Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Nuova Venezia – Grandi navi, il Contorta perde terreno.

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

12

mag

2015

Tutti i candidati sindaci sono contrari. Il viceministro Nencini: soluzioni rapide per Venezia. Il Comitato: Costa si dimetta

Il Porto si aggrappa al Contorta. Ma nessuno o quasi nel mondo politico sembra appoggiare la sua posizione. Rilancia l’ipotesi il presidente Paolo Costa, che ha tirato ieri le somme sull’attività dello scalo veneziano negli ultimi dodici mesi. Frenano i candidati sindaci, pur con vari distinguo.

E frena anche Riccardo Nencini, viceministro alle Infrastrutture e Trasporti e segretario nazionale del Psi. Ieri mattina era a Venezia per appoggiare la campagna a sindaco di Felice Casson.

«Ha annunciato «soluzioni rapide per Venezia, sulla base degli studi e dei pronunciamenti già fatti». Un’altra grande opera? «Questo governo ha decisamente cambiato strada rispetto agli altri», dice Nencini, «abbiamo abolito la Legge Obiettivo, approvato il nuovo codice degli appalti che prevede un maggiore controllo sulle imprese e una separazione fra controllato e controllore, introdotto l’Autorità nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone».

Anche i socialisti presenti in sala, da sempre non ostili alla crocieristica, abbozzano. La via Contorta come alternativa alle grandi navi a San Marco sembra dunque più ardua.

Dopo la grande manifestazione di sabato, il Comitato «No Grandi navi» rilancia.

«Costa prenda atto che tutti i candidati sindaci e la città sono contrari al suo devastante progetto e si dimetta», ha dichiarato ieri il portavoce Silvio Testa, «è un uomo solo al comando, ma non è Fausto Coppi al Giro d’Italia. Ne prenda atto anche il presidente Renzi, a cui abbiamo consegnato 120 mila firme contrarie allo scavo. Non può esistere una Via positiva per un progetto che Venezia non vuole. Mettiamoci una pietra sopra, si cominci a riflettere sulle vere alternative praticabili».

Alternative su cui però non c’è accordo.

I comitati puntano sulle «navi incompatibili fuori della laguna». Dunque preferiscono il nuovo terminal al Lido. Nei progetti presentati da Cesare De Piccoli-Duferco, Boato-Vittadini, già al vaglio della commissione di Impatto ambientale, ma anche dal Movimento Cinquestelle di Davide Scano e dall’assessore di Mira Luciano Claut.

Altra ipotesi in campo è quella di Marghera, con il progetto firmato da Roberto D’Agostino – anch’esso depositato alla commissione Via – per spostare il terminal delle grandi navi in canale Brentella e canale Industriale Ovest. la Marittima sarebbe destinata a piccole navi, yacht di lusso e residenza.

Luigi Brugnaro, ex presidente di Unindustria e candidato sindaco, punta su una quarta alternativa. Il canale Vittorio Emanuele, già esistente, per far arrivare le navi in Marittima passando per Marghera. Ipotesi che il Porto ha scartato, al pari del terminal al Lido, qui per la «commistione impossibile» del traffico passeggeri con il traffico commerciale.

Anche Francesca Zaccariotto si schiera contro lo scavo del Contorta. «Ma dobbiamo salvaguardare la Marittima, dice, «e i 5 mila posti di lavoro della croceristica».

Felice Casson, candidato del centrosinistra, scandisce la sua linea. «Mai detto che la croceristica va abbandonata», dice, «dobbiamo trovare un’alternativa compatibile con l’ambiente che possa salvaguardare i posti di lavoro e addirittura aumentarli.

Le alternative sono depositate al ministero, si tratta di decidere confrontando costi, impatti ambientali e possibilità di posti di lavoro. Ma scavare un nuovo canale in laguna sarebbe devastante, oltre che illegittimo». Partita ancora in corso. Mentre le navi sono tornate. Ma solo quelle al di sotto delle 96 mila tonnellate.

Alberto Vitucci

 

Un nuovo studio dimostra l’evoluzione del fenomeno. Il direttore Trincardi: «Non abbiamo soldi»

Erosione in laguna, le indagini del Cnr

Erosione in aumento. Correnti modificate, più veloci in entrata. Nuove buche sui fondali e buche precedenti che si approfondiscono sempre più. Una situazione drammatica, quella della laguna, denunciata dagli esperti. Gli imponenti lavori del Mose hanno accelerato le trasformazioni. E il monitoraggio promesso non arriva. Lo ammette anche il professor Fabio Trincardi, direttore del Cnr-Ismar di Venezia. Che denuncia come «a fronte di un decisivo aumento delle conoscenze sembrano venir meno i finanziamenti per i monitoraggi». Si interrompono dunque, dice Trincardi, «le serie storiche di dati idrologici e di trasporto dei materiali, indispensabili per comprendere le tendenze evolutive reali della laguna». La campagna di monitoraggio del Corila dopo la posa dei cassoni in calcestruzzo sui fondali della laguna è stata interrotta. «Nessuno l’ha voluta finanziare, e serviva proprio a verificare gli effetti delle opere», dice Trincardi. Tutto questo proprio mentre le tecniche a disposizione del Cnr veneziano sono tra le più avanzate in Europa. Le profondità e lo stato dei fondali si analizzavano fino a poco tempo fa con tecniche piuttosto rudimentali. Un sasso legato alla corda, le canne da pesca. Adesso i sonar, gli ecoscandagli e strumenti sofisticati possono dare la fotografia reale di cosa succede sott’acqua, delle correnti aumentate e delle nuove buche. Nei prossimi giorni il Cnr presenterà il suo ultimo rilevamento, frutto del lavoro di 25 tecnici e ricercatori. Una vera «fotografia» dei fondali lagunari che sarà presto pubblicata sull’Atlante della laguna. «Ma l’esame risale al 2013», dice Trincardi, e per avere un quadro della situazione e degli interventi necessari occorre andare avanti». Pur in mancanza di carte storiche così dettagliate si possono ad esempio verificare alcuni fenomeni abbastanza evidenti. In bocca di porto di Malamocco, dove da sempre esiste una buca (detta «delle Ceppe») negli ultimi anni la superficie si è allargata. L’area di colore blu, dove la profondità sfiora i 50 metri – intorno a ciò che resta del molo ottocentesco, in parte demolito per far parte dalla conca di navigazione – è molto più ampia. Sul fondo del canale dei Petroli, osserva il direttore del Cnr veneziano, «sono comparsi trogoli erosivi di forma ellittica che potrebbero essere indotti da un processo di erosione in atto». Valutazione difficile, vista la mancanza di precedenti ad alta risoluzione. Ma nuovi casi vengono segnalati vicino a San Giorgio, in bacino San Marco (buca da trenta metri), sotto la lunata del Lido, davanti e dietro i «materassini» messi sul fondale per proteggere le paratoie. Fenomeni su cui Il Cnr vuole indagare.

Alberto Vitucci

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui