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Strade e ferrovia dove adesso ci sono capannoni e attività, una viabilità nuova: alcune imprese ricorreranno al Tar

Strade e ferrovia dove adesso ci sono capannoni di imprese e attività industriali. Due sovrappassi, una nuova rotonda. E una viabilità del tutto nuova, che metterà a rischio attività economiche già esistenti.

È la temuta conseguenza dell’applicazione del nuovo Accordo di programma, sottoscritto senza tanta pubblicità nei mesi scorsi dall’Autorità portuale, presieduta da Paolo Costa, e dal Comune governato dal commissario Zappalorto.

Una delibera approvata dal commissario con i poteri del Consiglio comunale che potrebbe trasformare pesantemente una parte di città e il suo assetto urbanistico. Tanto che alcune delle imprese coinvolte – come il Molocinque e la Berengo trasporti – hanno già annunciato un ricorso al Tar.

Succede che nell’area industriale di Marghera dov’era prevista l’enorme Torre Cardin il Porto ha chiesto di poter costruire nuovi binari che portino direttamente alle banchine. E di realizzare nuovi collegamenti viari per, si legge, «un efficiente accesso viabilistico e ferroviario al Porto, che elimini i rischi derivanti dalle interferenze fra le diverse tipologìe di traffico portuale, urbano e industriale».

Su questo si inserisce la richiesta presentata il 18 luglio dello scorso anno dalla società Re-evolution dell’imprenditore veneziano Andrea Mevorach che vuole realizzare il nuovo Mof (Mercato Ortofrutticolo) in quell’area, insieme a una piscina, servizi e centro commerciale. L’area è compresa fra via delle Macchine, via dell’Elettricità e via della Pila. E adesso la proposta presentata da Porto e Mevorach (che aveva realizzato nel 2009 per il governo Berlusconi il progetto della nuova città dell’Aquila dopo il terremoto) ha trovato il pieno appoggio del Comune.

Una notizia che desta perplessità negli ambienti della politica. Trattandosi di un vero e proprio Piano urbanistico che certo non fa parte dell’ordinaria amministrazione richiesta a un commissario prefettizio. Quella parte di Marghera, interessata anche dal Piano di recupero firmato da ministeri e Regione, potrebbe cambiare volto.

«Non ne abbiamo avuto notizia», scrive in una osservazione inviata al Comune l’impresa Berengo, «chiediamo di essere coinvolti in queste scelte strategiche, visto che lavoriamo lì con 150 operai».

Invece al posto delle imprese, l’accordo Comune-Porto prevede di realizzare due grandi sopraelevate dal notevole impatto ambientale e paesaggistico, tra via delle Macchine e via dell’Elettricità e tra via dell’Elettricità e via della Pila, e una nuova grande rotonda proprio in quelle aree. Operazione da 14 milioni di euro, di cui 9 e mezzo disponibili. Altri 4 e mezzo dovranno essere recuperati dal commissario.

Uno scambio di lettere tra Zappalorto e Costa scritte il 30 e 31 dicembre scorso testimoniano dello “scambio”, riportato nella delibera, approvata dal Comune nel marzo scorso con la convenzione firmata qualche giorno prima.

Il Porto concede lo spazio acqueo per il Mercato e sposterà il deposito ferroviario. In cambio il Comune si impegna a portare avanti l’accordo di programma. Cioè a garantire l’attuazione del progetto presentato dalla società di Mevorach. Ma soprattutto il trasferimento della viabilità al Demanio Marittimo, cioè al Porto, come previsto dalla delibera di febbraio.

Un accordo che le imprese non riconoscono e adesso intendono impugnare davanti ai giudici amministrativi. Una trasformazione del genere del territorio comunale, dicono, ha bisogno almeno di un dibattito pubblico e di scelte fatte dalla politica e non da un commissario.

Alberto Vitucci

 

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