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Nuova Venezia – “No grandi navi” tra goliardia e protesta

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

16

feb

2015

Corteo acqueo da Rio di Cannaregio alla Pescheria: una topa trasformata in carcere con le foto degli inquisiti per il Mose

Le barche allegoriche contro le grandi opere e le grandi navi hanno sfilato ieri pomeriggio portando musica e colore tra i canali. Il corteo, organizzato dal Comitato No Grandi Navi e da Laguna Bene Comune, è partito sulle 14.30 da Rio di Cannaregio, il centro del Carnevale popolare, per arrivare sulle 16.30 in Pescheria a Rialto, il cuore di Venezia, passando per Fondamenta della Misericordia. Qui il traffico acqueo ha subìto dei rallentamenti, dovuti alla quantità di barche che si sono concentrate sul Canal Grande.

Il centinaio abbondante di manifestanti si è poi riunito in Pescheria per continuare la manifestazione e presentare la versione definitiva del libro bianco “Venezia, la laguna, il porto e il gigantismo navale. Le grandi navi fuori dalla laguna” di Gianni Fabbri e Giuseppe Tattara.

L’appuntamento per la partenza era previsto alle 14 al Ponte delle Guglie. Le barche, una trentina tra remi e motore, erano in prevalenza pilotate da pirati e piratesse con tanto di occhio bendato, ma non mancavano quelle con i business men in giacca e cravatta che sfoggiavano valigie piene di banconote con stampato il volto di Paolo Costa, presidente del porto e promotore dello scavo del canale Contorta.

Non tutti gli uomini di affari erano liberi di remare in questa manifestazione che ha cercato di unire la goliardia del Carnevale con la protesta. Alcuni di questi uomini d’affari sono infatti stati rinchiusi nella topa “Santa Maria Maggiore”, dal nome della prigione veneziana, dietro le sbarre. I loro volti, fotocopiati su fogli di carta, erano affissi sulla gabbia galleggiante su cui si legge “No Mose”, “La retata storica”, “I quaranta ladroni” e “Grandi Opere Grandi Mafie”.

Nella prigione appaiavano rinchiusi l’ex sindaco Giorgio Orsoni, l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, l’ex assessore ai Trasporti Renato Chisso, l’ex presidente della Mantovani Piergiorgio Baita, l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova Carlo Mazzacurati, insieme a Paolo Costa.

Non molto distante spiccava la ciminiera gialla della “Costa Inquinosa” e della “Costa Discordia” da cui usciva un perenne fumo blu. Poi c’era l’imbarcazione del futuro candidato sindaco “Ascanio Dalecase” dell’Assemblea sociale per la casa (da qui il nome del simbolico candidato). Si trattava della barca con una casetta disegnata su un lenzuolo, con tetto di mattonelle rosse e fiori alla finestra con le tendine colorate. Sulle pareti c’era anche un graffito con scritto “La casa è un diritto”.

C’erano anche i Cobas Autorganizzati con lo striscione “Il governo affonda Venezia, ma salva le grandi navi” e anche il candidato pentastellato Davide Scano. Non mancava un mini laboratorio di serigrafia che produceva al momento maschere, mentre la musica si diffondeva per tutta la città. E poi le bandiere simbolo della battaglia dei comitati.

«Il prossimo appuntamento», ha detto Luciano Mazzolin di Ambiente Venezia, «è per il 15 marzo a Torino per la prima udienza del Tribunale Permanente dei Popoli. Oggi siamo contenti e guardiamo avanti. Il progetto del Canale Contorta è stato bocciato, mentre quelli di Boato e De Piccoli hanno ricevuto pareri positivi».

Vera Mantengoli

 

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