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Sette associazioni ambientaliste denunciano l’inquinamento atmosferico di navi e barche

Venezia inquinata dai fumi cancerogeni di navi e vaporetti: sette associazioni ambientaliste chiedono un’indagine con un esposto penale in Procura. AmbienteVenezia, Italia Nostra, Ecoistituto Veneto, Movimento dei Consumatori, WWF, Lega Ambiente, LIPU, e altri 28 cittadini (anche componenti del Comitato NOGrandiNavi- Laguna Bene Comune) hanno firmato un esposto presentato lo scorso 24 dicembre dall’avvocato Elio Zaffalon per allarmare l’inquinamento atmosferico nel centro storico lagunare.

Il documento fa riferimento alla petizione trasmessa dalle associazioni ambientaliste al Parlamento Europeo per il diritto dei cittadini alla qualità dell’aria che a Venezia sarebbe a rischio a causa dei fumi prodotti dai motori delle imbarcazioni. Secondo le associazioni, la stazione che ha il compito di rilevare la qualità dell’aria situata a Sacca Fisola (stazione di fondo urbano) non sarebbe in grado di misurare tutte le fonti, trovandosi «sottovento» rispetto ad alcune.

Inoltre, l’esposto fa riferimento alla campagna di misura parziale dell’agenzia regionale per la protezione ambientale del 2012, quando, oltre alla stazione di rilevamento a Sacca Fisola, ne era stata istituita una anche a San Basilio: «I risultati dell’inquinamento dell’aria – cita il testo – hanno abbondantemente superato i limiti di legge per quanto riguarda il PM10 e il biossido di azoto».

Un superamento che sarebbe poi stato confermato dalla successiva campagna del 2013 che ha visto una stazione di misurazione mobile a Santa Marta. Il pericolo per i cittadini è spiegato nel punto 3 dell’esposto: «L’organizzazione mondiale di sanità ha inserito il particolato derivante della emissioni di motori diesel nella prima classe degli inquinanti cancerogeni (dove troviamo l’amianto e il cloruro di vinile)».

Avvelenamento che sarebbe dovuto al traffico delle navi passeggeri e dei natanti minori, cioè i vaporetti, i lancioni, ecc. E nonostante i superamenti dei livelli consentiti «le competenti autorità – si legge nel testo – non hanno predisposto un efficace piano di rientro nei limiti prescritti». Motivo per cui ora le associazioni ambientaliste e i cittadini chiedono a gran voce delle indagini per verificare competenze e relative responsabilità penali.

Giorgia Pradolin

 

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