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LA RIUNIONE – Incontrato ieri l’assessore Conte

TREVIGNANO – «Ascoltateci». È il messaggio chiave trasmesso ieri pomeriggio dai sindaci del “Comitatone” nato anni fa per tener d’occhio l’attività estrattiva e risorto alla luce della pubblicazione del piano regionale per l’attività di cava. Prima di presentare le proprie osservazioni, i sindaci hanno voluto incontrare ieri l’assessore regionale Maurizio Conte. Cui gli amministratori (da Spresiano, Paese, Vedelago, Montebelluna, Volpago, Trevignano, Nervesa, Morgano, Castelfranco, Quinto, Loria, Istrana, Altivole, Povegliano), hanno detto la loro. E, al di là di tutti gli aspetti tecnici, sono emerse in particolare due richieste: quella di un parere vincolante dei sindaci sui ripristini e quella di un monitoraggio costante della quantità di ghiaia escavata, prima di concedere nuove autorizzazioni.

«Pretendere di essere ascoltati in modo vincolante in fase di concessione delle autorizzazioni -spiega il sindaco di Volpago Roberto Toffoletto, che coordina il comitatone- magari è un po’ troppo. Tutti noi, ovviamente, voteremmo contro. In fase di ripristino, però, dobbiamo poter dire la nostra».

Per quanto riguarda la richiesta di monitoraggio della ghiaia scavata, questa si collega al fatto che, attualmente, moltissime sono le cave autorizzate e non scavate.

«Altre richieste -aggiunge Toffoletto- riguardano poi, ad esempio, la distanza dalla falda freatica, che non dovrebbe essere inferiore ai cinque metri, e il problema della viabilità».

(lbon)

 

In venti fanno fronte comune per bloccare 17 milioni di metri cubi da scavare nei prossimi 10 anni

TREVIGNANO. Da Spresiano a Nervesa, da Ponzano a Castelfranco, da Vedelago a Trevignano, da Montebelluna a Istrana, da Volpago ad Arcade, da Paese a Povegliano, ecc. Erano una ventina i comuni presenti con sindaco o assessore ieri sera a Trevignano, per concordare una linea comune sul nuovo piano regionale per le attività di cava. Sono questi i paesi della fascia trevigiana della ghiaia, tutta localizzata nella zona immediatamente a sud dell’area pedemontana. Tutti comuni disseminati di buchi, dal paesaggio lunare, reduci da anni e anni di battaglie, regolarmente perse, contro i cavatori.

Argomenti di discussione l’adozione del piano dell’attività di cava da parte della giunta regionale che dovrebbe dare una svolta nell’attività delle ruspe. Alla provincia di Treviso assegna, infatti, volumi per i prossimi dieci anni pari a 17 milioni di metri cubi. Basti pensare che nel solo territorio comunale di Montebelluna sono già autorizzati ma ancora da scavare 13 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia tra le cave Caravaggio, Montebelluna, San Gaetano, Campilonghi e Sud-Est.

Basta aggiungere una piccola cava altrove e i 17 milioni di metri cubi sono già coperti per la provincia di Treviso. Se poi si sommano tutte le escavazioni già autorizzate nella fascia trevigiana della ghiaia, i 17 milioni sono abbondantemente superati. Quindi, i comuni trevigiani dovrebbero essere al riparo da nuove autorizzazioni. Però non intendono abbassare la guardia, perché si ricordano bene come quel limite del 3% del territorio agricolo da destinare ad escavazione, fissato dal precedente piano fosse stato poi dribblato tirando in ballo la compresenza di argilla e innalzato al 4%. (e.f.)

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I sindaci dicono stop alle escavazioni

TREVIGNANO – I comuni trevigiani della fascia della ghiaia vogliono avere un ruolo in tema di cave, soprattutto sotto l’aspetto della ricomposizione ambientale. I rappresentanti delle amministrazioni locali si sono trovati ieri a Villa Onigo a Trevignano, convocati dal sindaco di Volpago, Roberto Toffoletto, per dire la loro sul nuovo piano regionale per le attività di cava adottato dalla giunta veneta. Valutazione positiva rispetto al precedente piano. Ma ci sono alcune cose da puntualizzare e per questo i sindaci hanno chiesto e ottenuto, per mercoledì prossimo alle 16, sempre nella sede di Villa Onigo, di incontrare l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte. Intanto una cosa è stata detta chiara e tonda nel vertice di ieri sera : i 17 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia da scavare nella fascia dell’alto trevigiano ci sono già nelle autorizzazioni già in essere e quindi nuove autorizzazioni o ulteriori ampliamenti non hanno per loro giustificazione. Altro punto su cui vogliono dire la loro è la ricomposizione ambientale: il nuovo piano per le cave punta molto sulla ricomposizione.

«Ma noi vogliamo una ricomposizione che non riguardi il singolo buco», spiega il sindaco di Montebelluna Marzio Favero, «ma vogliamo una ricomposizione ambientale che riguardi tutto un territorio, insomma un modello urbanistico di ricomposizione di un territorio contrassegnato da tanti buchi».

Altro problema su cui gli amministratori trevigiani vogliono confrontarsi con l’assessore regionale è il conflitto cave da una parte e strade e case dall’altra. Chedono una revisione delle distanze che ponga fine a quei conflitti tra attività delle ruspe e vicinanza di case, tra il passaggio dei camion della ghiaia e le strade da essi percorse che passano in mezzo ai paesi.

«Non è giusto», aggiunge il sindaco di Montebelluna, «che Barcon sia sottoposta a un passaggio continuo di camion di ghiaia».

E poi è stato rivendicato un ruolo delle amministrazioni comunali che non sia solo di facciata. Troppo spesso i sindaci si sono recati in commissione a Venezia a riferire che i propri consigli comunali avevano espresso parere negativo su quella tal autorizzazione, su tal altro ampliamento. E si sono accorti che quanto dicevano nella sede veneziana non contava nulla e le decisioni erano sempre contrarie alle loro istanze. Non vogliono accada più questo. E così nell’incontro di ieri hanno inserito come punto fondamentale il concetto che i comuni devono avere un ruolo fondamentale nella tutela del territorio e quindi le loro istanze diventino fondamentali nell’esame dei progetti.

«Nella nostra provincia le autorizzazioni già esistenti soddisfano i volumi previsti dal piano regionale», afferma il sindaco di Montebelluna, « quindi non ci devono essere nuove autorizzazioni. E’ un bene che sia stato superato il concetto del 3-4% del territorio agricolo destinato ad attività di cava, ma adesso dobbiamo fare un passo in avanti in tema di ricomposizione ambientale e progettarla in una visione urbanistica complessiva, non limitata ai singoli siti».

«Il nuovo piano», sottolinea il sindaco di Volpago, Roberto Toffoletto, «non prevede scavi sotto falda, non prevede nuovi siti, ma solo ampliamenti delle cave esistenti. Però, sui 50 milioni complessivi in Regione di ghiaia e sabbia, 17 milioni di metri cubi in 10 anni sono previsti in provincia di Treviso e sono già coperti da quanto autorizzato. Potrebbero sembrare tanti, ma sono in dieci anni e una sola grande cava è in grado di produrli. Piuttosto bisogna far derivare il piano dalla normativa. Solo che questa è ancora all’esame della commissione, mentre il piano è già stato adottato».

Insomma, i sindaci non vorrebbero trovarsi con qualche sorpresa nella normativa che vanifichi i limiti posti dal piano.

«C’è un passo avanti rispetto al precedente piano», commenta il sindaco di Trevignano Ruggero Feltrin, «Adesso c’è da fare un ulteriore passo in avanti. Vogliamo una maggiore tutela del territorio e su questo i sindaci devono avere un ruolo decisivo».

«Ci sono problemi da approfondire», dice il sindaco di Nervesa Fabio Vettori, «e su questi vogliamo confrontarci, mercoledì prossimo, con l’assessore Maurizio Conte che potrà darci maggiori delucidazioni».

(e.f.)

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Si comincia il 15 dicembre con 13 coppie di convogli al giorno, dalle 6 alle 19.45, via Castelfranco. Venerdì niente sciopero

La novità delle novità all’interno dell’orario cadenzato dei treni regionali, che entrerà in vigore dal 15 dicembre, è rappresentata dall’intensificazione del collegamento, per la prima volta nella storia delle Ferrovie dello Stato, tra Treviso e Padova, via Paese, Istrana, Albaredo, Castelfranco, Camposampiero, San Giorgio delle Pertiche, Campodarsego e Vigodarzere.

Il capoluogo della Marca sarà collegato con la città del Santo con tredici coppie (andata e ritorno) al giorno che fermeranno in tutte le stazioni, con un tempo di percorrenza di 55 minuti. Una vera e propria rivoluzione rispetto all’offerta attuale da parte di TrenItalia e della Regione, che presenta pochissimi treni diretti fra Treviso e Padova, via Castelfranco e i due locali che partono da Portogruaro. La bozza dell’orario definitiva è pronta da tempo e prevede la partenza del primo treno da Treviso alle 6.10 e l’ultimo da Padova alle 19.45, praticamente ogni ora.

Gli studenti che frequentano l’Università a Padova, non saranno quindi più costretti a cambiare a Mestre. Una vera comodità visto che, quasi sempre, i regionali, provenienti da Conegliano e Pordenone e diretti a Mestre e a Venezia, a Treviso sono già pieni.

La notizia è stata accolta con soddisfazione da quasi tutti i pendolari. «Raggiungere Padova via Mestre, si risparmia un po’ di tempo visto che si possono utilizzare anche i regionali veloci» spiega Marco Zabai, leader dell’Udu (Rete degli Universitari) «questo, però, senza tener conto dell’attesa del secondo convoglio in terraferma. Ma la novità d’istituire tredici coppie dirette fra Treviso e Padova, via Castelfranco, va accolta positivamente perché, in pratica, siamo davanti ad un servizio reale di tipo metropolitano tra i due capoluoghi».

Più cauto il commento di Ilario Simonaggio. «L’assessore Chisso non ci ha ancora comunicato formalmente il nuovo orario» osserva il segretario regionale di Filt-Cgil «attualmente i disagi dei pendolari sono ancora molto pesanti. Speriamo che dal 15 dicembre gli utenti possano viaggiare con più treni disponibili e in condizioni migliori di quelle attuali».

Intanto, proprio ieri pomeriggio, Cgil, Cisl ed Uil, hanno comunicato che lo sciopero generale, di quattro ore, non avrà nessun effetto sui treni perché la Commissione di garanzia ha annullato le quattro ore di mobilitazione, che erano state indette anche per i ferrovieri. Ossia fermi i tram, i bus, i vaporetti e le corriere, ma treni regolari dalle 14 alle 18 di venerdì.

Felice Paduano

 

Anche il Consiglio dice “no” al mega elettrodotto Terna

VOLPAGO – (l.bon) No del consiglio all’elettrodotto Terna. L’altra sera, il Comune di Volpago ha detto no alla realizzazione sul proprio territorio dell’elettrodotto da 380mila volts. Un intervento che accomuna Volpago ad altri centri trevigiani e veneziani: Venezia, Martellago, Scorzé, Zero Branco, Quinto di Treviso, Morgano, Paese, Istrana e Trevignano. L’opera, però, a Volpago pesa doppio dato che, nel Comune montelliano, Terna avrebbe previsto anche la realizzazione di una stazione, con conseguente maggiore impatto ambientale.

«La nostra richiesta -dice il sindaco Roberto Toffoletto- è che l’intervento non venga fatto o che venga effettuato in altra sede, magari lungo il tracciato autostradale: il nostro territorio ha già dato. In alternativa si pensi ad interrare la linea».

Su un aspetto della delibera, la Lega nord di Renato Povelato, pur favorevole all’atto che dice no all’infrastruttura, ha espresso la propria contrarietà.

«Per quanto ci riguarda -dice Povelato- abbiamo voluto appoggiare la delibera per rendere più forte la posizione del Comune. Siamo però contrari ad un aspetto della stessa: se Terna dovesse andare avanti, la delibera chiede di poter trattare con tale ente e con la Regione. Noi non siamo d’accordo: la Regione può essere un interlocutore, Terna assolutamente no e una frase del genere sembra quasi lasciare una porta aperta all’intervento».

Intanto, a «spaccare» la maggioranza è stato un altro argomento: l’ordine del giorno per il referendum sull’indipendenza del Veneto. L’assessore Guerrino Silvestrini, infatti, ha votato contro il referendum, definendolo una bufala. «Non c’è nessun problema in maggioranza -dice il sindaco Roberto Toffoletto- A noi sembra giusto dare alla gente la possibilità di votare, Silvestrini, invece, non la pensa allo stesso modo. Tutto qui». Approvata in consiglio anche la realizzazione di una rotatoria fra via San Pio X e via Schiavonesca vecchia. In seguito ad un accordo con la ditta Bordignon la stessa cederà il terreno nei pressi dell’incrocio contenente un vecchio fabbricato che verrà abbattuto; in cambio ricaverà, in via Dei Gastaldoni, la cubatura corrispondente.

 

I primi cittadini di Quinto, Morgano e Volpago da Giorgetti Terna vuole chiudere la concertazione già entro giugno

QUINTO. I sindaci dell’elettrodotto in missione a Palazzo Balbi, a Venezia. Ieri mattina i primi cittadini di Quinto, Mauro Dal Zilio, Morgano, Elena Basso, e Volpago, Roberto Toffoletto, in rappresentanza degli altri colleghi sindaci impegnati nella battaglia con Terna hanno incontrato l’assessore regionale all’Energia Massimo Giorgetti. Un faccia a faccia chiesto con estrema urgenza dai primi cittadini di Paese, Morgano, Quinto, Zero Branco, Povegliano, Ponzano, Trevignano, Volpago, Istrana, Scorzé e Martellago, dopo che nelle scorse settimane Terna aveva comunicato che la fase di concertazione con gli enti locali sul progetto si chiuderà a giugno, dopodiché l’opera sarà sottoposta allo studio d’impatto ambientale e avviata in autorizzazione entro la fine del 2013 al Ministero dello sviluppo economico.

«La Regione, attraverso l’assessore Giorgetti, ha dato la disponibilità ai sindaci per stare al loro fianco, anche se ha sottolineato che l’opera è necessaria per evitare problemi di fabbisogno alla rete elettrica”, spiega Mauro Dal Zilio, «in Regione abbiamo fatto il punto della situazione. Ci rendiamo conto di lottare contro un colosso qual è Terna. Cerchiamo dunque di farci meno male possibile. Ora ci ritroveremo tra sindaci per decidere i prossimi passi».

La battaglia entra nel vivo. Terna ha imposto il limite di giugno per i Comuni per concordare l’ottimizzazione del progetto e firmare un accordo che associ alla realizzazione della nuova linea gli interventi di razionalizzazione delle reti esistenti. Già nel marzo dello scorso anno, i sindaci dell’elettrodotto avevano bussato alla porta dell’assessore Giorgetti per chiedere una presa di posizione della Regione sull’opera e sulla sua necessità per il territorio. Di fatto l’ente veneziano non si è finora mai espresso.

«Dobbiamo cercare la soluzione migliore per l’elettrodotto. A Giorgetti abbiamo ribadito la necessità tra l’altro di tutelare l’area del Parco del Sile», chiarisce ancora il sindaco di Quinto. «C’è davvero bisogno di questo impianto? E come la mettiamo con il fotovoltaico?», attacca il sindaco di Zero Branco Mirco Feston, «ho i miei dubbi che l’opera sia davvero necessaria».

Rubina Bon

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