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Alberto Cresti e Luigi Vianelli partono da Bari il 16 maggio su due bici in bambù per sostenere le piste ciclabili, ma rischiano di non arrivare a piazzale Roma

Se non sarà pronta la pista ciclabile sul ponte della Libertà e se scatterà l’annunciato divieto per le biciclette sul cavalcavia di San Giuliano, previsto per l’attivazione del tram che è da mettere in agenda tra maggio e giugno, è destinata a saltare la festa per l’atto finale della impresa che due mestrini stanno accingendo a compiere: percorrere quasi 600 dei 900 chilometri della ciclovia adriatica, da Bari fino a Venezia in sella a due biciclette ad impatto zero, realizzate in bambù da un’officina di Bari.

La piccola impresa sportiva ha l’obiettivo, nei territori attraversati dai due ciclisti, di segnalare piccoli e grandi problemi che trovano i ciclisti. E proprio l’arrivo in forse a Venezia, meta finale del viaggio, conferma il malcontento che serpeggia tra i ciclisti professionisti e i semplici appassionati della città che negli anni ha investito in oltre 100 chilometri di piste ciclabili.

Alberto Cresti è funzionario alle Generali, il compagno di viaggio, Luigi Vianelli, lavora per Banca Popolare Etica tra via Aleardi e Rovigo. Hanno speso, ciascuno, 1.500 euro per acquistare la bici in bambù prodotta a Bari da un progetto sociale di lotta al degrado. Sabato 16 maggio Alberto e Luigi ritireranno a Bari le due bici e risaliranno la costa adriatica da Bari a Venezia. Obiettivo del viaggio sostenuto da Banca Etica e Fiab (Federazione degli amici della bicicletta) stimolare il turismo lento e la realizzazione di nuove piste ciclabili in Italia. E favorire un turismo diverso, lento e attento.

«Il fatto che rischiamo di non poter chiudere il viaggio con l’arrivo a Mestre e Venezia, con una festa di bici a piazzale Roma, è francamente desolante», racconta Alberto Cresti.

«Durante il viaggio faremo molte iniziative di sensibilizzazione: al confine tra Abruzzo e Marche guaderemo un fiume reggendoci a corde tenute dalle delegazioni Fiab delle due regioni per sensibilizzare alla costruzione di un ponte ciclabile. Il 22 maggio a Padova incontreremo don Albino Bizzotto. Il giorno dopo il nostro arrivo viene inaugurata la Belluno-Dobbiaco. Oggi da Mestre si può arrivare in bici fino in Austria ma non si può andare a Venezia, città unica al mondo. Qui, a casa nostra, un ciclista non riesce ad arrivare. Assurdo».

Da mesi le associazioni dei ciclisti segnalano il rischio che, con l’attivazione del tram, le bici siano bandite dal ponte della Libertà, dove è in costruzione la ciclabile ma senza un collegamento sicuro con Mestre. E con i divieti imposti dal tram, i ciclisti diretti a Venezia e al Lido (almeno 70 mila con la bella stagione) rischiano di restare a piedi. Come Alberto e Luigi.

Mitia Chiarin

 

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