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Gazzettino – Venezia. Pista incompiuta, ciclisti in rivolta.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

10

feb

2015

MOBILITÀ – Ancora in ritardo il percorso per andare in centro storico, manca tutto il tratto da via della Libertà ai Pili

Lavori in dirittura sul Ponte, ma ci vorranno due anni per completare l’opera

L’ALLARME «Impossibile raggiungere Venezia»

Ine Legerstee, ciclista pendolare, contesta il divieto per i ciclisti di utilizzare il cavalcavia di San Giuliano.

PER LE DUE RUOTE «Sarà ancora più rischioso arrivare in piazzale Roma»

LA PROTESTA «Siamo pronti a bloccare il primo viaggio del tram per Venezia»

Il mondo delle due ruote si sta preparando alla protesta. Clamorosa. Con tanto di blocco del tram. La chiamata alla lotta viene da Favaro, da Silvano Pavan, ma soprattutto da Ine Legerstee che chiunque vada in bici conosce e ri-conosce grazie al caschetto di capelli bianchi che viaggia a duecento all’ora in sella alla sua bicicletta sul ponte della Libertà. Olandese, Ine Legerstee dal 1980 va a lavorare a Venezia in bicicletta. Partendo da Favaro. Con qualsiasi tempo e contro tutti i consigli del marito, Silvano Pavan. Fatti quattro conti vuol dire che in bici ha fatto tre volte il giro del mondo. Ma adesso Ine Legerstee rischia di non riuscire ad utilizzare più la bici per andare a Venezia. «Se alle biciclette sarà impedito di utilizzare il cavalcavia di San Giuliano, sarà impossibile arrivare in centro storico. E ancora più impossibile sarà tornare indietro».

Non ha torto. La pista ciclabile sul ponte sarà finita nel giro di un paio di mesi. Doveva essere pronta per autunno 2014, in contemporanea con l’arrivo del tram a piazzale Roma. Ma mettiamo che sia pronta a giugno-luglio, resterà un moncone costosissimo – 2 milioni di euro – e irraggiungibile. Manca all’appello infatti il tratto dal Vega ai Pili. Per avere quel tratto di pista ci vorranno almeno due anni dal momento che oggi non c’è ancora il progetto definitivo. In ogni caso, anche se si completasse quel pezzettino, il ciclista sarebbe costretto a fare il giro del globo.

«Quando il cavalcavia di San Giuliano era chiuso per i lavori del tram, io il percorso alternativo l’ho fatto più volte. E intanto bisogna dire che si allunga di almeno 3 chilometri, rispetto a San Giuliano, ma ci si respira un bel po’ di smog passando per Mestre e Marghera», dice Ine, che il mondo ha iniziato a dirarlo in bicicletta negli anni ’70, seguendo le peregrinazioni di un poeta olandese, Hoofts Reis-Heuchenis che aveva percorso in lungo e in largo l’Italia nel Seicento. E adesso, se bloccano il cavalcavia di San Giuliano?

«Non lo so. Non è solo questo. La pista sul ponte della Libertà non prevede un’uscita verso piazzale Roma. Bisognerà andare verso il Tronchetto e poi risalire la rampa. E sarà ancora più impossibile da Venezia tornare a Mestre perchè la pista corre sul lato sud del ponte e quando si arriva ai Pili non si sa più dove andare. Mi piacerebbe sapere chi ha fatto il progetto».

Chi firma la pista sul ponte è di nuovo l’ing. Andrea Berro, il cui nome resta scolpito nella memoria dei ciclisti che utilizzano il Bici Park della stazione ferroviaria, che ha fatto il pieno di critiche. Di fatto la pista ciclabile sul ponte della Libertà, resterà inaccessibile per almeno due anni e cioè finchè non sarà finito il raccordo tra il Vega e i Pili- e ci vogliono altri due milioni di euro. Il che porta a quattro il costo totale dell’opera. Sarebbe costato molto meno fare un ponte dal parco di San Giuliano, come aveva previsto l’acrh. Di Mambro.

Ecco perché nel mondo delle due ruote si inizia a pensare ad una protesta clamorosa. Quando? Il giorno in cui si inaugurerà la tratta del tram per Venezia. Quel giorno ai piedi del cavalcavia di San Giuliano i cilcisti cercheranno di bloccare tutto, traffico e tram. In attesa che ai geni dell’assessorato alla Mobilità venga in mente una soluzione meno cervellotica di quelle che hanno pensato finora.

 

L’APPELLO – Nove gruppi chiedono un incontro con il commissario

E le associazioni chiamano Zappalorto

«Chiediamo un incontro urgente al commissario Vittorio Zappalorto per tornare ad affrontare il tema del collegamento ciclabile tra terraferma e centro storico». A lanciare l’ennesimo appello è un gruppo di nove associazioni cittadine, con in testa gli “Amici della bicicletta” e poi “Il tram che vogliamo”, “Rosso veneziano”, “La Salsola”, “Arte in bici”, “Nordic walking Mestre”, “Amici delle arti”, “Nordic Walking Italia” e “Legambiente”, che in questi giorni si sono incontrati per fare il punto della situazione. Per adesso, di certo c’è solamente la realizzazione della passerella a sbalzo sull’ultimo tratto del Ponte della Libertà verso il Tronchetto, dove non c’è più spazio per il marciapiede.

«Il quadro politico che si è delineato negli ultimi mesi non lascia certo ben sperare ed è impensabile attendere l’insediamento della nuova Giunta comunale per affrontare la questione» scrivono i firmatari che ricordano come nella bella stagione, tra marzo e ottobre, sono circa seimila persone – dato degli operatori del settore turistico – che usufruiscono del ferry boat per raggiungere il Lido e Pellestrina.

«Il punto di partenza privilegiato – continuano – è costituito dal parco di San Giuliano dove confluiscono le principali direttrici provenienti dal centro città e dai quartieri periferici. La prossima entrata in servizio del tram renderà estremamente pericoloso, se non addirittura interdetto come sembra, il transito sul cavalcavia di San Giuliano per pedoni e ciclisti. Non diversa è la situazione per la direttrice Venezia-Marghera-Stazione ferroviaria, in quanto i ciclisti e i pedoni si trovano contromano, non essendoci un collegamento sicuro con via dell’Idraulica».

Le associazioni annunciano delle iniziative pubbliche a breve per trovare soluzione a un problema aperto da tempo, prima dell’entrata in servizio della nuova linea tramviaria prevista entro il mese di maggio.

Alvise Sperandio

 

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