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Gazzettino – “Non distruggete l’ospedale di Dolo”

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31

mag

2014

SANITÀ – Appello di partiti, gruppi ed associazioni di tutta la Riviera contro lo smantellamento

“Ospedale di Dolo, non distruggetelo!” È l’accorato appello diffuso ieri con un volantino sottoscritto dal Comitato Bruno Marcato, dai gruppi politici “Ponte del Dolo”, Sel di Dolo e Mira, dal Comitato Opzione Zero, del Prc di Dolo, Mira e Fiesso d’Artico, dall’Anpi di Dolo, dalla “Sinistra per Camponogara”, da “Mira fuori del Comune” e “Mira 2030″, “Strada Comune Stra” e “Stra rialzati”.
I gruppi politici e le associazioni richiamano l’attenzione sul presidio sanitario dolese: «Ne parliamo ancora perché la voce della Riviera del Brenta arriva con difficoltà alle orecchie di chi governa la Regione e di chi è seduto in Consiglio regionale, e perfino a quelle di molti sindaci dei nostri Comuni. Vogliamo ribadire con forza le ragioni che sostengono il rilancio del nostro ospedale, con spazi e strutture pubbliche male utilizzate, abbandonate e in procinto di essere vendute».
Secondo i vari gruppi rivieraschi “stare zitti significherebbe ignorare, addirittura offendere i centotrentamila abitanti della Riviera del Brenta che forse non sanno fino a che punto il loro ospedale sia oggetto di uno scippo lento, graduale, inesorabile, con molti politici che stanno a guardare, rendendosi complici”. E concludono: «L’ospedale di Dolo deve rimanere ospedale per acuti, con l’attuale area chirurgica e classificato ospedale di rete. Un presidio sanitario di prima qualità per i cittadini della Riviera del Brenta e dell’Asl 13. Non buttiamo via un tesoro accumulato in 150 anni».

 

Gazzettino – Dolo. “Sauna” in ospedale, ancora disagi.

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30

mag

2014

DOLO – Serviranno settimane per risolvere il guasto, intanto l’Ulss 13 ha acceso i condizionatori

Il sistema di aerazione è collassato: temperatura tropicale e anziani in difficoltà

L’aria non circola, il caldo è a tratti soffocante, il malumore di pazienti e familiari cresce giorno dopo giorno. Da quando si è sollevata la protesta per il guasto al sistema di areazione sono passate ormai tre settimane, ma al reparto di Medicina dell’ospedale di Dolo la questione non è affatto risolta. L’Ulss 13 garantì che i tecnici si erano messi subito al lavoro per riparare il tutto, ma ora la situazione è tornata esattamente punto e capo.
«Come prima, anzi, peggio di prima – sbotta una donna – Le finestre naturalmente restano sempre chiuse, la temperatura è davvero eccessiva e spesso ci sono odori irrespirabili. Non c’è ricircolo, a soffrire sono soprattutto gli anziani». I disagi riguardano una trentina di pazienti, soprattutto nel lato ovest del reparto, e il problema non sembra affatto di semplice risoluzione.
«Confermiamo che c’è stato un immediato sopralluogo dei tecnici e pareva tutto risolto – fa sapere la direzione – in realtà poi abbiamo scoperto che il sistema di areazione è andato completamente in collasso. Non è un semplice guasto tecnico, si è danneggiato proprio il software che gestisce automaticamente le temperature nel reparto». La ditta specializzata è stata subito contattata per una sostituzione tempestiva, intanto che si farà? «Quando la temperatura sarà troppo elevata i tecnici saranno chiamati per intervenire manualmente sul sistema e abbassarla – spiegano sempre dalla direzione generale – Ci scusiamo per i disagi, stiamo facendo il possibile».
Nelle ultime settimane gli infermieri si sono adoperati in ogni modo per alleviare il disagio dei degenti, anche con cubetti di ghiaccio da porre sulla fronte e sulle braccia per chi soffriva troppo il caldo, visto che più di qualcuno aveva anche la febbre. Nei corridoi la situazione è leggermente migliore, il problema è soprattutto nelle camerate. Ad una donna che si lamentava è stato consigliato di portarsi un piccolo ventilatore, alcuni si sono rivolti anche al Centro Tutela Diritti del Malato. Ieri l’Ulss 13 ha deciso anche di azionare in anticipo i condizionatori (di solito attivati solamente nel periodo estivo), ma per risolvere compiutamente il problema potrebbero servire ancora alcune settimane. I pazienti dovranno proprio pazientare.

Gabriele Pipia

 

Primi incontri per salvare il distretto sanitario di Mira dallo «scippo» di Dolo. Maniero ha incontrato il direttore dell’Asl 13 Gino Gumirato ed il costruttore che dovrebbe realizzare, tutto o una parte del distretto, nella lottizzazione di piazza Mercato a Oriago. Nel frattempo le opposizioni intervengono. «Chiediamo in consiglio comunale straordinario sul distretto sanitario – avverte Mattia Donadel capogruppo di Mira Fuori del Comune – la pretesa della sindaca di Dolo di trasferirlo è assurda e produce un danno a tutta la comunità della Riviera del Brenta. Ma in consiglio comunale devono intervenire gli assessori regionali competenti, il Direttore dell’ASL Gumirato, ed i rappresentanti in Consiglio regionale delle varie forze politiche ed assumersi le loro responsabilità». Sulla vicenda interviene anche il consigliere del gruppo Misto Fabio Zaccarin. «La proposta di trasferire una parte del distretto a Oriago va valutata attentamente – dichiara Zaccarin – perchè ad oggi non esiste proprio uno stabile destinato al distretto, va costruito ex novo e comunque non è nella disponibilità dell’amministrazione comunale ma di chi è responsabile del piano di lottizzazione ossia il costruttore. I tempi per una nuova collocazione invece devono essere più rapidi, ed il direttore dell’Asl 13 chiedeva un piano di finanziamento entro l’estate, mentre a parte una commissione fatta a febbraio, non c’è altro di concreto». Il Pd intanto continua la raccolta firme contro il trasferimento del distretto e, proprio in questi giorni, attraverso il segretario di Oriago Luca Brussato ha formulato l’ipotesi di utilizzare la volumetria destinata alla nuova caserma dei carabinieri nella lottizzazione di Piazza Mercato per il distretto. «Sono pronto a discutere in consiglio comunale qualsiasi cosa – replica il sindaco Maniero – ma questo non porta a nulla di concreto. Ciò che invece importa è che il direttore Gumirato nel suo pragmatismo sembra d’accordo ad un possibile trasferimento, in tutto o in parte, del distretto a Oriago. Ribadisco i 2 milioni del fondo di rotazione dalla Regione non esistono, la Regione non ha mai firmato alcun impegno o accordo, ed in questi anni è stato speso tempo per nulla. Ora dobbiamo andare al concreto».

Luisa Giantin

 

In barca dal Bassanello a Venezia: gli animali, gli argini non sempre curati, le chiuse, i ponti. E i racconti di Maurizio

Padova era e rimane città d’acque, ma la tradizione fluviale si è persa, così come i tanti canali che attraversavano la città, e di cui rimane traccia unicamente nei nomi di alcune strade, non vie ma riviere. La rivitalizzazione di questa splendida risorsa, unica nel suo genere, è diventata anche un tema elettorale sostenuto da più candidati.

Ma basta percorrere qualche chilometro lungo i fiumi, arrivando fino a Venezia, per rendersi conto di come le vie fluviali padovane siano, oltre che poco sfruttate, estremamente trascurate.

Per tracciare un resoconto dettagliato della situazione abbiamo provato, insieme ad un pescatore fluviale, a seguire la riviera del Brenta: una splendida gita, ma non priva di difficoltà, che nel migliore dei casi dura almeno sei ore.

PRIMA TAPPA, LA CONCA DI VOLTABAROZZO

Partiamo dal Bassanello. La prima tappa per uscire dalla città, andando verso Venezia, è la conca di Voltabarozzo: si tratta di un sistema per superare i dislivelli tra una zona e l’altra. Il passaggio è abbastanza agevole: c’è un numero di telefono per avvertire del proprio passaggio, un guardiano attende l’arrivo della barca, apre e chiude la conca. Per arrivare in laguna ce ne sono altre cinque: Noventa, Stra, Dolo, Mira e Moranzani. Tutto va liscio: i guardiani aprono con gentilezza, e si passa senza ostacoli sia all’andata che a ritorno.

Impossibile non notare, però, i particolari: sulle porte della conca di Voltabarozzo cresce l’erba, quelle veneziane sono più organizzate e ben tenute. A Mira ci lasciano anche un dépliant con i numeri verdi e quelli di tutte le stazioncine, in caso di problemi o semplicemente per avvertire.

TRA PADOVA E VENEZIA. LA DIFFERENZA È L’ARGINE

Gli argini sono forse ciò che denota, in modo più eloquente, la differenza tra il territorio veneziano e quello padovano. La zona di Padova, almeno fino a Stra, è estremamente monotona e poco curata. Il fiume scorre placido e sinuoso, le rondini guizzano da una riva all’altra, sfiorano il pelo dell’acqua inseguendo un riverbero di sole. La vista è magnifica, e le possibilità di osservare uccelli e piccoli animali non mancano.

Ma intorno, il disastro. Ci sono soprattutto sterpaglie, erba alta, alberi abbandonati a sé stessi che sembrano sul punto di tuffarsi nell’acqua. Non un approdo, non un ponticello, non una barca a testimoniare che qualcuno, su questo splendido fiume, ogni tanto naviga.

Scorcio d’altri tempi, sull’argine pascola quieto un gregge di pecore, che una volta l’anno passa ancora, rinnovando una tradizione millenaria.

BRICCOLE, FIORI E BARCHETTE

Man mano che si entra in area veneziana la differenza si fa palpabile: lungo la riva iniziano ad affacciarsi briccole, splendide abitazioni private, giardini fioriti, barchette dai nomi estrosi (Chiocciola, Camilla, Cristina, Linetta..), porticcioli, ristoranti sul fiume e negozi a cui si arriva via acqua. Con l’avvicinarsi della laguna aumentano anche i ponti, soprattutto quelli molto bassi.

SI AVVICINA LA LAGUNA E AUMENTANO I PONTI

Qui cominciano le difficoltà: a bordo di una piccola barca basta accucciarsi e scivolarci sotto, ma per le navi è necessario aprire il ponte, e questo può richiedere anche un’ora di tempo. È una delle ragioni per cui il Burchiello non arriva più a Padova: tra le conche ed i ponti, il percorso si fa lungo e pieno di ostacoli.

Il più piccolo imprevisto rischia di allungare tempistiche già di per sé impegnative, rendendo il viaggio più stressante che piacevole.

«IL PROBLEMA È LA TROPPA INCURIA

«Le possibilità di viaggiare su piccole imbarcazioni, sia in città che fuori, in realtà non mancano» commenta Maurizio Destro, che ci ha condotti lungo questo splendido viaggio e che può considerarsi a buon diritto uno dei maggiori esperti in città; «i fiumi sono percorribili, è possibile osservare molte specie di uccelli ed altri animali, il panorama in centro è splendido. Ma l’incuria generalizzata crea tanti problemi, sia estetici sia, soprattutto, per quanto riguarda la sicurezza: a Padova mancano il controllo e la manutenzione, e non è così facile, in caso di pericolo, poter identificare la propria posizione».

Silvia Quaranta

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DOLO – Opposizioni scatenate contro il sindaco Maddalena Gottardo e la giunta che ha convocato il consiglio comunale per l’adozione del Pati (Piano assetto territoriale intercomunale) Dolo-Fiesso giovedì alle 15. «Il sindaco Maddalena Gottardo e la sua maggioranza hanno deciso di portare in consiglio comunale il Pati saltando i necessari passaggi previsti per l’apposita commissione », accusano Mario Vescovi e Giovanni Fattoretto (Lega Nord), «dopo il bilancio ora anche il Pati si appresta a essere approvato con la solita forzatura da parte del sindaco». «Il Pati è uno strumento di programmazione importante per lo sviluppo urbanistico, economico e sociale del territorio», prosegue Vescovi, «non si può approvare senza nemmeno prendere in esame gli emendamenti dei gruppi politici». Critici anche i consiglieri di “Dolo, cuore della Riviera”. «Dopo i 500 mila metri quadrati di Veneto City», accusano, «e un residuo di 356 mila metri cubi previsti dal vecchio Prg ancora da realizzare (senza contare la possibilità di ampliamento stabilita dal nuovo piano casa), il sindaco Gottardo e l’assessore all’urbanistica Elisabetta Ballin hanno deciso di adottare il piano urbanistico di Dolo, con l’aggiunta di ulteriori 220 mila metri quadri di terreno agricolo da cementificare. Nessun concreto confronto con il consiglio comunale, nessuna possibilità di intervenire sulle decisioni già prese».

(g.pir.)

 

La richiesta di Donadel

MIRA. «Il Distretto sanitario deve rimanere a Mira, si convochi subito un Consiglio straordinario». È la perentoria richiesta al sindaco Alvise Maniero del consigliere Mattia Donadel del gruppo “ Mira Fuori dal Comune”, che interviene sulla vicenda del distretto sanitario che rischia di finire a Dolo. «La pretesa del sindaco di Dolo», dice Donadel, «di voler sottrarre il distretto a Mira è assurda e produce un danno a tutta la Riviera del Brenta. Se le indicazioni del nuovo Piano socio Sanitario regionale (Pssr) sono quelle di andare verso un maggiore decentramento dei servizi sul territorio, allora non si capisce perché il distretto più importante del comprensorio, collocato nel comune più popoloso della Riviera, dovrebbe andare a finire a due passi da un ospedale. A meno che qualcuno non pensi di barattare l’ospedale con il distretto sanitario». Intanto continua la raccolta di firme del Pd di Mira che stamattina sarà con un gazebo davanti al distretto in villa Lenzi. Sono già state raccolte oltre 1100 firme.

(a.ab.)

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Dati contrastanti del Cav per quanto riguardo il traffico ai caselli autostradali

Nella frazione di Mirano meno 10 mila veicoli rispetto al 2013, Spinea in aumento

MIRANO. Arrivano i dati sui nuovi flussi di traffico ai caselli: per Cav (Concessioni autostradali venete) l’aumento delle tariffe del primo gennaio non ha spostato più di tanto il traffico dall’autostrada alla viabilità ordinaria. Mirano però non ci sta: «Abbiamo il triplo delle auto rispetto a Spinea», tuona il sindaco Maria Rosa Pavanello, «aver eliminato il tornello è solo una conseguenza dell’aumento delle tariffe, la soluzione ai problemi è ben altro». Pavanello aveva sollecitato l’invio dei dati rilevati giusto la scorsa settimana, dopo un silenzio prolungato da parte di Cav. Giovedì i dati sono arrivati, ma con essi anche considerazioni di non-allarme che al sindaco proprio non piacciono.

Mirano. Significativo, secondo Cav, il calo dei transiti medi giornalieri, che al casello di Vetrego parlano di un transito giornaliero di circa 10 mila veicoli in meno rispetto al 2013. Il dato si riferisce agli ultimi due mesi, marzo e aprile. Cav non considera infatti i primi due mesi dell’anno: «Non sono utili per fare valutazioni attendibili, in quanto ancora soggetti al consolidamento delle mutate abitudini degli utenti». Fenomeno del tornello pressoché eliminato dunque per Cav, che rileva nel contempo alla barriera di Villabona a Mestre un aumento di circa duemila transiti giornalieri rispetto al 2013, mentre al casello di Mira-Oriago il flusso è rimasto pressoché immutato.

Spinea. Al casello di Crea sono stati confrontati i transiti giornalieri nella fascia oraria di maggior affluenza, quella che va dalle 7 alle 20. Rilevato un aumento dei transiti giornalieri pari a 1.178 transiti al giorno a marzo e 1.194 transiti a giorno ad aprile. «Dividendo questo dato per le 13 ore della fascia oraria considerata più rilevante», afferma Cav, «registriamo un incremento dei transiti medi giornalieri orari pari a 91 veicoli l’ora, quasi equamente divisi tra entrate e uscite».

I dati. «Possiamo affermare che l’applicazione dell’aggiornamento delle tariffe in vigore da gennaio 2014 non ha determinato significativi spostamenti di traffico dalla viabilità autostradale a quella ordinaria», afferma il nuovo ad di Cav, Piero Buoncristiano. Non è per nulla d’accordo il sindaco di Mirano: «È paradossale dire che il problema del tornello è risolto quando sappiamo tutti che il casello doveva essere a Roncoduro», afferma Pavanello, «il tornello è stato creato per il mancato rispetto degli accordi. Inoltre ciò che balza all’occhio dai dati di Cav è che il casello di Vetrego, e quindi le strade di Mirano, hanno il triplo dei flussi di auto rispetto a Spinea, senza che la Regione abbia mai versato le somme che ci spettano per migliorare la viabilità e la qualità della vita dei cittadini, di molto peggiorata dopo l’avvento del Passante».

Filippo De Gaspari

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Gazzettino – Dolo / Mirano. Diecimila auto in meno al casello

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13

mag

2014

I dati della Cav sui flussi giornalieri a Mirano dopo l’aumento delle tariffe

A Spinea invece 1362 veicoli in più con un incremento del 25 per cento

FLUSSI – I dati della Cav: diecimila transiti in meno ogni giorno al casello di Mirano-Dolo

Diecimila transiti in meno ogni giorno al casello di Mirano-Dolo, da quando è stato eliminato il tornello di Vetrego. Il dato emerge dalla relazione sui flussi di traffico nei vari caselli inviata nei giorni scorsi dalla concessionaria autostradale Cav ai due Comuni interessati. Questo documento permette di confrontare gli accessi attuali con quelli del 2013, quando molti pendolari della Mestre-Padova uscivano e rientravano a Mirano per godere della tratta gratuita Mestre-Mirano. Da gennaio 2014 è cambiato tutto: la tariffa della Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.70 euro, la manovra del tornello è diventata inutile. E i risultati che dicono? Innanzitutto che a Mirano ci sono mediamente diecimila transiti in meno ogni giorno, le cinquemila auto sarebbero dunque grossomodo quelle che facevano il tornello. Ad aprile 2013 i transiti erano 915mila, ad aprile 2014 sono stati 610mila: un -33% che rende soddisfatti soprattutto i residenti di Vetrego. A Spinea entrano ed escono in media 1.362 auto in più ogni giorno: si è passati da 160mila a 200mila veicoli al mese, l’aumento è del 25 percento. Un aumento del 3.79% è stato invece registrato alla barriera di Mestre (2.361 auto in più al giorno, ad aprile 2014 sono state oltre un milione e 900mila). Il casello di Mira-Oriago il mese scorso ha registrato il transito di 463mila veicoli, un + 3.92% rispetto ad un anno fa. «Come previsto si è verificato un significativo calo dei transiti a Mirano-Dolo, ma nel complesso le nuove tariffe non hanno comportato un significativo spostamento del traffico dalle autostrade alla viabilità ordinaria» commenta l’a.d. di Cav, Piero Buoncristiano. Ma il sindaco di Mirano non è affatto soddisfatto: «Si, a Vetrego c’è stato un calo di auto, ma comunque balza all’occhio che da noi c’è il triplo di flussi di auto rispetto a Spinea, senza che la Regione abbia mai versato le somme che ci spettano per sistemare le nostre strade». I dati cambieranno ancora quando sarà aperto il casello di Martellago-Scorzé, visto che ora Mirano accoglie anche molti pendolari dell’area nord del Miranese.

Gabriele Pipia

 

CONFERENZA DEI SINDACI

CAMPONOGARA. I comuni della Riviera, a causa dei vincoli imposti dal Patto di Stabilità, non possono destinare personale e fondi propri per il mantenimento dell’ufficio del giudice di pace di Dolo. Questo è emerso nell’incontro tecnico di ieri dove erano presenti sindaci o assessori, segretari comunali, responsabili dell’ufficio personale e contabile dei comuni della Riviera.

«Durante l’incontro abbiamo ribadito la volontà di mantenere il giudice di pace nel nostro territorio», precisa Gianpietro Menin, sindaco di Camponogara e presidente della Conferenza dei sindaci, «e di trovare tutte le soluzioni per salvare questo ufficio. È stata poi fatta una verifica tra tutti i Comuni per vedere la disponibilità di personale da trasferire all’ufficio del giudice di pace e la possibilità di mettere delle risorse economiche. Il problema è che, anche a seguito di un parere della Corte dei Conti rilasciato al sindaco di San Donà, ciò non è possibile perché si andrebbe a sforare il patto di stabilità per quando riguarda le spese del personale».

I sindaci hanno deciso di provare altre strade. «Coinvolgeremo i parlamentari del territorio perché presentino interrogazioni per modificare la norma», chiosa Menin, «la seconda proposta è che la nuova legislazione possa dare la possibilità alla futura Città Metropolitana di destinare personale e fondi agli uffici del giudice di pace. Scriveremo poi una lettera al presidente del tribunale di Venezia facendo presente le nostre difficoltà e chiedendo un suo intervento».

All’incontro era presente anche una delegazione della Camera degli Avvocati della Riviera e Miranese che ha chiesto ai sindaci di continuare a percorrere tutte le strade possibili per mantenere l’ufficio del giudice di pace di Dolo.

Giacomo Piran

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Conferenza dei sindaci ieri a Mira

MIRA – Ammonta a 14 milioni e 231 mila euro il bilancio sociale dell’Asl 13 che è stato spiegato ieri pomeriggio all’assemblea dei sindaci dei 17 Comuni del comprensorio dal direttore generale Gino Gumirato e dal presidente della conferenza Fabio Livieri. Di questi 14 milioni di euro destinati alla parte sociale sei milioni e 906 mila euro sono la quota a carico dei comuni dell’area. «Fra le voci più rilevanti del bilancio sociale dell’azienda sanitaria» spiega il presidente Fabio Livieri «c’è quella collegata all’area della disabilità per la quale sono stati destinati ben 5 milioni e 450 mila euro. Un milione e 145 mila euro invece sono stati destinati ai problemi collegati a minori e famiglie mentre 630 mila euro sono stati destinati per la salute mentale». La restante parte del bilancio sociale è collegata alla gestione di servizi ospedalieri. Ci sono anche delle novità. «Grazie alla collaborazione reciproca » spiega Livieri «con i Piani di zona siamo riusciti a individuare due progetti-percorsi da 80 mila euro ciascuno, destinati all’area della disabilità non legata a strutture protette o centri diurni. Si cercherà così di dare il massimo aiuto alle famiglie anche al di fuori delle consuete strutture preposte ad accogliere i disabili». Il direttore dell’Asl 13 ha poi illustrato ai sindaci, con l’ausilio di alcune diapositive, i costi collegati alla riorganizzazione prevista dei reparti negli ospedali di Dolo, Mirano e Noale, ribadendo quali sono le opere possibili con i fondi a disposizione dell’Asl 13.

(a.ab.)

 

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