Segui @OpzioneZero Gli aggiornamenti principali anche su Facebook e Twitter. Clicca su "Mi piace" o "Segui".

Questo sito utilizza cookie di profilazione, propri o di terze parti per rendere migliore l'esperienza d'uso degli utenti. Continuando la navigazione acconsenti all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni cliccare qui

Il Sole 24 Ore – Il clima (e il disastro) che verra’

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

11

ott

2015

I guai da effetto clima che hanno martoriato l’Italia anche quest’estate? Altro che congiunzioni astrali. Altro che colpo di coda del destino. È il segnale, o meglio la prova generale, di quello che promette di accadere entro qualche decennio: un vero disastro ambientale, e dunque sociale. Con una ulteriore sorpresa, naturalmente negativa, proprio per il nostro paese. Il più esposto in tutto il continente europeo all’onda dei cambiamenti climatici. A causa della sua conformazione geografica, e della morfologia del suo territorio.

Colpa del destino più che dell’uomo. Che però ha la sua pesante responsabilità. Perché è in gran parte sua la responsabilità dell’incalzante dissesto idrogeologico. Ecco allora l’ultima e qualificata diagnosi previsionale, decisamente terrificante. Viene dal Cmcc, il centro euro-mediterraneo sui cambiamenti climatici, in un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista International Journal of Climatology, che sintetizza una ricerca condotta dagli studiosi Alessandra Lucia Zollo, Valeria Rillo, Edoardo Bucchignani, Myriam Montesarchio e Paola Mercogliano.

Le cifre dell’allarme

Tra una cinquantina d’anni, il tempo di un paio di generazioni, l’Italia si ritroverà ben oltre i parametri di guardia indicati dagli scienziati mondiali per i disastri dell’effetto clima. Ben oltre i 2 gradi di aumento delle temperature medie, con tutto il loro corredo di sciagure. Sarà così che nell’ultimo trentennio di questo secolo le precipitazioni medie aumenteranno di quasi il 10% mentre le temperature, sia nei valori minimi che in quelli massimi, cresceranno di soli 2 gradi centigradi (che pur rappresentano la soglia del disastro) solo se noi e la comunità internazionale riusciremo a fare l’impossibile per frenare l’effetto serra. Altrimenti, ad atteggiamenti e politiche invariate rispetto ad oggi, i nostri territori si scalderanno ben di più, fino a 6 gradi.

I ricercatori del Cmcc giurano di aver utilizzato le tecnologie più avanzate nella modellistica climatica, aggregando le previsioni sulle variazioni di temperatura e precipitazioni medie di tutto il nostro stivale anche se sono stati privilegiati i trend degli eventi estremi in quattro regioni considerate emblematiche: il Veneto, la Calabria, la Sardegna e la Toscana. Il tutto confrontando i dati dello scorso trentennio (dal 1981 al 2010) con quelli prodotti dal modello previsionale per l’ultimo trentennio del secolo corrente (2071-2100).

Veneto sulla graticola

L’allarme colpisce in particolare il Veneto, per il quale sono previsti aumenti della temperatura fino a 7 gradi. Ma nelle altre regioni esaminate a campione non andrà molto meglio. Le notti tropicali, cioè i giorni con temperatura minima sopra i 20 gradi, o i giorni estivi (quelli con temperatura massima superiore ai 25 gradi) aumenteranno nella loro frequenza annuale soprattutto in Calabria e in Sardegna. E siccome sono questi i principali sintomi dei disastri ambientali che si materializzano sotto forma di siccità o di improvvise alluvioni, con il loro drammatico carico di conseguenze, ecco che dallo studio emerge un sicuro e progressivo aumento degli eventi più estremi che colpirà tutti i territori italiani.

Gli scettici e i negazionisti dell’allarme climatico (che continuano a non mancare) sono serviti. Che fare? Il warning sulla necessità di un intervento pronto e deciso, come ben sappiamo, riguarda i governanti dei singoli paesi ma soprattutto l’indispensabile coordinamento della comunità internazionale, visto che l’effetto serra all’origine dei cambiamenti climatici è frutto, anche per le conseguenze locali, delle emissioni complessive e non di quelle generate sul posto. Certo, nel frattempo i paesi possono e devono operare con solerzia a casa propria per tamponare se non altro gli effetti pratici degli sconquassi ambientali. E la cosa riguarda in particolare il nostro paese, visti i suoi problemi, appunto, di dissesto idrogeologico.

Pesi supplementari

A confermare che l’Italia è particolarmente esposta sono i coordinatori del IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change, il comitato Onu sul clima. Proprio qui da noi la temperatura sta crescendo più velocemente della media globale: un grado e mezzo in più rispetto all’ultimo trentennio del secolo scorso nel 2014, più del doppio della media globale. E proprio l’anno scorso il disastro ha lanciato sonori avvertimenti con alluvioni a Genova, Modena, Senigallia e Chiavari, solo per citare le più rilevanti.

Una spia eloquente è rappresentata anche dalla progressiva disgregazione dei nostri ghiacciai, che negli ultimi anni ha subito un’ulteriore accelerazione rispetto all’allarme rosso lanciato cinque anni fa in uno studio coordinato dal CNR: già nel 1991 i ghiacci del versante piemontese del Gran Paradiso avevano perso la metà della loro area ottocentesca. E ancora peggio era successo sul Monte Rosa, mentre nell’intera Val d’Aosta i ghiacciai si sono ritratti per oltre il 40%.

 

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

Copyrights © 2012-2015 by Opzione Zero

Per leggere la Privacy policy cliccare qui