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Nuova Venezia – Appalto idrovia a gruppo dello scandalo Mose

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

dic

2014

LA TECHNITAL

Appalto idrovia a un gruppo nell’orbita Mose

La Technital della galassia Mazzi fa l’offerta migliore. L’assessore Conte: «Se non ha i requisiti, incarico alla seconda»

VENEZIA – La società di progettazione veronese Technital, in associazione temporanea d’impresa con la padovana Beta Studio di Ponte San Nicolò, si è aggiudicata in via provvisoria la gara per la redazione del progetto preliminare del completamento dell’Idrovia Padova-Venezia come canale navigabile, con funzione anche di scolmatore del fiume Brenta. Fa un passo in avanti dunque una delle Grandi incompiute del Veneto: la progettazione preliminare aveva un costo di un milione di euro, mentre il completamento dell’opera è stimata in 600 milioni di euro.

«Si sa che nelle gare vincono le offerte migliori – ha spiegato l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte a chi gli faceva notare che la Technital fa parte delle imprese del Consorzio Venezia Nuova, al centro dell’inchiesta Mose – e la trasparenza verrà garantita perché, come in ogni bando, dopo la nomina si procede all’acquisizione di tutta la documentazione della società che include anche le norme di verifica antimafia, antiriciclaggio e altre previste. Quindi, se la società non avrà i requisiti richiesti, il titolo verrà revocato e si passerà a chi è secondo in graduatoria».

La società Technital appartiene a due fiduciarie che, secondo molti, fanno riferimento ad Alessandro Mazzi, l’imprenditore arrestato per corruzione, finanziamento illecito e false fatturazioni nell’inchiesta Mose il 4 giugno scorso e protagonista di uno dei patteggiamenti più alti dell’inchiesta: due anni e quattro milioni di euro di risarcimento.

Anche secondo Giovanni Mazzacurati, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova e Grande Corruttore del sistema Mose, ha messo a verbale più volte che la società Technital fa riferimento al gruppo Mazzi. In particolare la società veronese sarebbe stata il tramite tra il Consorzio Venezia Nuova e Gianni Letta, l’ex sottosegretario del governo Berlusconi.

In Regione l’assessore Maurizio Conte ha fatto il punto sul «Piano delle azioni e degli interventi di mitigazione del rischio idraulico e geologico» redatto dopo l’alluvione: «Dal 2010 a oggi – ha spiegato Conte – abbiamo investito 500 milioni di euro per la sicurezza idraulica, una somma mai vista, ma limitata rispetto all’obiettivo di 2,7 miliardi di investimenti previsti nel piano. Abbiamo bisogno di risorse: dovremmo avere 1 miliardo e 400 milioni che ci spettano dallo Stato, ma le somme sono congelate dal Patto di Stabilità». Il 2014 è stato un anno difficile per le condizioni meteo e a risentirne è in particolare la provincia di Belluno. A causa di un inverno mite e piovoso si sono verificati infatti numerosi schianti di alberi ad alto fusto con una perdita di circa il 77% (circa 500 mila alberi) dell’incremento legnoso annuo per un danno stimato sui 7,5 milioni in termini di redditività potenziale compromessa. In aggiunta, si è notato un fenomeno di frane diffuse, a tratti con insolita violenza, come la tragedia di Refrontolo a cui è destinata una dotazione straordinaria di 3 milioni di euro. A giorni partiranno le procedure di appalto e realizzazione per la cassa di espansione sul torrente Muson a Fonte e Riese Pio X a Treviso, per il bacino di laminazione a Mansuè, Portobuffolè e Fontanelle a Treviso, per l’opera d’invaso «Anconetta» a Sant’Urbano e Vighizzolo d’Este e altre. Proseguono inoltre le azioni per il miglioramento della qualità dell’aria (quattro bandi per sostituzione impianti a legna obsoleti, rottamazione veicoli inquinanti, illuminazione e bike sharing).

Vera Mantengoli

 

Progetto partecipato per valorizzare l’asta del fiume: in 700 per il rilancio del territorio

Firmato il patto per difendere il Brenta

VENEZIA – Un patto per rendere il fiume Brenta sostenibile e difenderlo da eventuali abusi o interventi dissennati. É stato firmato ieri mattina a Venezia il «Contratto di Fiume per il Brenta» alla presenza dell’assessore alla pesca Franco Manzato, delegato per l’assessore all’ambiente Maurizio Conte. Si tratta del primo processo partecipato a grande scala in Veneto che ha lo scopo di mettere in rete comuni, istituzioni e associazioni che vivono a contatto con il Brenta affinché si affrontino insieme i punti critici (per esempio il prosciugamento dell’acqua da parte di centrali idroelettriche o gli interventi per sistemare gli argini) e si uniscano le forze per progetti positivi (in particolare le associazioni sportive, ambientaliste, scientifiche, turistiche e le oltre 400 Ville Venete che rientrano nel bacino del Brenta).

Per adesso hanno firmato l’accordo le province di Padova, Venezia e Vicenza più Trento e Belluno come osservatrici, tre Consorzi di Bonifica (Brenta, Acque Risorgive e Bacchiglione), tre Unione Montane (Valbrenta, Sette Comuni, Grappa), tre Consigli di Bacino (Laguna di Venezia, Brenta e Bacchiglione), 33 Comuni rivieraschi (in previsione ce ne sono un totale di 100) e hanno preso contatto circa 700 realtà associative (info@contrattodifiumebrenta.com). La proposta è partita qualche anno fa da Rolando Lubian, presidente associazioni pescatori veneti dilettanti, e ora vede la partecipazione di tante associazioni come quelle di canottaggio e rafting, guidate dal campione olimpico Ivan Pontarollo.

(v.m.)

 

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