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A Cornuda un summit con amministratori e parlamentari, da Montebelluna e Castelfranco a Feltre. Il caso arriva in Senato

MONTEBELLUNA – Sindaci in rivolta per i disservizi del trasporto ferroviario. Convocati a Cornuda dal vicesindaco Claudio Sartor, sono arrivati amministratori comunali da Feltre, Montebelluna, Alano, Valdobbiadene, Vidor, Volpago, Caerano, Crocetta, Maser, Castelfranco (il sindaco Luciano Dussin), Pederobba. Con loro l’assessore provinciale ai trasporti Michele Noal, le senatrici Laura Puppato e Raffaela Bellot, il deputato Marco Marcolin. Sul banco degli accusati la Regione Veneto e Trenitalia. L’assessore Renato Chisso, invitato al summit di Cornuda, non si è fatto vedere e neppure ha mandato qualcuno al suo posto.

Non solo. «Non riusciamo ad avere un colloquio né con la Regione né con Trenitalia», ha affermato Claudio Sartor, «dicono che ad aprile sistemeranno, ma è troppo tardi. Abbiamo fatto documenti su documenti ma non abbiamo ottenuto niente».

E davanti a sé il vicesindaco di Cornuda aveva messo un grosso faldone pieno di richieste a Trenitalia e Regione sul trasporto ferroviario da oltre dieci anni a questa parte per giungere alla conclusione che il servizio è andato sempre più peggiorando anziché migliorare, e con l’orario cadenzato è andata ancora peggio. Vista la situazione, i sindaci ieri hanno deciso di stilare un documento e poi chiedere ancora una volta di incontrare l’assessore Chisso, affidando il ruolo di tramite con la Regione alla Provincia, che farà suo il documento dei sindaci e riunirà una commissione trasporti provinciali proprio a Cornuda. Inoltre le senatrici Puppato e Bellot presenteranno interrogazioni in Senato per chiedere stanziamenti per la linea Calalzo-Padova e Calalzo-Venezia, la terza peggiore d’Italia secondo il rapporto di Legambiente. Si è deciso che continueranno gli incontri tra sindaci e comitati dei pendolari per monitorare la situazione del trasporto ferroviario. Il tutto per cercare di dare una svolta ad un servizio lungo una linea di 155 chilometri, con 130 anni di vita diventata sempre più tribolata. Ma cosa conterrà il documento dei sindaci?. Il cahier de doléances è lungo e lo ha sintetizzato il vicesindaco di Cornuda. Era già fitto di disagi, ora, con l’orario cadenzato lo è ancora di più. Qualche esempio di disservizio? Il treno che parte da Castelfranco lo fa un paio di minuti prima che nelle scuole suoni la campanella di fine lezioni, così chi deve tornare a Montebelluna, Cornuda e nei comuni più a nord è costretto ad attende un’ora. È uno dei casi citati da Claudio Sartor che ne ha elencati molti altri: «I minori collegamenti diretti soppiantati da cambi di treno in stazioni e con materiali rotabili inadeguati per persone con limitata mobilità o bagagli voluminosi; spesso i cambi non sono coordinati, tanto che i tempi di permanenza fuori casa sono aumentati; e non ci si dimentichi degli utenti diretti a Vicenza, che devono aspettare più di mezz’ora per il cambio treno a Castelfranco; minor numero di treni in orari mattutini, serali e festivi che impattano sull’utilizzo da parte dei pendolari e l’assenza di treni in alcune fasce importanti per i pendolari; Il sovraffollamento di alcuni treni negli orari di punta».

Enzo Favero

 

«Con Trenitalia un patto iniquo»

L’associazione “Binari quotidiani” discute l’accordo: vantaggi solo per la società

CORNUDA – Da “Binari quotidiani”, associazione di pendolari che sta monitorando il trasporto ferroviario lungo la tratta Calalzo-Padova, un duro atto di accusa al contratto di servizio tra la Regione Veneto e Trenitalia. Secondo quanto detto dal rappresentante dei pendolari, il contratto di servizio favorisce troppo Trenitalia perché ci sono troppe clausole a suo favore.

Una riguarda i ritardi: viene calcolato solo alla stazione d’arrivo, «ma va calcolato anche alle fermate intermedie», dice Binari Quotidiani», invece cosa accade: che il treno arriva in ritardo a Cornuda, a Montebelluna, a Castelfranco, poi recupera da lì a Padova e figura che rispetta gli standard di puntualità. Poi prevede che non ci sia nessuna penalità in caso di ritardo o soppressioni per condizioni avverse.

Si aggiunga il fatto che i rimborsi sono fatti sotto forma di obbligo ad acquistare un altro biglietto e a Trenitalia la Regione fa uno sconto del 4% perché gestisca i rimborsi.

Poi la Regione deve pagare una penale nel caso di corse sottoutilizzate, ossia quando sono occupati meno del 20% dei posti disponibili.

Ma anche sulle piccolissime cose si vede come Trenitalia faccia quel che vuole. Avevo inviato una segnalazione alla Regione dove sollevavo un problema, la Regione l’aveva girata a Trenitalia a dicembre intimando di dare una risposta entro dieci giorni. Fino ad oggi non è arrivato nulla. Quindi si vede anche da una cosa banale quale ascolto dia Trenitalia alla Regione Veneto».

Ha fatto notare però la senatrice Laura Puppato: «Il più basso costo chilometrico stabilito per il trasporto regionale è quello del Veneto, segno che si vuole privilegiare il trasporto su gomma».

(e.f.)

 

 

La filosofia del Pat: stop alle nuove lottizzazioni residenziali e commerciali

La giunta comunale preferisce puntare su riqualificazioni e polmoni verdi

Stop all’edificazione in città per i prissimi 10 anni. Il sindaco Manildo ha pronta sul tavolo una maxi-osservazione al Pat che consentirà di diminuire la possibilità edificatoria a Treviso di 1,1 milioni di metri cubi. Con questa modifica il Pat targato Lega e Pdl sarà rifatto. Tra giugno e luglio si concluderà l’iter che sancirà la nuova politica urbanistica per il capoluogo. Resteranno solo 600 mila metri cubi, in dieci anni, costruibili. Ma sono vecchie “licenze”.

«In campagna elettorale abbiamo ripetuto più volte che il Pat così come concepito dalla precedente amministrazione doveva essere rivisto», spiega Manildo. E così ha formato un gruppo di tecnici che dallo scorso settembre lavora a una rivisitazione. Gaetano Di Benedetto, Luigi Calesso, Beatrice Ciruzzi, Oliviero dell’Asen, Fabrizia Franco e Giovanni Negro, i componenti del gruppo. Ieri è stato presentato il documento che ne è emerso, i cui contenuti finiranno in un atto d’indirizzo firmato dal sindaco Manildo, e in seguito in un’osservazione al Pat redatta dagli uffici. Il focus di tutto il lavoro della commissione è stato la salvaguardia del territorio.

«Tutte le costruzioni che sono state autorizzate fino ad ora, ma non ancora realizzate, sono sufficienti per i prossimi 20 anni», spiega il consigliere Giovanni Negro. E Ca’ Sugana su tutto questo non può più intervenire, sono diritti acquisiti: si tratta di 1,2 milioni di metri cubi. Ma con il Pat redatto dalla giunta Gobbo si arrivava a ben 2,9 milioni di metri cubi. Riducendo le aree in cui sarà possibile costruire, e valorizzando il restauro rispetto al nuovo, il gruppo di lavoro è riuscito a ridurre notevolmente questa quota. A disposizione ci saranno 1,8 milioni di metri cubi, ma molti, come detto, sono eredità del passato. A ciò si aggiunga il fatto che è stato deciso non verrà più data alcuna proroga. Se l’autorizzazione scadrà prima che inizino i lavori, il privato perderà il diritto a costruire.

«Nel documento sono contenuti diversi suggerimenti. Per esempio», prosegue Negro, «una decisa riduzione del dimensionamento delle cubature, una forte attenzione al sistema del verde, cunei verdi che arrivino al cuore della città. Sarà necessario puntare poi all’economia del fare, rivitalizzare le frazioni, dare impulso all’agricoltura di qualità e realizzare dei cunei verdi che arrivino al cuore della città; la promozione del sistema ferroviario metropolitano è particolarmente importante».

A ciò si aggiunga il fatto che attraverso la maxi-osservazione si apriranno ancora una volta i termini per le osservazioni e si dovrà passare nuovamente in consiglio comunale. In questo modo la giunta Manildo potrò fare il suo Pat. A Ca’ Sugana inoltre prepareranno un piano del verde: si tratta di indicare percorsi per collegare campagna e città, oltre a collocare orti e boschi urbani. Quella dei cunei verdi che dalla periferia raggiungono la città (come lo Storga), è un’idea che era stata lanciata anche da Impegno Civile durante la campagna elettorale. Resta poi la grande, e complessa, sfida del sistema ferroviario-metropolitano. Nel documento saranno inserite delle stazioncine comunali, ma in questo caso oltre al Pat serviranno soldi. «Siamo riusciti a trasformare un brutto anatroccolo in un cigno», dice l’assessore all’Urbanistica Paolo Camolei. «L’abilità di questo gruppo di lavoro è stata di riuscire a tradurre la nostra visone politica in un documento in grado far diventare il Pat nostro».

(f.c.)

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PEDEMONTANA VENETA NELLA MARCA

SAN ZENONE – L’autostrada Pedemontana sta per arrivare in provincia di Treviso e il Covepa (Coordinamento veneto Pedemontana alternativa), contrario all’infrastruttura, mette in allerta i proprietari dei terreni che saranno espropriati per la realizzazione dell’infrastruttura.

«Ci risulta», dichiara il rappresentante trevigiano Elvio Gatto, «che sono state spedite lettere in cui si invitano i proprietari a un colloquio per stabilire le modalità di entrata in possesso del terreno e per il pagamento. Destinatari l’amministrazione comunale di San Zenone degli Ezzelini e i proprietari residenti in questo comune. Mittente la Sis, la società concessionaria della Pedemontana».

Al momento nessuna missiva è stata visionata dal sindaco Luigi Mazzaro il quale non esclude che possa pervenire nei prossimi giorni. «In effetti», osserva, «i lavori iniziati in provincia di Vicenza si stanno sempre più avvicinando al nostro territorio. Anche recentemente abbiamo avuto incontri nella sede di Veneto Strade per definire le opere complementari alla superstrada qui a San Zenone».

I primi destinatari trevigiani di queste lettere sarebbero i proprietari di terreni e immobili nella frazione di Ca’ Rainati. Ed è a loro che il Covepa rivolge l’appello di non accettare nessun accordo.

«Lo consigliamo anche nel loro interesse facendo tesoro delle esperienze già vissute per gli espropri vicentini», avverte Gatto, «Se si accetta quanto proposto ci saranno minori possibilità di avviare un contenzioso sia sull’indennizzo sia sulle modalità dell’esproprio». Questo però non bloccherà in alcun modo l’avanzamento dei lavori ne’ gli espropri. «Questi avverranno comunque», continua il rappresentante del Covepa, «ma in tal caso il concessionario è obbligato a versare quanto pattuito in un istituto bancario convenzionato. Al contrario se si firma l’accordo, il proprietario riceve un acconto ma non avrà la certezza di quando verrà erogato il saldo». Ma in tempo di crisi e di mercato immobiliare bloccato, forse più di qualcuno considererà l’esproprio una opportunità. «Ognuno può fare le valutazioni che crede », dice Gatto, «da parte nostra il consiglio ai cittadini è di tenere i nervi saldi e non farsi condizionare da amministrazioni troppo accondiscendenti verso i signori dell’autostrada. Nè di fidarsi di rappresentanze sindacali che hanno già firmato accordi con la Regione. Per tutelare fino in fondo i propri diritti è necessario avere informazioni corrette, rivolgendosi a professionisti indipendenti. Ovviamente il Covepa è a loro disposizione. Ci auguriamo che i cittadini di fronte alla distruzione delle loro proprietà si ergano a difensori di un interesse positivo generale in contrasto con quello privato dei costruttori dell’autostrada».

(d.n.)

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Tribuna di Treviso – Piano cave, anche Paese si ribella.

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31

gen

2014

 

La giunta prova a smontare la Regione: sopravvaluta il fabbisogno di ghiaia, ignora la ricomposizione ambientale

PAESE – Il Comune di Paese prova a smontare il piano cave regionale. Controlli, fabbisogno di ghiaia e riqualificazione sono i tre temi su cui si concentrano le contestazioni principali del Comune. D’altra parte, a Paese in materia di cave hanno una certa esperienza, visto che anni fa, quando l’attività estrattiva viveva il suo momento più redditizio, ospitavano addirittura 20 siti produttivi. Ora la situazione è cambiata, ma l’allarme per un Prac che in provincia potrebbe riaprire alcuni bubboni è evidente. Il piano, secondo la giunta di Paese, sopravvaluta, e non di poco, il fabbisogno di ghiaia per i prossimi dieci anni.

I numeri lo dicono chiaramente. Oggi in provincia di Treviso sono stati autorizzati, ma non ancora scavati, 69 milioni di metri cubi di ghiaia. Il fabbisogno stimato dalla Regione, per i prossimi dieci anni, è di 36 milioni di metri cubi; quindi senza autorizzare un solo metro cubo in più di ghiaia ci sarebbe un residuo di altri 33 milioni di metri cubi.

«Una riserva tale da soddisfare il fabbisogno per un ulteriore decennio», si legge nelle osservazioni del Comune. «Inoltre ho anche qualche dubbio che ci sia la necessità di scavare tutta questa ghiaia», spiega l’assessore all’ambiente Vigilio Piccolotto, «Il fabbisogno è stato calcolato sui dati di un periodo in cui il trend dell’edilizia non era quello attuale». A Paese poi spingono per la ricomposizione ambientale. «Abbiamo chiesto che venga dato potere di veto ai Comuni», prosegue Piccolotto, «Dobbiamo poter dire la nostra su come riqualificare un sito».

Nel Prac il tema della ricomposizione ambientale è infatti lasciato all’iniziativa e al buon senso dei privati, mentre attraverso l’osservazione si chiede che si indichino «criteri più dettagliati e puntuali per le opere di mitigazione e ripristino ambientale, nel senso che man mano che la coltivazione procede dietro ad essa deve essere lasciato un territorio perfettamente ricomposto e reso fruibile per le attività previste dal Piano degli Interventi».

Altro tema caldo è quello dei controlli sull’attività estrattiva, che così com’è prevista dal nuovo Prac rischia di diventare praticamente nulla. È demandata ai Comuni, ma l’incasso delle eventuali sanzioni è invece lasciata a Provincia e Regione. «Il costo ricadrebbe unicamente su di noi», conclude Piccolotto, «La soluzione è che si stabilisca, al momento dell’autorizzazione dell’attività di cava, che controlli bisogna fare e quanto costano. In questo modo i Comuni potrebbero andare a contrattare con i cavatori e alzare il contributo che devono assegnare, per riuscire a sostenere il costo dei controlli stessi». I tempi per cambiare il piano non sono lunghi. In consiglio regionale è stata infatti approvata la mozione per presentare a palazzo Ferro Fini il piano entro 90 giorni. «Ora andiamo al vedo», ha detto Claudio Niero, primo firmatario della mozione, «Si capirà una volta per tutte se il centrodestra intende davvero migliorare le regole delle attività di cava, dando ai Comuni la possibilità di intervenire, in modo particolare nel recupero ambientale del territorio».

Federico Cipolla

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CASTELFRANCO – Le cave inattive non siano riattivate. È l’appello lanciato dalla giunta guidata da Luciano Dussin con le osservazioni proposte alla bozza del Piano regionale attività di cava (Prac). Il documento è stato adottato dalla giunta regionale il 4 novembre 2013. Si tratta di un documento programmatico riguardante tutta l’attività di escavazione futura nel territorio veneto. La bozza è stata pubblicata e i cittadini hanno avuto tempo fino al 21 gennaio per presentare le proprie osservazioni. La giunta Dussin ha approvato una serie di osservazioni tecniche al documento della Regione. Richiede che, in merito alle attività di escavazione, il parere del Comune sia vincolante. Ovvero che i Comuni abbiano l’ultima parola sulle autorizzazioni all’escavazione. Inoltre si richiede di escludere dagli ampliamenti le cave inattive da più di 10 anni. Nella fattispecie la cosa riguarda l’unica cava presente e inattiva a Castelfranco. Una cava situata a Salvatronda, ai confini con Vedelago, di proprietà privata (Betonrossi). «Questa cava è inattiva da 15 anni», spiega l’assessore all’ambiente Nazzareno Gerolimetto, «da oltre 10 anni sono scadute le autorizzazioni. La cava è ferma. C’è stata una richiesta di riattivare il sito nel 2004. È stata giustamente bocciata, per motivi ambientali e anche per problemi di viabilità. È l’unica cava su cui potrebbe essere avanzata una richiesta di riattivazione. Noi siamo contrari, per questo motivo abbiamo chiesto che tutte le cave inattive da più di 10 anni non possano essere ampliate». Assieme a questa osservazione, il Comune ne ha presentate altre di natura più tecnica. Ad esempio l’aumento della distanza dal livello di massima escursione della falda rispetto al fondo della cava. La necessità di aumentare da 5 cm a un metro lo spessore del riporto sul fondo di cava dello strato di materiale argilloso-limoso-sabbioso (in alcuni casi). Inoltre l’introduzione dell’obbligo di pulizia dei mezzi in uscita dalle zone di escavazione, per evitare l’imbrattamento delle strade, e l’obbligo di rispetto dei limiti acustici fissati dal Piano di Classificazione Acustica Comunale per le attività di cava. «Questo Prac ha degli aspetti positivi», concede Gerolimetto, «non prevede l’autorizzazione di nuove cave, ma solamente l’utilizzo o l’ampliamento di quelle esistenti. Si sono inseriti gli 8 milioni di mc derivanti dalla realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta. Tuttavia crediamo che il volume di escavazione complessivo sia sovrastimato. In base ai calcoli, quello che è già autorizzato in Veneto corrisponde al triplo del fabbisogno dei prossimi 10 anni».

Daniele Quarello

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Pendolari soddisfatti a metà dell’incontro sindaci-Chisso

Nuovi bus sostitutivi, più che su rotaia si corre su gomma

ODERZO – Miglioramenti nell’orario cadenzato dei treni? Sì , ma dalla metà di aprile. Intanto ci si arrangia. Ma c’è soddisfazione fra gli utenti della tratta ferroviaria Treviso Portogruaro, dopo l’incontro fra sindaci e assessore regionale Chisso. A Oderzo resta un po’ di perplessità perché gli adeguamenti chiesti non saranno immediati, ma ad aprile.

“Oderzo si Muove”, il movimento dei pendolari, osserva: «Fino ad aprile o giù di lì ci sarà molta gomma e poco binario».

Anche chi cerca lavoro sente il problema dell’orario dei treni e scrive sul web: «Cercando lavoro la prima cosa che ti chiedono è se sei automunito…». Fra le richieste avanzate all’assessore Chisso dal consigliere comunale opitergino Francesco Montagner, presente all’incontro, c’era anche quella di spostare in avanti di cinque minuti l’orario di partenza di un bus da Oderzo. «Che problema c’è per spostare di 5 minuti l’orario di un bus?», domandano sempre gli attivisti di “Oderzo si muove”. Cinque minuti che possono essere decisivi per prendere le coincidenze. Passi in avanti si sono fatti, ma ci sarà da aspettare qualche mese. Intanto i pendolari si devono arrangiare e l’abbonamento è stato già pagato.

Anche il consigliere comunale Francesco Montagner sottolinea che i miglioramenti ci saranno solo da aprile. «Ecco i risultati ottenuti», riferisce Montagner, «l’inserimento di una nuova corsa in partenza da Oderzo alle 6.50, arrivo a Treviso alle 7.18. Questo treno viene incontro alle richieste di pendolari e studenti di arrivare a Treviso per tempo e di prendere il treno delle 7.25 per Padova via Mestre. Ma l’entrata in servizio è prevista a metà aprile». E ancora, « Gli autobus sostitutivi delle 6.19 che partivano da Ponte di Piave per Oderzo, Motta, Portogruaro, partiranno da San Biagio in modo caricare anche gli studenti di San Biagio e Fagarè. Verrà aggiunto un autobus ai due già operativi. Verranno rinforzate le corse per gli autobus in partenza da Motta. Gli autobus sostitutivi Portogruaro – Motta- San Biagio cesseranno il loro servizio con l’avvio della nuova corsa del treno prevista per metà aprile 2014. L’autobus in partenza da Treviso alle 18.05 per Oderzo verrà posticipato alle 18.10 in modo di dare la possibilità a chi arriva da Padova con il treno delle 18.03 di poterlo prendere».

Giuseppina Piovesana

 

Ieri vertice tra sindaci, Trenitalia e Regione. Da aprile ci sarà un nuovo convoglio mattutino sulla Treviso-Portogruaro

ODERZO – Nuove trattative, ieri, fra i sindaci della tratta ferroviaria Treviso-Portoguaro e Trenitalia per il miglioramento dell’orario cadenzato che nelle prime settimane di attivazione ha suscitato molte critiche. «Ottimo lavoro», è il commento del comitato “Oderzo si muove”. Erano presenti al vertice di ieri i Comuni di Oderzo, Motta di Livenza, Ponte di Piave, San Biagio di Callalta, l’assessore Chisso per la Regione Veneto e i rappresentanti di Trenitalia.

Il consigliere comunale di Oderzo Francesco Montagner spiega le decisioni concordate: «Ci sarà l’ inserimento di una nuova corsa con partenza da Portogruaro alle 6.18, Oderzo 6.50, arrivo a Treviso alle 7.18. Questo treno viene incontro alle richieste dei pendolari e studenti di arrivare a Treviso per tempo e di prendere il treno delle 7.25 per Padova via Mestre. L’entrata in servizio è prevista metà di aprile. Gli autobus sostitutivi delle 6.19 che partivano da Ponte di Piave per Oderzo, Motta, Portogruaro, partiranno ora da San Biagio in modo caricare anche gli studenti che vivono tra San Biagio e Fagarè. Verrà inoltre aggiunto un ulteriore autobus ai due già operativi. Verranno rinforzate anche le corse per gli autobus in partenza da Motta di Livenza». «Restiamo in attesa di degli orari precisi», spiega Montagner, «gli autobus sostitutivi Portogruaro – Motta di Livenza – San Biagio cesseranno il loro servizio con l’avvio della nuova corsa del treno prevista per metà aprile». Si è condiviso l’obiettivo di scadenzare la Tratta Treviso – Portogruaro in considerazione della particolarità di questa linea a binario unico ripristinata con la finalità di utilizzarla soprattutto per i grandi trasporti merci. Nei prossimi incontri saranno rese note le frequenze delle varie corse. Resta inteso che cadranno le coincidenze con le frecce a Treviso e Portogruaro, ma la maggioranza degli utenti della tratta sono pendolari e studenti che gravitano sull’Opitergino Mottense. Il prossimo incontro è previsto per la prima settimana di marzo. «In questa data» prosegue Montagner, «oltre alle verifiche delle azioni intraprese, si andranno a vedere le altre corse pomeridiane. Sarà possibile inserire una corsa con partenza da Treviso alle 14,31». L’obliteratrice scardinata a Oderzo nei giorni scorsi per via di un atto vandalico sarà presto riattaccata al muro e rimessa in funzione. Intanto l’obliteratrice a terra, nei giorni scorsi, è stata avvolta in una calda copertina, perché non prenda freddo in attesa del ripristino: un’azione chiaramente provocatoria, compiuta da qualche viaggiatore di passaggio, per segnalare i rallentamenti provocati dalla burocrazia e dall’incredibile scarico delle competenze.

Giuseppina Piovesana

 

Villorba si costituirà nel ricorso del Tiziano contro Panorama. Pomini: «Regole confuse e il mercato è sempre più ridotto»

VILLORBA – Regole spesso confuse, e un mercato sempre meno ricco che spinge a una lotta per la sopravvivenza. Sono le due cause che hanno portato all’ennesima battaglia legale tra iper, secondo Guido Pomini, presidente dell’Ascom. IperGara, società proprietaria del Tiziano di San Biagio, ha trascinato al Tar la Re Development 1, titolare delle licenze che hanno consentito l’apertura del nuovo centro commerciale Panorama a Castrette. Secondo IperGara, sostanzialmente, non si tratterrebbe di un semplice trasferimento da via Pacinotti, bensì di un nuovo centro commerciale. Circostanza questa che farebbe rendere illegittima l’apertura delle nuova struttura.

«Ormai è da alcuni anni che assistiamo a questa lotta nella grande distribuzione», spiega Guido Pomini, «deriva da due fattori: non ci sono regole così certe da evitare così tanti ricorsi; e la fetta di mercato da spartirsi negli ultimi anni si è notevolmente ridotta, quindi si arriva a fare una battaglia legale per salvarsi».

D’altra parte a finire al Tar e al Consiglio di Stato a Treviso sono stati praticamente tutti i centri commerciali. Annosa ormai la questione dell’ex Roncade Outlet Gallery, pronto, ma mai aperto; attraverso i tribunali è passato anche l’Emisfero di Silea, e lo stesso Panorama di Castrette ha più volte dovuto passare attraverso i giudici del Tar e del Consiglio di Stato. L’accorpamento delle licenze era stato dichiarato illegittimo, tanto che per anni a Castrette non era riuscito ad aprire nessuno. E quella struttura non era costata poco, visto che l’Unicomm, la prima proprietaria dell’immobile, aveva dovuto realizzare il sottopasso della Postumia Romana. Il trasferimento del Panorama da via Pacinotti, un paio di mesi fa, era sembrato l’escamotage perfetto, e invece anche in questo caso la vicenda finirà davanti al tribunale amministrativo.

«Una volta, a fine Anni Novanta e all’inizio dei Duemila, eravamo noi dell’Ascom a presentare i ricorsi al Tar contro la grande distribuzione per salvare anche i piccoli negozi», spiega Pomini, «ora non serve più, perché la battaglia la fanno tra di loro. Il motivo è che erano già troppi in quegli anni, e lo sono ancora di più ora, che il mercato si è assottigliato».

Anche in municipio a Villorba ormai hanno maturato una certa esperienza in tema di ricorsi al Tar per quell’area. In passato il Comune è stato condannato. «È una storia senza fine», commenta il sindaco Marco Serena, «purtroppo noi ci troviamo incolpevolmente al centro di una battaglia fratricida tra giganti del commercio». Nei prossimi giorni il Comune deciderà di costituirsi in giudizio, come saranno chiamati a fare anche Provincia e Regione.

Federico Cipolla

 

Spunta un grattacielo sulla Pontebbana

A Castello Roganzuolo arriva un centro commerciale: ok del Comune di San Fior al piano urbanistico dell’ex Area Sarom

SAN FIOR – Un grattacielo alto decine di metri è in arrivo sulla Pontebbana, in grado di far impallidire e diventare piccole le «torri verdi» di Conegliano. Il Comune di San Fior ha dato il via libera al piano urbanistico dell’ex Area Sarom. In questi giorni il progetto è depositato negli uffici comunali per la presentazione di eventuali osservazioni. A Castello Roganzuolo non solo vi sarà spazio per un centro commerciale, ma anche, dal lato opposto, potrebbe sorgere una torre da 14 piani. Alla base vi potrebbero essere altri negozi (solo quelli per una superficie di 3 mila metri) e sopra uffici.

«La torre», si legge nel piano urbanistico, «posta in prossimità della strada statale, è destinata quindi per la sua particolare altezza a diventare l’elemento caratterizzante dell’intero complesso».

L’area commerciale avrà una dimensione di 22 mila metri quadri. Saranno realizzati oltre a parcheggi di superficie anche interrati. Nel progetto però si vuole salvaguardare un edificio storico, da pochi anni ristrutturato e rimasto in mezzo alla zona industriale e la futura zona commerciale: villa Liccer. La villa del XVIII secolo, come rileva anche l’amministrazione comunale di San Fior, «attualmente risulta soffocata dai capannoni industriali dismessi».

Villa Liccer sarà resa più visibile e magari anche più fruibile. I lavori del Piruea nell’ex complesso industriale sono in realtà già partiti con le opere pubbliche, previste come contropartita per le autorizzazioni a realizzare il parco commerciale. La sistemazione di un’ala della scuola elementare per ricavarne due sezioni della materna è stata completata e da settembre i bambini di San Fior hanno riavuto l’asilo. Il cantiere delle medie, fermo da anni per vicissitudini con un’altra impresa, è in fase di avvio e sarà finito entro l’estate. Altre opere pubbliche saranno costruite in tre fasi, da sistemazioni di strade a fognature. Lunedì la giunta del sindaco Gastone Martorel ha adottato il piano urbanistico del centro commerciale. I tempi tecnici prevedono, entro un mese, le osservazioni. Quindi esaminate eventuali osservazioni, l’iter proseguirà con l’approvazione della variante e la trasmissione del fascicolo alla Provincia, dove Numeria Srl, la società che gestisce il fondo d’investimento, ha già presentato una corposa documentazione per l’approvazione della valutazione d’impatto ambientale. Altro capitolo sarà quello della viabilità. Lungo la Pontebbana sorgerà una mega rotatoria, eliminando l’attuale pericoloso bivio con via Palladio. Una rotatoria più piccola servirà a regolare il traffico nell’area commerciale. Al momento è impossibile prevedere i tempi per la costruzione.

Diego Bortolotto

 

I legali del megastore di Olmi trascinano al Tar anche Comune, Provincia e Regione «Errori nella concessione dell’autorizzazione. Non c’è spazio per tutte queste strutture»

Guerra dei centri commerciali nella Marca, è scontro tra IperGara, proprietaria del Tiziano di Olmi di San Biagio di Callalta, e Re Development 1, società titolare delle autorizzazioni per 10.700 metri quadri del parco commerciale Panorama a Castrette di Villorba. Una guerra a colpi di ricorsi alla Giustizia amministrativa che, a distanza di tre anni dall’ultima sentenza, vede nuovamente contrapposti i due colossi commerciali dell’hinterland, meta dello shopping di moltissimi trevigiani. Il “vecchio” Tiziano, il primo centro commerciale della Marca aperto nei primi anni Novanta, contro il nuovo Panorama, che a Castrette è tornato, dopo varie vicissitudini, solamente dal 24 ottobre scorso, portando con sé una scia di marchi di tendenza, uno su tutti l’abbigliamento H&M. A lanciare l’attacco legale è IperGara, già impegnata da anni sul fronte della lotta all’apertura de L’Arsenale Contemporary Shopping, l’ex Roncade Outlet Gallery lungo la Treviso-Mare, e che aveva già avuto alcuni contenziosi pure con Panorama all’epoca del “Più per Meno”. Il ricorso al tribunale amministrativo del Veneto è stato presentato giovedì dai legali di IperGara contro il Comune di Villorba, la Provincia, la Regione, ovvero gli enti seduti in conferenza di servizi, oltre naturalmente contro Re Development 1. È l’avvocato Franco Di Maria, legale di IperGara, a spiegare il nodo tecnico attorno a cui verte il ricorso: «Una norma transitoria della nuova legge regionale sul commercio prevede l’applicazione della vecchia legge numero 15 del 2004 per le procedure già avviate, come nel caso di Castrette. L’allegato B della vecchia legge sul commercio definisce la programmazione comunale e regionale degli spazi per le grandi strutture di vendita. Questo valore è uguale a zero metri quadrati», chiarisce l’avvocato Di Maria: «Com’è possibile, dunque, che la conferenza dei servizi abbia rilasciato l’autorizzazione per 10.700 metri quadri di struttura? La legge dovrebbe essere uguale per tutti». Quindi l’affondo: «Il centro commerciale è totalmente illegittimo: per questo abbiamo chiesto in via cautelare che il Tar ne imponga la chiusura». La prima udienza potrebbe celebrarsi già attorno alla metà di febbraio. Uno scontro giudiziario, certo, ma che sottende una difficilissima battaglia combattuta ogni giorno dai centri commerciali: quella per la sopravvivenza. È lo stesso avvocato Di Maria a chiarirlo: «L’apertura di un nuovo centro commerciale comporta una diminuzione di introiti per il Tiziano e in prospettiva, se la situazione non cambierà, non si esclude di dover ricorrere anche a licenziamenti. Non c’è spazio commerciale per tutte queste strutture».

Negli ultimi anni nell’hinterland del capoluogo le grandi strutture di vendita sono lievitate. C’era solo il Tiziano, nel tempo poi sono arrivati l’Emisfero a Silea, la Castellana e l’Alì a Paese, lo ZeroCenter a Zero Branco solo per citarne alcuni, oltre che il Panorama a Villorba, prima con il parco commerciale Villorba e poi con l’apertura a Castrette. E mentre i centri commerciali fioccavano, di pari passo avanzava la crisi. Proprio la difficile congiuntura degli ultimi anni ha reso ancor più cruenta la guerra che impone alle diverse direzioni delle strutture commerciali di affilare le armi contro i competitors. Armi non solo commerciali, che passano a esempio attraverso la scelta dei brand più in voga e la proposta di promozioni e offerte, ma anche legali, come nel caso del Tiziano contro il Panorama.

Rubina Bon

 

il precedente lungo la treviso-mare

Sette anni di ricorsi, il Roncade Outlet Gallery resta ancora senza autorizzazioni

È forse l’esempio più lampante delle conseguenze cui può portare la guerra tra centri commerciali. Parliamo dell’Arsenale Contemporary Shopping, meglio conosciuto con il vecchio nome di Roncade Outlet Gallery. Oggi è una cattedrale nel deserto lungo la Treviso-Mare: la struttura del Gruppo Basso è pronta da anni, ma a mancare sono le licenze commerciali finite dal 2006 sotto il fuoco incrociato dei concorrenti, tra cui proprio IperGara, il primo e più battagliero oppositore del tempio dello shopping di Roncade. Risale al 2007 il primo stop del Tar all’apertura. Il Consiglio di Stato un anno dopo aveva ribaltato il pronunciamento. Ma Iper Gara aveva presentato ancora ricorso. A settembre 2010, dopo che il Tar aveva dato l’ok, il secondo grado della giustizia amministrativa aveva annullato le autorizzazioni commerciali. Nell’ottobre del 2012, il consiglio regionale pareva aver sbloccato la questione. Il Gruppo Basso aveva ripresentato le carte in municipio a Roncade, ma a luglio 2013 il Tar, accogliendo un nuovo ricorso di IperGara, aveva annullato la proroga delle licenze.

(ru.b.)

 

Legambiente boccia senza riserve il piano regionale: concepito senza tener conto delle riserve

TREVIGNANO – Un piano tutto da bocciare: Legambiente di Trevignano cassa, infatti, su tutta la linea il piano regionale per le attività di cava adottato dalla giunta regionale.

Ne contesta la mancata definizione di un limite percentuale del territorio agricolo escavabile, ma soprattutto contesta la previsione di concedere ampliamenti ritenendo che quanto già concesso, con il ricorso a fonti alternative, possa soddisfare il fabbisogno per i prossimi 30 anni.

Quindi per Legambiente di Trevignano la cosa migliore che potrebbe fare la Regione è di congelare l’escavazione futura e imporre piuttosto ricomposizioni ambientali certe dove è stata esaurita l’escavazione. Nel documento inviato a Venezia, Legambiente di Trevignano afferma che il piano è tutto da rifare.

«I 120.000.000 di metri cubi di fabbisogno regionale di inerti da costruzione (ghiaia e sabbia, detriti e calcari da costruzione) di piano previsto nei 10 anni, e i 36 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbie, risultano essere calcolati con il metodo del ribaltare sul futuro i dati del lontano passato, mentre il dato da cui partire per questa operazione dovrebbe essere quello, facilmente verificabile e calcolabile, della produzione degli ultimi tre anni, in quanto più vicino alla particolare congiuntura economica del periodo. I fabbisogni di scavato potrebbero essere più correttamente quantificati in 2.500.000 metri cubi all’anno, parte dei quali può essere tranquillamente coperta nei prossimi anni dalle fonti alternative ( 3.000.000 di metri cubi annui, ma con una efficace politica incentivante potrebbero tranquillamente raddoppiare) e/o dalle fonti temporanee (altri 3.000.000 metri cubi annui). Va aggiunto poi il dato rilevante delle riserve, pari a 121.000.000 metri cubi di attività di cava, gruppo A, di cui 86.000.000 metri cubi di sabbie e ghiaia, a cui si dovrebbero aggiungere gli ampliamenti e le nuove cave in fase di rilascio. Questo significa che il residuo già autorizzato potrebbe essere sufficiente per circa 30 anni, ipotizzando un consumo di 3.000.000 metri cubi annui. Non è quindi per niente giustificata la nuova escavazione di 36 milioni di metri cubi che continuerebbe a deteriorare in modo irreversibile un territorio già degradato. Non si vede perché, se davvero la Giunta Regionale crede alla prospettiva del recupero come accettabile ricomposizione del territorio dopo l’escavazione, nel piano non abbia congelato gli scavi (che non comporta nessuno squilibrio di mercato viste le enormi quantità di riserva) garantendo con tale operazione la ricomposizione di una cospicua parte di cave, prima del rilascio di nuovi ampliamenti».

(e.f.)

 

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