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mestre_adria

 

Comunicato Stampa Opzione Zero 10-01-2019

Linea Adria-Mestre: situazione intollerabile, pronto l’esposto

 

Inqualificabili e intollerabili i disservizi sulla linea Adria-Mestre.

Regione e Sistemi Territoriali affossano definitivamente la SFMR.

Intanto le polveri sottili schizzano alle stelle e nessuno fa niente.

Opzione Zero sostiene la protesta dei pendolari, chiede maggiori investimenti sulla linea e la drastica riduzione delle tariffe

 

“Invece di potenziare il trasporto pubblico per limitare l’inquinamento, qui si fa di tutto per farlo a pezzi! Una situazione intollerabile e inqualificabile. Sistemi territoriali e Assessore regionale ai trasporti devono rispondere con atti concreti e immediati, siamo stanchi delle solite frottole. Se non sono in grado di risolvere il problema abbiano la decenza di dimettersi”, questa la dura presa di posizione del Comitato Opzione Zero sui disservizi e i ritardi che in questi giorni stanno arrecando enormi disagi sulla linea ferroviaria SFMR Adria-Mestre.

Per il comitato non è in discussione l’implementazione dei dispositivi di sicurezza che sono necessari; ma è letteralmente assurdo che dopo aver speso ben 18 milioni di euro di fondi pubblici (metà regionali e metà europei) Sistemi Territoriali abbia messo in funzione il nuovo sistema senza prevederne le conseguenze, senza predisporre gli opportuni provvedimenti e senza avvisare gli utenti e i Sindaci dei comuni interessati dalla linea. Per di più oltre al danno c’è anche la beffa visto che la stessa società ha aumentato le tariffe (già troppo care) e prospetta pure un taglio delle corse.

“Questa vicenda dimostra una volta di più il fallimento del sistema SFMR, una delle poche opere di cui avremmo davvero bisogno in questa Regione soffocata dall’inquinamento e dalle polveri sottili oltre che dal cemento” – sostengono i portavoce del comitato – “invece sono stati spesi decine e decine di milioni di euro per fare sottopassi, nuove stazioni (es. Porta Ovest), elettrificare linee, e il risultato sono pochi treni, con pochi convogli, spesso in ritardo, sporchi, con tariffe troppo care. La situazione non cambia per i bus. E’ evidente come le scelte politiche regionali in materia di trasporto pubblico locale messe in atto dalle giunte di Zaia e di Galan abbiano minato alla base un servizio di importanza fondamentale, continuando a privilegiare strade e autostrade, non ultima la pedemontana veneta”.

Opzione Zero sostiene la petizione lanciata dal comitato dei pendolari, al quale chiederà un incontro per mettere in campo azioni comuni; nei prossimi giorni partirà comunque un esposto all’Autorità di Regolazione dei Trasporti.

Quanto alla Regione e a Sistemi Territoriali, il comitato chiede l’annullamento delle tariffe fino a quando non sarà ripristinato il livello minimo del servizio, e successivamente l’aumento di investimenti per potenziare le corse e ridurre il costo dei ticket.

Gazzettino – Treni. Giornata nera per i pendolari.

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7

mag

2015

MESTRE / SAN DONA’

I SENSORI – Troppo carico convoglio bloccato

MOBILITÀ Giornata di passione per i viaggiatori, pesanti disagi sulla linea Treviso-Venezia

Stipati sul treno dei pendolari

Odissea a bordo della “Vaca Mora”, una sola carrozza in servizio per circa 400 passeggeri

Giornata pesante per i pendolari che quotidianamente si devono recare a Venezia per lavoro o per studio. Particolarmente impegnativo l’inizio per gli utenti del treno della linea che collega Adria a Venezia, passando per Piove di Sacco, Camponogara e Mira.

Di solito il convoglio, l’ex “Vaca Mora”, è composto di due carrozze che lungo la strada si riempiono di persone. Ieri, alle 6.10 , i pendolari in partenza da Adria hanno trovato una sola carrozza automotrice e hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco, sapendo ciò che avrebbero vissuto dopo.

«Eravamo stipati come in un carro bestiame – lamenta Daniele Brandolese un pendolare che ha preso il cellulare per immortalare la scena – Dopo Camponogara eravamo in circa 400 nella carrozza. Il capotreno stesso era bloccato dalla gente e impossibilitato a muoversi, tanto che è stato aiutato in un’occasione da alcuni passeggeri per abbassare le barriere nella stazione di Oriago».

La segnalazione è partita anche a Sistemi Territoriali, la società partecipata dalla Regione che tra le altre cose gestisce anche la linea Adria-Venezia. «Ora – si chiedono altri pendolari inviperiti per il disservizio – dobbiamo pensare che è stato un guasto e che domani (oggi per chi legge) troveremo le due solite carrozze oppure è una mossa politica per cercare di ottenere qualcosa? Speriamo che non sia a nostre spese».

Intanto sempre ieri a Treviso un treno di pendolari sovraccarico diretto a Venezia è stato bloccato in stazione dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio. Molti viaggiatori sono stati costretti a scendere dal convoglio, troppo «corto» e troppo poco capiente per ripartire con tutta quella gente a bordo, e ad aspettare un altro treno, a sua volta rallentato da un guasto. Col risultato di accumulare quasi un’ora di ritardo. A provocare la «reazione a catena» è stato il treno 2855 partito da Sacile, con destinazione Venezia. Alle 8.15 la tappa a Treviso Centrale. Doveva trattarsi di un treno a due piani, un «Vivalto», e invece a fermarsi al binario è stato uno «Stadler»: 4 carrozze, 200 posti a sedere, circa 400 in piedi. Meno della metà di quello che sarebbe stato in grado di fare il treno a due piani che doveva percorrere quella tratta a quell’ora. Dal marciapiede sono saliti i molti pendolari. A quel punto, i sensori sono entrati in azione: il peso del convoglio era stato superato, le condizioni per viaggiare in sicurezza non c’erano. Così è scattato il blocco della trazione. Per gestire la situazione sono intervenuti anche gli agenti della Polfer.

 

TRASPORTI – Il comitato scrive alla Regione: «Situazione intollerabile»

Ritardi, l’ira dei pendolari

Ieri ancora disagi nella tratta ferroviaria tra Portogruaro e Venezia

Soppressi alcuni treni. Vetture stracolme

La causa un guasto a un passaggio a livello

SAN DONÀ – Nuovi ritardi e treni soppressi, Il Comitato dei pendolari del Veneto Orientale scrive al presidente della Regione Veneto Luca Zaia e all’assessore regionale ai Trasporti Elena Donazzan. Ancora disagi nella tratta tra Portogruaro e Venezia. In una nota il Comitato segnala che ieri a causare il ritardo dalle 6.40 circa sarebbe stato un guasto di un passaggio a livello tra San Stino e Portogruaro che ha provocato ritardi a catena tra i 15 e i 25 minuti a diversi treni. Segnalata inoltre la chiusura di 3 vetture, di cui poi sarebbe stata riaperta soltanto una, sul Regionale 10012 in partenza da Portogruaro alle 7.44 con arrivo a Venezia alle 8.56, «uno dei più affollati treni del mattino – spiega il portavoce del comitato Nicola Nucera – arrivato a Venezia con 21 minuti di ritardo».

All’attenzione dei vertici della Regione anche la soppressione di 3 treni avvenuta martedì 5 maggio nella stessa tratta. Si tratta dei Regionali del mattino 10001 e 10002 e 10055 delle 19,57. In seguito alla soppressione dei primi due, il Regionale 10008 era dotato di 200 posti a sedere, anziché 500. «Dimezzando i posti a sedere – continua Nucera – si sono verificate situazioni di malessere tra i viaggiatori, con segnalazioni di mancamenti. Sempre l’altro ieri si sono verificati diversi importanti ritardi: Regionale veloce 2697 giunto a Portogruaro con 40 minuti di ritardo, Regionali 10049 e 10051 giunti con 30 e 10053 con 22 minuti di ritardo».

«Da quando c’è l’orario cadenzato i pendolari segnalano un bollettino di guerra quotidiano – ha commentato l’assessore alla Mobilità di San Donà Francesca Zottis – un deciso peggioramento del servizio nel Veneto Orientale con il taglio di alcuni treni». Trenitalia conferma che le questioni, dovute a guasti tecnici e al rispetto della normativa di sicurezza, sono state seguite dalla sala operativa che ha cercato di limitare i disagi inevitabili. La puntualità sulla linea si è ridotta solo in questi due giorno dell’87 per cento contro il 95 per cento del mese di aprile, ossia dopo un periodo prolungato di puntualità elevata.

Davide De Bortoli

 

Treviso. I passeggeri restano a piedi

Treno dei pendolari sovraccarico bloccato sui binari dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio. È accaduto ieri mattina in stazione a Treviso.

Il sensore ferma il treno affollato

L’ODISSEA – Pendolari come sardine costretti a scendere e aspettare l’arrivo di un’altra corsa

Treno sovraccarico: tutti a terra

Peso dei vagoni eccessivo e sicurezza a rischio: convoglio bloccato in stazione dai sensori

Treno di pendolari sovraccarico, bloccato in stazione dai sensori che stabiliscono quando il peso dei vagoni è eccessivo e la sicurezza è a rischio.

È accaduto ieri mattina in stazione a Treviso, dove molti viaggiatori sono stati costretti a scendere dal convoglio, troppo “corto” e troppo poco capiente per ripartire con tutta quella gente a bordo, e ad aspettare un altro treno, a sua volta rallentato da un guasto. Col risultato di accumulare quasi un’ora di ritardo. A provocare la «reazione a catena» è stato il treno 2855 partito da Sacile, con destinazione Venezia. Alle 8.15 la tappa a Treviso Centrale. Doveva trattarsi di un treno a due piani, un Vivalto, e invece a fermarsi al binario è stato uno Stadler: 4 carrozze, 200 posti a sedere, circa 400 in piedi. Meno della metà di quello che sarebbe stato in grado di fare il treno a due piani che doveva percorrere quella tratta a quell’ora. Inutile dire che dal marciapiede affollato sono salite decine di pendolari, stringendosi negli scompartimenti dei quattro vagoni. A quel punto, i sensori sono entrati in azione: il peso del convoglio era stato superato, le condizioni per viaggiare in sicurezza non c’erano.

E automaticamente è scattato il blocco della trazione. Di fatto, il risultato di un errore di programmazione dei treni, ma tant’è. Una parte dei viaggiatori è stata fatta scendere, e problemi grossi non ce le sarebbero stati se l’11011 seguente fosse arrivato in orario. Il caso ha voluto che per un guasto alla linea, il treno in questione portasse 20 minuti di ritardo. Con il risultato che i pendolari hanno perso quasi un’ora. A gestire la situazione sono dovuti intervenire anche gli agenti della Polfer, anche perché il problema del convoglio fermo al binario ha causato a sua volta disagi anche per le corse seguenti. Ai viaggiatori, visibilmente contrariati, non è rimasto da fare che rassegnarsi al disservizio.

Lina Paronetto

 

MIRA – È partito ieri a Mira il servizio di bus navetta “Omnibus”, promosso da Actv, che collega i centri di Mira e Mira Porte con le stazioni ferroviarie di Mira-Mirano e quelle sulla Mestre-Adria, ossia Mira Buse e Oriago Porta Ovest, in coincidenza con i principali treni in partenza e arrivo.

Il servizio è attivo a Mira con 14 fermate. «Abbiamo voluto potenziare il servizio», spiega il presidente di Actv Luca Scalabrin, «grazie a un accordo che abbiamo stretto con il Comune, dare agli utenti, soprattutto studenti e pendolari, di raggiungere le stazioni dei treni senza la necessità di muovere l’auto da casa».

Le corse da Mira e da Marano partiranno dalle 6.38 e si concluderanno alle 20. Tutte le corse Marano FS-Mira da lunedì a venerdì arriveranno a Mira Buse e non effettuerano la fermata di via Marinai d’Italia. È stata istituita una nuova fermata in via Mar Mediterraneo-incrocio via Marinai d’Italia.

«Si tratta», spiega Roberto Poli, presidente del comitato utenti Actv della Riviera, «di un servizio che i residenti di Mira e Mira Porte attendevano da tempo e che va nella direzione di un sostegno alla mobilità pubblica. Questo servizio potrà essere utilizzato anche dai tanti turisti che arriveranno in Riviera con l’Expo».

(a.ab.)

 

Gazzettino – Chioggia. Treni annullati, e’ bufera

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10

apr

2015

CHIOGGIA – Ieri mattina saltate tre corse su quattro della tratta Adria-Rovigo

Pendolari infuriati: «Con i bus sostitutivi arriviamo al lavoro in ritardo»

La tratta Chioggia – Adria – Rovigo un’odissea per lavoratori e studenti. Si parte da casa convinti di salire su un treno e ci si ritrova su un autobus che non ha gli stessi tempi di percorrenza. Ieri mattina è successo per ben tre volte su quattro. Annullate le corse delle 6.35, delle 8.35 e delle 9.35. L’unico treno a partire dalla stazione locale è stato quello delle 7.35. Per tutti gli altri sul tabellone luminoso è apparsa la temuta dicitura «PE»: piazzale esterno. Tutti quindi sopra l’autobus messo a disposizione da Sistemi Territoriali che ha in appalto la tratta Chioggia – Adria – Rovigo.

«Non è un problema che si verifica una volta ogni tanto – si sfoga un pendolare – succede spessissimo che al posto del treno prendiamo l’autobus. Questo significa impiegare più tempo per raggiungere Adria e Rovigo e, per chi poi deve prendere delle coincidenze per altre mete, non resta che affidarsi alla buona sorte. Quasi sempre infatti si perde il treno e si finisce con l’arrivare al lavoro in ritardo».

Raramente le comunicazioni sulla sostituzione del treno con l’autobus arrivano in anticipo. Dunque tutti ad affidarsi al tabellone luminoso della stazione di Chioggia e, quando non funziona (anche in questo caso non raramente) un occhio va al binario e l’altro al piazzale esterno per vedere se arriva l’autobus. Pendolari e studenti si arrangiano come possono e hanno creato anche un gruppo Facebook chiamato «Utenti della ferrovia Chioggia – Adria – Rovigo» per tenersi informati e aiutarsi a vicenda.

Sui commenti appare tutta l’amarezza di chi, ogni mattina, non sa a che ora potrà arrivare a destinazione. Anche sulle motivazioni delle continue sostituzioni non arrivano, a detta dei pendolari, comunicazioni ufficiali da parte di Sistemi Territoriali. Voci parlano di problemi legati al numero di treni. Tanti sono guasti e si trovano in officina a Piove di Sacco in attesa di riparazione.

«Quando manca un treno – continua sconsolato un pendolare – la prima linea che viene sacrificata è la nostra».

Negli ultimi mesi in città un comitato cittadino sta cercando di smuovere le acque per ottenere una legge regionale che finanzi la costruzione della ferrovia Chioggia – Venezia e Chioggia – Padova. La priorità però al momento sembra quella di far funzionare al meglio l’unica tratta che c’è.

Marco Biolcati

 

Nuovo servizio sulla linea Mestre-Adria, l’utenza informata anche per mail di eventuali scioperi

MIRA – Scioperi, guasti, ritardi e contrattempi, tutti comunicati via sms e via email all’utenza. A mettere in piedi questo servizio con il mese di marzo è Sistemi Territoriali, la società regionale che gestisce la linea ferroviaria Mestre-Adria. Il servizio telematico sarà affiancato anche da un sistema di consultazione gratuita, un numero verde che l’azienda metterà a disposizione dell’utenza dieci ore al giorno.

Novità in arrivo, poi, anche sul versante della sicurezza. Dal prossimo anno sarà in vigore un nuovo sistema di controllo centralizzato dei treni per aumentare le precauzioni che possano scongiurare ogni tipo di incidente.

A spiegare tutte le novità in arrivo è il presidente di Sistemi Territoriali, Gian Michele Gambato. «Con l’inizio di marzo», spiega Gambato, «sulla linea Mestre-Adria faremo partire un sistema di comunicazione per l’utenza, unico in tutto il Veneto. Già ora sono a disposizione con l’iscrizione on line nel “club clienti”, orari e variazioni stagionali degli stessi. Con questo nuovo sistema invece saranno comunicati anche gli imprevisti direttamente sul cellulare o sulla posta elettronica consultabile sullo smartphone».

Gambato dà degli esempi chiari. «Se ci fossero uno sciopero», continua, «un danno causato dal maltempo sulla linea, un black-out, un guasto, un contrattempo causato da atti vandalici o furti, per evitare che l’utente lo scopra solo quando non vede il treno arrivare, il nuovo servizio lo contatterà direttamente informandolo in tempo reale dei problemi in atto».

Il nuovo sistema avrà un periodo di prova di tre settimane da inizio marzo ma poi entrerà in funzione regolarmente. Sarà attivo da marzo anche il nuovo numero verde, strutturato per poter accedere a tutti i tipi di informazioni. Il numero, già attivato a livello sperimentale da pochi giorni è 800 366766.

Ma le novità non sono solo queste. L’intera linea che poi fa parte, nel tratto che va da Mestre a Mira Buse, del Sistema Ferroviario Metropolitano regionale, sarà ammodernata con un sistema di sicurezza nuovo di zecca.

«Sono previste», spiega Gambato, «elle garanzie precise per i treni che viaggiano su questa linea. I controlli sui treni in transito saranno fatti centralmente da una stazione di controllo principale. Qui se fossero rilevate anomalie nel transito del convoglio il treno sarebbe fermato. Per realizzare questo nuovo sistema di controllo e ammodernamento della linea sono stati stanziati finanziamenti per ben 11 milioni di euro».

Alla fine del 2015 si assegnerà la gara d’appalto, ma, nel 2016, tutte le novità potranno essere operative. Se ad esempio qualcuno volesse lanciare sulla Mestre-Adria (che in alcuni tratti è monorotaia), un treno a tutta velocità per compiere un attentato, o il macchinista fosse colto da malore e il treno non fosse più gestibile, il mezzo verrebbe fermato al primo riscontro di una anomalia.

Alessandro Abbadir

 

Non si fermò a Calcroci capotreno punito

CALCROCI. Commissione disciplinare e diversi giorni di sospensione non retribuita dal lavoro. Questa la conseguenza a cui andrà incontro il capotreno che, qualche settimana fa, era responsabile di un convoglio che trasportava una scolaresca da Venezia dove era in visita didattica a Calcroci.

In quell’occasione una trentina di bambini su 50 non riuscì a scendere a quella fermata nonostante i richiami a gran voce di insegnanti e genitori. I bimbi, che frequentavano le quarte delle elementari furono “recuperati” alla stazione successiva, quella di Prozzolo.

«Su questa vicenda», spiega il presidente di Sistemi Territoriali Gian Michele Gambato, «si è attivata immediatamente, dopo la segnalazione dei genitori, la commissione disciplina che ha riscontrato diverse violazioni della procedura da seguire in casi del genere. Il capotreno in questo caso verrà punito».

(a.ab.)

 

Sulla linea Monselice-Mantova saltano le coincidenze

«Pochi vagoni e sempre affollati». Lettera a Trenitalia

MONSELICE – Anno nuovo, disagi vecchi per i pendolari del Veneto che con la giunta regionale hanno aperto una trattativa su cinque fronti: la Monselice-Mantova, la Portogruaro-Mestre, la Calalzo-Padova, la Schio-Vicenza e la Legnago-Adria.

Dopo le vacanze natalizie chi viaggia in treno per ragioni di studio o lavoro si troverà ancora alle prese con i problemi che da anni affliggono il sistema ferroviario regionale. Ritardi costanti, coincidenze spesso a rischio, convogli sovraffollati tanto da essersi guadagnati il titolo di carri bestiame.

Eppure qualcosa si muove: il 31 dicembre scorso ha segnato la scadenza del contratto di servizio con Trenitalia. E, come aveva annunciato da tempo il presidente Luca Zaia, la giunta regionale del Veneto ha deliberato lo scorso ottobre l’avvio delle procedure di gara per un nuovo affidamento dei servizi regionali.

A Trenitalia, però, la Regione ha chiesto di continuare a garantire i treni per tutto il 2015, tempo necessario per espletare la gara. Bisognerà ancora fare i conti con i disagi e i problemi ben conosciuti dai pendolari. Tra gli ultimi casi, in ordine di tempo, l’odissea vissuta dai viaggiatori della linea Portogruaro-Venezia lo scorso 20 dicembre, quando il guasto a un regionale veloce proveniente da Trieste ha determinato ritardi a catena per tutti i successivi treni regionali: un’emergenza che ha coinvolto più di un migliaio di pendolari, arrivati al lavoro o a scuola con ritardi anche di un’ora e mezza o più, dopo un viaggio infernale su convogli sovraffollati.

Non è un caso che la linea Portogruaro-Venezia sia stata «riconosciuta» dal rapporto Legambiente tra le 10 peggiori d’Italia, per il notevole calo dell’offerta di servizio per i pendolari: pochi treni negli orari serali e al mattino presto e ampie fasce orarie senza copertura. In tutta il Veneto poi il nuovo orario cadenzato ha prodotto situazioni di sofferenza.

Tra i casi più clamorosi quello della Bassa padovana, dove il nuovo orario ha messo in crisi i pendolari della linea Monselice-Mantova. Accade di frequente che saltino le coincidenze: i treni arrivano da Padova in ritardo e il regionale per Mantova non li aspetta di certo. Così, magari per pochi minuti, parte vuoto, mentre decine o centinaia di persone devono attendere al gelo per un’ora.

Anche di questo si è discusso al «Tavolo tecnico di confronto con gli enti territoriali» promosso a fine dicembre in Regione: rappresentanti dei comuni di Monselice, Buttapietra, Rosolina, Chioggia, Battaglia Terme, Padova, Rovigo, Legnago, Saletto, Adria, Cerea, della Provincia di Rovigo e di Verona si sono confrontati con Regione e Trenitalia sulle emergenze quotidiane per chi si sposta in treno.

E alla vigilia di Natale l’ingegner Mauro Menegazzo, direttore vicario del settore Mobilità, ha scritto a Trenitalia un preciso rapporto sulle criticità emerse e le richieste per risolverle. Tra queste, appunto, la richiesta di ampliare il tempo di coincidenza, a Monselice, tra i regionali della linea Mantova-Monselice e i regionali veloci della Venezia- Bologna, in entrambe le direzioni. Mentre per il treno delle 6.38 da Rovigo, in direzione di Verona Porta Nuova, la richiesta è quella di estendere la periodicità anche ai giorni prefestivi del periodo scolastico.

Il capitolo del sovraffollamento è un altro tasto dolente e coinvolge numerosi treni: il regionale 2222 delle 6.20 da Bologna per Venezia, il 2225 da Venezia delle 6.42 per Bologna, i successivi 2227 da Venezia per Bologna e 2242 da Bologna per Venezia, il 2245 da Venezia e il 20453 da Mantova (5.38) per Venezia-Mestre. E ancora, spesso sono sovraccarichi di passeggeri il regionale 20455 da Legagno (6.54) per Padova e il 20487 da Venezia Mestre (17.35) per Mantova, il 20459 da Mantova (6.38) per Monselice e il 20484 da Monselice (17.38) per Mantova. Soprattutto nel periodo invernale, dal lunedì al venerdì, questi convogli diventano scatole di sardine: la Regione chiede quindi a Trenitalia di dotarli di più vagoni.

Francesca Segato

 

La Portogruaro Venezia tra le peggiori d’Italia

VENEZIA . La Portogruaro-Venezia è al quinto posto nella classifica nazionale del 2014 delle peggiori linee ferroviarie italiane. Da dicembre 2013, con l’introduzione dell’orario cadenzato, la tratta di 62 chilometri ha visto un notevole calo dell’offerta di servizio per i pendolari. In particolare negli orari serali, con l’ultimo treno da Venezia verso il Veneto orientale alle 22.41, mentre prima delle 7.20 nei giorni festivi non si può giungere a Venezia e persistono fasce di diverse ore sprovviste di treni regionali. Dal lunedì al venerdì circolano 82 treni, il sabato 52 e nei festivi 42.

«Nonostante i dati della Regione riportino 200 passeggeri nei festivi che giungevano a Venezia prima di dicembre entro le 6.50, con l’orario cadenzato quei quattro treni sono stati tolti e queste persone ora usano l’auto» rilevano gli ambientalisti, «l’orario cadenzato non solo non risponde alle richieste di mobilità di queste persone, ma non permette di spostarsi nemmeno a chi vorrebbe farlo in tarda mattinata».

(e.l.)

 

IL RAPPORTO DI LEGAMBIENTE – Bocciata la rete: è vecchia .Il disastro Calalzo-Padova

VENEZIA – Investimenti in costante calo, soppressione di treni e collegamenti, disagi in ogni tratta per i pendolari: è un quadro a tinte fosche quello che il dossier «Pendolaria» di Legambiente disegna per il trasporto ferroviario in Veneto. La rete ferroviaria regionale è di 1.190 chilometri e si contano 161.600 viaggiatori al giorno, di cui 65.700 abbonati.

«Scarsa attenzione alle esigenze dei pendolari, pochi treni nelle ore di punta, difficoltà di trovare coincidenze, scarsi investimenti nel potenziamento del servizio e per l’acquisto di materiale rotabile sono solo alcuni degli aspetti più criticati dai pendolari» si legge in Pendolaria.

Se è vero, poi, che il Veneto, è tra le regioni a più forte domanda pendolare, è anche quella che ha investito meno negli ultimi anni, mentre al contempo pone tutte le attenzioni nei confronti di strade e autostrade. Queste hanno assorbito negli ultimi dieci anni oltre il 92% della spesa regionale per il trasporto, pari a 933 milioni, mentre alle linee ferroviarie regionali sono stati riservati appena 78 milioni di euro. La voce del trasporto ferroviario incide nel bilancio regionale appena per lo 0,13%. I 781 treni regionali attivi ogni giorno collocano il Veneto al quinto posto, dopo Lombardia, Lazio, Toscana ed Emilia Romagna. Dal 2010 al 2014 c’è stato un taglio nel servizio pari al 3,35% a fronte di un aumento delle tariffe del 15%.

Ma non va tutto male: «Qualcosa è cambiato in positivo su uno dei collegamenti più critici del Veneto» rileva Legambiente, «si tratta della Padova-Mestre che ha visto il riutilizzo di un tronco di ferrovia in precedenza non utilizzato con treni nuovi e più efficienti. Purtroppo rimane una nota dolente: la quasi totale mancanza di comunicazione sul lancio del nuovo servizio. Infatti l’utenza risulta ancora, dopo alcuni mesi di attività, molto scarsa visto che il debutto della primissima parte del SFMR non è stato pubblicizzato. Eppure si tratta di un servizio che vede 24 coppie di treni e che si inserisce nell’area metropolitana tra Venezia e Padova dove insiste una forte domanda di pendolarismo». É la tratta più affollata del Veneto, con circa 30 mila viaggiatori al giorno.

Tra le note dolenti registrate lo scorso anno, invece, c’è la soppressione di otto treni giornalieri tra Venezia e Milano. La ferrovia Mantova-Monselice è una linea secondaria che soffre la mancanza di investimenti che si ripetono da anni. Quasi due ore per 80 chilometri, con treni obsoleti, sovraffollati e frequenti ritardi per guasti.

Altro punto critico spesso denunciato dagli utenti dei treni è la cancellazione delle biglietterie nelle piccole stazioni, dall’Alpago alla provincia di Rovigo. «I collegamenti ferroviari tra Calalzo e Padova sono sempre più a rischio con le corse che già nel 2013 hanno subito numerose soppressioni a sorpresa, con i passeggeri lasciati a terra senza informazioni e comunicazioni ma soprattutto senza l’alternativa delle corse sostitutive su gomma» denuncia Pendolaria, «e nel frattempo, le condizioni dei pendolari peggiorano di giorno in giorno, con ritardi e disservizi continui sulla linea bellunese».

Legambiente definisce «disastrosa» la situazione della linea Calalzo-Padova, denuncia il sovraffollamento dei treni sulla tratta Schio-Vicenza, gli scarsi collegamenti sulla Bassano-Padova. La maglia nera va alla tratta Portogruaro-Venezia, al quinto posto fra le peggiori linee in tutta Italia, poco servita, penalizzata dalla qualità dei treni e dalle ripetute soppressioni e che ha visto un ulteriore ridimensionamento con l’entrata in vigore dell’orario cadenzato.

Elena Livieri

 

Polfer, 44 arresti e 40 mila controlli. Rintracciati 50 minori scappati di casa

VENEZIA. Sono state complessivamente 44 le persone arrestate, altre 849 quelle denunciate e 40.818 controllate nel 2014 dal Compartimento del Veneto della Polizia ferroviaria in servizio nelle provincie di Venezia, Padova, Treviso, Belluno e Rovigo. Nel corso dell’anno, sono state impiegate 11.726 pattuglie in stazione e 2.124 a bordo dei treni. Sono stati invece 622 i servizi svolti in stazione e altri 24 su treni da agenti in abito civile per contrastare furti e borseggi. A questi servizi va aggiunta l’attività per contrastare il furto di rame sulle linee ferroviarie. Cinquanta i minori rintracciati dopo essere fuggiti di casa.

 

MIRA – Sistemi territoriali pronta a modificare l’orario cadenzato della linea Mestre – Adria ed il Comune di Mira invita i cittadini a segnalare osservazioni e proposte correttive. Entro mercoledì 3 dicembre i cittadini, in particolare gli utenti che utilizzano la linea ferroviaria Venezia – Adria che prevede fermate a Stazione Porta Ovest, Oriago e Mira Buse, sono invitati a segnalare le proposte correttive a Sistemi territoriali attraverso il Comune di Mira.

«Solo in questi giorni siamo venuti a conoscenza che Sistemi Territoriali sta valutando possibili modifiche all’orario cadenzato sulla linea Venezia – Adria – spiegano dall’amministrazione comunale di Mira – e pertanto invitiamo i cittadini, anche sulla scorta degli incontri effettuati nei mesi scorsi, a segnalare proposte correttive».

Le proposte vanno inviate direttamente all’assessorato ai Lavori pubblici che si incaricherà di trasmetterle poi a Sistemi Territoriali. Suggerimenti e proposte via internet sull’orario ferroviario andranno indirizzate a: urp@comune.mira.ve.it mentre quelle cartacee dovranno essere consegnate all’Ufficio Protocollo entro il prossimo 3 dicembre.

(l.gia. )

 

La sentenza d’appello riconosce alla società di Monselice crediti e risarcimenti legati alla metropolitana di superficie

VENEZIA – L’estenuante braccio di ferro giudiziario tra Net Engineering e Regione Veneto si va trasformando in una Caporetto per quest’ultima, che in Corte d’Appello incassa una nuova sconfitta: l’undicesima da quando è stato avviato il contenzioso. Stavolta i giudici della prima sezione civile di Venezia hanno respinto il ricorso di Palazzo Balbi contro il lodo arbitrale che, nel febbraio 2011 riconosceva alla società di progettazione tecnologica di Monselice crediti per circa 30 milioni di euro per lavori non pagati, interessi maturati e danni patrimoniali. Oltre a bocciare l’impugnazione, la Corte ha condannato l’amministrazione presieduta da Luca Zaia anche al pagamento delle spese legali della controparte (poco più di 45 mila euro) mentre si avvicina il sequestro cautelativo di beni regionali – per un valore proporzionale alla somma milionaria contestata – già contemplato dal lodo precedente.

Una vicenda per molti versi sconcertante, che investe la distribuzione degli appalti del Sistema ferroviario metropolitano di superficie: correva il 2009 quando la Net – esclusa dal service tecnico sulla linea Mestre-Adria e sulla stazione Mira Buse nonostante le convenzioni stipulate – iniziò una battaglia legale chiedendo il risarcimento per l’«illecita sottrazione di attività» per collezionare nel tempo una serie di lodi arbitrali favorevoli, puntualmente impugnati dalla Regione – che adduce l’assenza di copertura finanziaria degli accordi in discussione – decisa a non sborsare un soldo nonostante un accordo transattivo sottoscritto l’8 agosto 2013: una strategia dilatoria che appare confermata dall’assenza, nel bilancio del Veneto, di ogni accantonamento cautelare.

Una circostanza che suscita la durissima reazione della società presieduta da Giovanni Battista Furlan. «Perché tanta cieca ostinazione della Regione in un contenzioso senza speranze? Perché, dopo l’ingloriosa caduta di Galan e Chisso, anche questa giunta e in particolare il suo presidente Zaia, che ha avocato a sé le competenze di Chisso, e il vicepresidente Zorzato, che ha la delega al contenzioso, persevera con tanta caparbietà nell’azione di Galan e Chisso contro Net? Perché si è tentato di mettere in ginocchio Net? È stato usato lo stesso accanimento in altri cinque arbitrati milionari nei quali si è ricorso ai servizi dei consulenti tecnici Balducci e Cuccioletta?», gli interrogativi sollevati da una nota dell’azienda. Che dopo aver evocato il “sistema Galan” avanza un pesante sospetto: «Sembra evidente che l’intenzione, neanche tanto sottintesa, sia stata quella di utilizzare, come un’efferata garrota, l’inesorabile trascorrere del tempo, in modo da far morire Net a poco a poco di asfissia finanziaria per il mancato incasso dei corrispettivi maturati in anni di lavoro. Non ci sono riusciti, ma questo non toglie la gravissima responsabilità politica della Regione nell’aver costretto l’Azienda a ricorrere ad ammortizzatori sociali, costringendo decine di collaboratori a mesi di umiliante inattività».

Pesanti i contraccolpi dei mancati introiti sui conti dell’impresa, che non usa mezzi termini alludendo all’«impressionante volume di fuoco dispiegato da forze, oscure e no, ostili a Net ma soprattutto all’Sfmr e ai cittadini del Veneto». Conclusione? Net Engineering auspica che dinanzi all’ennesimo pronunciamento della magistratura, Zaia «non voglia con gladiatoria e suicida determinazione, perseverare nell’impugnazione» e adempia al pagamento, ora divenuto esecutivo. Si vedrà ma il “muro contro muro” in atto non autorizza previsioni ottimiste.

Filippo Tosatto

 

LA PROTESTA

Mestre-Orte, in 100 per dire no

A Giare finto passaggio pedonale sulla Romea: gli attraversamenti rallentano il traffico

PROTESTA – Molte associazioni e comitati ieri mattina a Giare di Mira, ma anche tanti residenti esasperati dalla Romea

I RESIDENTI «Va messa in sicurezza la Romea»

«Quasi ogni famiglia che vive o lavora in questa zona ha subito almeno un incidente se non addirittura un morto; nessuno interviene concretamente per mettere in sicurezza questa strada».

FINTE ZEBRE – L’attraversamento pedonale srotolato sulla Romea a Giare e il rallentamento del traffico

Code e disagi lungo la Romea all’altezza di Giare di Mira ieri mattina per la mobilitazione contro la realizzazione della Mestre-Orte. Oltre un centinaio di persone in rappresentanza di comitati e associazioni hanno manifestato ieri mattina lungo la Romea: hanno srotolato un finto passaggio pedonale realizzato e l’hanno attraversato rallentando e bloccando il traffico ad intervalli regolati, per alcuni minuti, per dire “no” all’infrastruttura e per chiedere invece interventi urgenti per la messa in sicurezza dell’attuale Romea che il Governo non ha previsto. Una mobilitazione articolata in due giorni che ha coinvolto anche Cesena, Ravenna, Perugia, Orte, Cavarzere, Adria e Piove di Sacco.
Al presidio sono intervenuti tra gli altri, insieme a Mattia Donadel di Opzione Zero, il sindaco di Mira Alvise Maniero, il senatore del M5s Endrizzi, Fabrizio Destro per Legambiente e Tommaso Cacciari per No Grandi Navi, oltre a Luana Zanella per i Verdi, Francesco Vendramin per Sel e l’ex sindaco di Camponogara Walter Mescalchin per Libera. alla manifestazione hanno aderito anche Confederazione Italiana Agricoltori, Emergency, Mira 2030, Comitato Lasciateci Respirare Padova, Associazione per Decrescita, le forze politiche come il Ponte del Dolo, Mira Fuori del Comune, Movimento 5 Stelle. Presenti, tra i manifestanti, anche molti residenti della zona.
«Quasi ogni famiglia che vive o lavora in questa zona ha subito almeno un incidente se non addirittura un morto in questa Romea – ha commentato Valter Petennò nato e residente a Giare di Mira – ma nonostante le petizioni, gli incontri con Prefetto e con Anas e le manifestazioni nessuno interviene concretamente per mettere in sicurezza questa strada». «Chiamarla Nuova Romea è un falso clamoroso – ha ribadito Donadel – perché si tratta di una nuova autostrada che non ha nulla a che far con questa Romea che finirà come il Mose e la Tav». «A Mira siamo stati i primi a dire “no” senza trattative alla Mestre-Orte – ha sottolineato Maniero – ma la mobilitazione dei cittadini ha indotto molti sindaci a cambiare rotta ed ora tutti in Riviera sono contro quest’opera devastante». La mobilitazione si è trasferita nel pomeriggio allo Squero di Dolo con interventi, collegamenti con gli altri presidi e per il concerto con il gruppo Osteria dei Pensieri.

Luisa Giantin

 

Nuova Venezia – Oggi scatta la protesta contro la Nuova Romea

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20

set

2014

Un’autostrada al posto della statale con innesti in Riviera o Miranese

I Comitati chiamano a raccolta: «Fermiamo insieme questa opera assurda»

MIRA – Oggi sarà protesta contro la Romea Commerciale: due cortei a Mira e Dolo contro la Orte – Mestre, che sarà autostrada ed è stata inclusa dal governo Renzi nel decreto “Sblocca Italia”. Oggi chi è contrario alla “Romea in Riviera e Miranese” si troverà dalle 9.30 a Mira al parcheggio del supermercato Lando, da qui in bici fino all’incrocio di Giare, uno dei punti più pericolosi della statale, dove si svolgerà un presidio di protesta e sensibilizzazione rallentando il traffico con volantinaggi e attraversamenti. Nel pomeriggio allo Squero di Dolo gazebo di vari comitati e associazioni, interventi, collegamenti e infine concerto del gruppo Osteria dei Pensieri alle 18.30. All’evento sia a Mira che a Dolo parteciperanno diversi sindaci: Alvise Maniero di Mira, Maddalena Gottardo di Dolo, Giampietro Menin di Camponogara, Maria Rosa Pavanello di Mirano e Silvano Checchin di Spinea. Contro la grande opera insieme a Opzione Zero in strada ci saranno Legambiente Riviera, Cia, Emergency, Libera, Mira 2030, Comitato No Grandi Navi, Comitato Lasciateci Respirare Padova, Associazione per la Decrescita, Sel, Movimento 5 Stelle, il Ponte del Dolo e Mira Fuori del Comune. Le proteste a Mira e Dolo fanno parte di due giorni di mobilitazione chiamati “Stop Or- Me”. Altri presidi e volantinaggi sono previsti ad Adria, Cavarzere, Ravenna e Piove di Sacco. «Per le organizzazioni che aderiscono alla Rete Stop Or-Me», spiega Mattia Donadel presidente del comitato Opzione Zero, «la nuova autostrada lunga 400km e dal costo preventivato di 10 miliardi di euro oltre ad essere estremamente impattante e pericolosa sotto il profilo ambientale e della salute, è anche un’opera che non sta in piedi da nessun punto di vista, tantomeno da quello economico, come emerge dai dati dello stesso proponente e come emerge dai dati previsti di flussi di traffico. Per far quadrare i conti e ottenere il via libera dal Cipe, il ministro Lupi si è dovuto inventare stratagemmi di ogni genere: dalle defiscalizzazioni, al project financing, dai project bond alle ultra-semplificazioni amministrative». Di qui infine l’appello ai cittadini: «Rispondere partecipando ai cortei e facendo pressione sui parlamentari».

Alessandro Abbadir

 

La spaccatura

Il Pd si divide Mira e Dolo contro Chioggia

MIRA – Il Pd di Mira e Dolo si schiera in difesa del territorio e contro la Romea Commerciale. A spiegarlo è il capogruppo del Pd in Consiglio Francesco Sacco: «Come partito siamo contro la realizzazione di opere che possono distruggere il territorio mirese. Proprio per questo abbiamo votato in Consiglio comunale un documento contro infrastrutture come il polo logistico, la camionabile sull’idrovia e la Romea Commercial». Il segretario del Pd di Mira Albino Pesce ribadisce il concetto : «Il progetto della Romea Commerciale è vecchio 15 anni e va rivisto dagli organi competenti. Specie per capire se l’opera è ancora necessaria». Il Pd di Chioggia però vuole l’opera e chiede al governo di fare presto.

(a.ab.)

 

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