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Gazzettino – Spinea. Smog, Arpav toglie le centraline

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1

nov

2013

SPINEA – Il Comune dovrà spendere 20mila euro per fare le misurazioni

Il sindaco: «Assurdo, qui c’è la concentrazione più alta»

«Abbiamo il Passante che produce danni enormi e non solo non ci danno la cura, ma ci tolgono pure la diagnosi».

Il sindaco di Spinea Silvano Checchin si scaglia contro gli enti gestori sulla rimozione delle centraline Arpav. Il Comune dovrà infatti stanziare 20mila euro per misurarsi i livelli di inquinamento in quanto l’Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente, non ha più fondi.

«Trovo assurda la dislocazione delle centraline, posizionate in ogni luogo della regione, da Mestre a Marcon, ma non a Spinea, dove è risultata più alta la concentrazione di polveri – attacca Checchin – Manca un piano di monitoraggio ambientale e se c’è non si capisce come e con quali fondi debba essere attuato. Ormai siamo abbandonati a gestirci da soli i problemi».

Quest’anno Spinea dovrà quindi arrangiarsi, pagando di tasca propria anche la centralina di rilevamento dei livelli di inquinamento che l’anno scorso aveva monitorato aria e livelli acustici al Villaggio dei Fiori. Rilevando, fra l’altro, che Spinea è addirittura più inquinata di Mestre, con concentrazioni medie giornaliere di polveri Pm10 di 61 microgrammi per metro cubo contro i 52 del parco Bissuola.

Anche i superamenti della soglia prevista per legge sono stati 59 a Spinea, contro i 41 di Mestre.

«Manca un soggetto che imponga al gestore di provvedere alle campagne di monitoraggio, oggi non si capisce a chi tocchi farlo – prosegue Checchin – I meccanismi decisionali sono troppo lenti per le risposte che continuamente ci vengono chieste da cittadini e comitati. E ora dovremo anche metterci i soldi del bilancio comunale».

Intanto il Comune si prepara a varare, per l’ennesima volta, misure di limitazione al traffico, che partiranno il 4 novembre con la riduzione delle accensioni dei riscaldamenti domestici, il controllo delle emissioni industriali e almeno due domeniche ecologiche.

«Non si può far ricadere ogni decisione sui sindaci, capire i danni del Passante non spetta a noi. La situazione è insostenibile perché scarica tutti i disagi sui cittadini».

Damiano Corò

 

MARTELLAGO – I residenti di via Cavino a Maerne tornano a lamentarsi col sindaco e sollecitare interventi. Da tempo coloro che abitano lungo la stradina di periferia protestano per l’inquinamento e i rumori prodotti dal Passante, che in quel tratto passa anche in sopraelevata, e dalle fabbriche dell’area industriale.

Ma negli ultimi tempi i problemi si sono aggravati in quanto tanti automobilisti e pure camionisti preferiscono imboccare la pur stretta strada per bypassare le code lungo la Provinciale 36 per i lavori di allargamento.

«Siamo tartassati e stanchi. Via Cavino è diventata un’autostrada, una scorciatoia per Mirano e Martellago, dove nessuno rispetta limiti di velocità e segnaletica. Nonostante le nostre tante segnalazioni, nulla è stato fatto e nessuno è venuto a verificare la situazione» scrivono in una lettera al sindaco alcuni residenti, che lamentano come «nulla sia cambiato circa il frastuono e l’inquinamento, con tassi elevati di Pm 10, e come nessuno abbia mai risposto alla nostra richiesta di avere ulteriori barriere fonoassorbenti sul Passante».

I residenti invitano il sindaco Monica Barbiero e gli amministratori ad «alzarsi dalle loro poltrone e venire a vedere in loco l’incubo che siamo costretti a vivere, con l’aria che puzza e il rimbombo dei mezzi che sfrecciano sulla sopraelevata del Passante e anche sulla nostra strada, che ci impedisce di dormire».

(N.Der)

 

campalto. Il m5s vuole chiarezza

CAMPALTO. Il Movimento Cinque Stelle interroga i ministri all’Ambiente e ai Beni Culturali sul by-pass di Campalto. A scrivere un’interrogazione parlamentare a risposta scritta qualche giorno fa, sono stati i consiglieri grillini Cozzolino, D’Incà, Da Villa e Brugnerotto, che hanno chiesto lumi in merito all’opera che dovrebbe sgravare il centro di Campalto dal traffico di attraversamento.

«Il cosiddetto by-pass di Campalto è un anello di strada che sta per essere realizzato nel comune di Venezia, in località Campalto, collegato alla statale 14, direzione Trieste», si legge.

«Lungo poco più di due chilometri, gira intorno ad una parte del centro abitato, a ridosso di abitazioni, interseca aree produttive, in un incrocio con una via urbana trasversale è previsto uno scavo di 11 metri nel sottosuolo, ma sono del tutto ignorate falde acquifere, risorgive del fiume Marzenego, interrato a tratti, e la rete di fossati e canali strettamente collegati con la laguna di Venezia, che mantengono in equilibrio il bacino idrogeologico della gronda lagunare».

E ancora: «Questa infrastruttura sta per essere realizzata senza preventiva Vas, valutazione ambientale strategica, richiesta per opere interne ad un bacino idrogeologico, risulta mancante la Via, valutazione di impatto ambientale e la relazione di salvaguardia ambientale e tutela paesaggistica».

Da qui la richiesta di sapere «quali misure intendano adottare i ministri interrogati al fine di tutelare l’ambiente e il rispetto dei vincoli paesaggistici esistenti in territorio lagunare dalla realizzazione di un’infrastruttura che si presenta potenzialmente pericolosa, di forte impatto ambientale e causa di incremento dell’inquinamento atmosferico, già elevato, data la vicinanza dell’aeroporto».

(m.a.)

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Nuova Venezia – Controlli alle vongole, veterinari nei guai.

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20

ott

2013

CIBO & sanità» LE ACCUSE DELLA PROCURA

Il personale dell’Asl 12 avrebbe dovuto prelevare i molluschi dagli allevamenti per analizzarli. Il pm chiede il rinvio a giudizio

Vongole e mitili che finivano sui banchi dei mercati del pesce di mezza Italia provenienti dai numerosi allevamenti della laguna non sarebbero stati controllati dal punto di vista sanitario, come invece prevede la legge. Così il pubblico ministero Giorgio Gava si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per falso ideologico dopo aver depositato gli atti, chiudendo l’inchiesta, nei confronti di tre veterinari e due tecnici di laboratorio del Servizio veterinario dell’Asl 12. Poi la parola passerà al giudice dell’udienza preliminare.

Nell’ambito di questa struttura, esiste un ufficio che si occupa proprio della molluschicoltura, che nella laguna di Venezia è molto sviluppata. Da almeno trenta anni, sono infatti numerosi gli allevamenti di mitili nell’area che va dagli Alberoni a Santa Maria del Mare da un lato e nell’area di Punta Sabbion-Cavallino dall’altro.

Da una decina di anni, da quando le autorità hanno posto un freno alla raccolta indiscriminata delle vongole veraci, sono state date in concessione ai pescatori – trasformati in allevatori – vaste aree in cui seminare e raccogliere i caparozzoli.

A Chioggia, a Pellestrina e al Cavallino sono sorti di conseguenza numerosi centri di stabulazione, dove i molluschi vengono depositati e depurati per tre giorni prima della commercializzazione. Un business che dà lavoro a centinaia di persone e che deve sottostare a regole precise, come del resto tutto ciò che riguarda l’alimentazione.

La normativa, in particolare, prevede che i veterinari dell’Asl periodicamente compiano prelievi di campioni di vongole e mitili di ogni allevamento, campionature che devono essere eseguite a varie profondità e latitudini. Trasferiti i molluschi in laboratorio devono essere esaminati in modo da studiare lo stato d’inquinamento delle acque in cui crescono e naturalmente del prodotto. Sono i veterinari che devono recarsi negli allevamenti per prelevare i campioni.

Stando, invece, alle indagini della Sezione navale della Guardia di finanza, erano gli allevatori a consegnare vongole veraci e mitili ai laboratori, in questo modo i vetererinari dell’Asl 12 non avevano la certezza della provenienza dei molluschi che i tecnici del laboratorio poi esaminavano.

Gli accertamenti sono scattati, grazie ad una segnalazione giunta in Procura, nel luglio dello scorso anno, e le fiamme gialle hanno monitorato gli indagati per tre mesi, fino all’ottobre 2012, provando con fotografie e video che almeno cento campionature non sarebbe state eseguite secondo le norme.

Agli atti vi sarebbero anche riprese video, fatte sia agli Alberoni sia a Punta Sabbioni, in cui si vedono gli allevatori che consegnato ai veterinari i molluschi da analizzare.

Naturalmente le «fiamme gialle» non erano sul posto per caso, ma avevano seguito i sanitari dell’Asl 12, dopo aver intercettato le telefonate tra loro e gli allevatori, chiamate fatte per prendere gli accordi.

In questo modo, la legge viene aggirata: non c’è più, infatti, il controllo sui molluschi che vengono commercializzati.

Ma soprattutto manca la conoscenza dello stato di salute delle acque della laguna, non avendo il controllo diretto sulla provenienza dei molluschi, difficile stabilire se e dove l’inquinamento è maggiore o minore. L’autorità sanitaria non ha più il polso della situazione della laguna e neppure se ne accorge.

Giorgio Cecchetti

 

INQUINAMENTO – È la prima città per livelli di ozono. L’Agenzia europea boccia anche Vicenza, Venezia, Treviso e Verona

BRUXELLES – Padova è maglia nera in Europa sul fronte dell’ozono: la città veneta nel 2011 ha registrato 104 giorni di superamenti del limite Ue, seguita da Pavia, Reggio Emilia, Treviso e Parma, Verona e Varese.

L’Italia detiene anche il record dei livelli di ozono troposferico, segnando valori oltre tre volte più elevati rispetto alla soglia. Lo rivela l’ultimo rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) sulla qualità dell’aria, che vede 23 città italiane nei primi 30 posti della classifica Ue degli sforamenti del limite per questo inquinante, pericoloso per la salute. Nord Italia e Sud della Francia risultano le aree più colpite dall’ozono troposferico, che si forma a seguito delle reazioni fra vari inquinanti provenienti da diverse fonti, come la combustione di carburanti fossili, il trasporto stradale, le raffinerie, vegetazione, discariche, reflui, bestiame e incendi.

In presenza di caldo e luce solare si scatenano queste reazioni, quindi si tratta di un problema tipico dell’estate, specie nel Sud Europa. Ma l’Italia nel 2011 è stato anche uno dei Paesi europei a superare più spesso il limite Ue della media annuale per le famigerate Pm10 (polveri sottili) e Pm 2,5 (polveri ultrafini), insieme a Polonia e Slovacchia. Per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10), al dodicesimo posto della classifica Ue c’è Monza (121 sforamenti nel 2011), tallonata da Brescia (113), poi Cremona (109), Vicenza (107), e Torino (105), ancora Padova (93) e poi Venezia (85).

Il caso Italia non è isolato: oltre il 90% degli europei che vive in città respira un livello troppo elevato di polveri ultrafini (fino al 96% dei cittadini Ue per le Pm 2,5) e di ozono (fino al 98%).

 

L’Agenzia Ue dell’ambiente: a Padova il record dell’ozono, Treviso sesta.

E non va meglio per le polveri sottili. Il ruolo di traffico e scarichi industriali.

PADOVA – Le città dove si respira peggio in Europa? Padova, prima per la concentrazione di ozono nell’aria, condivide il primato con la bulgara Pernik per le polveri sottili, la rumena Baia Mare nel diossido di zolfo e l’italiana Monza per i nitrati.

Ma sono tutte le città del Veneto ad uscire malconce: Treviso, Vicenza, Venezia e, in misura minore, anche Verona registrano la pessima qualità dell’aria che respiriamo.

Lo rivela un drammatico rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), che ha preso a riferimento le soglie limite dell’Organizzazione mondiale della sanità e il triennio 2009-2011, durante il quale – peraltro – si sono registrati dei miglioramenti.

Quattro i segmenti – e più di quattrocento città – presi in esame dall’agenzia europea: i livelli di Pm 10 (polveri sottili), quelli di ossido di zolfo (SO2), quelli di ozono (O3) e quelli di nitrati (NO3).

Padova, che registra una media di 104 sforamenti l’anno di ozono, conquista il primato europeo per il peggior livello di questo elemento; ma è tallonata da Treviso, sesta in Europa con 92 sforamenti, Verona ottava con 83, Vicenza decima e Venezia trentunesima.

Non va tanto meglio negli altri segmenti in cui l’Agenzia europea ha rielaborato le rilevazioni delle agenzie regionali: sulle polveri sottili Vicenza è ventesima in Europa, Treviso 25esima, Padova 33esima, Venezia 43esima.

Così nei nitrati Vicenza è 13esima, Treviso 22esima, Venezia 32esima, Verona 45esima, Padova 58esima.

Un po’ meglio va nella quantità di ossido di zolfo e anidride solforosa: Venezia è 183esima, Padova 191esima, Treviso 196esima.

Ma la situazione, avverte l’Europa, è problematica quasi ovunque: oltre il 90 per cento della popolazione del vecchio continente vive in città respirando livelli troppo elevati di polveri ultrafini (fino al 96% dei cittadini Ue per le Pm 2,5) e di ozono (fino al 98%). Nonostante il calo degli inquinanti registrato nell’ultimo decennio, i livelli di particolato e ozono rimangono preoccupanti per la salute soprattutto delle persone sensibili: bambini e anziani. L’Italia e la pianura padana in particolare sono fra le aree maggiormente colpite da questa minaccia, che non risparmia nemmeno le aree rurali perché in alcuni casi ad agire sulle vie respiratorie sono i cosiddetti inquinanti secondari, che si formano in atmosfera. Due le ragioni strutturali della concentrazione di inquinanti nel Settentrione d’Italia: la conformazione morfologica della pianura padana, praticamente il più grande catino europeo stretto dalla catena alpina, quella appeninica e il mare; le condizioni climatiche con l’assenza di vento e il fenomeno dell’inversione termica che schiaccia a terra gli inquinanti. Tre invece le cause legate all’antropizzazione del territorio: il traffico veicolare, il riscaldamento domestico, le emissioni delle attività produttive, che contribuiscono per un terzo ciascuno alla cattiva qualità dell’aria che respiriamo.

Alla vigilia della stagione invernale, quando le condizioni dell’aria peggiorano, il commissario europeo all’ambiente, Janez Potocnik, riferisce di essere «pronto a rispondere» all’emergenza con l’arrivo di nuove regole entro l’anno.

«L’inquinamento dell’aria sta provocando danni alla salute umana e agli ecosistemi» spiega Hans Bruyninckx, direttore esecutivo dell’Aea, secondo il quale «per arrivare ad un percorso sostenibile, l’Europa dovrà essere ambiziosa e andare oltre l’attuale legislazione».

«La qualità dell’aria è al centro delle preoccupazioni per tante persone» afferma il commissario europeo all’ambiente, Janez Potocnik, che si dice «pronto a rispondere» con l’arrivo di nuove regole entro l’anno. Se Padova è maglia nera europea sul fronte dell’ozono, con 104 giorni di superamenti nel 2011, non meglio vanno altre città della pianura padana: seguono Pavia, Reggio Emilia, Treviso e Parma, Verona e Varese. Ben 23 sono le città italiane che si piazzano nei primi 30 posti di questa classifica Ue. L’Italia detiene il record assoluto sul fronte dell’ozono, segnando valori oltre tre volte più elevati rispetto alla soglia limite: segno che il Belpaese è in piena emergenza inquinamento. L’Italia nel 2011 è stato anche fra i Paesi europei a superare più spesso il limite Ue della media annuale per le Pm10 e Pm 2.5, insieme a Polonia e Slovacchia. Per quanto riguarda le polveri sottili (Pm10), al dodicesimo posto della classifica Ue c’è Monza (121 giorni di sforamenti nel 2011), tallonata da Brescia (113), poi Cremona (109), Vicenza (107), e Torino (105), Padova (93) e Venezia (85).

Daniele Ferrazza – @dferrazza

 

Orlando: «Tre protocolli per tutto il bacino padano»

Il ministro dell’Ambiente ieri a Venezia: incontro con le Regioni entro ottobre «Interventi su trasporti, riscaldamento e agricoltura per ridurre le emissioni»

VENEZIA – C’è una brutta aria in giro, soprattutto nelle regioni del bacino padano. Lo sa anche il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando, raggiunto dalla notizia del rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente ieri mattina mentre era a Venezia con il governatore Luca Zaia, per parlare di altri inquinanti, quelli dei terreni dell’area industriale di Porto Marghera.

Ministro, l’Italia del Nord è tra le aree più inquinate d’Italia, che fa il governo? «È un problema di cui abbiamo consapevolezza» spiega Orlando «e sul quale stiamo lavorando da tempo». «Entro la fine di ottobre convocherò un incontro con le regioni del bacino padano per firmare alcuni protocolli per una prima tranche di interventi che hanno come obiettivo la riduzione delle emissioni di inquinanti nell’aria».

Tre sono gli ambiti principali sui quali si interverrà: «Trasporti, riscaldamento civile e agricoltura». I protocolli, dice il ministro, dovranno definire quali tipi di interventi dovranno essere adottati. Nell’incontro che si era tenuto a inizio settembre a Milano, con la partecipazione, oltre che del ministro dell’Ambiente, dei rappresentanti delle regioni Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna, Valle d’Aosta e della provincia di Trento, era stata discussa, ad esempio, l’abbattimento di quello che era stato definito Eurotrash, l’inquinamento da traffico pesante fuorilegge, con maggiori controlli alle frontiere e l’introduzione di un bollino sul parabrezza – ipotesi quest’ultima sostenuta anche dalla Regione Veneto – a garanzia del rispetto ambientale. Nel vertice anti-smog che dovrà essere convocato entro la fine del mese, dovrà essere trovata una soluzione, aggiunge il ministro, «in accordo con le regioni, ma anche con il coinvolgimento delle università, per ciò che riguarda la ricerca e l’innovazione, e le grandi città, che più di altre soffrono dei problemi di inquinamento atmosferico».

L’accordo di programma Stato-Regioni sarà declinato quindi in una serie di interventi che sul piano agricolo, ad esempio, potrebbe prevedere controlli più rigidi per gli impianti a bio-masse. Per capire quindi se il piano e i buoni propositi si trasformeranno nei primi atti concreti bisognerà aspettare la fine del mese, con un interrogativo al quale manca ancora una risposta convincente. Chi ci mette i soldi? E quanti? Le Regioni già a settembre hanno fatto presente al ministro che il finanziamento degli interventi per un’aria più pulita non può ricadere solo sui loro bilanci, sempre più esigui. Qualcuno però si è già mosso, come la Regione Lombardia, che a inizio settembre ha approvato il Pria, il piano regionale degli interventi per la qualità dell’aria, che pianifica la strategia anti-smog fino al 2020, data entro la quale la Regione prevede di ridurre le emissioni di polveri sottili (pm10) del 41%.

Francesco Furlan

 

LE CONSEGUENZE PER LA SALUTE

Come una camera a gas: tutti i veleni che respiriamo

PADOVA – Ozono, polveri sottili, nitrati, anidride solforosa. Il Veneto non sarà una camera a gas, ma di sicuro ci assomiglia. L’ozono, la sostanza dove la nostra regione è messa peggio nelle classifiche europee, è un gas instabile ed allo stato liquido è esplosivo. Ha un odore pungente caratteristico ed è fortemente irritante per le mucose. È un gas altamente velenoso e tuttavia è un gas essenziale alla vita sulla Terra per via della sua capacità di assorbire la luce ultravioletta; lo strato di ozono presente nella stratosfera protegge la Terra dall’azione nociva dei raggi ultravioletti del Sole. Proprio per la loro capacità di distruggere lo strato di ozono della stratosfera, i gas freon sono stati banditi dalla produzione e dall’utilizzo, soprattutto degli elettrodomestici. E anche diminuito molto l’uso dei CFC (che non sono stati aboliti del tutto). La sigla pm 10 (Particulate Matter o Materia Particolata, cioè in piccole particelle) identifica materiale presente nell’atmosfera in forma di particelle microscopiche, il cui diametro aerodinamico è nell’ordine dei millesimi di millimetro. È costituito da polvere, fumo, microgocce di sostanze liquide denominato in gergo tecnico aerosol: esso, infatti, è un insieme di particolati, ovvero particelle solide e liquide disperse nell’aria con dimensioni relativamente piccole. Queste particelle presenti nell’atmosfera sono indicate con molti nomi comuni: polvere e fuliggine per quelle solide, caligine e nebbia per quelle liquide. Le principali fonti sono processi di combustione (tra cui quelli che avvengono nei motori a scoppio, negli impianti di riscaldamento, in molte attività industriali, negli inceneritori e nelle centrali termoelettriche), usura di pneumatici, freni ed asfalto, gli incendi boschivi, le eruzioni vulcaniche, la dispersione di pollini, il sale marino. Sono nocive per la cavità orale e nasale, la laringe e, in generale, per l’apparato respiratorio e polmonare. Non meno pericolosi per la salute sono i nitrati e, in misura minore, il diossido di zolfo. Ma sono soprattutto le polveri sottili e l’ozono a creare i maggiori danni alla salute. Per questo i loro valori sono tenuti costantemente sotto controllo.

 

LE REAZIONI – Legambiente: «Più treni, meno strade»

Gli ecologisti invocano politiche pubbliche ad hoc. Boato: «Troppi proclami della Regione»

PADOVA – Bocciati senza appello. Gli ambientalisti del Veneto non condividono la politica regionale di contenimento delle emissioni inquinanti in atmosfera:

«Molto si può fare e pochissimo viene fatto» denunciano in coro. «Ogni tentativo di contenere le emissioni è stato finora insufficiente – spiega Luigi Lazzaro, presidente regionale di Legambiente, la più agguerrita tra le associazioni che ogni anno denuncia con la campagna Malaria la situazione –. Ci aspettiamo di più dalla politica: scelte più coraggiose e più radicali, altrimenti non ne usciremo. Ci aspettavamo di più anche dal recente incontro tra le regioni del Nord e il ministro dell’Ambiente Orlando. Le cause sono sempre le stesse: «Ma è sulle politiche strategiche che bisogna intervenire. Meno infrastrutture stradali e più investimenti nel trasporto su rotaia, nel trasporto alternativo, nella mobilità sostebile».

Secondo Legambiente, che sul territorio ha 39 circoli e tremila iscritti, «sono interventi spot quelli proposti dall’assessore regionale Maurizio Conte che prevede una targhetta sul modello austriaco per i camion dell’Est europeo». Bocciata anche la politica sul trasporto ferroviario della Regione:

«Il Veneto investe pochissimo nel trasporto passeggeri su rotaia e anche le risorse sugli orari cadenzati arrivano dal governo».

Legambiente è tra le associazioni che più si sta spendendo per la revisione dei parametri europei della qualità dell’aria: «Nelle rilevazioni vanno inserite anche le pm 2,5, che sono le microparticelle che vengono respirate praticamente senza filtro dall’apparato respiratorio e sono potenzialmente molto più pericolose delle pm 10» spiega Lazzaro.

«Chiediamo all’Europa di spingere per modificare i parametri e rendere davvero effettivo l’abbassamento dei parametri».

Completamente negativo è anche il giudizio di Michele Boato, ecologista storico veneziano e oggi direttore dell’Ecoistituto del Veneto, organismo indipendente: «La pianura padana è una camera a gas e lo sappiamo da decenni. Non c’è alcuna politica sulla qualità dell’aria e tutte le iniziative compiute finora sono semplici palliativi. Le targhe alterne sono una stupidaggine, le domeniche ecologiche sono un’iniziativa che migliora la socialità non la qualità dell’aria. Serve una politica radicale molto diversa: la riduzione del traffico pesante con l’aumento del trasporto su rotaia e la riconversione delle centrali termoelettriche.

E poi agire sull’urbanistica: è inutile che il presidente Zaia faccia i proclami sul cemento zero e poi non faccia seguire nulla. Sono dichiarazioni campate in aria, perché poi tutti sanno che è Zorzato che fa la politica vera».

(d.f.)

 

«Viviamo in un catino dal pessimo clima»

Patti (Arpav): nell’Italia del Nord l’aria non circola. «Bisogna puntare sull’efficienza energetica»

PADOVA «Generalmente non credo nelle classifiche. Ma certo il problema è noto». Salvatore Patti è il responsabile dell’osservatorio dell’aria dell’Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente. Scorre il rapporto dell’Agenzia europea dell’ambiente e cerca di confrontare i dati con le rilevazioni che, ogni giorno, vengono elaborate dall’Arpav e trasmesse, per via governativa, alle istituzioni europee. La rete regionale è formata da 34 centraline che, in altrettanti punti del Veneto, registra costantemente la qualità dell’aria. «Tutti sanno che la pianura padana è tra le regioni europee più inquinate in assoluto» spiega il dirigente dell’Arpa. «Non dobbiamo nasconderci la verità: alla base di questi risultati vi sono ragioni morfologiche e climatiche. La pianura padana è un catino dove non circola aria e c’è un pessimo clima. Poi – aggiunge Patti – ci sono ragioni legate alle attività umane: direi che il traffico veicolare, gli impianti di riscaldamento domestico e le emissioni delle zone industriali e delle attività agricolo contribuiscono, ciascuno per un terzo, ai valori sulla qualità dell’aria».

Le soluzioni? Semplici da descrivere, complicate da realizzare. «Le limitazioni del traffico, lo svecchiamento del parco veicoli, il potenziamento del trasporto pubblico locale, le zone a traffico limitato sono certamente utilissime. Ma da sole – aggiunge Patti – non bastano: per limitare le emissioni degli impianti domestici servono politiche di incentivi che favoriscano l’efficienza energetica. Per le attività produttive vanno intensificati i controlli sulle emissioni in atmosfera».

Uno dei problemi più sconosciuti è proprio la diffusione degli impianti di combustione ad uso domestico. Per registrare esattamente il fenomeno, giusto pochi mesi fa l’Arpav ha commissionato uno studio statistico per stimare il numero di impianti di combustione a biomassa presenti nella Regione: senza questo dato è difficile attivare corrette politiche di contenimento. «I dati non sono ancora disponibili, lo saranno solo tra qualche mese. Ma certamente – spiega Patti – questo fenomeno, anche se non sembra, è una delle fonti di maggiore inquinamento dell’atmosfera». In questo senso si spiega anche l’accanimento, francamente un po’ esagerato, contro le tradizionali accensioni dei «pan e vin» dell’Epifania.

(d.f.)

 

 

Nel mirino grandi navi tangenziale e centrali

Venezia è ai primi posti della classifica europea per polveri sottili e ozono Studi e ricerche hanno confermato l’allarme ambientalista: di smog ci si ammala

MESTRE – L’ennesimo allarme dell’Agenzia europea per l’ambiente, secondo cui il 96 per cento degli europei nelle città respirano troppe polveri killer, non stupisce nessuno. Purtroppo. Lo smog a Venezia e Mestre è da anni un sorvegliato speciale ma negli ultimi tempi le storiche denunce degli ambientalisti hanno trovato conferme anche nelle ricerche sullo stato di salute dei veneziani. Venezia secondo i dati dell’Agenzia europea per l’ambiente è tra le prima cinquanta città europee a fare i conti con gli effetti nocivi del particolato, le famigerate polveri sottili, che assieme all’ozono, preoccupano nonostante il calo degli inquinanti registrato nell’ultimo decennio. L’indagine dell’Asl 12. L’azienda sanitaria con una indagine sulle malattie tra gli anni ’80 e ’90 quando la tangenziale era un ingorgo quotidiano hanno di recente confermato i timori degli ambientalisti. Lo smog fa ammalare. Per la cardiopatia ischemica l’incidenza è del 12 per cento, per l’infarto è del 13 per cento, per le bronchiti croniche al 8 per cento, 14 per cento in più per il diabete. L’allarme dell’Aea interessa in particolare l’Italia e la pianura padana, tra le zone più inquinate del’Europa. Maglia nera in Europa sul fronte ozono con il 35esimo posto mentre per il Pm10 la posizione occupata dalla città è la numero 47. 85 gli sforamenti contati nel rapporto che analizza gli anni tra 2009 e 2011, superata di poco dai 93 sforamenti di Padova. C’è da dire che nel 2012 le cose sono un poco migliorate. I dati dell’Arpav del 2012. Il rapporto sulla qualità dell’aria di Comune e Arpav segnala che le giornate di sforamento dalla soglia di 50 microgrammi per metro cubo stabilito dall’UE, sono scese dalle 91 del 2011 alle 76 del 2012. E se la crisi ha ridotto il numero di aziende, ed entro dicembre si arriverà alla chiusura dell’inceneritore di Fusina, come ha promesso il Comune di Venezia, restano tantissime le sorgenti di inquinamento da tenere sotto controllo. E non si parla solo del traffico auto ma soprattutto del traffico delle grandi navi. Chi inquina di più. Lo studio Apice 2011 della Regione Veneto ha sintetizzato con efficacia le emissioni inquinanti con cui Venezia e Mestre devono fare i conti: 20% produzione di energia, 19% traffico portuale commerciale, 12 per cento traffico portuale passeggeri, 14 per cento traffico acqueo locale. E ancora 2 per cento altri tipi di trasporto, 5 per cento riscaldamento domestico, 12 per cento industria, 15 per cento il trasporto stradale. L’andamento dei valori. Il Dipartimento provinciale dell’Agenzia per l’Ambiente nel rapporto evidenzia il progressivo miglioramento dei parametri che allarmano, giustamente, l’Unione europea. Dal 2003 al 2012 i valori del Pm10 sono via via scesi, nelle varie centraline di rilevamento dell’aria di centro storico e terraferma. Prendendo ad esempio i valori del parco Bissuola le concentrazioni di polveri sottili sono scese da 48 microgrammi per metro cubo del 2003 ai 36 del 2012. Analogo andamento per Sacca Fisola. In aumento gli sforamenti del valore di protezione della salute umana per l’ozono. Nel 2011 hanno toccato quota 62 a Bissuola e sono scesi di poco, a 60, l’anno successivo. Di conseguenza l’Arpav ha segnalato come trand negativi nell’ultimo decennio proprio quelli di ozono, benzo(a)pirene, particolato atmosferico (Pm10 e Pm2,5) mentre sono stabili i valori di biossido di azoto e non allarmano quelli di biossido di zolfo, monossido di carbonio, benzene, metalli pesanti. Ora con l’arrivo della brutta stagione 2013 si torna a temere: la centralina di Marghera (via Beccaria) ha già sforato il limite annuo dei 35 sforamenti.

Mitia Chiarin

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«La Regione partecipi ai blocchi»

Appello dell’assessore Bettin a Zaia: «Servono interventi di area vasta»

MESTRE «Noi abbiamo già proposto a Padova e Treviso di organizzare assieme le domeniche ecologiche del 2014 e ci incontreremo a breve. Ma, visto che anche le indagini dell’Agenzia europea per l’ambiente segnalano la necessità di interventi di area vasta, io rilancio alla Regione Veneto: preveda nelle giornate che coordineremo con Padova e Treviso di fermare il traffico nel resto del Veneto per estendere il più possibile l’efficacia di questi provvedimenti che altrimenti rischiano, come sempre, di servire a ben poco».

L’invito arriva dall’assessore comunale all’ambiente Gianfranco Bettin che di fronte alla classifica dello smog europeo conferma che da solo il Comune di Venezia può fare ben poco: «Se facciamo qualcosa c’è sempre qualcuno che si lamenta, è ovvio, perché ovviamente i provvedimenti hanno un effetto limitato ma qui servono, e lo diciamo da non so quanto tempo, delle politiche di area vasta che interessino tutta l’area della pianura padana o almeno tutto il Veneto. L’Emilia Romagna intervenendo su scala vasta qualche miglioramento lo ha ottenuto. Lo stesso dobbiamo fare noi».

Altrimenti non cambierà nulla e sarà il meteo a dettare l’andamento dei bollettini della qualità dell’aria. Pioggia e vento, infatti, contribuiscono a tenere sotto controllo gli inquinanti. Della serie, che tocca ringraziare il maltempo che ci dona sprazzi di aria meno inquinata da respirare. «È vero, oggi è il meteo con il vento e la pioggia», dice Bettin, «a tenere sotto controllo gli inquinanti. Ma noi non molliamo e riconfermiamo le limitazioni al traffico, le due domeniche senz’auto e gli interventi previsti nel Paes, il piano di azione per l’energia sostenibile che ha però una lunga durata, da qui al 2020».

(m.ch.)

 

Domeniche ecologiche con Padova e Treviso

La proposta uscita dal tavolo tecnico provinciale. Contatti in corso tra i sindaci Orsoni, Rossi e Manildo

MESTRE – Serviranno a poco ma è meglio di non fare niente, dicono al Comune di Venezia. Dal 4 novembre ritornano così le limitazioni al traffico, per tentare di tenere sotto controllo lo smog, che aumenta, come noto nel periodo invernale a causa della bassa pressione. Ma si gioca anche la carta dell’alleanza antismog metropolitana con l’invito ai Comuni di Padova e Treviso ad organizzare assieme a Mestre e Venezia le due domeniche ecologiche del 2014, le cui date sono ancora non ufficiali proprio perché si spera di poterle organizzare assieme agli altri Comuni. Lo ha deciso la giunta Orsoni nei giorni scorsi riconfermando anche per la stagione invernale 2013 – 2014 le misure di contenimento delle emissioni da traffico, con il divieto di circolazione per i veicoli non catalizzati a benzina Euro 0 e diesel Euro 0, Euro 1 e Euro 2 (eccezion fatta per quelli con filtro antiparticolato) dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 18. Sono esclusi i veicoli dei residenti del Comune di Venezia il martedì, mercoledì e giovedì dalle 10 alle 16. Il provvedimento scatta nel centro abitato di Mestre fino al 30 aprile 2014, con una sospensione nel periodo natalizio, da lunedì 16 dicembre a lunedì 6 gennaio 2014. La delibera riconferma anche il sistema, oramai collaudato, delle deroghe (oltre una ventina e che interessano varie categorie professionali, dai medici ai lavoratori turnisti). Le lettere di invito a coorganizzare le due domeniche ecologiche in cui si dovranno spegnere i motori per contribuire a tenere sotto controllo lo smog sono già partite verso gli uffici di Ivo Rossi e Giovanni Manildo e contatti sono in corso per organizzare un incontro. La proposta di coordinare le azioni tra Venezia, Padova Treviso è uscita dal tavolo tecnico zonale provinciale del 18 settembre scorso. In una delle due domeniche di blocco le limitazioni riguarderanno anche il traffico acqueo, come è già successo ad inizio anno. Riconfermata dalla giunta Orsoni anche l’applicazione da parte di Actv della tariffa speciale, Ecobus 24, con un biglietto a validità giornaliera per la rete urbana di terraferma. Al tavolo con la Provincia i Comuni avevano proposto il fermo dei veicoli Euro 3 diesel piuttosto che quelli a benzina. Ma estendere il provvedimento avrebbe coinvolto un numero molto elevato di mezzi, con «notevoli ripercussioni sulla mobilità delle persone».

(m.ch.)

 

Si farà una perizia per verificare la presenza e accertare la pericolosità dei rifiuti tossici scoperti sotto l’autostrada Valdastico Sud, il cui secondo tratto è stato inaugurato lo scorso giugno.
Il sostituto procuratore Rita Ugolini, della Procura distrettuale antimafia di Venezia, si appresta a chiedere al giudice per le indagini preliminari di nominare un esperto super partes, in grado di accertare se e quale tipo di materiali siano stati utilizzati nel corso dei lavori per il fondo stradale, nonché se vi sia stato un inquinamento delle falde acquifere.
A sollecitare l’esecuzione di una perizia è stata la difesa di alcuni dei 27 indagati ai quali, la scorsa estate, il magistrato fece notificare un avviso con il quale comunicava loro l’intenzione di svolgere un accertamento tecnico non ripetibile, ovvero di nominare un consulente di fiducia (a cui la difesa avrebbe potuto affiancare consulenti di parte). La strada della perizia affidata direttamente dal gip (ovvero da un soggetto terzo) costituisce una maggiore garanzia per gli indagati, ma non solo. I risultati della perizia, proprio perché realizzata da un esperto nominato dal giudice (al quale la difesa può affiancare esperti di propria fiducia) costituiscono fonte di prova valida e utilizzabile in un eventuale successivo processo.
A dare il via all’inchiesta è stato un esposto presentato dalle associazioni “Medicina democratica” e “Associazione italiana esposti amianto”, le quali sollecitarono accertamenti sul presunto inquinamento delle falde sotto il cantiere dell’A31 Sud a causa della presenza di materiale altamente tossico. Nel 2009, tra Longare e Agugliaro, sarebbero stati infatti sversati oltre 150mila metri cubi di scorie di acciaieria non bonificati e quindi potenzialmente nocivi. Nell’esposto si riferisce di un episodio denunciato ad Albettone dal proprietario di un cane che morì dopo aver bevuto da una pozza d’acqua vicina al cantiere. I sospetti degli ambientalisti avrebbero già trovato parziale conferma da una prima ricognizione effettuata da due esperti nominati dalla Procura, la quale ipotizza i reati di traffico illegale di rifiuti e falso idelogico. Ovvero che qualcuno abbia deciso di risparmiare sul trattamento dei materiali da porre nel fondo autostradale, scaricando materiale altamente inquinante invece di ghiaia inerte.
Tra le persone “avvisate” lo scorso giugno dal pm Ugolini figura anche Attilio Schneck, commissario straordinario della Provincia di Vicenza, confermato lo scorso aprile alla presidenza della A4 Holding, la società che controlla l’autostrada Serenissima. Ma anche numerosi imprenditori vicentini, padovani, trevigiani e lombardi, titolari delle ditte che si sono occupate a vario titolo dei lavori per la realizzazione del tratto autostradale. Per ora l’iscrizione sul registro degli indagati di tutti è un atto dovuto, in attesa di verificare innanzitutto se l’inquinamento vi sia stato e di quale portata. E, successivamente, a chi debba essere attribuita la responsabilità.
La scorsa estate Schneck spiegò che la società autostradale Brescia-Padova non ha alcuna responsabilità in quanto è limitata a fare da stazione appaltante.

 

 

Noale. Nell’agosto scorso si era verificata una fuoriuscita di fumo sospetto

Botta e risposta tra il M5S e il ministro che aveva parlato di “zona industriale”

NOALE – Esce del fumo sospetto dalla Cosmo di Noale, il comitato Ambiente Sicuro presenta un esposto ma il Dipartimento di Prevenzione dell’Asl 13 dice che non si sono problemi, fatti salvi tre accorgimenti da adottare.

Intanto al Movimento 5 Stelle arriva la risposta del ministro per i Beni e le attività culturali Massimo Bray all’interrogazione fatta in giugno e il deputato Emanuele Cozzolino si dice sconcertato perché a Roma si scambia una zona di campagna, al confine con Salzano, per un’area industrializzata.

Ma andiamo con ordine. Ancora in agosto, delle persone avevano notato fuoriuscire del fumo dalla fabbrica, che di recente si è vista respingere dal Consiglio del Veneto la richiesta sull’adeguamento tecnologico per stoccare rifiuti dopo il sì della Valutazione d’impatto ambientale (Via). Il presidente del comitato Giovanni Tonello aveva presentato un esposto un mese fa e l’azienda sanitaria ha contattato i vertici aziendali. Dopo un sopralluogo, l’Asl 13 ha riscontrato che il fumo è stato «causato dal malfunzionamento di una elettrovalvola del sistema di caricamento dell’impianto di cogenerazione» si legge nel documento a firma del direttore del Dipartimento Flavio Valentino e inviato, tra gli altri, ai Comuni di Noale e Salzano «che ha comportato un abbassamento della temperatura nella camera di combustione, conseguente abbassamento della temperatura dell’olio diatermico all’uscita della caldaia e blocco del filtro elettrostatico».

Lo stesso Valentini suggerisce tre misure perché questo non accada in futuro: aumento dei controlli dell’elettrovalvola, comunque da cambiare, ridurre il tempo della soglia di avviso, per poter deviare i fumi dal filtro elettrostatico a quello a maniche in caso di guasto e, infine, aggiornare la procedura operativa a disposizione del personale.

Intanto il Movimento 5 Stelle ha ricevuto la risposta dal ministro Bray all’interrogazione fatta oltre due mesi fa, dove si chiedeva se tutte le leggi di tutela del paesaggio sono state rispettate dagli organi competenti.

«Nel documento ufficiale» fa sapere Cozzolino «il Ministero parla di zona molto industrializzata laddove c’è campagna, con una specie di alberi che nascondono i capannoni. Descrive una realtà inesistente, oltre a dire che ci si può ampliare perché non si sarebbero rischi per eventuali resti archeologici. Valuteremo se invitare Bray a Noale o se inviargli delle foto».

Alessandro Ragazzo

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Gazzettino – Noale. Non era tossica la nube della Cosmo.

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29

set

2013

NOALE – Il fumo sospetto fuoriuscito il 17 agosto era stato causato da un problema ad un’elettrovalvola

Da un malfunzionamento di una elettrovalvola a una nube di fumo «sospetta» sopra l’impianto di gestione rifiuti «Cosmo» di via Mestrina. Era il 17 agosto scorso. Tempo pochi giorni e il comitato Ambiente Sicuro aveva presentato un esposto per vederci chiaro. Come mai quella nuvola preoccupante? È stato il dipartimento di Prevenzione e Sanità pubblica dell’Ulss 13 a rispondere, dopo aver effettuato un sopralluogo nell’impianto il 5 settembre scorso.

L’inconveniente, come si legge dal rapporto dell’azienda sanitaria, «è stato causato dal malfunzionamento di una elettrovalvola del sistema di caricamento dell’impianto di cogenerazione». Nessun valore oltre i limiti di legge, dunque. Solo fumo «visibile» perché scaturito dal materiale di combustione, a quanto pare legna, a una temperatura inferiore al solito. Il malfunzionamento dell’elettrovalvola, che si sarebbe verificato in modalità simili anche il 6 agosto, ha comportato un sovraccarico di materiale da bruciare, che di conseguenza si è raffreddato. A ruota quindi si è abbassata anche la temperatura «dell’olio diatermico all’uscita della caldaia – recita il rapporto – causando il blocco del filtro elettrostatico che ha permesso la fuoriuscita dei fumi segnalati nell’esposto».

Il Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss 13 ha quindi suggerito ai tecnici dell’impianto di aumentare la frequenza di controlli all’elettrovalvola, che sarà sostituita, indipendentemente dallo stato di efficienza, non più ogni dodici mesi, come previsto dalle specifiche tecniche dell’impianto, ma bensì ogni sei. Nello stesso tempo, inoltre, verrà abbassata la «soglia di avviso», in modo da evitare che il sistema vada in blocco.

«Con l’adeguamento dell’impianto – spiega l’assessore all’Ambiente Renato Damiani – non dovrebbe più accadere nulla di tutto ciò. La ditta stessa avrà infatti l’obbligo di analisi dei fumi in uscita dai camini ventiquattro ore su ventiquattro».

Gabriele Vattolo

 

intervento dei vigili del fuoco

MIRA. Inquinamento da gasolio negli ultimi due giorni nei canali Novissimo a Lughetto di Campagna Lupia e nel canale Serraglio fra Mira e Cazzago di Pianiga.

A Campagna Lupia è comparso su un tratto del canale una chiazza oleosa. Ad accorgersene sono stati alcuni agricoltori che in questo periodo fin dal primo mattino tagliano il mais e arano i campi. Sul posto sono arrivati i tecnici del Comune e i pompieri e nell’area inquinata (un centinaio di metri) sono state messe delle pannellature.

Stessa situazione a Mira sul canale Serraglio il corso d’acqua che attraversa i territori di Mira , Dolo e Pianiga. Anche in questo caso il forte odore di gasolio ha messo in allarme i residenti. Sul Serraglio però c’è anche un’altra emergenza. Il canale infatti è letteralmente infestato dalla pianta tossica tropicale Ludwigia Grandiflora. Una pianta che l’anno scorso ha letteralmente ricoperto il canale Taglio costringendo il Genio Civile ad un intervento di disinfestazione straordinaria.

Inquinamenti da idrocarburi questa estate si erano verificati anche sul Naviglio del Brenta nel tratto che va da Piazza Mercato alla curva Perale a ridosso di Malcontenta .

(a.ab.)

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