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PEDEMONTANA – Serena risponde al commissario Vernizzi. Mercoledì incontro con i 9 sindaci

VILLORBA – «Non posso che ringraziare Vernizzi per la sua disponibilità: nell’incontro chiariremo quello che chiediamo». Prova a usare la diplomazia Marco Serena, sindaco di Villorba, uno dei 9 primi cittadini ad aver invitato il commissario della Pedemontana a non aprire i futuri caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba senza aver prima ultimato le opere complementari, ad oggi non finanziate. Ma non ce la fa.

L’altro ieri Vernizzi ha risposto con una mezza provocazione: «Se i caselli creano così tanti problemi, possiamo anche cancellarli dal progetto». Poi ha invitato i sindaci a un incontro per il 27 maggio.

E qui Serena cala il carico. «Per stavolta ci andremo in 9 – replica – e non in 105 mila, che sono i cittadini che rappresentiamo».

Parole scelte per mettere in chiaro fin da subito il peso delle richieste dei sindaci firmatari: oltre a Villorba, Povegliano, Spresiano, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade. In ballo c’è il futuro della viabilità. Senza la bretella di Povegliano e senza la tangenziale di Spresiano, sono convinti i sindaci, tutto il traffico della Pedemontana è destinato a riversarsi nei centri abitati dei paesi. Con un peggioramento della qualità della vita dei residenti sia dal punto di vista della sicurezza che da quello della salute.

Ma solo per la bretella di Povegliano bisognerebbe trovare circa 8 milioni. Poi altri 5,5 per il primo tratto della tangenziale di Spresiano. E ulteriori 3,5 milioni per completarla. Vernizzi è stato chiaro: non spetta a lui andare a cercare soldi per opere mai inserite nei progetti. Ma Serena è convinto che qualcosa si possa fare.

«Noi – conclude – confidiamo che nelle pieghe del bilancio della Pedemontana si possano trovare, in futuro, le risorse necessarie».

(m.f.)

 

PEDEMONTANA – Il commissario contro Povegliano e Spresiano: «Non rispettate gli accordi»

«Se i caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba creano troppi disturbi, possiamo anche cancellarli dal progetto della Pedemontana». È questa, in sintesi, la mezza provocazione con la quale Silvano Vernizzi, commissario della superstrada, replica alla diffida siglata giovedì da 9 sindaci trevigiani.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade hanno chiesto di non aprire i caselli in questione senza aver prima ultimato le opere complementari, non ancora finanziate, per evitare che il traffico della Pedemontana si riversi nei centri abitati. Due su tutte: la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. Per la prima bisogna trovare circa 8 milioni. E per la seconda almeno 5,5 milioni.

Senza queste strade, hanno messo nero su bianco i sindaci, i paesi verrebbero invasi da auto e camion con «sensibile aumento dell’inquinamento e conseguente aggravio delle condizioni di sicurezza e salute degli utenti».

Considerazioni che Vernizzi non ha preso benissimo. Tanto che subito dopo aver letto la lettera, inviata anche a Regione e ministero delle infrastrutture, ha fissato per mercoledì prossimo un faccia a faccia con i firmatari e lanciato l’aut aut.

«Nel mio ruolo di commissario non ho la funzione di reperire 8 milioni per la realizzazione di opere mai previste in alcun progetto – mette in chiaro – con il Comune di Povegliano è stato firmato un accordo di programma in cui era prevista solo la progettazione, attualmente in corso, e non la costruzione della bretella. La cosa è nota al sindaco. Se per motivi politici interni deve sostenere altre tesi, ciò esula dalle mie competenze».

Discorso simile per la tangenziale di Spresiano. Il sindaco Missiato sperava di poter contare sui risparmi della Pedemontana per realizzare almeno il primo tratto da 5,5 milioni. Niente da fare.

«Non ha senso – taglia corto Vernizzi – la Pedemontana rispetta il suo piano finanziario da 2,2 miliardi». Da qui l’idea di cancellare direttamente i caselli: «La proposta che verrà avanzata ai comuni – conclude il commissario – sarà quella di non realizzare i caselli di Povegliano e Spresiano-Villorba, viste le problematiche che gli stessi determinano secondo quanto esposto dai sindaci».

Una mossa che i firmatari della diffida certo non si aspettavano. «Faremo le necessarie valutazioni – prende tempo Rino Manzan (Povegliano) – il discorso non può riguardare solo un Comune». «Noi siamo al servizio dei cittadini – conclude Riccardo Missiato (Spresiano) – va trovata una soluzione, non fatta polemica».

Mauro Favaro

 

PEDEMONTANA – Documento condiviso

SPRESIANO – Non aprire i caselli della Pedemontana se prima non vengono ultimate anche le opere complementari per salvare i centri abitati dal traffico: su tutte, la bretella di Povegliano e la tangenziale di Spresiano. È la richiesta contenuta nella lettera siglata ieri da 9 sindaci e inviata al commissario Silvano Vernizzi, a Veneto Strade, alla Regione a al ministero delle infrastrutture.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade non usano giri di parole.

«Diffidiamo le autorità competenti a mettere in esercizio l’arteria stradale -hanno messo nero su bianco- e in particolare ad aprire i caselli di Povegliano e Villorba-Spresiano fintantoché non sarà realizzata anche la viabilità di adduzione e complementare con le opere necessarie a mettere in sicurezza i territori confinanti».

O si fa tutto, insomma, o non si apre nulla. Restano da trovare circa 15 milioni: 8 milioni per la bretella tra il casello di Camalò e la provinciale 55 tra Ponzano e Volpago e 5,5 milioni per il primo tratto della tangenziale di Spresiano. Per la conclusione di questa ultima, poi, bisognerebbe aggiungere altri 3,5 milioni. Così la Pontebbana, strada già intasata che taglia in due Spresiano, sarebbe al riparo dalle nuove ondate di traffico.

Rino Manzan, sindaco di Povegliano, ha detto che senza l’attesa bretella è pronto a bloccare fisicamente i cantieri della Pedemontana.

Riccardo Missiato, primo cittadino di Spresiano, è un pò più cauto. Ma la sostanza non cambia di una virgola: «Chiediamo che i risparmi sulla modifica del tracciato della Pedemontana vengano impegnati per le opere complementari -conclude- Da parte nostra auspichiamo che la tangenziale possa essere finanziata in modo completo. L’importante, comunque, è mettere in fila una serie di passi concreti». Ora si attende una risposta.

(mf)

 

PEDEMONTANA – Bretella di Povegliano e opere complementari: «Fuori i soldi»

Nove sindaci sul piede di guerra lungo la Pedemontana. L’obiettivo è uno solo: ottenere il finanziamento di tutte le opere complementari.

I primi cittadini di Povegliano, Spresiano, Villorba, Ponzano, Paese, Nervesa, Giavera, Volpago e Arcade si ritroveranno oggi pomeriggio a Spresiano per firmare un documento unitario in cui si chiede alla Regione e a Veneto Strade di allargare i cordoni della borsa per non abbandonare i centri abitati nella morsa del traffico che girerà attorno alla nuova superstrada.

In ballo c’è in primis la bretella di Povegliano, via che dovrebbe collegare il futuro casello di Camalò direttamente con la provinciale 55 tra Ponzano e Volpago.

Discorso simile per la tangenziale di Spresiano. «Il commissario Vernizzi ha ribadito di non poter assicurare il finanziamento della bretella -rivela Stefano Anzanello, responsabile dell’area tecnica del municipio di Povegliano- pur impegnandosi a fare il possibile per reperire i fondi necessari all’interno del quadro economico della superstrada».

A luglio arriverà solo il progetto, quindi. Non i soldi. All’appello mancano circa 8 milioni.

«Se la bretella non verrà realizzata contemporaneamente alla superstrada -ha già messo in chiaro il sindaco Rino Manzan- mi metterò fisicamente davanti al cantiere per bloccare la Pedemontana».

Prima, però, si proverà con la diplomazia. Dopotutto lo stesso Vernizzi ha fatto sapere di essere pronto a sostenere le richieste che il Comune di Povegliano, anche con l’appoggio delle amministrazioni comunali confinanti, inoltrerà alla Regione. Da qui è nata l’alleanza dei 9 sindaci.

Mentre ci si prepara al braccio di ferro, comunque, qualcosa sembra muoversi. Povegliano sta per firmare un accordo per la realizzazione di un parcheggio all’interno della rotatoria di accesso al casello, il completamento della strada tra il medesimo casello e via Arcade e la predisposizione dello spazio per una pista ciclabile sul sovrappasso di via Arcade. Ma l’obiettivo resta la bretella.

 

Nasce un inedito asse tra Ponzano e Treviso per spingere Paese a non ostacolare la costruzione del prolungamento della tangenziale. Dopo il botta e risposta tra i due litiganti, ora scende in campo anche Claudio Niero, consigliere regionale del Pd ed ex sindaco di Ponzano. E lo fa prima per tirare le orecchie a Pietrobon, sindaco di Paese, e poi per invitare tutti a smetterla di procedere per veti contrapposti. L’altro ieri Pietrobon era stato durissimo con Treviso: «Manildo non scarichi i problemi del suo centrosinistra su di noi» ha detto. Paese non ne vuole sapere di ospitare il IV lotto che Treviso vorrebbe spingere più a nord rispetto all’iniziale tracciato pensato in mezzo a Monigo. E proprio qui interviene Niero. «È assurdo che Paese bisticci con Treviso -mette in chiaro- Il prolungamento è di vitale importanza per tutti i comuni limitrofi. Quindi ognuno faccia la propria parte con umiltà. Anche Pietrobon». «Tanto più che il IV lotto porterebbe benefici in primis a Paese -aggiunge- e poi anche a Ponzano, visto che si legherebbe con la variante di Postioma». Non solo. In ballo c’è anche la gestione dei futuri flussi di traffico generati dalla Pedemontana. Il timore di Ponzano è ritrovarsi sommersa da auto e Tir, in particolare lungo via Roma, in uscita dalla superstrada a Povegliano. In questo contesto il prolungamento della tangenziale e le bretelle di Postioma sulla Feltrina farebbero comodo. «Questo dovrebbe spingere tutti a sedersi attorno a un tavolo per valutare l’idea di Manildo -conclude Niero- Bisogna stare attenti a non tirare troppo la corda. Serve uno sforzo da parte di tutti, altrimenti rischia di naufragare l’intero progetto». Un’eventualità che, a quanto pare, tutti vorrebbero evitare. Non fosse altro perché la partita del prolungamento della tangenziale di 4 chilometri corrisponde a un impegno da parte di Veneto Strade pari a circa 54 milioni di euro.

 

TREVISO – Il tracciato alto, quello che interseca il territorio di Paese, quello già previsto dal vecchio Prg, poi bocciato da Veneto Strade e adesso rispolverato grazie anche alle proposte di uno studio milanese chiamato per chiarire alcuni dubbi. È questo il progetto che il sindaco Giovanni Manildo intende portare all’attenzione della Regione per dare il via ai lavori per il Quarto Lotto della tangenziale. Ieri pomeriggio ha ribadito la sua posizione in una riunione di maggioranza dove è serpeggiato un timore: che Veneto Strade alla lunga, di fronte al tergiversare di Ca’ Sugana, decida di chiudere la Conferenza dei Servizi e mettere una pietra sopra al progetto. Il che vorrebbe dire addio agli oltre 54 milioni di euro messi sul tavolo per “allungare” la tangenziale. A quanto pare il tempo inizia a stringere e Manildo è sempre più convinto che la vecchia proposta del Prg, riveduta e corretta, sia nettamente migliore del tracciato in trincea pensato in mezzo a Monigo: salverebbe le abitazioni di via Casette, finirebbe sulla Feltrina con una rotatoria in grado di smistare il traffico senza creare ulteriori tappi. L’intenzione è quella di farsi sentire, di portare comunque a casa l’opera pubblica cui Ca’ Sugana non vuole rinunciare. E, assieme alla sua maggioranza, Manildo ha quindi deciso di chiedere un incontro con il governatore Luca Zaia e con tutti i tecnici coinvolti. Una scelta comunque rischiosa: se Veneto Strade dovesse dire «no», il Comune si troverebbero a dover decidere tra un progetto che nessuno vuole e la perdita di 54 milioni. Sullo sfondo c’è poi l’ostacolo più alto, forse insormontabile: il comune di Paese non ha nessuna intenzione di accettare un pezzo di tangenziale sul proprio territorio. Il sindaco Francesco Pietrobon lo ha detto più volte, anche con toni molto polemici. E non pare avere alcuna idea di ripensarci.

(pcal)

 

Paese: oggi l’incontro con il noto geologo promosso da Mardegan, che accusa i seguaci di Pietrobon di teppismo

PAESE – È uno dei divulgatori più noti della tivù, conduttore di programmi come “Gaia” e “Atlantide”. Mario Tozzi oggi sarà a Paese a parlare di cave e discariche. Ma l’incontro, organizzato dal candidato sindaco del centrosinistra Valerio Mardegan, è stato boicottato dagli avversari. Tra martedì e giovedì tutte le 50 locandine che pubblicizzavano l’evento sono state strappate. «Hanno deciso di far scendere la contesa sulla polemica e sul dispetto», attacca Mardegan, «ma me l’aspettavo. Ho detto ai miei sostenitori di non rispondere mai con la stessa medaglia. Ovviamente non credo che ci sia stato un ordine di Pietrobon, ma sono altrettanto convinto che siano stati i suoi». È bastata la prima settimana di campagna elettorale per rendere il clima incandescente a Paese. Pietrobon, presentando la sua candidatura, ne ha avute per tutti, Mardegan e Zanoni in primis. E ha dato chiaramente un segnale su quale sarà la condotta del suo gruppo in campagna elettorale. Non si tirerà indietro di fronte a polemiche e confronti, anzi. Opposta invece l’intenzione dichiarata da Mardegan, che ha preferito inizialmente non entrare in polemica. Ma non esiste una campagna elettorale che si rispetti senza tensione tra le parti. Oggi Mardegan inizierà gli incontri pubblici appunto con Mario Tozzi. Il geologo più famoso d’Italia, e conduttore televisivo, sarà alle scuole medie “Casteller” alle 21 per partecipare all’incontro “Paese a misura d’uomo. Il nostro territorio, tra record negativi e riqualificazione sostenibile”, assieme a Andrea Zanoni, eurodeputato del Pd, e al candidato sindaco della coalizione “Paese Domani”, Valerio Mardegan. Il tema è uno dei più cari per il territorio: cave, discariche e riqualificazioni. Paese d’altra parte per anni ha avuto il triste record di Comune più scavato d’Italia, con 29 cave. Ora di attive ne sono rimaste poche, ma restano i “buchi” disseminati nel territorio. Voragini che in qualche caso sono state riempite da discariche. Resta poi pendente il progetto della discarica Terra, bocciato dalla Provincia. Il Gruppo Mosole ha provato la carta del ricorso al Tar, sperando di ottenere il via libera alla discarica destinata ad ospitare migliaia di metri cubi di amianto.

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PAESE L’Amministrazione denuncia alla Via il pericolo del sito di Padernello troppo vicino all’ex Sev

PROTESTE – La cava Biasuzzi a Padernello: è all’esame la richiesta di scendere con le escavazioni

«Se i rifiuti sotterrati nella discarica dovessero in qualche modo finire nell’acqua della falda sarebbe un disastro»: non usa giri di parole Vigilio Piccolotto, assessore all’ambiente, per esprimere tutta la sua preoccupazione davanti al piano di approfondimento della cava Biasuzzi di via Vecelli a Padernello. I cavatori, stando al progetto presentato pubblicamente a metà dicembre in mezzo alle polemiche, chiedono di poter far scendere le loro ruspe dagli attuali 27 a 55 metri di profondità, sotto la falda acquifera.

Per un salto di 28 metri e un volume di circa 3,7 milioni di metri cubi di ghiaia da scavare. Il tutto nel giro di 11 anni.

Quello che fa veramente rizzare i capelli alla giunta Pietrobon, però, è che a confinare con la cava in questione è la discarica ex Sev. Sito dove è stato stivato di tutto e che ora, fallita la società di gestione, è seguito dalla Provincia.

«La discarica ha tutt’oggi aperto un procedimento per lo smaltimento di rifiuti non conformi classificati come speciali, tossici e nocivi – mette in chiaro l’ufficio servizi ambientali del Comune – l’approfondimento dell’attuale bacino di cava potrebbe costituire elemento di criticità in relazione alla stabilità delle scarpate confinanti proprio con la discarica e pertanto si ritiene assolutamente ingiustificato aggiungere, in tale contesto, nuovi elementi di disequilibrio».

Per villa La Quiete il rischio di un disastro ambientale è troppo grande. La giunta Pietrobon intende dirlo a chiare lettere anche alla commissione regionale per la valutazione dell’impatto ambientale chiamata a valutare il progetto di Biasuzzi. Per questo ha aggiunto altre osservazioni a quelle già espresse, condivise in pieno, dalla precedente amministrazione Mardegan. Tra queste ultime spicca quella relativa al territorio già sacrificato alle escavazioni: a Paese è già stato scavato circa il 6,6 per cento delle zone agricole nonostante la legge oggi in vigore dica che non è possibile andare oltre alla soglia del 3 per cento.

«Queste sono le osservazioni al piano di approfondimento – conclude Piccolotto – fermo restando il ricorso al Tar contro la proroga dell’attività nel sito di via Vecelli». Paese, insomma, ha dichiarato guerra alle ruspe su tutti i fronti.

Mauro Favaro

 

Tribuna di Treviso – Piano cave, anche Paese si ribella.

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31

gen

2014

 

La giunta prova a smontare la Regione: sopravvaluta il fabbisogno di ghiaia, ignora la ricomposizione ambientale

PAESE – Il Comune di Paese prova a smontare il piano cave regionale. Controlli, fabbisogno di ghiaia e riqualificazione sono i tre temi su cui si concentrano le contestazioni principali del Comune. D’altra parte, a Paese in materia di cave hanno una certa esperienza, visto che anni fa, quando l’attività estrattiva viveva il suo momento più redditizio, ospitavano addirittura 20 siti produttivi. Ora la situazione è cambiata, ma l’allarme per un Prac che in provincia potrebbe riaprire alcuni bubboni è evidente. Il piano, secondo la giunta di Paese, sopravvaluta, e non di poco, il fabbisogno di ghiaia per i prossimi dieci anni.

I numeri lo dicono chiaramente. Oggi in provincia di Treviso sono stati autorizzati, ma non ancora scavati, 69 milioni di metri cubi di ghiaia. Il fabbisogno stimato dalla Regione, per i prossimi dieci anni, è di 36 milioni di metri cubi; quindi senza autorizzare un solo metro cubo in più di ghiaia ci sarebbe un residuo di altri 33 milioni di metri cubi.

«Una riserva tale da soddisfare il fabbisogno per un ulteriore decennio», si legge nelle osservazioni del Comune. «Inoltre ho anche qualche dubbio che ci sia la necessità di scavare tutta questa ghiaia», spiega l’assessore all’ambiente Vigilio Piccolotto, «Il fabbisogno è stato calcolato sui dati di un periodo in cui il trend dell’edilizia non era quello attuale». A Paese poi spingono per la ricomposizione ambientale. «Abbiamo chiesto che venga dato potere di veto ai Comuni», prosegue Piccolotto, «Dobbiamo poter dire la nostra su come riqualificare un sito».

Nel Prac il tema della ricomposizione ambientale è infatti lasciato all’iniziativa e al buon senso dei privati, mentre attraverso l’osservazione si chiede che si indichino «criteri più dettagliati e puntuali per le opere di mitigazione e ripristino ambientale, nel senso che man mano che la coltivazione procede dietro ad essa deve essere lasciato un territorio perfettamente ricomposto e reso fruibile per le attività previste dal Piano degli Interventi».

Altro tema caldo è quello dei controlli sull’attività estrattiva, che così com’è prevista dal nuovo Prac rischia di diventare praticamente nulla. È demandata ai Comuni, ma l’incasso delle eventuali sanzioni è invece lasciata a Provincia e Regione. «Il costo ricadrebbe unicamente su di noi», conclude Piccolotto, «La soluzione è che si stabilisca, al momento dell’autorizzazione dell’attività di cava, che controlli bisogna fare e quanto costano. In questo modo i Comuni potrebbero andare a contrattare con i cavatori e alzare il contributo che devono assegnare, per riuscire a sostenere il costo dei controlli stessi». I tempi per cambiare il piano non sono lunghi. In consiglio regionale è stata infatti approvata la mozione per presentare a palazzo Ferro Fini il piano entro 90 giorni. «Ora andiamo al vedo», ha detto Claudio Niero, primo firmatario della mozione, «Si capirà una volta per tutte se il centrodestra intende davvero migliorare le regole delle attività di cava, dando ai Comuni la possibilità di intervenire, in modo particolare nel recupero ambientale del territorio».

Federico Cipolla

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I legali del megastore di Olmi trascinano al Tar anche Comune, Provincia e Regione «Errori nella concessione dell’autorizzazione. Non c’è spazio per tutte queste strutture»

Guerra dei centri commerciali nella Marca, è scontro tra IperGara, proprietaria del Tiziano di Olmi di San Biagio di Callalta, e Re Development 1, società titolare delle autorizzazioni per 10.700 metri quadri del parco commerciale Panorama a Castrette di Villorba. Una guerra a colpi di ricorsi alla Giustizia amministrativa che, a distanza di tre anni dall’ultima sentenza, vede nuovamente contrapposti i due colossi commerciali dell’hinterland, meta dello shopping di moltissimi trevigiani. Il “vecchio” Tiziano, il primo centro commerciale della Marca aperto nei primi anni Novanta, contro il nuovo Panorama, che a Castrette è tornato, dopo varie vicissitudini, solamente dal 24 ottobre scorso, portando con sé una scia di marchi di tendenza, uno su tutti l’abbigliamento H&M. A lanciare l’attacco legale è IperGara, già impegnata da anni sul fronte della lotta all’apertura de L’Arsenale Contemporary Shopping, l’ex Roncade Outlet Gallery lungo la Treviso-Mare, e che aveva già avuto alcuni contenziosi pure con Panorama all’epoca del “Più per Meno”. Il ricorso al tribunale amministrativo del Veneto è stato presentato giovedì dai legali di IperGara contro il Comune di Villorba, la Provincia, la Regione, ovvero gli enti seduti in conferenza di servizi, oltre naturalmente contro Re Development 1. È l’avvocato Franco Di Maria, legale di IperGara, a spiegare il nodo tecnico attorno a cui verte il ricorso: «Una norma transitoria della nuova legge regionale sul commercio prevede l’applicazione della vecchia legge numero 15 del 2004 per le procedure già avviate, come nel caso di Castrette. L’allegato B della vecchia legge sul commercio definisce la programmazione comunale e regionale degli spazi per le grandi strutture di vendita. Questo valore è uguale a zero metri quadrati», chiarisce l’avvocato Di Maria: «Com’è possibile, dunque, che la conferenza dei servizi abbia rilasciato l’autorizzazione per 10.700 metri quadri di struttura? La legge dovrebbe essere uguale per tutti». Quindi l’affondo: «Il centro commerciale è totalmente illegittimo: per questo abbiamo chiesto in via cautelare che il Tar ne imponga la chiusura». La prima udienza potrebbe celebrarsi già attorno alla metà di febbraio. Uno scontro giudiziario, certo, ma che sottende una difficilissima battaglia combattuta ogni giorno dai centri commerciali: quella per la sopravvivenza. È lo stesso avvocato Di Maria a chiarirlo: «L’apertura di un nuovo centro commerciale comporta una diminuzione di introiti per il Tiziano e in prospettiva, se la situazione non cambierà, non si esclude di dover ricorrere anche a licenziamenti. Non c’è spazio commerciale per tutte queste strutture».

Negli ultimi anni nell’hinterland del capoluogo le grandi strutture di vendita sono lievitate. C’era solo il Tiziano, nel tempo poi sono arrivati l’Emisfero a Silea, la Castellana e l’Alì a Paese, lo ZeroCenter a Zero Branco solo per citarne alcuni, oltre che il Panorama a Villorba, prima con il parco commerciale Villorba e poi con l’apertura a Castrette. E mentre i centri commerciali fioccavano, di pari passo avanzava la crisi. Proprio la difficile congiuntura degli ultimi anni ha reso ancor più cruenta la guerra che impone alle diverse direzioni delle strutture commerciali di affilare le armi contro i competitors. Armi non solo commerciali, che passano a esempio attraverso la scelta dei brand più in voga e la proposta di promozioni e offerte, ma anche legali, come nel caso del Tiziano contro il Panorama.

Rubina Bon

 

il precedente lungo la treviso-mare

Sette anni di ricorsi, il Roncade Outlet Gallery resta ancora senza autorizzazioni

È forse l’esempio più lampante delle conseguenze cui può portare la guerra tra centri commerciali. Parliamo dell’Arsenale Contemporary Shopping, meglio conosciuto con il vecchio nome di Roncade Outlet Gallery. Oggi è una cattedrale nel deserto lungo la Treviso-Mare: la struttura del Gruppo Basso è pronta da anni, ma a mancare sono le licenze commerciali finite dal 2006 sotto il fuoco incrociato dei concorrenti, tra cui proprio IperGara, il primo e più battagliero oppositore del tempio dello shopping di Roncade. Risale al 2007 il primo stop del Tar all’apertura. Il Consiglio di Stato un anno dopo aveva ribaltato il pronunciamento. Ma Iper Gara aveva presentato ancora ricorso. A settembre 2010, dopo che il Tar aveva dato l’ok, il secondo grado della giustizia amministrativa aveva annullato le autorizzazioni commerciali. Nell’ottobre del 2012, il consiglio regionale pareva aver sbloccato la questione. Il Gruppo Basso aveva ripresentato le carte in municipio a Roncade, ma a luglio 2013 il Tar, accogliendo un nuovo ricorso di IperGara, aveva annullato la proroga delle licenze.

(ru.b.)

 

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