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SCANDALO MOSE – Mazzacurati prese una quota del centro del cardiologo Pascotto

Cosa c’entrano le dighe mobili con i bypass coronarici? Una attinenza tra il Mose che deve salvare Venezia e i sofferenti di cuore deve per forza di cose esistere. Perché altrimenti non si spiegherebbe la partecipazione del Consorzio Venezia Nuova a un ambulatorio cardiologico: il concessionario unico dello Stato per la realizzazione degli interventi per la salvaguardia di Venezia ha una partecipazione pari allo “0,65% del Centro cardiovascolare Mirano srl iscritta a bilancio a 25mila euro”.

Sono dati ufficiali. Li ha scritti il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, nel decreto con cui, lo scorso 1° dicembre, ha disposto il “commissariamento” del Consorzio Venezia Nuova, ordinando di dare comunicazione di tale atto non solo alle imprese consorziate, ma anche alle imprese partecipate. Il Consorzio ha delle partecipazioni? Sì. Cinque: a) il 51% di Thetis spa, capitale sociale 11,2 milioni di euro, iscritta a bilancio a 5,8 milioni di euro; b) il 100% di Mose srl, capitale 110mila euro, iscritta a bilancio a 2,4 milioni di euro (nel 2012 la quota è svalutata di 636mila euro); c) il 2,6% della Esercizio Raccordi Ferroviari di Porto Marghera spa; d) lo 0,2% in Parco Scientifico Tecnologico Vega. L’ultima partecipazione riguarda un “ambulatorio monospecialistico con specializzazione cardiologia”.

Di chi è questo ambulatorio? Il Centro si trova a Mirano, in provincia di Venezia, ed è diretto dal dottor Pietro Pascotto, stimato ex primario della Cardiologia di Mirano; Paola Brandolino risulta essere l’amministratore unico della società. Prima di lei, dal 2009 al 2011, la rappresentanza ce l’aveva Salvatore Pianura, l’armatore veneziano finito tre anni fa agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta. Ciò premesso, resta la domanda: se lo Stato dà al Consorzio i soldi per fare il Mose, perché il Consorzio entra in un ambulatorio? «Me lo chiesi anch’io quando arrivai a Venezia», rivela Mauro Fabris, presidente del Consorzio Venezia Nuova che sta seguendo il passaggio di consegne con i commissari. Dice Fabris: «Delle varie partecipazioni, alcune potevano avere una qualche attinenza: Thetis – che nell’ultimo direttivo avevamo deciso di vendere o di liquidare – ha fatto la direzione lavori, Mose srl si occupa di carpenteria. Ma di altre partecipazioni non so dare una risposta: non ne conosco la genesi e la ratio mi sfugge». Dunque, fu una scelta dell’ex presidente Giovanni Mazzacurati?

Raggiunto telefonicamente in ambulatorio, ildottor Pascotto ammette:«Sì, era stato Mazzacurati ad avere questa idea, lui ed altri, adesso non ricordo i nomi. Ci tenevano a dare un supporto, di una piccolissima entità, per un progetto di prevenzione cardiovascolare.È un rapporto nato qualche anno fa ed era già in fase di chiusura perché io e gli altri soci ci rendevamo conto che non aveva alcuna relazione con il Consorzio e il Mose. Non è stato possibile chiudere il rapporto per vari motivi e lo stiamo facendo in questi giorni». Pascotto ammette: «Forse la partecipazione alla società non era il modo corretto, ma le motivazioni erano valide».

Intanto, l’associazione “Difesa civica” di Ivone Cacciavillani, Vincenzo D’Agostino e Adone Doni – che già ha presentato ricorso per azione erariale alla Corte dei conti contro la liquidazione di Mazzacurati – non esclude di denunciare anche questa vicenda.

Alda Vanzan

 

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