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Gazzettino – Vitalizi, la guerra contro i tagli

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

28

feb

2015

Il leghista Luca Baggio ha richiesto invece di ottenere i contributi volontari versati

CONTRIBUTI E PRIVILEGI – Marchese va all’incasso e chiede l’assegno regionale

L’esponente del Pd coinvolto nell’inchiesta Mose, dopo il patteggiamento, fa domanda per riottenere il vitalizio

C’è chi prende 3.600 euro netti al mese per un anno di lavoro. E tra i 60 irriducibili spunta Lia Sartori

Da ieri è ufficiale, scritto sul “vangelo” della Regione, il Bur: Giampietro Marchese prende di nuovo il vitalizio. L’ex consigliere regionale ed ex esponente del Partito democratico finito agli arresti domiciliari lo scorso giugno nell’ambito della Retata storica del Mose per finanziamento illecito dei partiti, e che ha patteggiato 11 mesi e 20mila euro, è nuovamente nell’elenco degli oltre duecento beneficiari di vitalizio. Non è l’unico ad aver chiesto e ottenuto il ripristino dell’assegno, ma è sicuramente il caso più eclatante, se non altro per essere stato tra i protagonisti dell’ultimo scandalo delle mazzette in laguna.

Marchese già nel 2013 – come evidenzia la tabella pubblicata sul sito del consiglio regionale – prevedeva quasi 3mila euro netti al mese di vitalizio per due mandati di ex consigliere regionale. Poi, il 10 aprile 2013, era ritornato a Palazzo Ferro Fini al posto di Andrea Causin, che era stato eletto al Parlamento. Così, avendo l’indennità con rimborsi e annessi e connessi, il vitalizio era stato sospeso. Il 24 luglio 2014, dopo lo scandalo del Mose, Marchese si è dimesso da consigliere regionale. Ma subito ha chiesto il ripristino del vitalizio, cosa che gli è stata riconosciuta il 19 agosto, prima del patteggiamento. Il decreto è stato pubblicato ieri sul Bur. E non solo quello.

Ha chiesto di riavere il vitalizio l’esponente del Pd ed ex consigliere regionale, sconfitto alle elezioni padovane, Ivo Rossi: nel 2013 il suo assegno ammontava a 3.512 euro. Ha chiesto il ripristino anche Franco Frigo, Pd, dopo aver perso le elezioni europee dello scorso maggio.

Hanno chiesto invece la concessione dell’assegno vitalizio regionale – che non avevano ancora avuto – altri quattro ex regionali. Due sono anche ex europarlamentari che non sono stati rieletti a Bruxelles: Amalia Sartori e Sergio Antonio Berlato. Poi Mariangelo Foggiato, che si è dimesso all’improvviso lo scorso agosto (i maligni dicono per paura che lo Stato eliminasse i vitalizi). E infine Enrico Cavaliere, un solo mandato in consiglio regionale (più due a Montecitorio).

Discorso diverso per chi il vitalizio lo prendeva e adesso, causa elezione o subentro, può sospenderlo e tenersi l’indennità. È il caso di Flavio Zanonato, Pd, che ora sta a Bruxelles. Di Amedeo Gerolimetto, Fi, ritornato al Ferro Fini al posto di Remo Sernagiotto che è volato in Europa. E di Francesco Piccolo, che ha preso il posto dello “sospeso” Renato Chisso causa Retata del Mose. E, com’è noto, di Renzo Marangon che ha preso il posto di Isi Coppola. Pertutti il vitalizio è stato sospeso.

Altro capitolo: c’è chi è uscito prima del termine della legislatura dalla Regione, ma ha deciso di avvalersi di una norma in base alla quale si possono versare i contributi volontari così da percepire, un giorno, il vitalizio pieno. Se ne sono avvalsi PaoloTosato, Lega, andato a Palazzo Madama a sostituire Massimo Bitonci e Remo Sernagiotto, eletto come detto all’Europarlamento.

Ma c’è anche chi, come già aveva fatto Alessio Morosin, ha deciso di chiedere la restituzione dei contributi versati e di rinunciare definitivamente al vitalizio. Tale richiesta l’hanno fatta il leghista Luca Baggio (tuttora in carica) e l’ex consigliere oggi deputato Andrea Causin.

 

Ecco nomi e cifre

Chi sono e quanto incassano al mese i 60 ex consiglieri regionali veneti che non vogliono rinunciare per 2 anni al 5-10% della loro pensione d’oro

REGIONE VENETO – Nomi e assegni degli ex consiglieri che sono ricorsi al Tar contro la riduzione del 5-15% per 3 anni

Vitalizi, ecco chi non vuole i tagli

Danillo Sante Riello, padovano di Campo San Martino, 78 anni, una vita spesa nel Partito comunista italiano da segretario di sezione a membro del comitato federale, arrivò a Venezia nel 1979. Era la seconda legislatura del consiglio regionale del Veneto, presidente dell’assemblea legislativa era Bruno Marchetti, a capo della giunta c’era Angelo Tomelleri. Riello in Regione ci arrivò quando quasi non se lo aspettava più: era il primo dei non eletti nel collegio di Padova.   E quando il 2 dicembre 1979 morì Giovanni Menon, toccò a lui subentrargli. Riello in consiglio regionale rimase un anno. Anzi meno, perché l’8 giugno 1980 si tornò alle urne. Sei mesi effettivi di attività consiliare e adesso una pensione netta di quasi 3.600 euro al mese. Un record. Ecco, è proprio Riello ad aprire la pattuglia dei 60 ex consiglieri regionali che – sui 226 beneficiari dell’assegno – non accettano il taglio del vitalizio deciso dall’assemblea legislativa presieduta da Clodovaldo Ruffato: con l’avvocato Maurizio Paniz, ex parlamentare di Forza Italia, i sessanta hanno deciso di ricorrere al Tar per bloccare i tagli temporanei. Dallo scorso gennaio e fino a tutto il 2017 – quindi per tre anni – la legge numero 43/2014 dispone una riduzione dei vitalizi con le seguenti aliquote: 5% fino a 2mila euro, 8% tra 2mila e 4mila euro, 10% tra 4mila e 6mila euro, 15% oltre i 6mila euro. Aliquote che vengono maggiorate del 40% qualora il beneficiario sia titolare di altro vitalizio erogato dal Parlamento nazionale od europeo. Per i sessanta capitanati da Riello sono tagli illegittimi, tanto che chiedono che si pronunci la Corte costituzionale.

Ma chi sono gli altri 59 ricorrenti? L’elenco completo è pubblicato nella tabella a lato. E a scorrerla viene spontaneo chiedersi com’è possibile prendere cifre così alte di “pensione” per aver lavorato pochissimi anni. Anche un solo anno, com’è pure il caso del vicentino Domenico Costa, al Ferro Fini per la Dc dal 1984 al 1985. O 2 anni, come il veronese Gaudio Pedalino, in consiglio dal 1983 al 1985 tra le fila del Psi.

Ma ci sono anche nomi altisonanti. Come Gianfranco Cremonese, potente presidente della Regione che prese il posto del doge Carlo Bernini, in tutto 8 anni di attività interrotta nel 1993 dalla Tangentopoli veneta.

E a proposito di inchieste giudiziarie, tra i sessanta c’è anche Amalia Sartori, finita lo scorso giugno agli arresti domiciliari per lo scandalo delle mazzette del Mose e per cui ora è pronta la richiesta di processo: l’ex europarlamentare vicentina che lo scorso maggio non era stata rieletta a Bruxelles ha chiesto di poter godere del vitalizio per i suoi 15 anni passati in Regione, richiesta che è già stata accordata (si veda l’articolo nella pagina a fianco) ma con la previsione, come per tutti, di un consistente taglio, visto che l’ex esponente socialista e poi forzista può cumulare anche il vitalizio di due mandati a Bruxelles.

Dei sessanta che hanno fatto ricorso, ben 13 cumulano vitalizi e si oppongono all’ulteriore decurtazione del 40%. Nell’elenco troviamo Franco Frigo, Pd, per tre mandati in Regione e per un anno a Bruxelles dopo aver preso il posto della dimissionaria Debora Serracchiani. Tra l’altro Frigo vanta il record del vitalizio più alto del Ferro Fini: una media mensile netta di 4.752 euro. E c’è anche il vicentino Giorgio Carollo, tre mandati in Regione ai tempi della Dc, nel 2004 all’Europarlamento per un mandato tra le file di con Forza Italia.

Curiosamente, tra i ricorrenti c’è anche un ex-ex: il polesano azzurro Renzo Marangon ha preso il vitalizio per i suoi 17 anni al Ferro Fini fino allo scorso dicembre quand’è è subentrato alla decaduta Isi Coppola: pur essendo di nuovo consigliere regionale ha accolto l’invito degli ex colleghi e ha fatto pure lui ricorso. Molti dei ricorrenti sono infatti soci dell’Associazione consiglieri presieduta da Aldo Bottin: anche lui si è affidato a Paniz per le carte bollate. Tra i ricorrenti anche l’ex assessore Camillo Cimenti.

C’è una eccezione: di tutti gli ex consiglieri regionali passati a Venezia dal 1970 ad oggi, uno solo non prende il vitalizio. Alessio Morosin, in consiglio dal ’95 al 2000 per la Liga, oggi leader degli indipendentisti, ha rinunciato a 2mila euro netti al mese.

Alda Vanzan
 

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