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Nuova Venezia – Metro’, la Regione accelera

Posted by Opzione Zero in Rassegna stampa | 0 Comments

15

mar

2014

«Possibile il via a giugno»

Pendolari e sindacati cautamente soddisfatti: «Di Sfmr si parla dal lontano 1988»

L’assessore Chisso: «Per noi il sistema è partito con l’orario cadenzato»

VENEZIA – È stato lo stesso assessore regionale ai trasporti, Renato Chisso, a confermare ieri che il primo metrò partirà il prossimo 8 settembre. Anzi ha anche detto che, sempre se sarà possibile dal punto di vista tecnico e finanziario, i nuovi venti treni Sfmr sul tratto Padova-Mestre potrebbero addirittura partire già a giugno. E, naturalmente, com’è nello stile di Chisso, l’assessore ha anche lanciato qualche frecciata ai suoi detrattori. «Per noi della Regione il sistema metropolitano è partito già il 15 dicembre 2013, quando è entrato in vigore l’orario cadenzato anche per i treni regionali di tutto il Veneto, che, in fondo, è l’ossatura di tutte le linee metropolitane della regione. Comunque, quando partirà il primo metrò, tra Padova e Mestre circoleranno ben 82 treni locali al giorno. Sono tanti perché in questo tratto, nel 2008, è stata realizzata l’Alta Capacità con quattro binari». Sempre ieri i tecnici di Chisso hanno anticipato anche che il nuovo servizio dei venti treni giornalieri, supplementari rispetto a quelli attuali, sulla linea storica di 25 chilometri tra Mestre e Padova, sarà svolto dai nuovi convogli a sei casse dell’azienda svizzera Stadler, denominati Flirt, che ne ha già consegnati alla Regione 16. Ne mancano ancora 4. Sono treni già molti usati nelle aree metropolitane di mezza Europa, in grado di trasportare 400 persone. In pratica sono gli stessi convogli che, dal 15 dicembre, fanno servizio tra Mestre e Portogruaro e tra Monselice e Legnago-Mantova.

La notizia è stata accolta con moderata soddisfazione anche dalle associazioni dei pendolari e dai ferroviari dell’Orsa. «Finalmente si parte», sottolinea Davide Grisafi, presidente regionale di AssoUtenti. «Venti treni in più sulla tratta Padova Mestre, con fermate a Ponte di Brenta, Vigonza/ Pianiga, Dolo e Mira-Mirano, rappresentano pur sempre un bel traguardo. Specialmente oggi dopo che l’orario cadenzato si è assestato bene ed in base ai dati raccolti, a livello ufficiale, da ViaggiaTreno, i ritardi giornalieri si contano sulle dita di una mano».

Un po’ diversa la posizione dell’Orsa. «Ok per la partenza del primo metrò regionale», osserva Sandro Trevisan, segretario nazionale Orsa e ferroviere mestrino. «Voglio ricordare, però, alla Regione ed anche a TrenItalia che il primo progetto di massima per il Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale risale al 1988. Quindi non servirà una bottiglia di champagne, per festeggiare basterà un buon Pinot. Per il resto il progetto Smfr non deve finire assolutamente con la partenza dei primi treni metropolitani da Padova a Mestre. Il programma Smfr deve essere realizzato anche sulle linee Mestre-Treviso-Conegliano, Mestre- Castelfranco-Bassano del Grappa, Mestre- Quarto d’Altino- San Donà di Piave-Portogruaro ed anche sulla Padova-Vicenza. Facendo attenzione, naturalmente, alla ristrutturazioni delle stazioni e delle fermate, all’eliminazione di altri passaggi a livello ed all’arrivo di nuovi treni, più capienti di quelli attuali, senza i quali non si va da nessuna parte ».

Sempre Trevisan aggiunge che per far partire nel più breve tempo possibile il sistema metropolitano intorno al quadrilatero geografico intorno a Padova e Mestre, occorre realizzare il secondo binario nel tratto fra Maerne di Martellago e Castelfranco, via Piombino Dese e Trebaseleghe.

FelicePaduano

 

L’ira dei pendolari: «50 euro al mese per viaggiare in piedi»

Cresce la protesta di chi utilizza la linea

Ma nelle altre tratte non va molto meglio

FERROVIA DA TERZO MONDO – A tanto ammonta un trimestrale del treno per la tratta Padova-Bassano. Lo sfogo di uno studente

«150 euro di abbonamento per un posto in piedi, stipati come sardine»

BASSANO – (J.L.) Nel 2014 paghi 150 euro per un abbonamento trimestrale del treno per la tratta Padova-Bassano e quali sono i servizi offerti? La risposta arriva dall’ennesimo pendolare imbufalito, studente bassanese al secondo anno di ingegneria costretto quotidianamente a raggiungere l’ateneo patavino a bordo dei convogli Trenitalia: «Il 90% delle volte la situazione è pessima. Partendo alle 14.16 da Padova saliamo su treni in cui i corridoi tra i sedili sono già pieni di persone in piedi, situazione questa che dal punto di vista della sicurezza sia gravissima. Le persone che non riescono ad arrivare con almeno trenta minuti di anticipo in stazione rimangono allora stipate come sardine in scatola nei passaggi di discesa, bloccando le porte e causando ritardi ad ogni stazione. E di ritardo in ritardo a Bassano arriviamo sempre venti minuti dopo rispetto all’orario previsto. La cosa che mi sorprende – prosegue ancora l’universitario bassanese – è che Trenitalia non ha mai preso nessun tipo di provvedimento a riguardo nonostante questa situazione sia tale dallo scorso mese di dicembre, da quando cioè sono cambiati gli orari. Non è una situazione isolata, noi pendolari la viviamo tutti i giorni e anche al mattino, partendo da Bassano a orari diversi. Più di qualche volta ci siamo ritrovati in piedi già a Rosà, subito dopo la partenza del convoglio verso Padova quindi».

Una situazione grave che non sembra sarà risolta in tempi brevi e che si fa ancor più critica per tutti quei pendolari che sul treno salgono nelle stazioni successive, partendo da Rossano Veneto e andando poi a Cittadella e Camposampiero.

«Stanchi, siamo davvero stanchi – conclude il pendolare bassanese – e mi auguro che qualcuno intervenga perchè non è affatto giusto pagare 150 euro un abbonamento trimestrale che non ci garantisce nemmeno di stare seduti, o quantomeno di viaggiare in maniera decorosa sui treni».

Che sia Venezia, Padova o Trento la destinazione di chi da Bassano deve salire sui convogli di Trenitalia per il viaggio le problematiche, annose oramai, sono sempre le stesse. Ciò che continuano a cambiare, e ad aumentare, sono invece i costi dei biglietti e degli abbonamenti, ma i servizi rimangono uguali o, addirittura, in alcuni casi peggiorano.

 

in mattinata

Oltre allo sciopero, i pendolari sulla tratta Venezia-Castelfranco- Bassano hanno dovuto subire anche un guasto alla linea tra le stazioni di Piombino Dese e la stessa Castelfranco. Il problema si è verificato alle prime ore del mattino ma questo, a catena, considerato anche il binario unico, ha provocato dei problemi per gli utenti di Noale, Salzano, Maerne e Spinea. Già dalle prime corse della giornata, i regionali hanno iniziato ad accusare dei ritardi, facendo sballare i piani delle persone; sino alle 9, i convogli erano garantiti ma non tutti hanno rispettato il normale orario, costringendo i lavoratori e gli studenti ad arrivare tardi. Con direzione Castelfranco e Bassano, il regionale 5700 in partenza da Venezia Santa Lucia alle 5.26, è arrivato nella città trevigiana con 24 minuti di ritardo, mentre quello dopo, il 5702 delle 5.56, è giunto nel Vicentino 26 minuti dopo il previsto. Un po’ meglio per chi è salito a Venezia alle 6.26: a Castelfranco ci è arrivato otto minuti oltre. Si è proseguito con i problemi anche più tardi, perché il convoglio 5706 per Bassano, in partenza da Santa Lucia alle 6.56, ci haimpiegato 17 minuti in più. Tredici minuti di ritardo per il regionale 5708 per Castelfranco, salgono a 17 quelli accumulati dal 5710 per Bassano, 11 per il convoglio 5712 per Castelfranco. Viceversa, ovvero per chi era diretto a Santa Lucia, è andata un po’ meglio ad alcuni, per altri peggio. Il treno 5703 da Castelfranco è giunto a Venezia un quarto d’ora dopo, il 5709 da Bassano ha viaggiato con 27 minuti di ritardo, mentre il 5713, sempre dalla città vicentina, si è fermato a Mestre e non ha proseguito per Santa Lucia. Ma nelle ultime settimane questa linea è stata parecchio bistrattata; al guasto di ieri, si sommano le sbarre abbattute dei conducenti a Noale prima e Castello di Godego poi. A febbraio, con l’incidente della città dei Tempesta, l’intera tratta da e per Bassano era andata in tilt per una mattina, con ritardianche di un’ora e passeggeri costretti a salire sugli autobus e o farsi accompagnare per raggiungere Mestre o Venezia.

Alessandro Ragazzo

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Gravi disagi stamattina per i pendolari di Noale, Salzano, Maerne e Spinea. Fino a mezz’ora di ritardo per alcuni convogli

NOALE. Oltre allo sciopero, i pendolari sulla tratta Venezia-Castelfranco-Bassano hanno dovuto subire anche un guasto alla linea tra le stazioni di Piombino Dese e la stessa Castelfranco. Il problema si è verificato alle prime ore del mattino ma questo, a catena, considerato anche il binario unico, ha provocato dei problemi per gli utenti di Noale, Salzano, Maerne e Spinea.

Già dalle prime corse della giornata, i regionali hanno iniziato ad accusare dei ritardi, facendo sballare i piani delle persone; sino alle 9, i convogli erano garantiti ma non tutti hanno rispettato il normale orario, costringendo i lavoratori e gli studenti ad arrivare tardi. Con direzione Castelfranco e Bassano, il regionale 5700 in partenza da Venezia Santa Lucia alle 5.26, è arrivato nella città trevigiana con 24 minuti di ritardo, mentre quello dopo, il 5702 delle 5.56, è giunto nel Vicentino 26 minuti dopo il previsto.

Un po’ meglio per chi è salito a Venezia alle 6.26: a Castelfranco ci è arrivato otto minuti oltre. Si è proseguito con i problemi anche più tardi, perché il convoglio 5706 per Bassano, in partenza da Santa Lucia alle 6.56, ci ha impiegato 17 minuti in più. Tredici minuti di ritardo per il regionale 5708 per Castelfranco, salgono a 17 quelli accumulati dal 5710 per Bassano, 11 per il convoglio 5712 per Castelfranco. Viceversa, ovvero per chi era diretto a Santa Lucia, è andata un po’ meglio ad alcuni, per altri peggio. Il treno 5703 da Castelfranco è giunto a Venezia un quarto d’ora dopo, il 5709 da Bassano ha viaggiato con 27 minuti di ritardo, mentre il 5713, sempre dalla città vicentina, si è fermato a Mestre e non ha proseguito per Santa Lucia.

Alessandro Ragazzo

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DOPO ANNI DI ATTESE

Metropolitana da settembre

Dieci treni Sfmr da Mestre a Padova. Orario già pronto

Prima linea Sfmr in partenza dall’8 settembre. La cosiddetta metropolitana di superficie, con dieci anni di ritardo, muove i primi passi. Il percorso è quello di Mestre-Padova e la segnaletica è già esposta nelle due stazioni interessate. Saranno dieci convogli andata/ritorno che si aggiungeranno agli altri treni regionali in servizio.

 

i nuovi trasporti » in veneto

La metropolitana partirà l’8 settembre tra Padova e Mestre

Dieci treni al giorno in andata e ritorno, c’è già l’orario

Il sindacato resta critico: «Costi altissimi e opere da finire»

PADOVA – Con (minimo) dieci anni di ritardo, finalmente, è stata fissata la data definitiva della partenza della Metropolitana di Superficie del Veneto. Come si può già leggere sull’orario delle Ferrovie dello Stato, esposto all’interno della stazione di Padova ed in quella di Venezia/ Mestre, la prima linea della Sfmr (Sistema ferroviario metropolitano regionale) partirà il prossimo 8 settembre sul percorso Padova-Mestre. D’altronde a Padova Centrale è stata già installata la segnaletica interna alla stazione, che indica che il primo metrò sulla tratta per Mestre partirà dai binari 2 e 3 Mtr (metropolitana) e sono stati già sistemati i cartelli generali, che guidano i viaggiatori ad effettuare il percorso pedonale più breve sino alla stazione Giardino, da dove partiranno i nuovi treni metropolitani. Si tratta di dieci convogli all’andata ed altrettanti al ritorno, che andranno ad aggiungersi a tutti gli altri treni regionali attualmente in servizio in tutta la regione a partire dal 15 dicembre 2013, giorno in cui, in tutto il Veneto, è partito il nuovo orario cadenzato, croce e delizia dei pendolari di TrenItalia.

Il primo metrò per Padova da Venezia partirà alle 8.10. Quello successivo alle 9.10 e così via sino alle 20.10.

Da Padova, invece, il primo metrò si muoverà alle 6.49. Il secondo alle 8.49, mentre l’ultima corsa sarà alle 19.49.

Tempo di percorrenza: 35 minuti con fermate in tutte le stazioni intermedie. Ad esempio quello delle 6.49, partirà da Ponte di Brenta alle 6.58; da Vigonza-Pianiga alle 7.03; da Dolo alle 7.08 e da Mira-Mirano alle 7.14. L’arrivo a Mestre è previsto alle 7.24.

Al momento TrenItalia, in stretta collaborazione con Rfi, ha messo in orario i primi treni in vigore dall’8 settembre solo sino al 13 dicembre di quest’anno, ma resta implicito che il nuovo metrò continuerà a correre anche in base al nuovo orario annuale delle Ferrovie dello Stato, che partirà dal 14 dicembre.

Nonostante la buona notizia arrivata ieri mattina direttamente dai tecnici di Rfi, Ilario Simonaggio, segretario regionale di Filt-Cgil, resta critico nei confronti del programma stabilito dalla Regione Veneto per quanto riguarda i ritardi cronici del sistema Sfmr:

«La delibera Cipe, la numero 121, risale addirittura al 2001, ossia a tredici anni fa» spiega il sindacalista padovano della Cgil «Il costo complessivo era di 273,7 milioni. La seconda fase è partita nel 2006. Tant’è che già nel 2008, con la delibera numero 244, il governo ha autorizzato alla Regione un contributo di 10 milioni all’anno, gravato, però, dal contenzioso a tutt’oggi non ancora risolto con lo studio di progettazione Net Enginering. Ammettiamo pure che il prossimo 8 settembre si parta veramente, restano i pesanti buchi neri con i quali la Regione ha affrontato l’iter del programma generale, che, all’inizio dei lavori, prevedeva 172 km di nuove tratte ferroviarie, 407 passaggi a livello da eliminare, 162 tra stazioni e fermate da ristrutturare e 120 nuovi treni. Come mai gli obiettivi non sono stati ancora raggiunti? Caro Renato Chisso, quando finirà una volta per tutte il tempo delle chiacchiere e della propaganda?».

Felice Paduano

 

Ritardi, in Veneto restano ancora 500 chilometri a binario unico

VENEZIA. Se ancora oggi, anche con il nuovo orario cadenzato di tutti i regionali, i treni locali, specie nelle fasce orarie più utilizzate dai pendolari, non arrivano puntuali e accusano problemi tecnici in particolare con condizioni meteorologiche critiche, è perché , in tutta la regione, circa 500 chilometri di linea sono ancora a binario unico.

Fra le tratte con un solo binario anche la Montebelluna- Feltre- Belluno- Calalzo (108 km), la Treviso-Motta di Livenza- Portogruaro (52km ), la Conegliano -Vittorio Veneto-Ponte nelle Alpi (39 km), Camposampiero-Cittadella- Bassano (30 km), la Castelfranco -Bassano-Primolano ( 50), Maerne Martellago-Castelfranco ( 25 ), Vicenza-Schio ( 32 ), Chioggia -Adria-Rovigo( 52 ), Rovigo-Verona e Monselice-Montagnana- Legnago.

In un’epoca in cui domina la tecnologia, una gran parte del servizio ferroviario regionale è ancora a binario unico. In genere, poi, le ferrovie locali sono obsolete, anche se la manutenzione resta a buoni livelli, perché sono state costruite tantissimi anni fa. Alcune risalgono alla seconda metà dell’Ottocento, a cavallo del tramonto dell’impero asburgico (1866) e i primi anni del Regno d’Italia, quando la prima linea ad essere costruita fu la Padova-Mestre-Fusina.

«Eppure la realizzazione del doppio binario nei tratti ferroviari in cui manca sarebbe importante sia per la sicurezza, sia per far circolare più treni e più velocemente» speiga Sandro Miccoli, ex capostazione a Padova e a San Donà «In Italia si spendono tanti soldi per opere che, alla fine, si rivelano inutili. Investire, invece, di più sullo sviluppo della rotaia significherebbe innanzitutto creare nuovo lavoro,ma anche e specialmente realizzare le condizioni per vivere in un territorio meno inquinato e con meno auto sulle strade».

(f.pad.)

 

L’INTERVENTO

di Ilario Simonaggio – Segretario generale Filt Cgil Veneto

SFMR, ecco tutto quello che non è stato ancora fatto

Il consiglio regionale che voterà il bilancio di previsione 2014 dovrà decidere che Veneto intende realizzare: basta trasportare persone come se fossero merci

Le federazioni sindacali dei Trasporti hanno insistito nella recente audizione in commissione regionale Bilancio sulla necessità di completare entro la legislatura regionale almeno la prima fase del Sistema ferroviario metropolitano regionale. L’opera è inclusa nella delibera Cipe numero 121 del 2001, nell’ambito dei sistemi urbani con un costo di 273,7 milioni di euro. Nel 2006 la Regione Veneto trasmette al Mit il decreto con il quale è approvato il progetto definitivo. L’intervento è incluso nella delibera Cipe numero 130 dello stesso anno. La seconda fase del SFMR, anno 2006 compresa nel rapporto “infrastrutture prioritarie” del MIT, con un costo stimato di 140 milioni di euro, di cui 56 milioni di euro stanziati dalla Regione, per un fabbisogno residuo di 84 milioni di euro. La Finanziaria 2008 (legge 244/97) autorizza un contributo decennale di dieci milioni di euro anno, a decorrere dal 2008, per la realizzazione del secondo stralcio del SFMR. Nel 2011, la rilevazione dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici AVCP sullo stato di attuazione delle opere comprese nel PIS, che si basa su dati comunicati dal RUP al 31 maggio 2011, risulta che il progetto definitivo per appalto integrato non è ancora stato approvato per carenza di finanziamenti. Progettazione definitiva affidata a Net Engineering Spa in data 2 luglio 2007, con iter di conclusione 30 giugno 2011, purtroppo non ancora approvato e all’origine di un lungo contenzioso economico tuttora in corso.

Questa grande opera che doveva costituire assieme al Passante di Mestre (inaugurato il 8 febbraio 2009) la migliore dimostrazione del Veneto “del fare”, con una larga ed estesa condivisione degli stessi ambientalisti e comitati che contestano le grandi opere viarie e stradali, è invece ogni giorno che passa su un“binario morto”.

Si sono sforati tutti i cronoprogramma stabiliti dalla Regione Veneto e rimane grave che non ci sia una assunzione di responsabilità collettiva per quantomeno completare la prima fase del SFMR entro l’attuale legislatura regionale.

Cinque anni di legislatura che non possono annoverare nessuna opera per la mobilità degna di nota. I tre obiettivi stabiliti nella pianificazione: l’appuntamento, il cadenzamento, la continuità sono tuttora in attesa di tempi migliori. Il ritardo cronicizzato della realizzazione del SFMR trascina nella polvere pure le restanti azioni disposte: l’integrazione treno-bus con il ridisegno della rete delle autolinee su gomma e l’integrazione tariffaria; l’integrazione urbana con politiche di regolazione del traffico privato nelle aree urbane, in particolare di politiche di tariffazione della sosta. Gli interventi di sintesi SFMR (previsione iniziale) fatti da 172 km di lunghezza nuove tratte ferroviarie; 407 passaggi a livello eliminati; 162 stazioni o fermate ristrutturate; 37 fermate di nuova costruzione; 120 nuovi complessi di treni per il servizio regionale. Buona parte degli impegni al palo con le conseguenze quotidiane sul servizio tra stazioni fatiscenti, stazioni nuove in degrado (vedi Busa di Vigonza), materiale rotabile vecchio, insufficiente o inadeguato.

Dopo 25 anni dal piano regionale dei trasporti; oltre 10 dal limite del completamento della prima fase del SFMR la situazione del “Veneto del fare” è impietosa:

fase 1 SFMR, investimento e finanziato per 640 milioni di euro, completata per il 90%, nessuna previsione certa di fine lavori;

fase 2 SFMR investimento per 350 milioni di euro, finanziato in origine per 250 milioni di euro, completata per il 5%, nessuno è in grado di fissare cronoprogramma; collegamento aeroporto Marco Polo, investimento di 260 milioni di euro; modifica progetto nel 2006 con tracciato basso e fermata TAV, revisione 2013, nessuna modifica formale della progettazione romana, figuraccia e tempi dilatati a dismisura, nessuna realizzazione;

fase 3 SFMR investimento 1200 milioni di euro, finanziati 5 milioni di euro,nessuna realizzazione; SFMR Veneto occidentale investimento 550 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione; interventi complementari investimento 1200 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione;

fase 4 SFMR investimento 1100 milioni di euro, nessun finanziamento, nessuna realizzazione; materiale rotabile investimento 600 milioni di euro, finanziato 350 milioni di euro, realizzato l’acquisto di 20 complessi di treni con mutuo trentennale, rimangono da acquistare altri 100 complessi di treni per il rinnovo del parco rotabile necessario al servizio regionale.

Il consiglio regionale che in questa settimana voterà il bilancio di previsione 2014, è chiamato a decidere che Veneto del terzo millennio intende costruire e realizzare. Senza nemmeno una dotazione minima di fondi strutturali in spesa per investimenti ferroviari, per quest’anno e gli anni a venire, è difficile prevedere se ci sarà ancora un servizio ferroviario regionale. Oggi trasportiamo le persone come fossero merci, quando va bene, altro che treni giapponesi invocati dal Presidente della Regione. Dovremo invece trasportare le merci come fossero persone. Il tempo delle chiacchiere e della propaganda è finito per tutti. Dalle risorse stanziate per il trasporto pubblico locale (ferroviario, bus, vaporetti) è possibile immediatamente comprendere se il trasporto collettivo passeggeri è una priorità del Veneto.

 

I pendolari da e verso Padova hanno registrato una diminuzione dei ritardi: ora la media è di 4minuti scarsi

FELTRE – Miglioramento lento. Dopo aver viaggiato a gennaio sui binari da e verso Padova in ritardo mediamente di 5-6 minuti ogni volta (con il mancato raggiungimento degli standard di puntualità), i treni a febbraio hanno fatto meno peggio, limitando il tempo perso a 4 minuti scarsi.

La media dei primi due mesi del nuovo anno è complessivamente di 198 minuti in più rispetto al previsto, comunque sotto la soglia dei 200 minuti e mai così bene da due anni a questa parte, visto che la media mensile nel 2012 era stata di 304 minuti e nel 2013 è salita a 339.

Facendo una comparazione negli anni, il ritardo complessivo di gennaio 2014 – 238 minuti – è uguale a quello del 2012, mentre febbraio con 156 minuti è il secondo miglior risultato in assoluto, dietro solo al settembre 2013 quasi da sogno (111 minuti, mai così pochi, ma il risveglio era stato brusco nei mesi successivi).

Questo l’esito del monitoraggio dei treni nei primi due mesi completi di orario cadenzato (è stato introdotto a metà dicembre), effettuato dai pendolari che hanno dato vita al blog “binariquotidiani”.

Il rilevamento è quotidiano nei giorni lavorativi con la registrazione dei dati di arrivo alle stazioni di un treno la mattina presto verso Padova e uno al ritorno a Feltre al pomeriggio.

I motivi che hanno spinto a tenere il diario dei ritardi sono vari: «Quantificare il tempo che Trenitalia e Rfi ci fanno perdere, verificare e dimostrare se le informazioni che Trenitalia offre sono veritiere, capire le relazioni tra l’orario della linea e i ritardi, stimolare gli organi politici e soprattutto la Regione a prendere decisioni per migliorare il servizio ferroviario, tentare di valutare se i rimborsi che ci vengono corrisposti sono all’altezza del disagio subito».

Non smettono comunque di aspettare i pendolari feltrini. A gennaio, su 42 corse complessive, in orario ne sono arrivate solamente 3 (due all’andata e una al ritorno). I 238 minuti (praticamente 4 ore) in più rispetto alla tabella di marcia prevista da Trenitalia, si sono persi soprattutto al ritorno (157 minuti contro gli 81 dell’andata). In termini percentuali, i treni sono arrivati in ritardo il 92,86 per cento delle volte. La media è stata di 5,6 minuti per viaggio. A febbraio invece, su 40 treni presi dai pendolari locali, 34 si sono scordati la puntualità per strada (l’89,02 per cento) per 156 minuti volati via dal finestrino (47 all’andata e 109 al ritorno). Ritardo medio a viaggio, 3,9 minuti. Con cinque corse a settimana da gennaio a febbraio, lo standard di puntualità nei 15 minuti di ritardo registra un più 2 per cento all’ andata e un meno 9 per cento al ritorno, che nei 5 minuti diventanomeno2 per centoandando da Feltre a Padova e meno 17 per cento lungo il tragitto opposto (è sempre il ritorno a dare maggiori disagi).

Raffaele Scottini

 

Anzù – Fermo per un guasto il regionale 11080 tra Padova e Calalzo

FELTRE – Mattinata di passione per i pendolari bellunesi in viaggio sulla tratta Padova-Calalzo. Il regionale 11080 partito alle 9.29 da Padova ha avuto un guasto all’altezza diAnzùdove è rimasto fermo, con i passeggeri a bordo, accumulando un ritardo di oltre un’ora. Il treno, che era atteso a Belluno alle 11.30, non ci è mai arrivato. In tarda mattinata la decisione di far fermare il convoglio a Feltre, dove i passeggeri sono scesi e hanno preso la coincidenza per Belluno. L’arrivo a destinazione intorno alle 13.30 dopo una mattinata di disagi. Il gruppo Ferrovie dello Stato ha comunicato con il suo account Twitter che il traffico sulla linea Padova-Calalzo è tornato regolare proprio a quell’ora. Una tratta, quella che dalla città del Santo porta al Cadore, già interessata da altri disagi: il tratto tra Calalzo e Ponte nelle Alpi rimarrà chiuso per lavori fino a luglio.

(v.v.)

 

Legambiente accusa Zaccariotto: «Meno parole, adesso servono i fatti»

Interrogazione di Pigozzo (Pd): «La Regione deve mettere più risorse»

QUARTOD’ALTINO – Autobus sostitutivi pieni e pendolari appiedati in piena notte, per far luce sull’episodio Trenitalia ha avviato degli accertamenti con la società che fornisce il servizio di pullman. Si tratterà di ricostruire, con le persone che erano in servizio, quanto è accaduto nella notte tra sabato e domenica, quando unatrentina di viaggiatori sono rimasti a terra alla stazione di Mestre e alcuni anche a piazzale Roma, perché gli autobus sostitutivi per Portogruaro erano già al completo.

Sul banco degli imputati c’è sempre il nuovo orario cadenzato per cui, oltre alla Regione, finisce al centro delle polemiche anche la presidente della Provincia, Francesca Zaccariotto.

Legambiente Veneto Orientale, d’intesa con comitati e associazioni, chiede alla Zaccariotto meno parole e più fatti.

«Nelle parole della presidente si coglie una difesa dello status quo del trasporto pubblico, in particolare del nuovo orario cadenzato, giustificando il tutto conmotivi economici», attacca Legambiente, «è evidente, anche alla luce degli ultimi fatti, che vi sia stato un grave errore, da parte della Regione, nella programmazione. Un’analisi inadeguata dei bisogni degli utenti e del territorio. Tutto questo ha prodotto importanti e ingiustificate penalizzazioni per il Veneto Orientale e non solo».

E ancora: «I cittadini che utilizzano il trasporto pubblico si sono già coordinati tra loro per affrontare problemi e opportunità in un’ottica regionale, perciò chiedono agli amministratori di fare la stessa cosa. Abbiamo chiesto anche nell’incontro in commissione bilancio regionale un’inversione di programma e, quindi, più investimenti nel trasporto pubblico, in particolare sul ferro. È tempo di cambiare e, se la presidente Zaccariotto ci crede, inizi per prima a sostenere la richiesta del Tavolo unico regionale per la mobilità e convochi un’analoga iniziativa che metta a fuoco problemi e richieste della Provincia di Venezia».

Intanto la vicenda degli autobus sostitutivi approda anche in Regione, con un’interrogazione di Bruno Pigozzo. «Quanto accaduto è l’ennesima riprova della necessità di mettere a bilancio più risorse per potenziare i servizi», spiega l’esponente del Pd, «si tratta di un episodio grave e peraltro non il primo che si verifica su questa linea. Se da un lato vanno chiarite le responsabilità di Trenitalia, è indispensabile che in ogni caso la Regione garantisca, pagando il rafforzamento del servizio, il ripristino del treno Venezia- Portogruaro delle 0.21».

Giovanni Monforte

 

trasporti – Lunedì nero sul treno per Venezia

Guasti, ritardi e pendolari schiacciati negli scompartimenti

Passeggeri schiacciati nel treno come sardine, chi tra le corsie vicino ai posti a sedere, chi tra una carrozza e l’altra. Ieri mattina i passeggeri che sono montati a Treviso in direzione Venezia, prendendo il treno delle 9.25, hanno iniziato proprio male la settimana.

Treni guasti, ritardi e cambi improvvisi da regionali veloci a regionali hanno trasformato un lunedì mattina di sole in un giorno nero e pieno di rabbia per i ritardi al lavoro. Non solo questa corsa è sempre piena perché il successivo per Venezia è due ore dopo alle 11.25, ma ieri si sono aggiunte anche le persone che non hanno potuto prendere il treno regionale delle 9.07 proveniente da Trieste perché soppresso in partenza, causa guasto non risolto. Se si conta che il treno delle 9.25 è arrivato con un ritardo di 20 minuti e da regionale veloce si è trasformato in regionale con quattro fermate in più, si può immaginare l’umore dei passeggeri.

Il peggio è accaduto ai pendolari della stazione di Preganziol, in quanto gli annunci registrati in stazione non hanno specificato che, a causa della soppressione del regionale delle 9.07 quello delle 9.25 avrebbe fatto tutte le fermate. Le persone in attesa sui binari se ne sono andate imprecando dato che il regionale successivo è solo alle 11.36. Chi è montato a Preganziol sul convoglio in ritardo delle 9.25, si è accorto che faceva tutte le fermate, a differenza di quanto comunicato in stazione. Trenitalia ha confermato il guasto sul treno in partenza da Trieste: «I viaggiatori hanno utilizzato il successivo 2445 con le fermate aggiuntive ». Peccato che si siano dimenticati di farlo sapere a chi aspettava ormai da più di un’ora.

Vera Mantengoli

 

POLEMICA – Interrogazione in Regione sul caso dei pendolari appiedati

Non è la prima volta che i passeggeri del treno notturno Venezia-Portogruaro restano a piedi, senza il promesso bus sostitutivo. Quanto accaduto sabato notte, tra bus strapieni e seconde corse “fantasma”, ha di nuovo fatto infuriare i pendolari. Per questo il consigliere regionale Bruno Pigozzo (Pd) ha presentato un’interrogazione scritta, con la quale chiede alla Regione di ripristinare il treno delle 00.21.

«Si tratta di un episodio grave e peraltro non il primo che si verifica su questa linea molto utilizzata anche dai giovani e dai turisti che trascorrono il fine settimana a Venezia. Se da un lato vanno chiarite le responsabilità di Trenitalia – conclude Pigozzo – è indispensabile che in ogni caso la Regione garantisca, pagando il rafforzamento del servizio, il ripristino del treno Venezia-Portogruaro delle 00.21. Quanto è accaduto ai danni dei viaggiatori del Venezia-Portogruaro è l’ennesima riprova della necessità di mettere a bilancio più risorse per potenziare i servizi».

Intanto non è ancora chiaro cosa sia successo sabato notte, tranne che 35 persone sono rimaste bloccate in stazione a Mestre nel bel mezzo della notte. Al momento si è al rimpallo di responsabilità tra Regione e Trenitalia. L’assessore Chisso era stato chiaro: la seconda corsa era prevista, quindi il pasticcio lo hanno fatto o l’autista del bus o Trenitalia. L’azienda ferroviaria non ha ancora ricostruito cosa sia successo, nonostante siano passati due giorni e la trama di responsabilità sia meno complicata di un giallo per bambini.

 

TRENI E DISAGI » I DIFETTI DELL’ORARIO CADENZATO

Disavventura tra sabato e ieri: una trentina di viaggiatori e pendolari attende oltre un’ora alle stazioni di Venezia e Mestre

I due autobus sostitutivi diretti a Portogruaro sono arrivati a Mestre già pieni e così viaggiatori e pendolari in attesa sul piazzale della stazione sono stati costretti a rimanere a terra. In tutto una trentina di persone, tra coloro che sono stati lasciati a terra a Mestre e chi sembra non abbia trovato posto neppure in partenza da piazzale Roma. Il Carnevale è ormai alle spalle, ma continuano i disagi per i pendolari costretti a usare gli autobus in sostituzione dei treni notturni, cancellati dall’introduzione dell’orario cadenzato. L’ultimo pesante disservizio si è verificato nella notte tra sabato e ieri. A denunciare quanto è accaduto sono i Comitati pendolari del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino. A loro, tramite posta elettronica e sul profilo Facebook, sono arrivate già nella notte le segnalazioni dei viaggiatori inviperiti. I problemi hanno riguardato sia l’autobus sostitutivo VE801, che passa da Mestre alle 23.24, che il VE803, in transito alle 0.35. Secondo le testimonianze raccolte, ad attendere il primo bus, giunto con un po’ di ritardo, c’erano non più di 5 persone. Eppure per nessuna di loro è stato possibile salire, perché l’autobus sostitutivo (un pulmino da circa 25 posti) è arrivato da Venezia già al completo. Di fronte all’impossibilità di accogliere viaggiatori in piedi per motivi di sicurezza, l’autista avrebbe gentilmente chiesto alle persone a terra di attendere per trequarti d’ora l’arrivo del pullman successivo, di capienza doppia. «Attendiamo quindi fiduciosi il pullman successivo, che finalmente arriva a mezzanotte e mezzo», racconta un testimone, residente a San Donà. «Ad aspettarlo siamo circa una ventina di persone». Tra i viaggiatori in attesa, c’è anche un giovane che, dopo aver atteso invano il passaggio a Carpenedo del primo autobus, è riuscito a raggiungere la stazione di Mestre, nella speranza di prendere il bus delle 0.35. È lui stesso a raccontare su Facebook la disavventura: «Il pullman delle 0.35, da 50 posti circa, è pieno. Scendono due persone e l’autista, il quale comunica che ci sono solo due posti e gli altri devono attendere un pullman di rinforzo in arrivo in circa 10 minuti», racconta il primo testimone. «Inutile dire che dopo un’ora nessun pullman è passato. Da alcuni ragazzi siamo venuti a conoscenza che a Venezia c’era un’altra quindicina di persone ad attendere il pullman di rinforzo». Alcuni pendolari, secondo le testimonianze, si sono rivolti alla polizia ferroviaria, ricevendo, dopo le necessarie verifiche, la conferma che non era previsto alcun pullman di rinforzo. Appiedati in piena notte, ai pendolari diretti nel Veneto Orientale non è rimasto che cercare un modo alternativo per tornare a casa, facendosi venire a prendere da parenti e amici. Ma qualcuno avrebbe atteso in stazione fino ai primi treni del mattino, l’Intercity delle 5.50 (partito peraltro alle 6.27 con mezz’ora di ritardo) e il Regionale Veloce delle 6.53.

Giovanni Monforte

 

I COMITATI

«Va ripristinata ogni giorno la corsa delle 0,21 da Venezia» 

«È necessario il ripristino del treno delle 0.21 da Venezia il prima possibile, con la garanzia che circoli tutti i giorni dell’anno». I Comitati pendolari del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino lo vanno ripetendo già da quando, a inizio dicembre, si seppe che i treni notturni sarebbero stati cancellati con l’introduzione dell’orario cadenzato. E adesso, dopo quanto accaduto l’altra notte, rinnovano la richiesta.

«Situazioni di collasso si verificano proprio il sabato sera, in quanto ai pendolari si aggiungono anche ragazzi e turisti che vanno a Venezia per passare la serata. È chiaro che non è una situazione che può ripetersi ogni sabato», ribadiscono i comitati, «deve essere affrontata e risolta dall’assessore Chisso, che da troppi mesi promette, promette, ma di fatti concreti non se ne vedono».

Eppure i comitati, insieme a Legambiente Veneto Orientale, hanno anche presentato nelle scorse settimane un esposto alla magistratura, contro i disservizi patiti dall’introduzione dell’orario cadenzato.

«È necessario che l’opinione pubblica, i sindaci e gli amministratori del territorio si rendano conto della gravità e del perdurare della situazione, poiché coinvolge direttamente loro cittadini», aggiungono i pendolari.

I comitati chiedono anche che Trenitalia si attrezzi per affrontare le situazioni di emergenza come quella dell’altra notte. «Tutti quelli che hanno pagato un biglietto o l’abbonamento devono vedersi garantita la possibilità di rientro con il mezzo, se questo è previsto», concludono i comitati, «deve pertanto esserci una soluzione alternativa in tempo reale per far fronte a situazioni di questa gravità».

Nell’ultimo tavolo di confronto con i sindaci e gli amministratori locali, l’assessore Chisso aveva annunciato la reintroduzione di alcuni dei convogli soppressi. Ma per il momento restano i tanto discussi autobus sostitutivi.

(g.mon.)

 

Gazzettino – Pendolari “abbandonati” in stazione

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10

mar

2014

MESTRE – La denuncia: «Ci avevano garantito un’altra corsa, ma in realtà non c’era». E c’è chi ha dormito nello scalo

Bus sostitutivi per San Donà ancora strapieni: sabato notte decine di persone rimaste a terra. Chisso: «Inaudito»

POLEMICA – L’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso accusa Trenitalia per i continui disagi subiti dai pendolari

PRIMO SABATO DI CARNEVALE – Era già successo 15 giorni fa. Lo stesso inconveniente era avvenuto il 16 febbraio, primo sabato di Carnevale. Anche allora i pendolari non riuscirono a salire sul bus sostitutivo del treno delle 0.20 per San Donà già strapieno e furono costretti ad arrangiarsi.

DOPO MEZZANOTTE – Costretti a passare la notte in panchina o a trovare ospitalità da amici e parenti

BEFFATI  «C’è un’altra corsa»: ma in realtà non era prevista

DISSERVIZI – Sabato notte in 35 non sono riusciti a salire sul mezzo sostitutivo per San Donà

Bus pieno, pendolari ancora a piedi

DISAGI – Ancora proteste dei pensolari: sabato notte non sono riusciti a raggiungere S.Donà

Ennesimo sabato notte a piedi per i pendolari. Per tornare da Venezia a San Donà gli autobus sostitutivi erano pieni e un autista ha ingannato i turnisti. Circa 35 persone abbandonate all’addiaccio in stazione a Mestre, che hanno dovuto contattare familiari ed amici per chiedere un tetto dove passare la notte o un trasporto fino a casa. A denunciare il disservizio e il comportamento del conducente sono i Comitati del Pendolari del Veneto Orientale e di Quarto d’Altino, su tutte le furie perché «la questione deve essere risolta dall’assessore regionale alla Mobilità Renato Chisso che da troppi mesi fa solo promesse. È necessario il ripristino del treno delle 0.21 da Venezia prima possibile con la garanzia che circoli tutti i giorni». A rimanere appiedato come altre 20 persone davanti alla stazione ferroviaria di Mestre è stato Nicola Nucera di San Donà che ha tentato di tornate con gli autobus sostitutivi delle 23.24 e 00.35.

«L’autista della corsa delle 23.24 ha spiegato che il bus da 25 posti era completo – si sfoga Nucera- non poteva imbarcare nessuno perché non si può viaggiare in piedi, ma dopo 45 minuti sarebbe passato un pullman più grande».

Ma anche il pullman da 50 posti era pieno. Ad attendere c’erano 20 persone, tra cui un giovane Carlo Simonetto, di San Stino, fattosi portare a Mestre poiché il bus non era passato a Carpenedo dove lo aspettava.

«L’autista del secondo bus ci ha spiegato che c’erano solo 2 posti – continua Nucera – gli altri dovevano attendere un pullman di rinforzo in arrivo dopo 10 minuti. Alcuni ragazzi sono saliti, ma l’autista in malo modo ha cercato di farli scendere, assicurando l’arrivo del bus seguente. Ma dopo un’ora niente. Abbiamo saputo che a Venezia c’erano altre 15 persone. Una volta allertata, la Polizia Ferroviaria ci ha informato che il pullman di rinforzo non era in realtà previsto. C’è chi è andato in stazione a stendersi su una panchina fino al mattino, poiché il primo treno per San Donà è alle 6.53, invece che alle 5.25 in servizio da lunedì al venerdì. Qualche altro si è seduto ed ha atteso invano per ore, chi ha deciso che per scaldarsi era meglio camminare. I più fortunati sono stati ospitati da amici o si sono fatti venire a prendere. Il messaggio è chiaro: usate i mezzi privati».

I pendolari rimasti a terra hanno presentato reclamo contro Trenitalia per il pesante disservizio subito, mentre per i Comitati dei Pendolari «non è ammissibile che l’autista inganni la gente solo per poter proseguire il viaggio, per chi paga un biglietto o un abbonamento deve essere garantito il rientro. Ed è necessario che sindaci ed amministratori si rendano conto della gravità della situazione».

Davide De Bortoli

 

LE REAZIONI – L’assessore regionale accusa Trenitalia: «La corsa era prevista ne dovrà rispondere»

La rabbia di Chisso: «Fatto di una gravità assoluta»

«Il fatto è di una gravità inaudita. Non so se la colpa sia dell’autista dell’autobus, che ha raccontato una bugia ai pendolari o se sia di Trenitalia che offre l’ennesima dimostrazione di inefficienza. Quel che so per certo, però, è che è intollerabile che succeda una cosa del genere. La corsa bis è prevista e, se non c’era, Trenitalia dovrà rispondere anche di questo». Così l’assessore regionale alla Mobilità, Renato Chisso, a proposito dell’ennesimo “pasticcio” creato da Trenitalia che ha lasciato a terra 35 pendolari all’una di notte e fino all’alba. Non è chiaro se l’autista abbia detto in buona fede che c’era il bis o se sapesse che non c’era, fatto sta che è incredibile – ragiona Chisso – che non ci sia un minimo di attenzione da parte di Trenitalia per le esigenze dei pendolari. «Forse un colpo di telefono l’autista lo poteva fare, no? Quando si vedono tante persone in difficoltà, che sai saranno costrette a dormire in stazione, forse un po’ di attenzione, anche se non è previsto dal regolamento… Comunque io non ho l’intenzione di mollare l’osso e, appena approvato il Bilancio della Regione, ricominceremo gli incontri con i Comuni per trovare una soluzione. Si inizia dal bellunese e poi a seguire tutti gli altri, ovviamente senza dimenticare la zona di San Donà. Dico dopo il Bilancio perchè in questo momento è più importante lavorare per recuperare e mettere in campo risorse aggiuntive e, comunque, a breve chiuderemo questa partita una volta per tutte. Mi si deve dare atto di non aver fatto mai sconti a Trenitalia e questo episodio dimostra non la criticità del sistema, ma della gestione da parte di Trenitalia.»

(m.dia.)

 

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