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Gazzettino – Vitalizi, gli ex preferiscono il silenzio

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

1

mar

2015

REGIONE VENETO – I 60 ex consiglieri che non vogliono tagli alle pensioni d’oro: «Rivolgetevi al nostro avvocato»

In pochi accettano di parlare. D’Agrò: «É una vergogna». Favaro: «Sacrifici sì, ma per tutti»

LA NUOVA LEGGE – Previste riduzioni dal 2,5% al 22,5%

LA SCELTA «Noi ci siamo ridotti l’indennità e il risparmio è andato al sociale»

Chi si difende e accetta di spiegare un’azione che agli occhi dei comuni mortali non ha una giustificazione che sia una e chi butta giù il telefono o ripete meccanicamente «parli con l’avvocato». Sono varie e articolate le reazioni del gruppetto di ex consiglieri regionali ben decisi a serrare le fila e marciare compatti contro una legge per loro ingiusta e iniqua, quella che mira a ridurre, per un massimo del 15% e per non più di tre anni, i loro vitalizi. «Una battaglia di principio», sibila qualcuno. Vai a capire quale principio.

«Noi prendiamo tanto, è vero – mette subito in chiaro Luigi D’Agrò, ex consigliere regionale vicentino da 4.111,05 euro netti al mese – ma questo ricorso ha una sua logica. Prima cosa: quando si decidono dei tagli alle categorie del pubblico impiego con un certo tipo di stipendio, allora devono valere per tutti. Quando hanno provato a ridurre gli stipendi di giudici e magistrati, questi hanno fatto ricorso e tutto è tornato come prima. Noi, come consiglieri regionali, ci siamo ridotti l’indennità spontaneamente del 20 per cento e nessuno ha fiatato. Secondo aspetto: la Regione può anche decidere di fare una legge per ridurre i vitalizi che eroga ai sui ex consiglieri. Mi può anche stare bene. Ma non accetto che la Regione applichi tagli maggiori a chi ha anche un vitalizio in quanto parlamentare. Sarà la Camera o il Senato a decidere se tagliare o meno il proprio vitalizio. È una questione di giustizia».

D’Agrò ha coraggio da vendere. È quasi ammirevole nel difendere una posizione a dir poco scomoda. E non gli mancano certo gli argomenti: «Mi dica una cosa – s’infervora – perché uno come Giletti (giornalista e conduttore Rai, ndr) che prende 340mila euro lordi l’anno può andare in televisione a fare una crociata contro un parlamentare che ne prende 130mila, sempre lordi? Non sono sempre soldi pubblici? Che ognuno faccia il proprio mestiere. Solo che il deputato ha anche molte più responsabilità mentre non si capisce l’altro che contributo dia al Paese. Dare addosso al politico è il modo che certe categorie hanno per giustificare i propri benefici». Finita qui? No. Alla fine arriva il colpo da maestro: «È una vergogna che si sputi sempre addosso agli ex deputati che hanno garantito la democrazia del Paese».

E mentre D’Agrò battaglia per difendere quella che reputa una giusta causa, altri si defilano. Giorgio Carollo – 4,125,36 euro di vitalizio – è sbrigativo: «Avete già pubblicato tutto, non ho niente da dire».

Renzo Marangon è telegrafico: «Parli con l’avvocato». Sì, ma i vitalizi sono troppo alti? «Parli con l’avvocato».

E l’avvocato in questione, il bellunese Maurizio Paniz, non è che abbondi in parole: «Faccio l’avvocato e non bado all’opinione pubblica. Non si fanno i processi sui giornali», taglia corto.

E sempre da Belluno, Giovanni Crema – 1.836,57 euro al mese – è lapidario: «Si tratta di una questione meramente giuridica. La polemica? Non mi interessa. Non ho nulla da dire: ritengo che il consiglio regionale abbia sbagliato. E sarà il Tar a decidere se è davvero così. Se il provvedimento invece è giusto, il cittadino Crema si adeguerà, come ha sempre fatto».

Per chiudere Giampietro Favaro, trevigiano, 3.878,24 euro mensili: «A me sta bene ogni cosa. Ma se lo Stato chiede sacrifici, allora li facciano tutti. Decidiamo che le pensioni superiori a un certo limite siano tassate più delle altre? Ci sto. Ma il principio deve valere per tutti e non solo per i politici».

 

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO

Ruffato:«Prendono 4mila euro e si lamentano? Ma per favore…»

«Mi aspettavo il ricorso, me ne hanno dette di tutti i colori. Difenderemo la nostra legge, non è una norma populista»

«Sacrifici? Sì, certo bisogna farli. E da qualche parte bisognerà pur cominciare. E allora partiamo dai politici».
Clodovaldo Ruffato, presidente del Consiglio regionale veneto, è serafico. Non è stato per nulla colto di sorpresa dal ricorso al Tar contro il taglio dei vitalizi. Anzi: se lo aspettava. E non si scompone: «Siamo convinti di questa legge, la difenderemo davanti al Tar e in ogni altra sede di giudizio». Insomma: che guerra sia.
Presidente, c’è chi dice che non è possibile trattare così chi ha lavorato come consigliere regionale o deputato per difendere la democrazia del Paese.
«Per carità, nessuno mette in dubbio la difesa della democrazia. Ma è anche vero che dedicarsi alla politica è una scelta volontaria. Nessuno viene obbligato. L’alternativa è starsene tranquillamente a casa a badare alle proprie cose. La politica è servizio ai cittadini e passione. Cerchiamo quindi di non trovare troppe scuse».
Che effetto le fa vedere persone che protestano per il taglio di vitalizi da 4mila euro al mese?
«Intanto precisiamo che 4mila euro è il vitalizio che si prende, anzi si prendeva, dopo almeno dieci anni in consiglio regionale. Io penso a chi, dopo 40 anni di lavoro, prende 400-600 euro di pensione. Guardando queste cifre mi verrebbe da dire che, in certe occasioni, sarebbe meglio tacere. Bisognerebbe avere il buon senso di non trovare giustificazioni».
Il ricorso al Tar se lo aspettava.
«Sì. Sono andato alla loro prima riunione e me ne hanno dette di tutti i colori. Era prevedibile che ricorressero al Tar. Ma siamo ben decisi a difendere la nostra legge. Non è una norma populista e il Consiglio Regionale è compatto».
Perché sottolinea che non è una norma populista?
«Perché segue un’impostazione decisa a livello nazionale dalla Conferenza dei consigli regionali. E poi perché è limitata nel tempo e risponde ai criteri di proporzionalità. Va a toccare un diritto acquisito, è vero. Ma ricordo che i vitalizi non sono frutto di contributi o di versamenti. Erano stabiliti. Abbiamo modificato questa legge: in futuro i versamenti saranno obbligatori».
Chi prende vitalizi sia dalla Regione che dal Parlamento avrà tagli maggiori.
«Chi prende di più può dare sicuramente qualcosa di più, non ci vedo niente di male. E ripeto: parliamo di vitalizi che non solo legati a versamenti. E poi, in un periodo in cui vengono chiesti sacrifici a tutti ritengo che i politici debbano essere i primi a dare l’esempio».
E voi, consiglieri in attività, l’avete dato l’esempio?
«Ci siamo ridotti per due volte l’indennità, abbiamo risparmiato tre milioni di euro riversati nei capitoli di spesa destinati alla lotta alle povertà e ai servizi sociali. E abbiamo eliminati i vitalizi basati solo sulla retribuzione. Qualcosa abbiamo fatto».
Ma indennità e vitalizi sono troppo alti?
«Sono sicuramente molto più alti degli stipendi tradizionali. Ma se uno fa il politico come andrebbe fatto, lavora h 24 e con tante responsabilità. E quindi c’è chi merita di più e chi, ovviamente, meriterebbe molto meno».

(P. Cal.)

 

TRIESTE – La maggioranza degli ex consiglieri regionali ha deciso di ricorrere per mantenere integri i vitalizi

Anche i friulani al Tar per difendere i privilegi

Pronti alla battaglia legale per il mantenimento dei vitalizi. La grande maggioranza degli ex consiglieri regionali del Friuli Venezia Giulia intende presentare ricorso al Tar contro i tagli degli assegni in base alla legge licenziata dall’Assemblea il 5 febbraio scorso. L’Associazione degli ex consiglieri, presieduta dall’ex assessore alle finanze Pietro Arduini, lo aveva fatto capire subito, ritenendo il provvedimento regionale lesivo dei diritti acquisiti. In sintesi, si prevede: l’anticipo dell’assegno a 60 anni (invece che a 65) ma con una penalizzazione del 2,5% per ogni anno per cui si chiede l’anticipo (e solo per chi ha due legislature al’attivo); i tagli vanno dal 6 al 15% per scaglioni di importo (dal 9 al 22,5% in presenza di cumuli con un vitalizio parlamentare o europeo); l’obbligo di opzione tra vitalizio o indennità da presidente, vice o amministratore delegato di enti e società che si rifanno alla Regione.

L’assemblea si è svolta ieri mattina a Villa Manin di Passariano al termine della quale è stato votato all’unanimità (una sola astensione su circa 50 presenze) un ordine del giorno che dà mandato al direttivo dell’Associazione di valutare come procedere per gli eventuali ricorsi personali (non sarà l’Associazione a ricorrere ma i singoli ex consiglieri). Bocche cucite al termine della riunione ma, stando alle indiscrezioni, più di qualche ex consigliere avrebbe suggerito di avviare una campagna di informazione per spiegare cosa sono i diritti acquisiti e qualcuno avrebbe anche fatto notare che, visto il clima in questo momento in Italia, non sarebbe così opportuno procedere con il ricorso. L’ultima parola, tuttavia, spetterà al direttivo che si riunirà a marzo. Da quanto è filtrato, la «resistenza» si baserebbe su elementi nuovi quali l’intervento dell’ex presidente della Consulta Cesare Mirabelli in merito alla lotta del presidente del Senato Pietro Grasso per la sospensione dei vitalizi agli ex parlamentari condannati. Mirabelli ha sostenuto, infatti, che la sospensione costituisce una sorta di «pena accessoria», cosa che può essere stabilita solo per legge, e che è complicato e difficilmente possibile sospendere retroattivamente un trattamento previdenziale acquisito. Secondo i veterani «il contributo di solidarietà» avrebbe dovuto coinvolgere tutta la politica senza fare del vitalizio il solo capro espiatorio; si stima comunque che le misure approvate dal Consiglio produrranno in tre anni e mezzo un risparmio di 2 milioni 100mila euro. A oggi gli ex che percepiscono il vitalizio (per i nuovi eletti è stato abrogato) sono 212: si va da un importo minimo di 614,44 euro a un massimo di 6.437 euro mensili lordi.

 

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