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Gazzettino – Patto per il Porto, non per Marghera

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

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gen

2015

IL CASO – Pubblicata la delibera della Regione propedeutica all’accordo sullo sviluppo dell’area industriale

Dei 152 milioni di euro a disposizione la maggior parte va alle infrastrutture per le navi

A fine anno, il 30 dicembre, è stato pubblicata nel Bollettino ufficiale della Regione la delibera sull’”Accordo di programma per la riconversione e la riqualificazione industriale dell’Area di crisi industriale complessa di Porto Marghera” e sull’incarico al direttore dell’Area infrastrutture di definire il testo finale. Quando quel testo sarà pronto, lo dovranno firmare, oltre alla Regione, il ministero dello Sviluppo economico, il Comune di Venezia e l’Autorità portuale.

Si è dunque vicini all’ennesimo accordo sul futuro di Porto Marghera ma più che per Porto Marghera è un patto per il Porto. E i soldi, 152 milioni di euro, ci sono già a disposizione (102 milioni da Roma grazie ai soldi che la multinazionale dell’alluminio Alcoa ha dovuto restituire delle agevolazioni energetiche godute e considerate dall’Europa indebiti aiuti di Stato; altri 20 milioni dalla Regione, 4 milioni e 350 mila dal Comune, 15 milioni dall’Autorità portuale e 10 milioni da altre fonti).

Peccato che di reindustrializzazione, di nuove attività produttive, in questo patto non ci sia ombra. E per questo i sindacati fino ad oggi non hanno mostrato grande entusiasmo. Anche perché prima di insediare nuove fabbriche bisogna bonificare i terreni, e l’accordo sulle bonifiche siglato a Venezia il 16 aprile del 2012 dall’allora ministro Corrado Clini, quello che avrebbe dovuto rendere più agevoli le procedure, più veloci i tempi e meno costosi i lavori per ripulire le aree, è ancora alla fonda in attesa di diventare in qualche modo operativo.

Per capire allora di cosa tratta il nuovo Accordo su Porto Marghera (l’ennesimo dal primo che venne siglato nel 1998 senza che fino ad ora sia stata insediata una nuova azienda mentre quelle che già c’erano hanno continuato a chiudere), basta leggere la lista degli interventi previsti e dei relativi costi: dei 152 milioni a disposizione, ben 80 andranno per rifare banchine portuali, 31 milioni e mezzo per sistemare le strade e 25 per la sistemazione idraulica; i 16 milioni rimanenti saranno impiegati per la gestione dei fanghi dei canali industriali (6 milioni e mezzo), per la fibra ottica (916 mila euro) e ancora per il porto (supporti agli steli del sentiero luminoso del canale dei Petroli, impianti elettrici, piano di sicurezza, autoparchi, rete ferroviaria).

È un piano, insomma, per il porto e per la sistemazione viaria e idraulica di Marghera. Gli interventi idraulici, è scritto nelle relazioni, sono necessari a causa dei mutamenti climatici in atto ma bisognerebbe pure ricordare che le fabbriche e le aree portuali sono andate sempre più sott’acqua da quando il marginamento dei canali e delle sponde della zona industriale, per evitare che Porto Marghera inquini la laguna, è stato ultimato (anzi, quasi ultimato, dato che mancano ancora dei tratti per completarlo).

È vero che i duemila ettari della immensa zona industriale veneziana hanno bisogno di essere risistemati dopo decenni di abbandono e degrado, e quindi le infrastrutture previste dall’Accordo di programma si possono definire a pieno titolo indispensabili per favorire l’arrivo di nuove industrie. Ma da qui a farle arrivare davvero ce ne vuole.

Per questo i sindacati sono molto tiepidi sull’argomento, pur avendo approvato la bozza dell’Accordo nel corso delle riunioni del Tavolo di lavoro permanente per Porto Marghera: chiedono fatti concreti, ossia nuove attività produttive e nuova occupazione, e possibilmente prima che l’ultimo operaio venga licenziato.

Elisio Trevisan

 

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