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Un gruppo di professori presenta le banchine galleggianti

Le grandi navi non sono ancora le più grandi. Msc ha in costruzione un nuovo scafo passeggeri da 252 mila tonnellate (il doppio delle più grandi in circolazione oggi), Royal Caribbean cinque navi lunghe 348 metri. Questo impedisce di continuare a pensare di mantenere le grandi navi all’interno della laguna.

Lo sostiene un pool di professori (Stefano Boato, Carlo Giacomini, Maria Rosa Vittadini, Y. Bristot, A. Stefani) che ha presentato in questi giorni al ministero per l’Ambiente un nuovo progetto per un avamporto galleggiante alla bocca di porto di Lido.

La novità rispetto agli altri progetti alternativi alla Marittima è che si tratta di strutture «leggere», galleggianti e ancorate al fondale. Dunque rimovibili in pochi giorni, senza cemento e calcestruzzo. Davanti all’isola artificiale del Mose, in bocca di Lido, sarebbero allestite le nuove banchine capaci di ospitare fino a cinque grandi navi.

Costo 140 milioni di euro, tenpi di realizzazione, assicurano i progettisti «inferiore a tutti gli altri».

«Le ricerche scientifiche», dice il professor Stefano Boato, presentatore del progetto, «hanno dimostrato che le bocche di porto, i canali portuali e le grandi navi hanno ampiamente superato la compatibilità con l’ambiente lagunare».

Così è stata recuperata un’idea già avanzata negli anni Settanta dal presidente onorario di Italia Nostra, lo scomparso architetto Pino Rosa Salva, che prevedeva di costruire l’approdo per le navi in mare, come già realizzato a Montecarlo.

Progetto graduale, sperimentale e reversibile come prevede la Legge Speciale, non bisognoso di nuovo scavi in laguna – peraltro proibiti dal Palav, dal Piano Morfologico e dalle Leggi Speciali – come invece il Contorta.

Il progetto è stato arricchito in questa nuova versione con i contribuiti della società Principia degli ingegneri Di Tella, Nicolosi e Vielmo e dal punto di vista paesaggistico dagli architetti Verlato e Zordan. Mentre il professor Giuseppe Tattara ha analizzato gli aspetti occupazionali.

Perché la Marittima in questo modo, continua Boato, «sarebbe destinata a navi di lusso di dimensioni minori, i passeggeri portati al Lido con motonavi a bassa velocità, le merci su chiatte attraverso il canale dell’Orfano, sempre a velocità minima».

Una soluzione alternativa che adesso andrà all’esame del ministero per l’Ambiente. E che si aggiunge a quelle presentate da Roberto D’Agostino (Marghera), Cesare De Piccoli (Lido).

E ovviamente allo scavo del canale Contorta Sant’Angelo proposto dall’Autorità portuale, già in buono stato di avanzamento. «Ma è l’unica soluzione possibile», insiste il presidente del Porto Paolo Costa, «ma adesso il tempo stringe: ci dicano di sì o di no, perché la prossima stagione è alle porte. Le compagnie ci chiedono cosa fare e noi non abbiamo risposte. Una situazione che rischia di diventare drammatica se non si interviene per tempo».

Ma dopo che il Tar ha bocciato i ricorsi dei comitati contro l’ordinanza della Capitaneria che limitava gli accessi al canale della Giudecca, tutto è tornato come prima. Il governo non ha emesso le nuove ordinanze che aveva promesso e dunque le grandi navi possono tornare in canale della Giudecca senza limitazione alcuna. E senza alternative.

Alberto Vitucci

 

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