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LA RIUNIONE – Incontrato ieri l’assessore Conte

TREVIGNANO – «Ascoltateci». È il messaggio chiave trasmesso ieri pomeriggio dai sindaci del “Comitatone” nato anni fa per tener d’occhio l’attività estrattiva e risorto alla luce della pubblicazione del piano regionale per l’attività di cava. Prima di presentare le proprie osservazioni, i sindaci hanno voluto incontrare ieri l’assessore regionale Maurizio Conte. Cui gli amministratori (da Spresiano, Paese, Vedelago, Montebelluna, Volpago, Trevignano, Nervesa, Morgano, Castelfranco, Quinto, Loria, Istrana, Altivole, Povegliano), hanno detto la loro. E, al di là di tutti gli aspetti tecnici, sono emerse in particolare due richieste: quella di un parere vincolante dei sindaci sui ripristini e quella di un monitoraggio costante della quantità di ghiaia escavata, prima di concedere nuove autorizzazioni.

«Pretendere di essere ascoltati in modo vincolante in fase di concessione delle autorizzazioni -spiega il sindaco di Volpago Roberto Toffoletto, che coordina il comitatone- magari è un po’ troppo. Tutti noi, ovviamente, voteremmo contro. In fase di ripristino, però, dobbiamo poter dire la nostra».

Per quanto riguarda la richiesta di monitoraggio della ghiaia scavata, questa si collega al fatto che, attualmente, moltissime sono le cave autorizzate e non scavate.

«Altre richieste -aggiunge Toffoletto- riguardano poi, ad esempio, la distanza dalla falda freatica, che non dovrebbe essere inferiore ai cinque metri, e il problema della viabilità».

(lbon)

 

PROGETTI – Presentata la ciclabile da sogno

CASTELFRANCO – (gz) Da Castelfranco a Venezia in bicicletta. Qualcuno chiama già la pista col nome di Transalpina Bike, ma è stata anche ribattezzata la Route numero 1 du Panathlon. In sostanza però si tratta della ciclabile che unisce Castelfranco con Venezia sfruttando le stradine secondarie. Il progetto è stato presentato giovedì sera durante una conviviale del Panathlon Club castellano alla presenza del sindaco Luciano Dussin che ha sostenuto subito l’iniziativa “made in Panathlon”.

I promotori sono infatti tutti castellani e castellano è il socio e architetto Renato Beraldo che ha illustrato l’idea. Si tratta per la verità di un progetto non nuovo, che risale al 2006, quando il past president Vito Toso aveva recepito l’appello dei colleghi di Bassano sollecitati da operatori austriaci e tedeschi.

Il problema era questo: molti turisti amanti della bici arrivavano dal nord Europa senza difficoltà fino a Bassano ma poi non avevano alcuna possibilità di proseguire in sicurezza fino a Venezia.

«Così abbiamo trovato la collaborazione dei nostri soci Beraldo e Basso -spiega la presidente Vettori- che si sono impegnati su questo fronte fino ad arrivare a questo importante traguardo».

Una prima tappa c’è stata sabato 8 settembre con la pedalata ecologica da Castelfranco a Venezia che ha visto la partecipazione di più di 130 ciclisti da tutta la zona. «Da parte nostra -ha spiegato il sindaco Dussin- abbiamo riunito i tecnici dei comuni per spiegare il progetto ed è stato un vero successo». La realizzazione passa anche attraverso l’intervento della Fci (federazione ciclistica) provinciale, rappresentata da Ivano Corbanese:

«Creare nuovi percorsi in sicurezza è importante per il turismo ma anche per i nostri ciclisti» ha spiegato. «Il progetto? Semplice, concreto, fattibile e soprattutto a costo zero -ha spiegato Renato Beraldo impegnato da 20 anni su questo fronte- Noi diamo indicazioni di massima e poi gli uffici tecnici dei comuni dovranno trovare la miglior viabilità sfruttando le stradine secondarie esistenti. Quando siamo andati a Venezia abbiamo percorso strade immerse nel verde davvero eccezionali. Poi eventuali finanziamenti europei dovrebbero consentire di ultimare il progetto».

Per quanto riguarda la Route 1 du Panathlon, partirà da Castelfranco e dopo aver attraversato Vedelago, Piombino Dese, Morgano, Zero Branco e Scorzè, giungerà a Venezia.

 

Gazzettino – Treviso-Ostiglia, pedalare in Paradiso.

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3

ott

2013

GRANDI RETI CICLABILI – Il 5 ottobre a Piazzola sul Brenta s’inaugurano gli ultimi 12 km realizzati

Completato dalla Provincia il tratto padovano sull’ex ferrovia: ora si va in bici per 42 km

Da quasi cent’anni sta lì, la Treviso-Ostiglia, con le sue 25 stazioni, i 90 caselli, i 40 tra ponti e viadotti. La ferrovia dismessa più lunga d’Italia taglia da un capo all’altro il Veneto, dalle mura veneziane di Treviso fino al porto di Ostiglia sul Po, un trar di sasso da Mantova. Il monumentale rilevato ferroviario, largo 25 metri e alto da 2 a 16 metri sul piano campagna, corre magnifico sulla pianura veneta, fiancheggiato dalle due verdi ali di siepe, inatteso e spettacolare come può esserlo un rettifilo di 117 chilometri, un sovrano tratto di penna sulla carta geografica militare del regno d’Italia nei primi anni del Novecento, disegnato più per servire il fronte della Grande guerra che per collegare i paesi, anche se i lavori iniziarono solo a guerra conclusa: le stazioni sono sperdute in mezzo alla campagna, a chilometri dai paesi dei quali portano il nome. Per questo l’esercizio commerciale sull’intera linea vivacchiò poi ingloriosamente. Per questo durante la Seconda Guerra i convogli della Shoah furono fatti discretamente transitare su questa linea, finché gli Alleati non la bombardarono.

Ma in questa campestre solitudine sta oggi la magia dell’Ostiglia: si pedala all’ombra delle siepi ferroviarie, tra boschi e risorgive, occhieggiando ville venete e lontani campanili lentamente succedersi. Nonostante i decenni di abbandono, i ponti bombardati, i sovrappassi tagliati per allargare le strade che passavano sotto, l’imponente rilevato ferroviario ha salvato l’Ostiglia: in mezzo al Veneto dei mille capannoni e dell’urbanizzazione diffusa si è miracolosamente conservato un fantastico corridoio verde lungo 117 chilometri. Basta un “volo” su Google Earth per averne la prova: un’incredibile siepe rettilinea unisce ancor oggi Treviso a Ostiglia.

La “riscoperta” ciclabile della Treviso-Ostiglia si deve ai Comuni di Quinto di Treviso e di Morgano, e al Parco del Sile, che hanno restaurato a pista ciclabile i primi otto chilometri del tracciato dell’ex ferrovia, da Quinto di Treviso alla vecchia stazione di Badoere. Ed è stato un colpo di fulmine: da allora migliaia di cicloturisti hanno scoperto e amato la Treviso-Ostiglia. La pista ciclabile che ancora non c’era è diventata di colpo la più famosa d’Italia: decine di associazioni e siti internet dedicati, la Fiab – Federazione Italiana Amici della Bicicletta – ha lanciato l’Ostiglia Day: ogni anno due legioni di ciclisti partono una da Treviso l’altra da Ostiglia per incontrarsi a metà strada e ricordare che vogliamo l’Ostiglia prima che la vecchiaia incomba.

Uno ad uno, Comuni e Province hanno dovuto cancellare i soliti criminali progetti di camionabili ed altre devastazioni sul sedime della ferrovia. Nel 2007 la Regione Veneto ha dichiarato d’interesse storico e culturale il tracciato della Treviso-Ostiglia, riservandolo tutto all’uso ciclabile e finanziando il suo recupero. Ma questa legge regionale illuminata sarebbe rimasta lettera morta se non ci fosse stata Barbara Degani, presidente della provincia di Padova, e la sua decisione di mettere tra le priorità assolute la realizzazione di una moderna rete ciclabile. Chi dice che le Province non servono a niente? È grazie a lei se in pochissimi anni l’intero tratto padovano della Treviso-Ostiglia è stato completato, dal confine con Treviso al confine con Vicenza, nonostante i 32 km della più “lunga” bonifica bellica che pista ciclabile ricordi: e sabato 5 ottobre a Campodoro (appuntamento alle 10.30 davanti al municipio), Barbara Degani inaugurerà l’ultimo lotto di 12 chilometri pedalando fino a Piazzola Sul Brenta, dove a mezzogiorno un brindisi in Villa Contarini concluderà la cerimonia. E dalla parte opposta, nel suo piccolo, l’eroico Comune di Quinto con i suoi volontari e il Parco del Sile non sono stati da meno: una settimana fa hanno aperto gli ultimi tre chilometri di ciclabile nel territorio comunale, fino ai confini di Treviso. Adesso la pista ciclabile sulla ex ferrovia è pedalabile per ben 42 chilometri, dal confine con la provincia di Vicenza fino alle porte di Treviso. Mancano solo due brevissimi tratti, il restauro – impegnativo – dello storico ponte dell’Ostiglia sul Brenta a Piazzola e il passaggio della stazione a Camposanpiero, che coincide con un binario ancora esistente. Due piccole deviazioni risolvono.

Ma quello che conta è che il completamento a tempo di record del lungo tratto padovano (32 chilometri sui 42 oggi pedalabili) mette politicamente in mora le province di Vicenza e di Verona e anche il comune di Treviso, che ora sa di dover dare alla ciclabile degna conclusione, sulla sua sede storica. E dovrà fare in fretta, perché con l’apertura del tratto padovano il traffico di turisti su due ruote, sulla Treviso-Ostiglia, aumenterà di molto: la ciclabile oggi incrocia tre dei più frequentati assi ciclabili del Veneto, connettendoli splendidamente in rete: a Piazzola la via del Brenta, a Camposanpiero la ciclabile del Muson dei Sassi che unisce Asolo e Castelfranco a Padova e poi giù lungo il canale Battaglia fino ai Colli Euganei e al Po, e infine a Treviso la placida, bellissima ciclabile del Sile che scende fino a Jesolo. Forse è il caso di pensare già alla seconda corsia della Treviso-Ostiglia…

 

IL PROGETTO

CASTELFRANCO – Che la bicicletta rappresenti un’opportunità straordinaria per il futuro del turismo è certo. Proprio per questo il Comune di Castelfranco sta attivando un nuovo progetto che faciliti la percorrenza del territorio sulle due ruote. L’opportunità è rappresentata dallo sviluppo della Monaco-Venezia.

Da Monaco a Bassano ci sono già dei percorsi che rendono facile la discesa in bicicletta, ma non è così per il tratto compreso tra Bassano e Venezia, dove esistono dei percorsi ciclabili, ma sono slegati l’uno dall’altro.

«L’idea è di riuscire a creare un collegamento tra i percorsi esistenti – spiega il sindaco Luciano Dussin – Per questo il 7 giugno scorso abbiamo incontrato qui referenti degli altri 17 comuni coinvolti. Entro novembre, quando sarà stato individuato un tracciato definitivo, sarà inviata richiesta all’Unione Europea per ottenere un finanziamento specifico».

«Abbiamo un sacco di strade che si prestano ad essere reinterpretate a questo scopo – afferma Renato Beraldo, componente della Commissione Impianti Nazionale Fci e del Panathlon di Castelfranco – Come avvenuto in Olanda negli anni Settanta possono essere riutilizzate dando la precedenza ai ciclisti e ponendo limitazioni ai veicoli motorizzati».

Una segnaletica nuova e delle specifiche ordinanze con una regia comune tra i vari enti coinvolti saranno secondo gli ideatori del progetto sufficienti ad una prima attuazione che converta ad uso ciclistico (almeno in alcuni giorni) delle strade secondarie e poco trafficate, in attesa di avere delle piste ciclabili create ad hoc.

Per domenica, 8 settembre, proprio per dimostrare quanto sia fattibile il progetto, è stata organizzata la “Transalpina Bike”, una pedalata ecologica da Castelfranco a Venezia, dove parteciperanno oltre 120 ciclisti, che si congiungeranno ad una quindicina di ciclisti partiti il 2 settembre scorso da Monaco. Attraversando i comuni di Castelfranco, Vedelago, Piombino Dese, Morgano, Zero Branco e Scorzè, si arriverà fino a Venezia, percorrendo in tutto 58 km.

Matteo Ceron

 

L’INIZIATIVA – Per promuovere il progetto domenica tutti in bici fino a San Marco 

CASTELFRANCO – Percorso ciclabile da Bassano a Venezia, Castelfranco capofila del progetto. La città murata coordina la stesura del piano per la pista ciclabile che andrà ad attraversare 3 province arrivano fino alla laguna.

Per promuovere il progetto questa settimana è stato organizzata la Transalpina Bike. Lunedì scorso una quindicina di ciclisti (quasi tutti bassanesi) sono partiti da Monaco di Baviera percorrendo tutta la ciclabile. Arriveranno sabato mattina a Bassano. Domenica ci sarà l’ultima tappa con partenza alle 8 da Castelfranco e arrivo in tarda mattinata a Venezia, lungo quello che sarà il percorso della ciclabile. Si farà tappa alla sorgenti del Sile, a parco San Giuliano a Mestre, in piazzale Roma a Venezia. Un gruppo raggiungerà poi piazza San Marco.

Nel progetto sono coinvolti una ventina di comuni veneti, coordinati proprio da Castelfranco. Il percorso ciclabile dovrebbe partire dal ponte vecchio di Bassano e passare attraverso Rosà, Cassola, Loria, Castello di Godego, Castelfranco. Da qui scendere per Piombino Dese, Morgano.

A questo punto si pensa a 2 diverse diramazioni. La prima verso Mogliano con conclusione a Mestre. L’altra attraverso Treviso, Casale sul Sile, Quarto d’Altino, arrivando a Jesolo con conclusione al Cavallino.

Il progetto era stato lanciato qualche mese fa per la prima volta. Dopo una serie di riunioni si è arrivati ora ad un coordinamento tra gli uffici tecnici dei Comuni coinvolti. «Contiamo di arrivare al progetto definitivo entro la fine dell’anno» spiega il sindaco Luciano Dussin «puntiamo successivamente a presentarlo alla Comunità Europea, in modo da ottenere dei finanziamenti per realizzarlo». L’idea è di individuare un percorso su strade già esistenti, le meno trafficate, seguendo le direttrici del Muson dei Sassi e del Sile.

Daniele Quarello

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MORGANO – (M.F.) Nessuno sembra volerne sapere del passaggio del nuovo elettrodotto da 380mila volt targato Terna. Il consiglio comunale, con un solo astenuto, nell’ultima riunione nella piazza della Rotonda ha messo nero su bianco tutte le sue perplessità e, di conseguenza, tutte le sue richieste. A cominciare dal fatto che si torni a prendere in considerazione l’ipotesi di far passare i cavi lungo il percorso dell’autostrada A27 tra Treviso e Belluno. Con un punto più fermo degli altri: non è possibile veder piantare nel parco del Sile piloni e tralicci alti anche oltre 50 metri.

«La soluzione (proposta da Terna, ndr) attraversa parte del territorio individuata come palude Settimo-Barbasso, ritenuta di grandissimo pregio ambientale – scrive il Comune – tale area ricade per intero all’interno del perimetro di tutela del parco regionale del fiume Sile».

Di lì, insomma, non si può passare. Se non altro perché, è il pensiero che corre in questi giorni per i corridoi del municipio, non si capisce come potrebbe essere autorizzata la costruzione di un elettrodotto da 380mila volt proprio nelle stesse zone dove la Regione ha di recente bocciato la possibilità di costruire qualche abbinata per non intaccare l’ecosistema del parco.

«Terna prevedeva la collocazione della nuova linea lungo l’esistente da 380mila volt Venezia Nord – Salgareda, per poi deviare e giungere a Cordignano – sottolinea il Comune -. La nuova soluzione è più gravosa e riguarda aree di riconosciuto pregio ambientale e zone dove esiste una forte antropizzazione, ma al tempo aree agricole di altissimo pregio agrario» .

 

SCORZÈ – Continua la battaglia contro il progetto dell’elettrodotto da 380mila volt «Trasversale in Veneto», che riguarda i comuni di Martellago e, soprattutto, di Scorzè, nel Veneziano, e di Zero Branco, Quinto, Paese, Morgano e Volpago del Montello.

Stasera, alle 21, nell’auditorium comunale di Volpago, il Comitato Volpago Ambiente e il coordinamento dei Comitati organizzano un’assemblea pubblica a cui sono stati invitati tutti i sindaci dei Comuni coinvolti, nonché amministratori nazionali e regionali: saranno presenti anche esponenti dei Comitati della Riviera, del Bellunese e del Friuli interessati al passaggio di nuove linee di alta tensione di Terna.

Per comitati e cittadini sarà l’occasione per fare il punto della situazione, per condividere con gli amministratori locali, a loro volta contrari all’elettrodotto, notizie, informazioni e gli ultimi sviluppi sul percorso, e per mettere a punto le prossime iniziative della battaglia.

(N.Der)

 

PAESE

«È stata avviata la progettazione definitiva dell’elettrodotto da 380 mila volt trasversale in Veneto».

È con questa frase che Terna, la società che gestisce la rete dell’alta tensione in Italia, spiega gli effetti della scadenza dell’ultimatum lanciato a marzo che dava tempo ai Comuni sino al 30 giugno per definire accordi sul passaggio dei nuovi cavi. Gli accordi, però, non ci sono stati. Anzi, i sindaci dei municipi interessati, cioè principalmente Zero Branco, Morgano, Quinto, Paese e Volpago, hanno prima votato l’ennesimo ordine del giorno contrario alla realizzazione della linea tra Scorzè e il Montello e poi sono tornati a bussare alla porta della Regione. Quanto servirà? Secondo Terna ormai poco.

«Per gli enti locali la nostra porta resta sempre aperta, per limare il progetto e provare a trovare delle soluzioni comuni – specificano dalla società – ma l’opera va fatta ed era fondamentale dare avvio alla progettazione definitiva».

Perché è questa che finirà sulle scrivanie della commissione nazionale per la valutazione dell’impatto ambientale. E poi, entro l’anno spera la società dell’amministratore delegato Flavio Cattaneo, alla base dell’iter per il via libera finale da parte del ministero dello sviluppo economico. I sindaci, però, dicono di non aver mai visto un progetto e sono pronti a salire sulle barricate contro l’arrivo di piloni alti sino a 50 metri, indispensabili per scavalcare zone come quelle del parco del Sile.

«È stato dato un periodo ragionevole e anche durante la progettazione definitiva si potrà dialogare – conclude Terna – anzi, invitiamo ancora i Comuni ad aiutarci a completare la razionalizzazione».

Un aiuto, per la verità, loro lo avevano già chiesto all’assessore regionale Massimo Giorgetti. Ma dagli uffici veneziani non è mai arrivata una chiara presa di posizione. Con il risultato che ora ognuno va per conto proprio. Per i primi cittadini, addirittura, non è nemmeno certa la dismissione di tre linee da 220 e 130 mila volt in cambio della realizzazione del nuovo mega elettrodotto. E ormai i giochi sembrano fatti.

Mauro Favaro

 

Gazzettino – Paese. Elettrodotto, ultimatum scaduto

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2

lug

2013

PAESE – Nessun accordo: i Comuni chiedono a Zaia di bloccare l’opera

Passato il 30 giugno, Terna attende la valutazione ambientale

L’ultimatum che Terna ha lanciato ai Comuni per la realizzazione del nuovo mega elettrodotto da 380 mila volt è scaduto. Passato il 30 giugno, ora la società che gestisce la rete dell’alta tensione in tutta Italia punta a far sottoporre l’opera allo studio di impatto ambientale. Dopodiché verrà avviato entro fine anno l’iter per il via libera finale da parte del ministero dello sviluppo economico.

Ma i sindaci dei municipi interessati, cioè principalmente Zero Branco, Morgano, Quinto, Paese e Volpago, non hanno trovato proprio alcun accordo con Terna. Anzi. Poche settimane fa i diversi consigli comunali hanno votato un nuovo ordine del giorno per riuscire almeno a congelare il progetto. In attesa di ricevere una mano dalla Regione. Cosa che nei giorni scorsi il sindaco di Paese, Francesco Pietrobon, e il vicesindaco di Morgano, Alberto Rossetto, sono andati a chiedere direttamente al governatore Luca Zaia. Le richieste? Sempre le solite: valutare se il mega elettrodotto da 380 mila volt tra Scorzè e Volpago sia ancora indispensabile, visto che la domanda di energia elettrica si è ridimensionata sotto l’effetto della crisi, e avere la garanzia che nel caso in cui dovesse essere realizzato, questo comporti la dismissione delle attuali tre linee da 220 e 130 mila volt. Il rischio, per loro, dopo i tentativi di mediazione da parte dell’assessore Giorgetti, è che il ministero arrivi prima della Regione.

 

Anche il Consiglio dice “no” al mega elettrodotto Terna

VOLPAGO – (l.bon) No del consiglio all’elettrodotto Terna. L’altra sera, il Comune di Volpago ha detto no alla realizzazione sul proprio territorio dell’elettrodotto da 380mila volts. Un intervento che accomuna Volpago ad altri centri trevigiani e veneziani: Venezia, Martellago, Scorzé, Zero Branco, Quinto di Treviso, Morgano, Paese, Istrana e Trevignano. L’opera, però, a Volpago pesa doppio dato che, nel Comune montelliano, Terna avrebbe previsto anche la realizzazione di una stazione, con conseguente maggiore impatto ambientale.

«La nostra richiesta -dice il sindaco Roberto Toffoletto- è che l’intervento non venga fatto o che venga effettuato in altra sede, magari lungo il tracciato autostradale: il nostro territorio ha già dato. In alternativa si pensi ad interrare la linea».

Su un aspetto della delibera, la Lega nord di Renato Povelato, pur favorevole all’atto che dice no all’infrastruttura, ha espresso la propria contrarietà.

«Per quanto ci riguarda -dice Povelato- abbiamo voluto appoggiare la delibera per rendere più forte la posizione del Comune. Siamo però contrari ad un aspetto della stessa: se Terna dovesse andare avanti, la delibera chiede di poter trattare con tale ente e con la Regione. Noi non siamo d’accordo: la Regione può essere un interlocutore, Terna assolutamente no e una frase del genere sembra quasi lasciare una porta aperta all’intervento».

Intanto, a «spaccare» la maggioranza è stato un altro argomento: l’ordine del giorno per il referendum sull’indipendenza del Veneto. L’assessore Guerrino Silvestrini, infatti, ha votato contro il referendum, definendolo una bufala. «Non c’è nessun problema in maggioranza -dice il sindaco Roberto Toffoletto- A noi sembra giusto dare alla gente la possibilità di votare, Silvestrini, invece, non la pensa allo stesso modo. Tutto qui». Approvata in consiglio anche la realizzazione di una rotatoria fra via San Pio X e via Schiavonesca vecchia. In seguito ad un accordo con la ditta Bordignon la stessa cederà il terreno nei pressi dell’incrocio contenente un vecchio fabbricato che verrà abbattuto; in cambio ricaverà, in via Dei Gastaldoni, la cubatura corrispondente.

 

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