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Bruxelles vota a maggioranza per concludere anzitempo l’indagine

Protestano i Cinque Stelle. Ambiente Venezia: «Ma noi non ci arrendiamo»

VENEZIA – Mentre si indaga sul Mose e il governo italiano manda i commissari, l’Europa decide di archiviare i procedimenti. La nuova commissione Petizioni del Parlamento europeo, presieduta da Cecilia Wilkstrom, ha messo ai voti la possibilità di archiviare un buon numero di procedimenti aperti dalla passata gestione. E a maggioranza la commissione ha votato “sì”. Tra le proteste di Eleonora Evi, parlamentare europea del Movimento Cinquestelle, unica componente italiana della commissione. «Ho fatto presente che sulla questione Mose erano intervenuti negli ultimi mesi importanti novità», spiega la Evi, «ma i partiti maggiori, a cominciare dal Ppe e dal Pse hanno votato per l’archiviazione».

Notizia accolta con delusione dall’associazione Ambiente Venezia, che con 12 mila firme aveva inviato la petizione per chiedere un’indagine europea sulla grande opera. «Non ce l’aspettavamo», dice Luciano Mazzolin, portavoce dei comitati, «perché proprio pochi giorni fa avevamo inviato documentazione integrativa alla commissione di Bruxelles, chiedendo fossero sentite altre persone come l’ex dirigente della Legge Speciale del Comune Armando Danella e lo studioso del Cnr esperto in livello dei mari Paolo Pirazzoli. La riposta è stata l’archiviazione».

Ma i comitati sono decisi a insistere. «Abbiamo deciso di presentare una nuova petizione», dice Mazzolin, «perché dal giugno scorso sono tanti i fatti nuovi che dovranno essere esaminati dall’Europa».

L’inchiesta penale ha portato alla luce una rete di interessi e un sistema illegale ramificato, fatto di «corruzione diffusa» intorno al sistema Mose. Episodi che in pochi denunciavano da anni, inascoltati. Come il magistrato della Corte dei Conti Antonio Mezzera, autore di un’ordinanza che metteva nero su bianco le incongruenze della gestione monopolistica del Consorzio e gli alti costi registrati per le opere di salvaguardia. Ma non c’è stato il tempo di proseguire l’indagine. Non è bastata nemmeno la richiesta dei partiti più piccoli, come Verdi, Sinistra e Cinquestelle, che chiedevano di approfondire molti aspetti poco chiari. Gli ultimi documenti sono stati inviati a Bruxelles la settimana scorsa.

«Abbiamo allegato l’ordinanza del presidente dell’Autorità anticorruzione Raffaele Cantone», dice Mazzolin, «in cui veniva motivata la scelta di commissariare il Consorzio».

I commissari sono stati nominati dal prefetto di Roma e hanno cominciato da qualche giorno il loro lavoro. Sono Luigi Magistro e Francesco Ossola, un ex finanziere esperto in bilanci e questioni tributarie e un ingegnere di Torino. Dovranno «condurre a compimento la grande opera preservandola dalla corruzione».

Ma ai comitati non basta. Con un nuovo esposto inviato alla Procura e alla Corte dei Conti hanno chiesto che siano aperte nuove indagini e nuovi accertamenti sulle procedure di approvazione del progetto Mose. E su eventuali «buchi neri» dovuti a meccanismi di corruzione. «È l’ora di un confronto trasparente», dicono, «sul funzionamento del sistema in condizioni critiche, ad esempio di mare agitato». Nei prossimi giorni la nuova petizione sarà inviata alla commissione di Bruxelles.

Alberto Vitucci

 

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