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L’avvocato Zaffalon: «Troppi processi finiscono in una bolla di sapone, bisogna modificare le regole»

«Serve un intervento per modificare le attuali norme sulla prescrizione: troppi processi di una certa consistenza e spesso di allarme sociale, tra cui quelli per reati colposi, reati ambientali o contro colletti bianchi, non hanno quasi mai, infatti, la possibilità di raggiungere il terzo grado di giudizio!»

È una posizione fuori dal coro quella assunta dall’avvocato Elio Zaffalon, in contrasto con la linea sostenuta da gran parte dell’avvocatura.

Il legale veneziano sollecita una modifica della prescrizione dopo l’ennesimo processo in materia di inquinamento e rifiuti finito in una bolla di sapone. Processo nel quale Zaffalon rappresentava gli interessi della collettività per conto della Provincia di Venezia: si tratta della vicenda relativa ad un presunto traffico di rifiuti che, dieci anni fa, aveva fatto finire sotto accusa Loris Candian, ex titolare della “Cal”, Sandro Rossato, titolare della “Rossato”, Michele Bernardi e Roberto Scantamburlo, dirigenti della “Rossato”, Tiziano e Nicola Lando, titolari della “Ecolando”.

Dal 2005 il procedimento si è trascinato tra cambiamenti di pubblico ministero e di giudice, eccezioni di vario tipo presentate dalla difesa, trasferimento di sede dopo la chiusura delle sezioni staccate del Tribunale, fino alla dichiarazione di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione letta in aula pochi giorni fa. Una sentenza che impedisce di procedere nei confronti di fatti gravi, denuncia l’avvocato Zaffalon, il quale ricorda che, nel corso del processo, era emersa una situazione di estrema gravità: «quantità di rifiuti fittiziamente sommate o sottratte, emissione di fatture falsificate, lo stesso veicolo che circola contemporaneamente in luoghi diversi e lontani, giri bolla (cioè veicolo fermo che figura circolare)…»

È per questo che l’avvocato Zaffalon sollecita un interveno legislativo che consenta di concludere i processi, per evitare che si continui a commettere reati impunemente. Tiziano e Nicola Lando, ad esempio, sono finiti nuovamente sotto inchiesta e, pochi giorni fa, hanno patteggiato entrambi nove mesi, sempre per vicende relative al trattamento irregolare di rifiuti.

(g.am.)

 

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