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Gazzettino – Venezia. Grandi navi, e’ rotta di collisione

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

11

gen

2015

La sottosegretaria Borletti Buitoni «sconcertata» per la sentenza del Tar, il ministro Lupi conferma il ricorso

Il sottosegretario ai Beni culturali Ilaria Borletti Buitoni definisce “sconcertante” la sentenza del Tar che elimina il divieto per le navi di stazza superiore alle 96mila tonnellate di entrare in bacino di San Marco, a Venezia. In realtà “sconcertante” è la condotta del Governo, che da mesi sta facendo il Don Abbondio senza affrontare di petto la questione delle alternative al passaggio delle crociere davanti a piazza San Marco.

Ad impedirlo sono gli interessi contrapposti in seno a palazzo Chigi: da una parte il ministero delle Infrastrutture, dall’altra i ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali.

Ci sono ministri e sottosegretari che fanno dichiarazioni, ma alla fine le decisioni non si prendono e, quando si prendono, sono inadeguate. All’orizzonte non ci sono da Roma segnali di un intervento a breve, visto che la Valutazione di impatto ambientale del progetto per lo scavo del canale Sant’Angelo Contorta è attesa solo a metà marzo. Prima di quella data ci sarà da parte del ministro Lupi (infrastrutture) solo il deposito del ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar Veneto, per ottenere il ripristino dell’ordinanza della Capitaneria di porto che vieta l’entrata in laguna alle navi oltre le 96mila tonnellate di stazza. Qualunque cosa succeda, comunque, le grandi navi oltre le 96mila tonnellate per il 2015 non entreranno comunque in laguna, poiché le compagnie si sono organizzate dirottandole su altri porti.

«Ancora una volta – attacca Borletti Buitoni, riferendosi alla sentenza del Tar – non si vuole tenere in conto il fatto che Venezia ha una sua fragilità e unicità evidente, e che qualsiasi azione che riguardi Venezia riguarda un patrimonio mondiale di eccezionale valore. Mi auguro che quanto prima si trovi una soluzione alternativa anche valutando altre opzioni a parte quella del Canale Contorta. Come ho sempre dichiarato non è Venezia a doversi adattare al turismo ma viceversa, e con una visione anche a lungo termine che la salvi da una barbarie della quale le Grandi Navi sono un esempio evidente».

Grande preoccupazione manifesta anche il Fondo per l’Ambiente Italiano. «Il Fai – dicono il presidente Andrea Carandini e il presidente onorario Giulia Maria Crespi – chiede al Governo Renzi un segnale forte che, attraverso una nuova ordinanza inappellabile dal punto di vista amministrativo, ribadisca tale divieto motivandolo con il pericolo grave e concreto che tale passaggio rappresenta per la salvaguardia del paesaggio e dell’ambiente di Venezia e della laguna».

Il Fai minaccia anche una grande mobilitazione «qualora la situazione, assai critica, non ricevesse la dovuta attenzione da parte del Governo e non si avviasse in tempi rapidi ad una giusta risoluzione».

Anche Sinistra, ecologia e libertà (Sel) chiede al Governo di essere meno ambiguo. «Il Governo, come tanti altri del passato, mette la testa sotto la sabbia e lascia ad un destino segnato una delle città più importanti dell’intero pianeta. Mi pare del tutto evidente – puntualizza il coordinatore metropolitano Federico Camporese – che in assenza di una presa di posizione decisa da parte di palazzo Chigi su una delle alternative possibili al passaggio delle Grandi Navi nel bacino di San Marco l’ambiguità lascerà spazio al trascinarsi del problema o a soluzioni scellerate. Chiediamo quindi al Governo e ai sottosegretari locali (Baretta e Zanetti, ndr) di “non fare gli struzzi” e di esprimersi chiaramente su una delle alternative possibili al passaggio su San Marco».

Michele Fullin

 

L’INTERVENTO

Un punto incontroverso è che le grandi navi sono deleterie per la laguna

Devo riconoscere che la sentenza del Tar del Veneto sulle grandi navi mi ha precipitato in uno stato di totale e sconsolata malinconia, a prescindere dagli aspetti puramente giudiziari del provvedimento.

A leggere il testo con attenzione risulta evidente che il primo motivo di annullamento consiste nel fatto che mancano tuttora percorsi alternativi, come del resto è noto a tutti. Sembrerebbe perciò ineccepibile la ragione posta a fondamento della sentenza: poiché la confema del divieto era correlata alla disponibilità di altre vie, non potevano disporsi ulteriori limitazioni al transito, né il tribunale ha perso troppo tempo nell’esaminare le ragioni della Capitaneria che pure aveva precisato che il suo era un provvedimento provvisorio in attesa di altre indicazioni di Roma. Ma si sa, in Italia non c’è differenza tra provvisorio e definitivo, e oggi lo dice anche un’importante sentenza.

La seconda ragione invocata dai giudici è l’assenza o la carenza di un’adeguata istruttoria sulle motivazioni dell’intervento, e in particolare sulla presenza o meno di adeguate indicazioni di interesse pubblico a sostegno delle limitazioni.

Ed è proprio, e soprattutto qui che non capisco la sentenza, anche se per debito di verità, devo riconoscere che il Tar decide sui motivi addotti dalle parti, e appunto, proprio queste avevano denunciato la carenza di accertamenti.

I penalisti, giudici e avvocati, sono soliti sostenere che non occorre provare i fatti notori e riconosciuti da tutti. Anche in civile si dice la stessa cosa, e qui c’è addirittura la legge a fare chiarezza. Ora se c’è un punto incontroverso in questo accanito dibattito è che le grandi navi sono deleterie per la laguna e per la città. Non lo dicono solo gli ambientalisti, lo dicono anche i controinteressati, e perfino Costa e Trevisanato. Che senso avrebbe altrimenti l’insistenza ostinata a favore dello scavo del Contorta, se non la riconosciuta necessità di evitare il passaggio della grandi navi in Bacino e lungo il canale della Giudecca?

E se è così, ed è così, che bisogno c’è di provare ancora la dannosità delle grandi navi, consistente nell’eccesso di rumore, di fumo, di moto ondoso e soprattutto nel rischio di incidenti tipo Giglio?

Il problema vero è che lo scavo del Contorta potrebbe rivelarsi un rimedio peggiore del male che dovrebbe curare. Ma non voglio riaprire il dibattito su questo punto: a Venezia tutti conoscono i termini della disputa, e tutti sanno che gli ambientalisti devono superare le obiezioni di chi direttamente o indirettamente è interessato economicamente all’attività crocieristica. Si tratta di molte persone come appare evidente dalle perplessità e dalle titubanze anche dei grandi partiti, sempre più incerti sul da farsi, ma di fatto schierati con l’interesse patrimoniale.

Qui mi limito a riflettere solo su un punto, e purtroppo sono costretto a ripetere ciò che ho detto molte volte in Consiglio Comunale e scritto su questo giornale, anche se inascoltato. Il vero rischio, reso evidente dalla sentenza, non è solo quello di una scelta sbagliata (Contorta o no), ma quello dell’incapacità di decidere e del conseguente precipitare in un mare di parole e di discussioni senza fine, come è tipico dei grandi dibattiti in questa sfortunata città.

I presupposti ci sono ormai tutti (e la sentenza li conferma e li consolida) e forse vale la pena di ricordare che mentre, in via di pura logica, incontroverso rimanendo il punto della grave dannosità delle grandi navi, si dovrebbe nel frattempo dare corso ad un drastico, immediato divieto da stabilirsi per legge, l’esperienza vissuta dà purtroppo forza all’insostenibile conclusione che nel frattempo (anni o più probabilmente decenni) le grandi navi continueranno a scorazzare dove certamente non dovrebbero, aggiungendo la beffa ai danni e ai rischi.

Ennio Fortuna

 

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