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IL PROGETTO

SAN DONÀ – Passerà per il Basso Piave la ciclabile “Venezia-Monaco”. È stata prevista una tratta di 86 chilometri attraverso Roncade, Monastier, Noventa, Fossalta, San Donà, per poi scendere, attraverso Caposile e Santa Maria di Piave, verso Jesolo e concludersi a CavallinoTreporti.

«Riuscire ad essere parte di questo grande progetto europeo è stato un grande risultato dovuto a un lungo lavoro condotto dall’attuale amministrazione», esulta l’assessore alla mobilità Francesca Zottis. L’itinerario prevede in parte di uniformare tra loro tratti di ciclabile già esistenti e in parte di realizzarne di nuovi. Propone, inoltre, nell’ambito di un progetto comunitario transfrontaliero Italia-Austria, misure comuni di promozione e di segnaletica. Sulla mappa pubblicata sul sito della Ciclovia, nel percorso tra la Marca Trevigiana e il litorale, San Donà è indicata come il principale attrattore.

Del territorio vengono proposte, come elementi di interesse, soprattutto le memorie belliche e i paesaggi lungo il Piave.

«Secondo uno studio del Politecnico di Milano, ogni chilometro di ciclabile turistica genera un indotto annuo tra i 110 e i 350mila euro/km che, per il 60 per cento circa, va per vitto e alloggio. E un intero sistema ciclabile costa meno di un km di autostrada – conclude l’assessore Zottis – Il Veneto, con appena 1.000 km di vie ciclabili segnate, di cui il 90 per cento attorno al Garda, già segna fatturati legati al cicloturismo attorno ai 90 milioni».

(f.cib)

 

Paralisi al casello, uscite contromano: «Perché nessun controllo?»

NOVENTA – Tre giorni di festa nel weekend lungo del primo maggio, traffico ancora in tilt all’Outlet di Noventa. Complice il maltempo, tanti hanno disertato le spiagge e si sono rivolti all’entroterra a caccia di acquisti tra centri commerciali aperti e outlet. E come sempre ha sopolato il colosso della McArthur Glen che ha fatto il pieno all’uscita del casello di San Donà-Noventa. Tra sconti e collezioni nuove e vecchie, le grandi occasioni non sono mancate, neppure per i tanti stranieri giunti da Venezia.

Risultato, parcheggi pieni e migliaia di persone a fare acquisti, fino a quando ha iniziato a piovere e tutti sono scappati in massa. Un fuggi fuggi generale che ha sortito la paralisi completa nell’area del casello autostradale. Gli automobilisti, per non restare bloccati ore intere, hanno inboccato le uscite contromano, violando le norme del codice e dirigendo anche all’uscita dell’Outlet verso l’autostrada. Si sono trovati verso la rotonda autostradale rischiando incidenti frontali di continuo. Fortunatamente, con il traffico semiparalizzato, non ci sono stati scontri.

«È stato terribile», racconta un automobilista intrappolato nel traffico, «a un certo punto il serpentone di veicoli era immobile e non accennava a muoversi. Tutta la gente si è spostata con l’arrivo del brutto tempo e come sempre il traffico è andato in tilt. Nessuna regola, nessun controllo nel giorno del primo maggio e tutti hanno cercato un varco, un’uscita anche contromano pur di andare via al più presto e non restare intrappolati. Non è possibile», conclude, «che ogni volta in queste occasioni Noventa sia paralizzata. Una soluzione al traffico dovrà essere trovata prima o poi».

(g.ca.)

 

Ieri la manifestazione in ricordo del disastro del 1966, ma la sicurezza idraulica resta d’attualità

CAMPOLONGO – Si è svolta sotto la pioggia ieri a Noventa Padovana la manifestazione “Alluvione mai più”, organizzata dall’associazione Brenta Sicuro, dagli Amissi del Piovego e da Legambiente. Buona la presenza davanti a villa Gemma, nel punto esatto dove il Piovego ruppe gli argini nel 1966, provocando un disastro costato milioni di lire che interessò pesantemente anche la Riviera. Presenti anche i sindaci del Veneziano.

Marino Zamboni, rappresentante di Brenta Sicuro, ha rimarcato l’assenza dei rappresentanti di Padova città: «Cambiano le amministrazioni ma l’interesse sul tema rimane identico», ha commentato.

Il sindaco di Noventa Luigi Bisato ha insistito sulla necessità di completare l’idrovia: «Il Cipe ha deliberato l’ultima tranche di 370 milioni per il Mose. Speriamo si trovino le risorse anche per l’idrovia che scolmerebbe 10 volte tanto quanto riesce a fare il Piovego. Servono 400 milioni, una cifra non impossibile se si considera che interessa un territorio di 500 mila abitanti».

Attesissimo l’intervento di Luigi D’Alpaos, sul quale si appuntano le speranze di un progetto adeguato visto che il professore fa parte della Commissione che dovrà valutare le proposte pervenute in Regione. «Purtroppo ho partecipato alle celebrazioni del decennale, del ventennale, del trentennale, del quarantennale di questa alluvione, mi sarebbe piaciuto partecipare al taglio di qualche nastro», ha esordito D’Alpaos, «Qualcosa si sta cominciando a fare ma sarebbe necessario che ci fosse determinazione e consapevolezza che è solo l’inizio di un percorso molto, molto lungo che richiede interventi multipli. Speriamo che quest’opera sia completata finalmente, che si dia l’avvio a questa realizzazione che potrebbe dare un contributo significativo alle condizioni della sicurezza idraulica di un’importante porzione di territorio e risolverebbe anche il problema della zona industriale di Padova».

(g.a.)

 

Gazzettino – Riviera “Mai piu’ sotto acqua”

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9

nov

2014

Sindaci e associazioni hanno manifestato ieri mattina sull’argine del Piovego

La protesta al confine tra Venezia e Padova: nessun rappresentante della Regione

Cielo plumbeo e pioggia battente, esattamente come 48 anni fa, hanno fatto da palcoscenico ieri mattina alla manifestazione organizzata dal Comitato Intercomunale Brenta Sicuro sul punto esatto dove il 5 novembre del 1966 l’acqua in piena del Piovego prima esondò e successivamente ruppe l’argine destro del fiume, allagando per intere settimane tutto il territorio posto a sud del corso del Brenta, dalla provincia di Padova alla laguna di Brondolo di Chioggia.

Il fiume ruppe in territorio di Noventa Padovana, davanti all’antica villa veneta «Gemma», a poche centinaia di metri dal territorio comunale di Vigonovo, il paese che in seguito all’inondazione (in certi punti anche due metri d’acqua) subì i danni più gravi.

Alla manifestazione erano presenti le amministrazioni comunali veneziane di Fossò e Campagna Lupia, i sindaci padovani di Noventa, Ponte San Nicolò e Polverara, il docente universitario padovano di idraulica Luigi D’Alpaos, vari comitati locali di salvaguardia idraulica, le associazioni «Amissi del Piovego» e «Salvaguardia Padova e Venezia», Legambiente, il senatore del M5S Giovanni Endrizzi, l’onorevole del Pd Simonetta Rubinato, il presidente del Consorzio di bonifica «Acque Risorgive», Ernestino Prevedello, don Albino Bizzotto di «Beati i Costruttori di Pace» e altri gruppi. Il presidente della Regione, Luca Zaia e l’assessore all’Ambiente, Maurizio Conte non hanno potuto essere presenti all’incontro ma hanno inviato ciascuno una missiva scritta.

Come già avvenuto in altre manifestazioni del genere organizzate per una presa di coscienza dei rischi di inondazione, l’argomento più dibattuto è stato il progetto dell’idrovia Padova-mare quale canale scolmatore per lo snodo idraulico dei fiumi Brenta e Bacchiglione.

E ancora una volta è emersa la pericolosità rappresentata dal Brenta, che a nord di Padova ha una portata d’acqua di 2.200 metri cubi al secondo, mentre più a valle, in provincia di Venezia, la portata si riduce a soli 1.400 metri cubi. Un vero imbuto in caso di violente piene del fiume, che solo il corso dell’idrovia Padova-mare sarebbe in grado, almeno in parte, di smaltire.

Vittorino Compagno

 

Domani la manifestazione nel punto esatto dove il Piovego esondò nel 1966

«Dopo 48 anni non abbiamo ancora uno scolmatore che ci difenda dai fiumi»

CAMPOLONGO – Una manifestazione di comitati e semplici cittadini per ricordare, come un monito, l’alluvione del 1966. Questo il senso dell’iniziativa “Alluvione del 1966: mai più” che si terrà domani dalle 10 alle 11,30 a Noventa Padovana in via Argine destro a villa Gemma, nel punto esatto in cui il Piovego esondò nel 1966.

«L’iniziativa», spiega per il Comitato Brenta Sicuro Marino Zamboni insieme con gli altri organizzatori, «avrà più valenze: rievocazione di un tragico momento e per questo saremo nell’esatto punto di esondazione del fiume Piovego, ma anche di presa di coscienza da parte dei partecipanti, cittadini e politici, del problema rappresentato dalle manutenzioni delle rive dei fiumi, dalla cementificazione selvaggia, dalla mancanza di interventi indispensabili».

Da tempo infatti il Comitato Brenta Sicuro si batte per il completamento dell’idrovia Padova Venezia. Un canale che potrà servire sia come scolmatore per le piene del Brenta e del Bacchiglione e anche come canale navigabile di classe 5. Una via d’acqua che permetterebbe di diversificare il trasporto dai camion alle chiatte collegando il Porto Off Shore di Venezia alla zona industriale di Padova.

All’evento, patrocinato anche dal Comune di Noventa e da Legambiente parteciperanno: il sindaco di Padova Bitonci, il professor D’Alpaos che illustrerà i progetti per al sicurezza idraulica dopo il tragico anno 1966, l’associazione “Amissi del Piovego”, con una proposta di manutenzione costante dei fiumi.

Fra gli amministratori e i politici ci saranno i sindaci della Riviera del Brenta, l’assessore regionale Maurizio Conte, il senatore del Movimento 5 Stelle Giovanni Endrizzi. A sostenere la manifestazione ci sarà anche Don Albino Bizzotto dei Beati Costruttori di Pace.

«In questi mesi», dice Marino Zamboni per Brenta Sicuro, «abbiamo fatto un tour fra le realtà del Piovese, della Riviera e del Padovano, ma le brutte sorprese sono state davvero molte in termini di degrado e rischio idraulico nei maggiori corsi d’acqua e nelle reti idriche dell’area. Recentemente abbiamo subìto anche la decisione della commissione di Salvaguardia, che ha dato uno stop al potenziamento dell’idrovora di Lova , un’ opera che era stata individuata come prioritaria dall’ex commissario straordinario agli allagamenti Mariano Carraro. Davvero un brutto segnale per tutta la Riviera del Brenta».

Alessandro Abbadir

 

Nuova Venezia – Uva e mais, raccolti cancellati.

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5

ago

2014

Settanta aziende del Veneto Orientale flagellate dalla grandine

Settanta aziende agricole in ginocchio

La grandine e il vento hanno cancellato interi raccolti di uva, mais e frutta. Televisori, computer e caldaie fuori uso

SAN DONÀ – Sono almeno una settantina le aziende agricole, soprattutto della fascia tra Calvecchia e Mussetta, che hanno subito danni ai raccolti o alle strutture, dopo il violento nubifragio che, domenica all’ora di pranzo, si è abbattuto tra San Donà e Ceggia, con una fortissima pioggia, una raffica di saette e chicchi di grandine grossi come noci. Alcuni agricoltori lamentano il rischio di perdere l’intero raccolto, vedendo vanificata l’annata. Ma la conta dei danni è iniziata anche per i privati cittadini: non solo auto danneggiate dalla grandine, ma anche televisori e apparecchi elettronici bruciati dalle scariche elettriche. Danni per l’agricoltura. Di positivo c’è che la gran parte dei danni è concentrata in una fascia ristretta di territorio. Ma là dove la grandine ha colpito più forte ha causato danni ingenti, tanto che per alcune aziende si parla dell’intero raccolto raso al suolo. «È stata pesantemente colpita la fascia tra Calvecchia e Mussetta, lungo l’asse della bretella per Noventa. Abbiamo ricevuto tante chiamate con segnalazioni di danni», conferma Angelo Cancellier, responsabile di zona della Confederazione italiana agricoltori (Cia). Danni alle coltivazioni sono stati segnalati anche a Grassaga e Tessere, al confine con Noventa. I problemi maggiori riguardano i vigneti, ma anche il mais, con le pannocchie spelacchiate dalla grandine, che ha colpito duramente pure mele e pesche. In quella zona, infatti, ci sono anche un paio di aziende frutticole, che operano nella vendita al dettaglio. Le organizzazioni agricole hanno provveduto già a depositare le segnalazioni per le richieste di risarcimento dei danni alle strutture, tra cui problemi alle serre e al tetto in un allevamento. Cinque le aziende con danni strutturali segnalate dalla sola Cia. Parcheggio chiuso. Ai pendolari che ieri si sono recati alla stazione per prendere il treno non è sfuggita la chiusura della dozzina di posti auto in via del Perer, a ridosso degli stalli coperti per le biciclette. Il provvedimento si è reso necessario dopo che una saetta ha colpito un grosso abete, scorticandone anche parte della corteccia. L’area è stata interdetta in attesa dell’intervento di messa in sicurezza, che potrebbe avvenire già oggi. I fulmini hanno causato problemi anche a Calvecchia, il vento ha reso pericolanti alcuni cornicioni. Televisori da buttare. Oltre che agli imprenditori agricoli, il nubifragio di domenica costringerà anche i privati a mettere le mani in tasca. Danni ai muri e al mobilio per chi si è ritrovato lo scantinato o il garage allagato. I fulmini hanno bruciato decine di televisori, ma anche apparecchi elettronici e perfino caldaie. È il caso di una palazzina di via del Perer, dove lamentano danni la metà degli inquilini. Per non parlare di chi si è visto danneggiata la carrozzeria dell’auto, con la grandine che ha infranto pure alcuni parabrezza.

Giovanni Monforte

 

Con l’ultimo l’incontro avvenuto a Dolo giovedì scorso, è terminato il calendario di appuntamenti organizzati dal comitato intercomunale «Brenta sicuro» con gli amministratori pubblici della Riviera del Brenta e del padovano per esaminare le criticità delle rive dei fiumi. Complessivamente gli incontri hanno coinvolto 14 comuni, in un territorio abitato da circa 130.000 persone. I comuni coinvolti sono stati i paesi padovani di Codevigo, Arzergrande, Piove di Sacco, Noventa Padovana, Saonara e quelli veneziani di Campolongo Maggiore, Vigonovo, Fossò, Camponogara, Strà, Fiesso d’Artico, Dolo e Pianiga.
È il primo «test» significativo che il Comitato Brenta Sicuro ha condotto «con la convinzione che la conoscenza delle realtà locali sia fondamentale per affrontare i problemi che solo apparentemente sono piccoli e localizzati, ma in realtà presentano molti punti in comune tra di loro».
«La manutenzione delle rive dei grandi fiumi – ha affermato il presidente del Comitato – è compito del Genio Civile. Ai Consorzi di bonifica spetta invece la cura e pulizia degli scoli, ai Comuni quella di fossati pubblici e ai cittadini dei fossati privati. Tutti tasselli che compongono un puzzle che si integra e se qualcosa non è posizionato correttamente, avvengono le piccole (o grandi) inondazioni. Tutti gli amministratori coinvolti hanno dimostrato grande sensibilità al problema e hanno affermato che ritengono la grande opera “idrovia Padova-Mare” fondamentale per prevenire i fenomeni alluvionali con la consapevolezza che, in presenza di una perfetta manutenzione delle rive, di una adeguata pulizia e manutenzione delle vie d’acqua minori, rimane comunque il grave rischio di inondazioni dovute al deficit di portata a sud di Padova rispetto alla parte posta a nord. L’unica soluzione è rappresentata dal completamento dell’idrovia con una portata di almeno 400 metri cubi d’acqua al secondo».

(v.com.)

 

Dolo. Comitati e agricoltori chiedono alla Regione di rivedere il progetto

Lazzaro (Cia): va aumentata la portata del canale per evitare altri allagamenti

DOLO Il bando regionale per la progettazione dell’idrovia va ritirato e va riformulato, la portata del canale potenziata. A prendere questa posizione è stata ieri mattina la Cia (Confederazione italiana agricoltori) con i comitati del territorio. Un no secco all’ipotesi di costruire accanto a un canale scolmatore una camionabile, ipotesi che nasce a detta di molti da un bando che appare sconclusionato e che rischia di portare alla redazione di un progetto di completamento dell’idrovia da 700-800 milioni del tutto elefantiaco, che farebbe ripiegare appunto verso la soluzione scolmatore affiancato da strada. A sottolineare la necessità che il canale sia navigabile è stato soprattutto Marino Zambon, rappresentante del Comitato Brenta Sicuro. Zambon ha spiegato che i fondi europei all’opera arriverebbero solo di fronte a un canale navigabile. Luca Lazzaro, della Cia Venezia, ha ribadito che il bando è insufficiente ai fini della tutela dal rischio idraulico del territorio padovano e veneziano,con una portata prevista di 350 mc/sec: «Sarebbe necessaria una portata minima di 450 mc/sec, in modo da riuscire a scolmare (in caso di piena) le acque del Brenta Cunetta e alleggerire il sistema Brenta-Bacchiglione. È poi singolare la scelta del tipo di imbarcazione che dovrebbe navigarci, una nave utilizzata sul Volga in Russia dato che, col pescaggio di 3,8 m, non potrebbe navigare in nessun altro canale». Ernestino Prevedello e Carlo Bendoricchio, rispettivamente presidente e direttore del Consorzio di Bonifica Acque Risorgive hanno appoggiato l’idea di un canale che diventi scolmatore, per la messa in sicurezza del territorio consortile e per fini irrigui. Il sindaco di Fossò Federica Boscaro ha ricordato che uno scolmatore del genere tutelerebbe gli argini del Brenta. «Quando i quartieri e le zone industriali delle nostre città vanno sott’acqua, i risarcimenti non sono mai sufficienti a ripagare i costi o a fare ripartire le attività economiche, è meglio prevenire ». Il sindaco di Fiesso d’Artico Andrea Martellato ha invitato a non «dividersi su troppi particolari e di muoversi unitariamente, perché comunque la Regione ha deciso di intervenire. Meglio sostenere il progetto, con migliorie condivise, piuttosto che mandare tutto all’aria per colpa di particolarismi». Infine per il presidente della Cia Venezia Paolo Quaggio «l’idrovia potrebbe anche stimolare una nuova cultura del territorio: attrezzata con una pista ciclabile diventerebbe fruibile in un’ottica di turismo lento e integrabile con attività come canoa, diportismo ed economiche a basso impatto ambientale come agriturismo, B&B, ristorazione ».

Alessandro Abbadir

 

Dolo «Brenta, stop al degrado»

DOLO Si è concluso giovedì scorso a Dolo, sulle rive del Naviglio e del canale Serraglio, il tour del Comitato Brenta dedicato alle criticità delle rive dei fiumi. Ad accompagnare i comitati c’erano il sindaco Maddalena Gottardo e l’assessore Alessandro Ovizach. Complessivamente gli incontri, avvenuti in quattro giornate, hanno visto partecipare 19 pubblici amministratori in rappresentanza di 13 Comuni che contano complessivamente oltre 130.000 abitanti: Codevigo, Arzergrande, Campolongo, Vigonovo, Saonara, Fossò, Camponogara, Piove di Sacco, Stra, Noventa Padovana, Fiesso, Dolo, Pianiga. «Anche a Dolo», spiega Marino Zamboni, «abbiamo trovato situazioni di degrado delle rive del Naviglio e dei canali consortili molto evidenti. La manutenzione delle rive (ricordiamo che i grandi corsi d’acqua sono seguiti dal Genio civile e consorzi di bonifica), oltre che la cura e pulizia dei fossati, dei tombini, nasce dalla collaborazione di tutti». Si è trattato di un primo“ test” significativo, il Comitato Brenta Sicuro è convinto che la conoscenza sia fondamentale per risolvere i problemi.

(a.ab.)

 

STRA – Naviglio e Brenta uniti dal degrado delle rive. Questo il senso della manifestazione che si è tenuta ieri mattina a Stra e Fiesso organizzata dal comitato Brenta Sicuro, con i sindaci Caterina Cacciavillani di Stra, Andrea Martellato di Fiesso, Luigi Bisato di Noventa Padovana e una rappresentanza di Legambiente. «Volevamo indicare i “Punti critici dei nostri fiumi”», dice Marino Zamboni, «alla congiunzione del Piovego e Brenta con il Naviglio e il Cunetta». I sindaci hanno espresso preoccupazione sullo stato idrogeologico dei loro territori in particolare per le piene legate a condizioni metereologiche estreme. «Oltre alla corretta manutenzione delle rive dei fiumi che anche ieri hanno evidenziato frane e cedimenti», dice Zamboni, «è necessario il completamento dell’idrovia». Il Comitato Brenta Sicuro ha poi sottolineato lo sconcerto sollevato sulle colonne del nostro giornale giovedì scorso da Cia e Comitato di Salvaguardia dell’assetto Idraulico del Veneziano e Padovano. «Secondo i sindaci», sostiene Zamboni, «serve il completamento di una idrovia che non può essere solo scolmatore, ma deve essere anche navigabile. Nel bando l’inclusione di una categoria di navi usate sui grandi fiumi russi e la stima dell’opera con la portata massima di 350 metri cubi al secondo sembra no fatti apposta per vanificare un progetto fattibile e proporne uno elefantiaco ovviamente da rigettare per tornare all’idea di uno scolmatore più camionabile come era nelle idee originarie dell’assessore Renato Chisso ora in galera». Per i comitati e Legambiente la soluzione camionabile non è nemmeno da prendere in considerazione.

(a.ab.)

 

La rigenerazione del patrimonio vetusto porterebbe investimenti per 2,5 miliardi e 28 mila nuovi posti di lavoro

VENEZIA – Vecchie, fatiscenti, mal conservate, comunque totalmente inefficienti a livello energetico. Nel territorio della città metropolitana che comprende Venezia, Padova e Treviso, circa una abitazione ogni dieci si trova in uno stato pessimo o mediocre. Stiamo parlando di 110mila case abitate (su poco più di un milione di alloggi presenti sul territorio “metropolitano”) che dovrebbero essere ristrutturate, rinnovate, sistemate, in una parola, rottamate. Invece, le politiche edilizie si spingono in tutt’altra direzione: nuovi edifici, nuove costruzioni, nuove colate di cemento. Il tutto in un’area già urbanizzata per un quinto della sua totalità. Sotto questo profilo, insomma, lavoro da fare ce n’è, e un buon punto di partenza può essere proprio la ricerca certosina e inedita svolta dalla Fondazione Gianni Pellicani di Venezia nell’ambito della sezione dedicata alle trasformazioni della città contemporanea. Lo studio analizza e incrocia dati inconfutabili, dipingendo un quadro che lascia pochi spazi alle interpretazioni e alle possibili conclusioni: «La città metropolitana – spiega Nicola Pellicani, segretario della Fondazione – ha bisogno di ristrutturare l’esistente e non di occupare ancora suolo».

Consumo di suolo. Come prima cosa l’indagine della Fondazione si concentra sul livello di urbanizzazione raggiunto dalla città metropolitana di Venezia- Padova-Treviso. Case, industrie, negozi e centri commerciali, reti stradali e ferroviarie, porti e aeroporti, cantieri, discariche, zone estrattive, occupano il 20% del territorio preso in esame. La cosa più preoccupante, però, è che il consumo di territorio non accenna ad arrestarsi, anzi, è in continua crescita. Tanto per intenderci, nel Veneziano il “cemento” è aumentato di circa il 12% dal 1996 al 2007, del 7,6% nel Trevigiano, del 5,7% nel Padovano. Nello stesso periodo il numero di nuove abitazioni è aumentato di oltre il 16%. Andando avanti così, si sarà davvero capaci di raggiungere entro il 2050 l’obiettivo del consumo di suolo zero fissato dall’Europa?

Case vetuste. Le nuove urbanizzazioni appaiono ancora più inopportune se si considera quanto ci sarebbe da lavorare sul patrimonio abitativo esistente. Nel territorio della Patreve le case abitate, costruite fra il 1946 e il 2001 e ridotte in mediocre o pessimo stato di conservazione, sono esattamente 109.557, il 10% del totale: oltre 42mila nel Veneziano, circa 37mila circa nel Padovano e 30.685 nel Trevigiano. Di fronte a questi dati, spiega Pellicani, «bisogna individuare gli strumenti normativi adeguati per avviare politiche concrete di rigenerazione urbana, riqualificando il patrimonio edilizio esistente, altrimenti si continuerà a consumare altro suolo, impoverendo ulteriormente i centri urbani».

Riqualificazione. A questo punto la Fondazione propone anche due possibili scenari di rinnovo del patrimonio abitativo esistente. Si parte da una prima ipotesi: cosa succederebbe se si investisse per la riqualificazione energetica delle circa 94mila abitazioni in pessimo stato costruite fra il 1946 e il 1991? Secondo lo studio, che ha preso in considerazioni molte variabili, si creerebbero un giro d’affari di 2miliardi e 500milioni di euro, 28mila posti di lavoro diretto e 14mila posti di indotto. Se si rinnovassero invece tutte le case in classe “G”, quella meno efficiente dal punto di vista energetico, costruite fra il 1946 e il 1981 (più di 390mila), allora l’investimento sfiorerebbe gli 11miliardi e mezzo di euro, creando oltre 170 mila posti di lavoro diretti e indiretti. Strategie. Oltre all’analisi quantitativa, la Fondazione ha svolto una serie di interviste con esperti e opinion leaders locali e nazionali per individuare gli obiettivi principali da perseguire per migliorare il quadro esistente. Le azioni proposte individuano gli strumenti finanziari per avviare una rigenerazione urbana complessiva così da aumentare la popolazione residente nei centri urbani realizzando nel contempo un migliore equilibrio fra spazio naturale e spazio costruito.

Gianluca Codognato

 

On line i dati e le analisi dell’osservatorio il 12 settembre un convegno con i sindaci

Cementificato il 20% del territorio: «Stop al consumo del suolo, è ora di riqualificare»

Mobilità, Consumo di suolo, Nuove professioni. Partendo da queste tre prospettive analizzate sia in termini quantitativi, con dati provenienti da diverse fonti e in gran parte inediti, sia qualitativi, con interviste a opinion leaders e a esperti del settore, la Fondazione Gianni Pellicani intende tracciare e individuare i punti di forze e le criticità della futura Città Metropolitana con l’obiettivo di creare un Osservatorio permanente. La ricerca non prende in esame il profilo istituzionale della Città metropolitana, ma parte dalle funzioni, ovvero dal punto di vista dei cittadini. I dati e le analisi condotte finora stanno a dimostrare che la città metropolitana esiste già nei fatti ed è quella Grande città che viviamo quotidianamente compresa tra le province di Venezia, Padova e Treviso. Dopo due anni di lavoro, un mese fa è stata presentata un’articolata analisi della Mobilità da cui emerge come il territorio in questione sia già fortemente integrato: ogni giorno si muovono in treno e in bus circa 90mila pendolari. La seconda fase, relativa al Consumo del suolo e la vetustà del patrimonio abitativo, è stata presentata ieri, mentre nelle prossime settimane saranno illustrati i risultati del capitolo sulle Professioni innovative della Patreve. Tutti i dati finora disponibili (Mobilità ,Consumo del Suolo, analisi del patrimonio abitativo e rigenerazione urbana) sono sul sito veneziacittametropolitana.eu curato da Mauro Richeldi. La nuova piattaforma ospita testi, mappe, grafici interattivi e viene costantemente aggiornata. Anche l’indagine sul Consumo del suolo è stata curata da Giuseppe Saccà, Carlo Pavan, Nicola Pavan, con la supervisione scientifica di Massimo Cacciari e Paolo Perulli, il coordinamento di Nicola Pellicani e le segreteria organizzativa di Natascia Di Stefano. L’intera ricerca sarà argomento di discussione sabato 12 settembre alle ore 11 nella tensostruttura che verrà allestita in piazzale Candiani durante il Festival della Politica organizzato dalla stessa Fondazione dall’11 al 14 settembre a Mestre. Fra gli ospiti del convegno gli oltre 200 sindaci delle province Venezia, Padova e Treviso, oltre ai rappresentanti di Regione e delle categorie economiche. (g.cod.)

 

È Padova il Comune più urbanizzato

Portobuffolè, Quarto d’Altino e Boara Pisani i territori dove s’è costruito di più tra il 1996 e il 2007

VENEZIA – Qual è il Comune più urbanizzato rispetto alla propria superficie nella città metropolitana? Con 9.330 ettari di “cemento” e il 61% del suolo occupato, il record spetta a Padova, come rivela ancora l’indagine della Fondazione Pellicani che ha stilato una serie di “classifiche” esemplificative della situazione nell’area in questione.

Al secondo posto si piazza un altro comune patavino, Noventa, che si ritrova con una occupazione di suolo pari al 58% della propria espansione.

Il capoluogo veneto, Venezia, vanta la maggiore superficie urbanizzata, con circa 15mila e 700 ettari, che corrisponde però a poco più della metà della propria superficie totale (esclusa naturalmente la Laguna), mentre Treviso conta su 5.552 ettari urbanizzati, ovvero il 48% del suo territorio.

Naturalmente le città capoluogo di provincia hanno conosciuto un boom edilizio soprattutto a cavallo degli anni 60-90, mentre sono soprattutto i comuni più piccoli quelli che negli ultimi tempi hanno registrato la maggiore crescita del tessuto urbanizzato. In questo caso, la graduatoria stilata dalla Fondazione per la città metropolitana vede al primo posto una piccola realtà del Trevigiano, Portobuffolè: qui il consumo di suolo è ridotto, 98 ettari urbanizzati. Però nel periodo che va dal 1996 al 2007 s’è costruito quasi la metà di quanto esiste attualmente.

Nei primi dieci posti di questa classifica, ci sono solo piccoli comuni, come Sarmede (Treviso), Quarto d’Altino (Venezia), Godega (Treviso), Gaiarine (Treviso). Lo stesso discorso vale se nell’ambito dell’urbanizzazione si comprendono esclusivamente le nuove abitazioni costruite fra il 2002 e il 2011. In questo caso domina Campodoro (Padova) con 482 case realizzate nel periodo preso in esame, ovvero il 39% di quelle oggi esistenti, al secondo posto si piazza Marcon, Venezia (2.769 nuovi alloggi, il 38% del totale) e al terzo Polverara, Padova (490, 37%).

In generale la superficie urbanizzata ha avuto un impennata fra il 1983 e il 1996: +25% nella provincia di Venezia, +11,5 in quella di Treviso e + 15% nel Padovano. Con l’analisi della Fondazione ci si può spingere ancora più a fondo per quanto riguarda la costruzione di nuove abitazioni. Un quinto delle case presenti sul territorio della città metropolitana è stato costruito fra il 1962 e il 1971, il 16% fra il 1972 e il 1981,un14%fra il 1946 e il 1961 e una percentuale identica fra il 2002 e il 2011. La ricerca mette in evidenza anche il rapporto esistente fra la abitazioni occupate da residenti e il resto del patrimonio abitativo. Nella provincia lagunare, dove il turismo è settore trainante, solo 6 alloggi su dieci sono abitati da “veneziani”, contro l’88% del territorio Trevisano e il 91% di quello Padovano. Alla fine nella città metropolitana trequarti del patrimonio abitativo è occupato da residenti (tutti i dati e i grafici nel sito www.veneziacittametropolitana. eu).

(g.cod.)

 

TOP TEN DEI COMUNI CHE HANNO COSTRUITO DI PIÙ NELLA CITTÀ METROPOLITANA

Superficie Totale (ha)  % Superficie Urbanizzata
Padova 9.330 61%
Noventa Padovana 714 58%
Venezia 15.685 51%
Treviso 5.552 48%
Spinea 1.504 46%
Selvazzano Dentro 1.965 43%
Abano Terme 2.153 42%
Fiesso d’Artico 631 41%
Gallera Veneta 902 40%
Martellago 2.010 38%

 

LE ABITAZIONI E IL CONSUMO DEL SUOLO IN CIFRE

>20%  la supericie urbanizzata nella Città Metropolitana di Venezia al 2007

1.369.567 – le abitazioni registrate nel territorio della Città Metropolitana di Venezia

580.329 – le abitazioni nella provincia di Venezia

401.460 – le abitazioni nella provincia di Padova

387.778 – le abitazioni nella provincia di Treviso

14%   del patrimonio totale sono le abitazioni nella Città Metrop. costruite tra il 2002 e il 2011

11%  del patrimonio totale sono le abitazioni nella provincia di Venezia costruite tra il 2002 e il 2011

+16,08%  è la crescita di abitazioni registrate tra il 2002 e il 2011

1.056.670   è il numero di abitazioni totale occupate da residenti

 

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