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«Quando si perde un negozio qualsiasi è già una ferita, quando si perdono negozi che sono “rari” e che nobilitano una zona e diventano un attrattore per l’area, come Input, è ancora più grave».

Il direttore di Confesercenti, Maurizio Franceschi, interviene sulla chiusura del negozio concessionario del marchio Apple. I nodi per Franceschi prima o poi vengono tutti al pettine.

«La presenza della grande distribuzione trasforma le aree in zone degradate, non lo diventano da sole ma perché chiudono i negozi. Manca la riqualificazione e interventi per garantire la sicurezza non c’è dubbio, sicurezza che di per sé puoi garantire si con le forze dell’ordine se le hai a disposizione e la tecnologia, ma non basta per rilanciare un’area: la grande distribuzione ha colpito in modo forte, la Nave de Vero ha sottratto punti di riferimento tra cui questo. È la conseguenza di scelte folli e sbagliate. Non c’è da sorprendersi, era tutto scritto e prevedibile, un film già visto e noi abbiamo denunciato cosa sarebbe accaduto».

(m.a.)

 

Il titolare di “Input”: «In piazzale Donatori di Sangue ci sono brutte frequentazioni e pochi clienti

Troppo degrado, chiude il negozio Apple

Un’altra attività del centro ha chiuso i battenti. Stiamo parlando di “Input”, il negozio punto di riferimento per tutti gli amanti della Apple e seguaci di Steve Jobs, a due passi da piazza Ferretto, in piazzale Donatori di Sangue.

Da qualche giorno, per l’esattezza dal 21 febbraio, lo store è chiuso, all’interno non c’è quasi più niente, solo lavori in corso. “Input” non era un negozio qualsiasi, perché oltre a vendere iPhone, iPad e accessori, era un’attività che in qualche modo nobilitava la zona. Appeso alle vetrine un messaggio per i consumatori: “Informiamo la gentile clientela che la nostra attività si è trasferita presso la sede abc.it in via Venezia 49 a Padova, ringraziamo i clienti per la preferenza accordataci”.

I titolari all’interno sbaraccano. Le motivazioni della chiusura sono diverse: «La zona ha subìto un forte deterioramento sotto il profilo della frequentazione», spiega il titolare. Il riferimento è alle persone che sostano al parchetto ogni giorno e che, in molti casi, fanno scappare la gente.

«Di certo le cose non migliorano per opera dello spirito santo. Fino a due anni fa, non occorre andare molto lontano nel tempo, qui alle 17 c’era un sacco di gente, la zona era animata, adesso a quell’ora non c’è più nessuno neanche al venerdì, è peggio del deserto del Gobi: evidentemente il centro non è più attraente».

Ironizza: «Noi siamo privati, probabilmente attorno alla città c’è una maggiore offerta, Mestre ha così tante opportunità attorno a sé». Il riferimento diretto è ai numerosi centri commerciali che sono sorti come i funghi e non da ultimo alla Nave de Vero, dove ha aperto l’Apple Store, che ha dato la mazzata finale al negozio. Lo store di Marghera ha lasciato poco margine agli altri che si sono ritrovati senza clienti, costretti a mettere in atto fusioni. “Input” era in affitto, ma non sa nulla di chi verrà dopo e tra quanto.

«Abbiamo incontrato il sub commissario Manno», spiega Fabrizio Coniglio leader di Mestre off Limits, «abbiamo ottenuto rassicurazioni sul riassetto di piazzale Donatori di Sangue: sarà sistemata l’edicola al centro del giardino e le vele che con un nuovo inquadramento logistico dovrebbero assumere un loro senso, mentre oggi sono latrine a cielo aperto. E dove accade di tutto e di più a ogni ora del giorno. Noi abbiamo consigliato di spostarle alla Biennale di Venezia, essendo un’opera d’arte di “alto spessore”, quello è il loro posto. Auspichiamo che i lavori incomincino presto e finiscano presto, perché se è vero che partiranno anche all’ex Umberto I e in Riviera dove faremo ricorso al Tar, sarà pieno di camion che transitano, e dovranno essere riviste anche le Ztl».

Aggiunge: «I gestori di Apple sono il simbolo del commercio mestrino, della lotta impari tra i nuovi centri commerciali, dotati di parcheggi gratuiti e comodità e di chi vive la realtà mestrina». Conclude Coniglio: «Chi si scanna per la poco ambita sedia di sindaco, capisca che il valore del voto mestrino è fondamentale e il commercio è salvabile».

Marta Artico

 

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