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MARGHERA La multinazionale olandese ha un impianto fuori uso e ha bisogno di materia prima

Accordo tra Eni e Shell il cracking può riaprire

Eni e Shell hanno chiuso l’accordo, il Cracking di Porto Marghera presto verrà rimesso in funzione. Del resto è già dai primi di dicembre, quando filtrarono le prime indiscrezioni, che sono state avviate le manutenzioni dell’impianto di Porto Marghera chiuso da oltre un anno. In base all’accordo di febbraio 2014 con i sindacati, Versalis, la società di Eni proprietaria del Cracking, avrebbe dovuto riavviare il 18 agosto scorso l’impianto che era stato fermato mesi prima per manutenzione straordinaria. Alla scadenza l’Azienda disse che non l’avrebbe riaperto a causa della crisi di mercato e della concorrenza spietata delle produzioni dell’estremo Oriente dove la manodopera e gli altri costi sono bassissimi.

Oggi l’impianto riapre anche per ragioni di mercato, solo che sono opposte a quelle dell’anno scorso: con il crollo del prezzo del barile di greggio il divario tra i produttori orientali e quelli europei si è ridotto enormemente; in secondo luogo la multinazionale Shell in Olanda ha un impianto di cracking fuori uso per un incidente e ha bisogno di materia prima, etilene e propilene, così ha chiesto anche ad Eni la disponibilità di impianti di cracking. Quando si conosceranno nel dettaglio le condizioni dell’accordo tra i due colossi energetici si capiranno meglio anche i tempi di utilizzo della struttura di Porto Marghera.

Per i sindacati, ad ogni modo, è già un’ottima notizia. «Non ci illudiamo che ci sarà una continuità del Cracking una volta scaduti i termini dell’accordo tra Eni e Shell ma sicuramente questo riavvio aiuta tutti a gestire la fase della riconversione di Versalis in un polo di chimica verde – spiega Massimo Meneghetti, segretario Femca-Cisl di Venezia che sta seguendo la cosa con Giuseppe Callegaro, anch’egli della segreteria -. Se non avessimo avuto il cracking in marcia, infatti, avremmo dovuto inventarci cosa far fare ai 420 lavoratori Versalis, e in particolare al centinaio occupato nel Cracking».

L’accordo siglato a Roma il 14 novembre 2014 aveva infatti preso atto che il Cracking non sarebbe più stato riavviato e aveva definito l’investimento da 200 milioni di euro per creare, appunto, un polo di chimica verde, anche in collaborazione con l’americana Elevance Renewable Sciences. Quegli investimenti, però, non sono immediati, c’è un tempo intermedio necessario per ottenere le autorizzazioni e costruire nuovi impianti.

«È chiaro che per quanto ci riguarda continueremo a presidiare affinché non solo siano fatte a dovere tutte le manutenzioni ordinarie straordinarie per riavviare in efficienza e sicurezza il Cracking, ma anche perché accordo del 14 novembre sulla chimica verde siano rispettate al millimetro – concludono Meneghetti e Callegaro -. E oltre che sull’Eni, faremo pressioni sulle istituzioni affinché rilascino in fretta le autorizzazioni togliendo qualsiasi problema e qualsiasi eventuale alibi alla riqualificazione produttiva».

 

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