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Cav vuole ridurre gli esattori alle uscite dell’autostrada, l’Ugl propone di lasciare all’azienda il premio di produzione

Ci sono la Cav contro il ministero, i sindacati contro la Cav, e una parte dei sindacati contro l’altra. Abbastanza per dire che, alla battaglia dei caselli, la sbarra resterà abbassata ancora per un bel po’. È da mesi che la società autostradale che gestisce il Passante di Mestre è intenzionata ad aumentare il numero delle stazioni automatiche incontrando come è immaginabile la resistenza degli esattori dei caselli – che nelle intenzioni iniziali dell’azienda dovrebbero essere ridotti da 84 a 76 – ma anche inciampando nelle direttive del ministero delle Infrastrutture. E l’Ugl: «Disposti a rinunciare al premio di produzione per garantire i posti di lavoro».

Il Ministero. A fronte di un confronto, anche teso, che dura da mesi, è arrivata lo scorso luglio una nota del ministero delle Infrastrutture, e in particolare della Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali. Poche righe, inviate a tutte le società autostradali, nelle quali si legge che «le società dovranno garantire, in ogni caso e per l’intero arco delle 24 ore, la presenza fisica di personale di esazione in ogni stazione». Insomma – è il ragionamento del ministero – le società concessionarie gestiscono un servizio, prendendo una barca di soldi, e quindi devono farlo bene garantendo l’occupazione: non è ammissibile che, in caso di necessità, un automobilista sia costretto ad aspettare a lungo. I vertici della Cav (società mista Regione-Anas) si sono messi le mani tra i capelli perché la società veneta – così come le società Brescia-Padova o la Brebemi – non rispetta questo principio nei turni notturni (dalle 22 alle 6) alle uscite di Spinea e di Preganziol. Si tratta infatti di svincoli cosiddetti a diamante con due caselli distinti per l’entrata e per l’uscita e per la società una persona in servizio – che faccia la spola con l’auto da una parte all’altra in caso di necessità – è più che sufficiente. Tanto che, nelle intenzioni di Cav, c’è la volontà di applicare per tutto il giorno quel che oggi è limitato al solo turno notturno, anche al nuovo casello di Martellago-Scorzè, che aprirà in primavera.

Il ricorso al Tar. Per questo un mese e mezzo fa Cav ha deciso di impugnare davanti al Tar del Lazio la decisione del ministero delle Infrastrutture insieme all’Aiscat (l’associazione delle società concessionarie) la quale già aveva contestato il provvedimento sostenendo che l’obbligo di avere l’esattore sia «in contrasto con il principio di autonomia gestionale d’impresa che deve essere riconosciuta ad ogni attività imprenditoriale ivi compresa quella esercitata dalle società concessionarie» e che vi siano altre soluzioni, «alternative al presidio fisico», per fornire un servizio efficace. Nel caso di Cav, come si legge anche nel bilancio di esercizio 2013 «l’eventuale assistenza all’utenza è garantita da un monitoraggio centralizzato e da un’unica persona che sovrintende a tutte le necessità della stazione».

E gli esattori? Specie in via di estinzione. Il confronto sindacale. Tanto che per difendere i posti di lavoro, quelli dell’Ugl, rappresentativi soprattutto tra gli esattori, hanno annunciato di essere pronti a rinunciare al premio di produzione, pari a 7 mila euro per il triennio 2014-2017. Cgil e Uil, che avevano sposato la proposta aziendale di accelerare con le casse self-service e sono più votati tra gli impiegati, non hanno però nessuna intenzione di rinunciare al premio. «Perché dovremmo rinunciare a un diritto dei lavoratori?» chiosa Ilario Simonaggio, Filt Cgil sostenendo il punto di vista portato avanti in trattativa da Stefano Molena, rappresentante sindacale in azienda e pure segretario comunale del Partito democratico di Campolongo. «Noi preferiamo garantire l’occupazione e nuovi posti di lavoro con l’apertura del casello di Martellago», dice Stefano Gusson dell’Ugl, «e per farlo siamo pronti a rinunciare al premio. È un gesto di responsabilità».

A complicare i rapporti c’è una petizione, firmata da 109 dipendenti su 240, in cui si chiede si chiede di uscire dallo stallo di una situazione che riguarda «solo un settore e sta prevaricando il miglioramento di tutti».

E mentre i lavoratori si interrogano su cosa sia più giusto fare, la trattativa è al palo. E Ugl, con Cisl e Cisal, hanno proclamato lo stato di agitazione. I conti della Cav. La società di cui è presidente il leghista Tiziano Bembo non sta male. Dalla lettura del bilancio 2013 emerge che l’utile al netto delle imposte è stato di 9,8 milioni di euro, più del doppio del 2012, anche se è pur vero che a pesare è il debito con Anas di 986 milioni. Oggi c’è il Cda, e si discuterà anche di questo.

Francesco Furlan

 

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