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NOALE – Problemi nel primo pomeriggio di ieri per chi ha viaggiato sulla linea Venezia-Castelfranco-Bassano, a causa di un problema tecnico al passaggio a livello di via Casone a Cappelletta. L’episodio è avvenuto attorno alle 13.30 e i disagi si sono ripercossi per oltre due ore, con ritardi accumulati anche per oltre 30 minuti.

Interessati 16 treni, con due navette Mestre-Noale cancellate, sette che hanno visto il tragitto ridursi e altrettanti sono arrivati a destinazione fuori l’orario previsto. Penalizzati centinaia di utenti, specie quegli studenti di Noale, Salzano, Maerne e Spinea che dovevano rientrare a casa o andare all’università ma anche chi aveva il turno pomeridiano al lavoro oppure rientrare dagli uffici poco prima della sera.

Nella frazione di Noale sono giunti i tecnici di Rfi per riparare il guasto, impiegandoci pochi minuti, e anche gli uomini della polizia locale per regolare il traffico su gomma nel caso in cui avesse dovuto passare il convoglio. In questo caso, non ci sono stati particolari inconvenienti.

Diversa la situazione per i passeggeri che dovevano muoversi sulla linea a binario unico. Nello specifico, le navette che non sono nemmeno partite sono le numero 5784 (delle 14.22 da Mestre) e 5787 (delle 15.09 da Noale), mentre i regionali 5730, 5731, 5736, 5737, 5741, 5742, e 5746 anticipato il loro arrivo o sono partiti da un’altra stazione.

Altri treni, invece, hanno subito ritardi dai 20 agli oltre 30 minuti. In pratica i problemi si sono registrati fra le 13.30 e le 18, ora in cui il regionale 5746 sarebbe dovuto partire da Venezia Santa Lucia per raggiungere Bassano ma lo ha fatto dalla stazione di Castelfranco. Solo poco prima di sera la circolazione è tornata a essere regolare.

Alessandro Ragazzo

 

Forniamo alcune precisazioni per meglio comprendere la questione delle fermate dei treni a Preganziol, oggetto di un articolo del 18 gennaio. L’adozione dell’orario cadenzato prevede, sulle direttrici principali, e quindi anche sulla linea Venezia – Udine, l’alternanza di servizi veloci, che effettuano solo le fermate principali, e servizi regionali, che effettuano invece tutte le fermate. La frequenza con cui servire le singole stazioni, è stabilita dal committente del servizio, la Regione Veneto. Nel caso di Preganziol la decisione è stata di far fermare solo i servizi regionali, dando la fermata dei treni veloci a Mogliano dove si è sempre registrato un flusso di viaggiatori tre volte superiori rispetto a Preganziol.

Inoltre, l’eventuale fermata per i treni veloci comporterebbe, oltre che il rallentamento dei treni veloci che perdono la propria specificità penalizzando i viaggiatori provenienti da distanze maggiori, anche variazioni di orario con pesanti ripercussioni sui nodi di Treviso, Conegliano e Udine. In particolare, i Regionali Veloci per Conegliano sono impostati per garantire l’allacciamento con Belluno, con un tempo di interscambio adeguato che la fermata di Preganziol abbatterebbe. È sulla base di queste considerazioni, di natura anche tecnica, che il Committente ha operato le sue scelte. Oggi però ha avviato dei tavoli di confronto per valutare la possibilità di eventuali altre soluzioni e le loro ricadute.

Infine, le riduzioni di servizi a Preganziol il sabato, nei festivi e nel periodo estivo riflettono, come per tutto il Veneto, la filosofia del modello cadenzato, che in quei periodi prevede una diminuzione dei treni rispetto all’offerta feriale. Anche in relazione a questa scelta operata ci sono dei tavoli in corso. La decisione spetta, come sempre, alla Regione.

Ufficio Stampa Trenitalia – Veneto

 

VITTORIO VENETO – Una mail all’assessore: «Quel treno ci aspetti»

Treno per andare al lavoro soppresso, treno per tornare a casa idem. E i pendolari spazientiti scrivono “in diretta” all’assessore regionale chiedendole (vanamente) di bloccare il treno. Giornata nera quella di mercoledì per chi ha dovuto utilizzare le ferrovie Udine-Venezia e Belluno-Conegliano. Sulla tratta principale un problema tecnico nel capoluogo friulano ha innescato una serie di ritardi tra i treni del primo mattino, che hanno toccato punte di un’ora come nel caso del regionale 2807, uno dei più utilizzati dai pendolari che già in precedenza avevano dovuto registrare la cancellazione (tra Conegliano e Treviso) del convoglio 2853, il primo utile per chi arriva dal bellunese e dal vittoriese ed è diretto a Treviso o Venezia.

Qualche problema ha riguardato anche la linea che unisce montagna e pianura: in tarda mattinata il 5635 Belluno-Treviso è rimasto fermo con il motore acceso per 20 minuti in stazione a Vittorio. A metà giornata i guai non erano ancora finiti: il treno delle 17.31 per Sacile è stato cancellato. Ai pendolari diretti a Vittorio e Belluno hanno dovuto prendere il convoglio successivo per Conegliano, in partenza da Venenzia alle 17.45, per l’occasione con un quarto d’ora di ritardo. Tra la cancellazione e la partenza posticipata del treno successivo i pendolari, alcuni dei quali aderenti al comitato “Il treno dei desideri”, erano certi – come poi è avvenuto – di perdere la coincidenza per Vittorio e di dovere attendere quasi un’ora a Conegliano. Durante il viaggio hanno scritto un’e-mail alla Regione e per conoscenza all’assessore ai trasporti Elena Donazzan: «Non ci viene garantito che il treno delle 18.41 Conegliano-Belluno ci aspetti e pertanto dovremo usufruire di quello successivo, alle 19.41! Le sembra accettabile che il convoglio più utilizzato da chi studia e lavora a Venezia non sia per nulla garantito? Le chiediamo di chiamare con urgenza Trenitalia chiedendo di fare aspettare il treno delle 18.41 per Belluno sul quale contavamo di salire per rincasare dopo una giornata di lavoro».

Che ha invece riservato una lunga attesa a Conegliano. E ieri Trenitalia si è scusata con l’assessore Donazzan e con gli utenti, spiegando che il disservizio è stato causato da un fattore molto umano, un’indisposizione del capotreno legata a una svista organizzativa. E precisa che non accadrà più: in futuro per analoghe situazioni verrà assicurato il servizio di bus sostitutivo.

Luca Anzanello

 

TRIESTE – Entra nella fase della progettazione preliminare la velocizzazione della linea ferroviaria esistente Trieste-Venezia, con un investimento da 1,8 miliardi di euro condiviso dalle Regioni Friuli Venezia Giulia e Veneto che consentirà di ridurre a una sola ora la percorrenza della tratta, in attesa della realizzazione dell’Alta Velocità.

La notizia è emersa nel corso dell’incontro avvenuto a Roma tra l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Michele Mario Elia e la presidente del Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani. Sulla velocizzazione della Trieste-Venezia, è stato concordato di promuovere una riunione a breve, con la presenza anche del presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, che ha condiviso sin dall’inizio questo investimento.

«L’incontro – ha detto Serracchiani – è stato caratterizzato da un clima di sintonia attorno ai progetti di alcune infrastrutture ferroviarie che interessano certamente il Friuli VG ma che sono strategiche per il sistema-Paese». È stata definita imminente anche la presentazione al Cipe, per il co-finanziamento, del progetto per il potenziamento dello scalo ferroviario di Campo Marzio, un’infrastruttura al servizio del porto di Trieste.

 

BOJON «È ora di finirla. La Circonvallazione di Bojon è pronta, è un’ opera in grado di alleviare il traffico dal centro, ma è ferma tre anni per 500 metri di strada mancanti. È un’opera da oltre 8 milioni di euro bloccata. Chiediamo che ora Regione e Sistemi Territoriali, cui è stato affidato il nuovo intervento, si sbrighino: è dal 2004 che il paese attende la strada».

A denunciare la situazione dopo che nei mesi il sindaco di Campolongo, Alessandro Campalto, con Marino Zamboni a nome dei residenti che stasera alle 20,30 organizza una assemblea pubblica nella sala esterna del patronato del paese.

«Ancora nel 2005 Regione, Provincia e Comune», ricorda Zamboni, «avevano firmato per la costruzione del sottopasso ferroviario a Bojon. L’intervento costava 7 milioni 230 mila euro (ora 8 milioni). Sono passati 10 anni, ma l’opera sembra infinita. La strada è completata, fatta eccezione per la pista ciclabile. Il cantiere è chiuso da tre anni per 500 metri mancanti. Ci era stato promesso che i lavori ripartivano con un nuovo bando tutto è ancora fermo. Ora siamo pronti a scendere in strada con cortei di protesta».

(a.ab.)

 

QUARTO D’ALTINO – Senza esito l’incontro in Regione sui disservizi

Silvia Conte: «Lasciateci gestire la stazione ferroviaria»

QUARTO D’ALTINO – «La situazione per i pendolari è insostenibile e la stazione di Quarto non è sicura, servono interventi urgenti».

Un nuovo appello è stato lanciato dalla sindaca di Quarto d’Altino, Silvia Conte, che con una lettera inviata all’assessore regionale Elena Donazzan, chiede un incontro alla Regione Veneto per affrontare e trovare una soluzione ai continui disservizi che tormentano la tratta ferroviaria Venezia-Portogruaro.

«Durante l’ultimo incontro in Regione avvenuto a fine ottobre su richiesta di numerose amministrazioni comunali, al quale purtroppo l’assessore regionale competente non si è presentata – scrive Conte – ci era stato garantito dai tecnici che le criticità relative alle questioni più volte sollevate dai sindaci e dai comitati dei pendolari sarebbero state affrontate. I disservizi però continuano a manifestarsi e nessun riscontro ha avuto la proposta alternativa presentata dai Comuni per risolvere i problemi con un linea sub-urbana».

L’amministrazione non si muove solo sul fronte delle «corse dei treni» nella tratta (riconosciuta da Legambiente come la quinta peggiore d’Italia) ma anche con proposte per rendere la stazione di Quarto d’Altino dignitosa e sicura.

«Abbiamo chiesto da Rfi un restyling completo della stazione e la realizzazione di pensiline per i passeggeri in attesa – continua la sindaca – e siamo soddisfatti per l’avvio dei lavori di realizzazione delle canaline di scarico nel sottopasso per superare i problemi legati alle infiltrazioni e delle pensiline».

Tra le proposte, anche quella di concedere al Comune di Quarto i locali della stazione in comodato d’uso gratuito per 15 anni «L’idea – conclude Conte – è di procedere con subconcessioni gratuite ad associazioni, cooperative o altre organizzazioni prive di scopo di lucro in grado di contribuire al processo di valorizzazione dell’immobile e di riqualificazione dell’area, nonché di sostenere i necessari interventi materiali. Abbiamo già fatto dei passaggi con Rfi a livello regionale, attendiamo ora l’esito della risposta ufficiale da Roma».

Melody Fusaro

 

PORTOGRUARO – Fino a qualche giorno fa la linea non presentava criticità. Alcuni pendolari della linea Portogruaro–Casarsa sono giunti a destinazione con almeno un paio di minuti di ritardo. Sono stati sufficienti, ed è incredibile, per perdere la coincidenza per Udine.

A lamentarsi dell’inconveniente avvenuto ieri mattina una giovane dottoressa di Fossalta di Portogruaro che ha esternato su facebook tutta la sua delusione, comune anche ad altre persone.

Più che un disservizio di Trenitalia si lamenta l’assoluta mancanza di buon senso da parte del macchinista del treno Venezia – Pordenone – Udine che non ha atteso i pendolari appena scesi dal Minuetto che collega Portogruaro alla città del Pasolini.

«Non è possibile una cosa del genere» scrive Tatiana Cervesato «il treno mi è partito davanti, avrebbero potuto aspettare».

È accaduto questo. La giovane è salita sul treno regionale a Portogruaro, il quarto della giornata con partenza alle 7.32 dalla città del Lemene e arrivo a Casarsa alle 7.58.

«Ebbene, quando siamo scesi a Casarsa» ha dichiarato la donna fossaltese «l’interregionale per Udine, dove mi reco per lavoro, aveva già le porte chiuse. Abbiamo cercato invano di far cambiare idea a chi gestiva il treno, ma è stato inutile».

Un vero e proprio atto di scorrettezza verso gli utenti. È buona norma attendere qualche secondo la coincidenza prima di far partire il treno, ma evidentemente il macchinista che si trovava alla guida del convoglio per Udine aveva troppa fretta. A Cervesato e ad altri utenti non è rimasto altro da fare, dunque, che attendere il treno successivo, con buona pace sua e del datore di lavoro.

(r.p.)

 

PREGANZIOL – Non conosce pause la battaglia dei pendolari di “Treno, fermati”. La conferma al termine dell’assemblea pubblica dell’altra sera in sala Granziol.

Irene Mori e Cristina Vianello, promotrici della raccolta di 940 firme e del sit-in della scorsa settimana in stazione, hanno confermato che proseguiranno le iniziative per ottenere le stesse fermate dei treni della stazione di Mogliano.

Richieste ribadite nella lettera che il comitato ha inviato al presidente della Regione Luca Zaia, all’assessore alla mobilità Elena Donazzan e ai consiglieri della Seconda Commissione regionale che si occupa anche di trasporti.

I pendolari ricordano che prima dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato a Preganziol fermavano 230 treni in più nell’arco di una settimana.

«Le stazioni di Preganziol e San Trovaso -sostengono i pendolari- servono un bacino d’utenza molto ampio che va dalla zona di Treviso sud fino a Casier, Casale, Quinto e Zero Branco».

Chiedono perciò il ripristino del treno che parte da Venezia a mezzanotte, utile a chi lavora nel settore alberghiero. Attualmente l’ultimo treno da Venezia è alle 21.15.

(nd)

 

Boemio, titolare dell’appalto: «Interferenze non previste con il cantiere del tram»

Gli amici della bici insorgono: «Con il tram attivo impossibile raggiungere Venezia»

Il cantiere lungo il Ponte della Libertà è in ritardo – di due mesi dice l’azienda costruttrice – mentre la seconda parte della pista ciclabile che permette il collegamento tra l’area dei Pili e via dei Petroli è ancora chiusa nel freezer come conseguenza dell’arrivo dei commissari a Ca’ Farsetti e probabilmente potrà essere de-congelata solo con l’arrivo della nuova maggioranza e della nuova giunta, in primavera.

«La realizzazione della pista è fondamentale», spiega Biagio d’Urso, dell’associazione Amici della bicicletta, «ma se il tram entrerà in servizio prima della conclusione della pista, con il conseguente divieto di transito alle bici sul Ponte per motivi di sicurezza, non si potrà più raggiungere piazzale Roma in bicicletta. Senza contare che, una volta finita la pista sul Ponte, in mancanza del tratto tra i Pili e via dei Petroli, l’accesso e l’uscita dalla ciclabile del Ponte saranno molto pericolosi soprattutto per chi, pedalando da Venezia verso Mestre, sarà contro-mano, trovandosi di fronte non solo le auto ma anche il tram».

Il quale, stando alle ultime previsioni, dovrebbe iniziare a collegare il centro di Mestre con Venezia a partire dalla metà di maggio. Il cantiere sul Ponte. In questi giorni sta proseguendo l’installazione dei supporti orizzontali che sosterranno la passerella da parte della Boemio costruzioni, l’azienda lo scorso maggio si è aggiudicata l’appalto di Avm con un ribasso d’asta del 20% e un offerta di 1 milione e 300 mila euro. Nel frattempo nelle officine si sta realizzando la struttura in carpenteria metallica sulla quale poi saranno poggiati i pannelli – una lega di legno e plastica – anti-sdrucciolo che costituirà la base sui cui correranno le biciclette.

«La fine del cantiere era prevista per la fine di aprile», dice Francesco Boemio, titolare dell’azienda, «ma ci sono alcuni ritardi dovuti in parte ai giorni di maltempo, in parte alle interferenze con il cantiere del tram, credo che non sia colpa di nessuno». L’apertura della pista a sbalzo con vista sulla laguna slitta quindi alla fine di giugno.

«Non voglio sbilanciarmi, ma ci vorranno almeno cinquanta giorni in più», aggiunge Boemio, facendo un calcolo che appare perfino prudenziale. Almeno un mese dopo quindi la prevista entrata in servizio del siluro rosso, con il rischio di escludere l’accesso a Venezia per le bici nella prima parte dell’estate.

«E’ assurdo», spiega d’Urso, «perché si tratta del periodo di maggior afflusso: di residenti e di turisti, e di persone che si spostano verso il Lido o Pellestrina. Non solo resteremo senza pista, ma quando sarà conclusa resterà comunque monca».

L’area dei Pili. Il riferimento è alla seconda parte del progetto: è quel tratto di circa 400 metri che permetterebbe ai ciclisti di raggiungere in sicurezza via del Petroli, e da qui l’area del Vega, una zona priva di pista ciclabile ma a basso traffico. Un varco da aprire in un’area verde abbandonata messo a disposizione dal presidente dell’Umana, Luigi Brugnaro, che ne è il proprietario, e si acolla anche parte delle spese del progetto, mentre la realizzazione è in capo all’amministrazione pubblica. I soldi per l’intervento erano stati previsti dall’ex assessore Ugo Bergamo, compreso un contributo regionale, per un totale di circa 1 milione di euro che servirà a portare la ciclabile proprio fino al Vega e fino alla stazione Porto Marghera. Ma a pubblicare il bando sarà – se deciderà di confermarne il finanziamento – la prossima giunta.

Francesco Furlan

 

GLI ALTRI CASI – Dal bicipark della stazione al collegamento Favaro-Dese

Nel tessuto delle piste ciclabili della città – che primeggia, in Italia, per numero di chilometri – ci sono però ancora alcuni nodi da risolvere. A partire dal bicipark della stazione ferroviaria, uno degli ultimi interventi realizzati. Capiente, anche se un po’ scomodo a causa della rampa d’accesso al piano sopra-elevato, resta senza una pista ciclabile che permetta di accedervi in sicurezza, in una zona, come quella della stazione, trafficata a confusa per l’alto numero di macchine in sosta breve lungo la carreggiata.

Altro nodo irrisolto riguarda via Colombo, strada lungo la quale le bici non possono passare per questioni di sicurezza, essendoci già il tram – è lo stesso problema che potrebbe sorgere lungo il Ponte della Libertà. La prevista passerella sul Marzenego tra la riviera Marco Polo e via Zanotto, è al momento rimasta sulla carta. Così come – nonostante le sollecitazioni della Municipalità, del parroco e di tutta la comunità – la pista ciclabile di via Altinia tra Dese e Favaro. La pista è stata prevista in due accordi di programma, il primo del 5 ottobre 2012 e il secondo del 22 settembre 2014. Anche in questo caso le dimissioni della giunta non hanno aiutato ad accelerare la risoluzione dei problemi.

 

Gazzettino – Pigozzo: Zaia fermi la Tav litoranea

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25

gen

2015

SAN DONA – «Per fermare e archiviare definitivamente il tracciato litoraneo della Tav, proposto a suo tempo dalla Regione Veneto, è necessario che il presidente Zaia si muova». Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd e vicepresidente della commissione Trasporti, replica all’iniziativa del deputato leghista Emanuele Prataviera che ha inviato una lettera al ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi per avere rassicurazioni sul “congelamento” del cosiddetto tracciato balneare della Tav Venezia-Trieste.

«Lo stop al tracciato litoraneo – sostiene Pigozzo – è un problema che riguarda Zaia che deve recarsi a Roma e portare a casa un atto definitivo che metta la parola fine a questa ipotesi. È dal giugno 2012 che è stata votata la mia mozione in Consiglio regionale per chiedere che la Giunta mettesse in archivio il tracciato balneare. Evidentemente Zaia non vuole compiere il passo decisivo».

(m.mar.)

 

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