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Il monito di Gianfranco Bettin dopo l’audizione in Prefettura del presidente della Commissione parlamentare Bratti. Porto Marghera, Murano e Mira le zone che preoccupano e richiedono interventi

Anche nel settore della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti «le aree ricche, come il Veneto, sono particolarmente vulnerabili alle infiltrazioni della criminalità organizzata». E ancora, «esistono imprenditori borderline, che in una situazione di crisi sono disposti a farsi utilizzare», in questo modo arrivano i capitali riciclati dal Sud nelle aziende del Nord. Ha lanciato precisi segnali il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti Alessandro Bratti, al termine delle numerose audizioni tenute presso la prefettura di Venezia.

«Non si può che concordare con le preoccupazioni espresse dal presidente della commissione parlamentare circa la presenza di segnali inquietanti sulle attività criminali nel settore, sulle quali occorre tenere alta la guardia» segnala Gianfranco Bettin. Per quanto riguarda l’inquinamento nella provincia di Venezia, oltre a Porto Marghera, sono due i siti che preoccupano, stando alle audizioni in particolare del direttore dell’Arpa e di quello del Dipartimento di prevenzione dell’Asl 12: l’isola di Murano e l’area di Mira.

La prima a causa dell’enorme presenza di metalli pesanti, come il piombo, il cadmio e l’arsenico, tutti elementi utilizzati nella lavorazione del vetro. Una situazione davvero complicata perché si tratta di un’area intensamente abitata, dove le case e le vetrerie si intersecano.

Per Mira, invece, a preoccupare è soprattutto la presenza di diossina, prodotta da decenni di fumi del Petrolchimico. E anche la Riviera del Brenta è una zona popolosa.

«A proposito, invece, della situazione di abbandono di Porto Marghera e sul persistere di realtà inquinate e pericolose», ricorda ancora Bettin, « è auspicabile che qualcuno fra i rappresentanti delle istituzioni interpellate abbia segnalato alla Commissione come gran parte della responsabilità del protrarsi di tale situazione ricada in particolare sul Parlamento e sui vari governi finora succedutisi. Il nodo cruciale, che potrebbe avviare una sicura rigenerazione dell’area – cioè una sua pulizia e messa in sicurezza e un suo rilancio economico e produttivo – risiede nelle bonifiche, e cioè nelle normative che le riguardano e nelle risorse ad esse destinate. Lo Stato ha creato normative farraginose e paralizzanti, che nel caso di Marghera sono state da ultimo parzialmente riformate solo per iniziativa del Comune di Venezia e della Regione, ma che necessitano di ulteriori semplificazioni. Quanto alle risorse, lo Stato si è perfino appropriato di parte dei fondi recuperati in sede locale attraverso i processi istituiti dalla magistratura veneziana a carico delle aziende inquinatrici o recuperati dall’Avvocatura».

(g.c.)

 

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