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Gazzettino – Pontebbana e Postumia vetrina per i megastore

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

25

feb

2015

PRIMO PASSO – Una variante urbanistica

Il piano: salvare l’area che si affaccia sulle due arterie, giù tutto il resto

LA SCOMMESSA – Zona industriale in completo abbandono. Ma la giunta Serena ha un’idea

Non più vecchi capannoni, ma megastore sullo stile di Zara e Media World da piazzare ai bordi della Pontebbana e della Postumia. È questo il futuro pensato dalla giunta Serena per la zona industriale delle Castrette, una delle più grandi della Marca, ormai finita nel degrado. E non si tratta solamente di un’idea.

Nel consiglio comunale di lunedì sera è infatti passata una variante al piano urbanistico che punta ad agevolare in tutti i modi possibili l’insediamento di strutture di vendita con una superficie di oltre 1.500 metri quadrati.

«Se potessi raderei al suolo quella zona industriale» aveva detto ieri il sindaco. E così è. Ma puntando in primis a trasformare le fasce che corrono lungo la Pontebbana e la Postumia, percorse da circa 40mila auto al giorno, in una sorta di terra promessa per i megastore. Il sogno, invece, è di riportare i campi nella parte interna dell’area produttiva, dove ci sono comunque dei negozi che provano a resistere, per trasferirla pari pari, con saldo zero tra i metri cubi rimossi e quelli costruiti, nella zona dietro via della cartiera, tra Villorba e Spresiano, vicino alla sede di Benetton.

«Non vogliamo speculazioni -mette in chiaro Serena- ma riordinare il territorio mantenendo invariata la cubatura».

Il sindaco ha messo nel mirino la trasformazione della vecchia zona industriale delle Castrette e ha intenzione di andare fino in fondo. Dopotutto in mano ha uno studio sulla situazione delle imprese, iniziato un anno fa in collaborazione con l’università di Venezia, che evidenzia tutte le difficoltà di quell’area: le aziende con base tra la Pontebbana e la Postumia, è la sintesi che ne esce, sono per la maggior parte di natura commerciale, non proiettate sull’export, senza intenzione di assumere, senza velleità di investimenti e senza l’idea di allargarsi. È desolante. Ma tant’è. I dati verranno resi pubblici nelle prossime settimane.

Già si sa, però, che circa il 47% delle aziende delle Castrette sono di natura commerciale e che il 24% ha aperto qui, il più delle volte in affitto, dopo il 2000. Principalmente per convenienze logistiche. La vera nota dolente, vista la stagnazione interna, è che il 70% di queste non lavora con i mercati esteri. A fare da contraltare ci sono i giudizi delle stesse imprese sulla zona industriale: il 55% pensa che le strutture e le strade siano adeguate, la maggior parte assicura che il servizio della raccolta differenziata funziona a dovere e l’80% è convinto che l’apertura di grandi poli, sullo stile di Zara e Media World, risolverebbero tutti i problemi.

Facile intuire la lettura che ne dà la giunta Serena: se una zona industriale considerata funzionale slitta nel degrado, vuol dire che ha dato tutto quello che doveva dare. E che adesso è tempo di cambiare.

Mauro Favaro

 

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