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Chioggia. Aprirà a maggio la prima galleria con punti vendita, l’attesa è alle stelle

Gli esercenti temono il contraccolpo sulle loro attività. «Ma bene i posti di lavoro»

CHIOGGIA – Si approssima l’apertura del primo centro commerciale a Chioggia e puntuale si apre il dibattito sulle conseguenze che porterà questa rivoluzione per la città. Sono tante e contrastanti, specie tra gli esercenti, le opinioni in vista del taglio del nastro fissato per maggio.

«Con il centro ci saranno indubbiamente ulteriori posti di lavoro», sostiene Mauro Voltolina che gestisce una tabaccheria a Borgo San Giovanni, «ma in compenso quante saranno le chiusure?».

Gli fa eco Nadir Boscolo, titolare di un negozio di alimentari: «Ottengono permessi promettendo occupazione, che poi eliminano strada facendo. La cittadina commerciale di un tempo si sta spegnendo».

Ma non manca un po’ di ottimismo. «Oltre alle chiusure, vediamo anche nuove aperture», commenta Daniele Venturini che gestisce un negozio di souvenir, «Alcune attività si stanno ammodernando. È indubbio che senza l’intelligenza imprenditoriale e la voglia di fare non si va da nessuna parte».

Per Raffaele Ruzzon, che opera nel campo del commercio on line, invece, bisogna innovarsi. «Ormai», sostiene, «si passa più tempo con il cellulare in mano che a fare una passeggiata. Le classiche vetrine hanno stufato: bisogna creare delle esposizioni virtuali».

Giuseppe Esposito, che gestisce il “New Dandy Bar”, fa alcune proposte. «Dovremmo essere in grado di portare in città le tante persone che si recheranno al centro commerciale», sostiene, «Poi sarà necessario puntare molto sulla qualità dei nostri servizi e prodotti».

Per Roberto Gallimberti del Wine Bellini, «la situazione in centro non va bene: bisognerebbe unirsi per pensare a qualcosa di concreto per rilanciare il commercio».

Secondo Raffaella Ghirardon, del Bar Bac, le attività dovrebbero osservarr l’orario continuato: «Sarebbe un ottimo servizio sia per i cittadini che per chi visita il centro».

Per Andrea del bar Centrale, «il turismo è diminuito per le troppe regole e restrizioni e per orari e divieti obsoleti che stanno rendendo Chioggia una città fantasma».

 

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