gestione cinese sono stati chiusi dalla Guardia di Finanza a Stra e Fossò che ha inoltre scoperto 31 lavoratori in nero o impiegati in modo irregolare. È il risultato dei controlli svolti in 17 laboratori tessili e tomaifici dai finanzieri, con l’impiego di uomini del primo gruppo di Venezia, della compagnia di Mirano e anche dei Baschi verdi dotati di particolari apparecchiature per la visione e il movimento notturno, con la collaborazione inoltre della Direzione territoriale del lavoro e anche dell’Inps.

Il blitz è scattato nei giorni scorsi al termine di un mese di controlli e appostamenti da parte delle Fiamme gialle in laboratori sparsi in tutti i comuni della Riviera del Brenta, nessuno escluso, nelle zone artigianali o nelle zone più periferiche dei paesi, casolari o vecchi magazzini al riparo da occhi indiscreti.

L’operazione ha portato a individuare 9 lavoratori cinesi in nero e 22 impiegati irregolarmente. Denunciati due cinesi intenti anch’essi a produrre parti di calzature e in più irregolari sul territorio italiano. I controlli da parte della Finanza sono stati decisi dopo aver accertato un modus operandi consolidato messo a frutto da imprenditori cinesi che sfruttano i connazionali costringendoli a lavorare in luoghi malsani e pericolosi o, in alcuni casi, attribuendo loro la titolarità del laboratorio, in modo tale da far ricadere su questi ultimi le responsabilità amministrative e penali.

I finanzieri hanno tra l’altro verificato gravi carenze nelle condizioni igieniche e in materia di sicurezza sul lavoro. È la solita storia, che si ripete da anni in Riviera: brande accanto alle postazioni di lavoro, materassi stesi nei magazzini, nessuna divisione tra i luoghi di lavoro e quelli della vita privata.

I due laboratori di Stra e Fossò – che lavoravano in sub-appalto per terzisti legati alle grandi marche della calzatura della Riviera del Brenta – sono stati chiusi per la presenza di lavoratori in nero superiore al 30% del totale: in un caso erano tre su cinque, nell’altro due su quattro.

Sotto la lente d’ingrandimento dei finanzieri non solo gli abusi edilizi riscontrati grazie allo scambio di informazioni tra la Guardia di Finanza e i sindaci dei Comuni, ma anche dal punto di vista fiscale. Per poter tornare a lavorare quanto prima, i responsabili dei due laboratori chiusi dovranno pagare e regolarizzare i lavoratori trovati in nero che, guarda caso, al momento dei controlli si trovano sempre al primo giorno di impiego e così il pagamento dei contributi arretrati è di pochi spiccioli. In questo caso però alcuni dipendenti, ai finanzieri e agli ispettori dell’Inps, hanno già ammesso di essere al lavoro da più di qualche giorno.

Francesco Furlan

 

Nel magazzino del negozio di un cinese i carabinieri mettono i sigilli a 21 mila prodotti, dall’abbigliamento all’elettronica, per un valore di 100 mila euro

Merce per vendita abusiva maxi sequestro in via Piave

Maxi sequestro di materiale destinato alla vendita abusiva da parte dei carabinieri di Venezia, che hanno deciso di entrare in azione in vista del ponte dell’8 dicembre e delle festività natalizie. Il bilancio dell’operazione è di oltre 21 mila pezzi sequestrati, per un valore commerciale di circa centomila euro. Il sequestro è stato realizzato dai carabinieri del nucleo Natanti, con la collaborazione dei militari delle compagnie di Venezia e Mestre.

I militari hanno seguito i commercianti abusivi che – come era emerso più volte anche in passato – sono soliti rifornirsi nei negozi cinesi di via Piave cercando così di individuare e chiudere i rubinetti che alimentano il commercio abusivo in centro storico. I controlli hanno portato in via Piave – nel magazzino di un negozio – di proprietà di un cittadino cinese dove i carabinieri hanno rinvenuto e posto sotto sequestro amministrativo – poiché privi dei prescritti requisiti merceologici – oltre 21mila prodotti di ogni sorta: accessori elettronici, le tanto di moda aste per poter scattare i selfie con i telefonini, ma anche piccoli casalinghi e prodotti di abbigliamento. Un bel po’ di merce insomma, per un valore stimato totale di circa 100 mila euro. Due cittadini cinesi sono stati denunciati e sanzionati per poco meno di dieci mila euro.

Il sequestro dei carabinieri è il secondo nell’arco di pochi giorni. Giovedì infatti erano stati i finanzieri e i vigili urbani, in due distinte operazione, a sequestrare migliaia di prodotti. I vigili urbani erano stati impegnati in cinque ispezioni amministrative in altrettanti punti vendita, sempre in via Piave, arrivando così al sequestro di un migliaio di prodotti e alla consegna di cinque verbali amministrativi da 1.032 euro ciascuno. L’operazione delle fiamme gialle invece si era conclusa con il sequestro, dopo alcuni controlli in negozi di Venezia, Mestre, Marghera e Mira, ai grossisti di quest’ultimi. Un sequestro, articolato in vari magazzini del Veneto, di 600.000 articoli, per un valore complessivo di circa un milione di euro, tra capi di abbigliamento, calzature, bigiotteria e braccialetti elastici per bambini, tutti con marchi contraffatti. In alcuni casi, gli oggetti sequestrati recavano una falsa marcatura con le lettere CE. Denunciati gli otto responsabili, tra cittadini italiani e cinesi, che gestivano i canali di approvvigionamento della merce.

(f.fur.)

 

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