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Meglio una domenica in famiglia, che una domenica a lavorare in un supermercato. Il patriarca Francesco Morglia si è schierato ancora una volta dalla parte delle chiusure domenicali, nel nome della sacralità del giorno di riposo. E lo ha fatto al termine della sua visita ai detenuti del carcere di Santa Maria Maggiore, rispondendo a una domanda sulle commesse che hanno sollecitato la chiusura festiva per passare più tempo con le loro famiglie. «Viviamo tempi economicamente difficili, e se queste aperture domenicali servissero, sarebbe un altro discorso – ha detto Moraglia – Ma i problemi dell’economia non si risolvono con formule al servizio di pochi. Se non rispettiamo certi momenti, certe istituzioni, difficilmente la società riuscirà a risollevarsi».

Il patriarca, come ogni Natale, ha voluto quindi testimoniare il senso del messaggio cristiano ai detenuti. L’invito a riscattarsi e a rimettersi in gioco, traendo beneficio dalla lettura del Vangelo e ispirazione da San Camillo de Lellis, «uomo finito a 24 anni e cambiato dall’incontro con il Signore», sono stati tra i passaggi più significativi dell’omelia di Moraglia, durante la messa celebrata insieme al cappellano don Antonio Biancotto, a fra Nilo e a don Dino Pistolato.

A seguire la funzione religiosa, caratterizzata da frasi in otto lingue e canti legati ai riti cattolico, cristiano ortodosso ed ebraico, una sessantina di detenuti e una ventina tra guardie e personale penitenziario, con la direttrice Immacolata Mannarella. «Tutti ce la possono fare: il Signore scrive dritto anche sulle righe storte, ma occorre che noi facciamo da riga – ha continuato il Patriarca – Ispiratevi al presepe, dove i pastori non possono mancare nonostante fossero considerati il nulla, gli ultimi. Inoltre, non dimenticate che si vale più delle proprie azioni, che comunque ci seguono: il passato è importante, ma molto più lo sono il presente e il futuro».

A dare il benvenuto a monsignor Moraglia, il detenuto Fabio. E a portare le loro testimonianze, il veneziano Alberto, che ha sottolineato l’importanza del volontariato e delle attività socialmente utili, e Leonardo e Christian, che per il presepe del carcere hanno impiegato materiali poveri come acqua e farina, cassette rotte, paglia e caffè.

In conclusione, la donazione per un’adozione a distanza e la consegna al Patriarca di una cartellina e una borsa realizzate nel laboratorio di pelletteria.

 

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