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Consegna dell’ultima nata in Fincantieri: l’amministratore delegato invita «i lavoratori che creano disturbo ad andarsene»

Cerimonia di consegna “avvelenata” dalle pesanti invettive dell’amministratore delegato, Giuseppe Bono, contro i lavoratori in sciopero, ieri mattina alla Fincantieri, per l’ultima nave sfornata nei cantieri navali di Porto Marghera. Si tratta della Viking Star, (stazza lorda di 47.800 tonnellate, 465 cabine capaci di ospitare 930 passeggeri) ammiraglia di una flotta di dieci navi gemelle della compagnia norvegese Viking Ocean Cruises che salperà per la sua prima crociera nel mare Adriatico.

È la prima di tre navi gemelle ordinate dalla compagnia norvegese Viking Ocean Cruises – già leader nella crocieristica fluviale con una flotta di navi dal fondo piatto – che entro il 2020 dovrebbe ordinarne altre sette, arricchendo il già gonfio portafoglio ordini di Fincantieri per i prossimi anni. D’altro canto, basta gettare uno sguardo ai piazzali e al bacino di Fincantieri, sul canale Vittorio Emanuele, per rendersi conto dei carichi di lavoro. Sullo sfondo del bacino troneggia la Holland American (99 mila tonnellate) in allestimento e nei piazzali delle officine sono ammucchiate le lamiere della nuova nave da 45 mila tonnellate da costruire per Sebourn Cruise Line, un armatore statunitense attivo nel settore delle crociere di lusso con sede a Miami in Florida.

Dal 1990 a oggi Fincantieri, nei suoi vari cantieri sparsi per l’Italia, ha costruito 69 navi da crociera e altre 15 unità sono in costruzione o di prossima realizzazione, con un portafoglio ordini complessivo di 15 miliardi. Il fatto è che, malgrado l’abbondanza di ordini con carichi di lavoro che arrivano fino al 2020, nel cantieri di Marghera, ma anche in quelli vicini di Ancona, Monfalcone e gli altri stabilimenti in Campania e Liguria, sta montando una dura protesta dei lavoratori, con raffiche di scioperi sostenute unitariamente da tutti i sindacati, per respingere la annunciata contro-piattaforma dell’azienda che chiede ai lavoratori tagli di indennità (3.500 euro annui), di permessi di lavoro (ferie) e pausa mensa e la prospettiva di dover accettare un microchips nelle scarpe da lavoro grazie ai quali l’azienda saprà sempre dove è e cosa fa ogni suo dipendente.

Ieri, chi si attendeva parola distensive di Giuseppe Bono, per favorire una ripresa costruttiva del negoziato con i sindacati, è stato ancora una volta deluso. Giuseppe Bono – vero e proprio “boiardo di Stato”, già manager in Finmeccanica e negli ultimi 12 anni capo indiscusso di Fincantieri, aprendo la cerimonia di consegna nel piccolo teatro interno della nave, riferendosi ai recenti scioperi dei lavoratori ha tuonato: «Con i lavoratori che vogliono fare parte di Fincantieri faccio accordi anche domattina, ma chi non vuole e crea disturbo e danni ai colleghi non è benvenuto e se ne può andare via. Non abbiamo paura del futuro, se qualcuno in Italia vuole che non si facciano più navi lo dica e noi ce ne andremo da un’altra parte, ci aspettano tutti».

«ll Paese non va avanti a forza di diritti», ha concluso, «e noi abbiamo bisogno di un sindacato moderno che capisca che viviamo in un mondo che non è più quello dell’Ottocento o dei primi del Novecento».

La tensione nei cantieri, a cominciare da quello di Porto Marghera, sembra destinata a crescere con altri probabili scioperi e presidi, dopo quelli già realizzati nei giorni scorsi con un’adesione totale delle maestranze di Fincantieri e quelle degli appalti, anche nelle prossime due settimane pasquali, in attesa dell’incontro tra azienda e sindacati in programma.

Gianni Favarato

 

Proteste contro l’ad. Striscione a Roma, Bono: «Il loro non è disagio sociale»

«Noi 31 mila euro, lui un milione»

Mentre nel ponte 2 il teatro si riempiva per la cerimonia ufficiale di consegna della Viking Star, negli angoli meno in vista della nave ieri mattina c’erano al lavoro ancora molti operai di Fincantieri per completare del tutto l’allestimento e fare gli ultimi ritocchi.

«Ieri sera sono tornato a casa alle dieci, sono andato a letto e stamattina (ieri, ndr) alle 6 ero di nuovo qui sulla nave», ci ha raccontato uno di loro.

«A quest’azienda noi stiamo dando la nostra vita da anni ma Bono, l’amministratore delegato, dice che dobbiamo restituire all’azienda una parte del nostro stipendio e dei nostri sacrosanti diritti».

«A sentire parlare il nostro amministratore delegato», aggiunge un altro operaio che non dice il suo nome per paura di ritorsioni interne, «sembra sia solo merito suo se si fanno bene navi e si accumulano ordini in portafoglio. E noi operai, a sentire lui, siamo solo un peso per l’azienda e dovremmo tornare ad essere schiavi, come succede ai dipendenti delle imprese d’appalto che lavorano nel cantiere, imprese che lavorano nelle navi non perché ottengono il lavoro con regolari e trasparenti gare d’appalto, ma per assegnazione diretta e trattativa privata».

Quello che fa arrabbiare di più i lavoratori non è tanto la proposta dell’azienda di mettere un microchip nei loro scarponi, ma drastiche sforbiciate del loro salario. Ma Giuseppe Bono – terzo manager di Stato meglio pagato, con 1.039.000 euro all’anno – , ieri ha rincarato la dose commentando la manifestazione a Roma della Fiom, con gli operai della Fincantieri che hanno aperto il corteo con uno striscione: “Fincantieri giungla d’asfalto”.

«Se il disagio sociale di cui parla la Fiom» ha detto ancora Bono, «è quello di chi percepisce un salario annuo di 31.000 euro, cioè circa il 30% superiore a quello degli altri operai del comparto metalmeccanico, con la garanzia di una prospettiva produttiva e occupazionale di lungo periodo, allora le preoccupazioni del governo e del Paese dovrebbero essere altre».

 

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