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Tribuna di Treviso – Cave a Vedelago, riserve per 25 anni

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22

gen

2014

Il Consiglio unanime: stop a nuove autorizzazioni e aggiornamento delle fidejussioni chieste ai re della ghiaia

VEDELAGO – Piano cave, approvate all’unanimità in consiglio comunale le osservazioni che verranno presentate alla Regione. Il messaggio bipartisan che arriva da Vedelago è semplice: abbiamo già dato, ora dobbiamo fermarci e pensare a progetti di riqualificazione per le cave esistenti. Scontato il no categorico all’apertura di nuove cave in un comune già ampiamente sfruttato, ma anche per quanto riguarda l’ampliamento di quelle esistenti, il consiglio comunale osserva di andarci cauti, anche in riferimento ad un mercato che al momento è in calo, per la minor richiesta da parte del settore edilizio in forte crisi.

«Invece», spiega il sindaco Cristina Andreatta, «andiamo a esaurire le riserve già autorizzate piuttosto che procedere ad altri scavi».

Il Prac, piano regionale sulle attività di cava, prevede per la provincia di Treviso la possibilità di scavare 17 milioni di metri cubi per i prossimi dieci anni.

«Quantità che corrisponde esattamente alle riserve che abbiamo qui a Vedelago, autorizzate ma non ancora scavate», spiega l’assessore all’ambiente Sergio Squizzato, autore del documento approvato, «Ed è su questo punto che si impernia la nostra azione: riteniamo imprescindibile che la Regione consideri di utilizzare queste riserve, imposte per governare eventuali oscillazioni del prezzo di mercato, solo per una piccola parte, pari al 25%; riteniamo fondato che l’ente regionale decida l’uso del 60% di queste riserve dato che il livello delle stesse, nel nostro comune, è particolarmente alto e che sarebbero sufficienti per soddisfare il mercato, tendenzialmente in calo negli ultimi dieci anni, per almeno i prossimi 25 anni. Quindi consumiamo prima i due terzi delle riserve per evitare di scavare ancora, oggi e domani».

Il consiglio comunale ha approvato anche l’emendamento della consigliera di minoranza Giulia Volpato che riguardava le fidejussioni richieste ai cavatori a beneficio della ricomposizione delle cave dopo l’attività estrattiva: la proposta della consigliera riguarda l’aggiornamento del valore di queste fidejussioni anno dopo anno, in modo da evitare che nel corso del tempo la somma stabilita si trasformi in qualcosa di esiguo da utilizzare per la riconversione, quindi con la necessità di sopperire con altri fondi per raggiungere l’obiettivo. L’obiettivo delle fidejussioni è invece che chi guadagna con l’attività estrattiva poi contribuisca al ripristino del territorio. Soddisfatta per la presa di posizione unanime da parte del consiglio il sindaco Andreatta: «La nuova amministrazione ha voluto subito prendere in mano la questione cave. È necessario essere uniti per ottenere risultati e il voto espresso testimonia che stiamo facendo squadra».

Davide Nordio

 

LA POLEMICA

Il Pd va all’attacco in Regione e chiama a schierarsi i sindaci della Marca «Rischi concreti di cementificazione selvaggia in città e vicino al fiume»

Dal Partito Democratico parte la rivolta contro il Piano casa della Regione. I consiglieri regionali Claudio Niero e Bruno Pigozzo hanno avanzato una proposta di legge per modificarlo, e ora chiamano a raccolta tutti i sindaci. «E’ un errore madornale, è stata tolta qualsiasi possibilità di controllo ai comuni», spiegano. Il Piano casa secondo gran parte del Pd, e anche per molti sindaci che ora sperano in uno stop dalla Corte costituzionale, consiste di fatto in una deregulation a favore dell’edilizia. «Ne potrebbero pagare le conseguenze anche centri storici, come quello di Treviso, e parchi, visto che non è stata prevista alcuna tutela per essi», ha spiegato Niero. Al contrario dei due piani casa precedenti, infatti, ai comuni è stata tolta la possibilità di stabilire in che limiti applicarlo nei propri territori. A ciò si aggiunge il fatto che questo Piano casa consente ampliamenti fino al 120 per cento dell’esistente. In caso di demolizione dà diritto a ricostruire la cubatura già presente più l’80 per cento e, nel caso si facciano interventi a favore dell’accessibilità per i disabili, un ulteriore 40 per cento. Insomma potrebbe derivarne una cementificazione selvaggia, secondo molti. Il parco del Sile, per fare un esempio concreto, non sarebbe salvo. «Si sono create le premesse per un’ulteriore compromissione del paesaggio, soprattutto nelle zone turistiche, montane e agricole», hanno proseguito i due consiglieri del Pd, ieri mattina di fronte a molti amministratori locali. Sono tre gli articoli della proposta di legge avanzata per modificare il Piano casa. Il primo esclude i parchi regionali dall’applicazione, e cancella la possibilità di ampliamento su un lotto distante fino a 200 metri dal parco; il secondo restituisce ai comuni la possibilità di limitare l’attuazione del piano, adottando criteri di protezione per esempio per i centri storici; infine il terzo propone la creazione di un regime transitorio per accogliere le domane di ampliamento arrivate entro il 31 gennaio. Molti sindaci stanno chiedendo che la Corte Costituzionale blocchi il piano: lo ha fatto Cornuda, e altri si accoderanno. Il motivo è che la legge toglie ai municipi la pianificazione del territorio, una facoltà data ai comuni proprio dalla Costituzione. A Treviso il sindaco Giovanni Manildo ha assicurato che intende dare battaglia, ma in giunta non la pensano tutti allo stesso modo. L’assessore all’Urbanistica, Paolo Camolei, a caldo, aveva dimostrato un certo favore nei confronti del piano. Tra le sue pieghe c’è anche una norma che stabilisce come il cambio di destinazione d’uso non debba essere sottoposto ad autorizzazioni comunali. Un cavallo di Troia per centri commerciali e megastore, secondo molti. I due consiglieri del Pd hanno chiesto il sostegno dei sindaci, che sono stati ufficialmente invitati ad approvare in consiglio un ordine del giorno che appoggia la proposta di legge regionale del Pd. In molti già ieri hanno voluto assicurare il loro sostengono: nella sede provinciale del partito c’erano rappresentanti delle amministrazioni di Caerano, Carbonera, Zero Branco, Casier, Cavaso del Tomba, San Biagio, Giavera. «Non si può rivitalizzare un settore ad ogni costo», ha detto Giuseppe Scriminich sindaco di Cavaso: «Sarebbe come rilanciare il distretto delle scarpe di Montebelluna facendo lavorare tutti in tuguri. E’ l’impianto che è sbagliato».

Federico Cipolla

 

DIETRO LE QUINTE

Manildo andrà da Orsoni È la Patreve dell’urbanistica

E dietro le quinte, nasce anche la Patreve urbanistica. Nei prossimi giorni Giovanni Manildo si incontrerà a Venezia con il suo collega Giorgio Orsoni, proprio per parlare di piano casa e delle iniziative comuni per correggere quello che i comuni (più o meno tutti, non solo quelli della PaTreVe) considerano un atto di forza della Regione, e segnatamente del vicegovernatore Zorzato . La linea comune sembra tacciata: sarà il governo Letta – semprechè in attività – a farsi carico del profilo di legittimità del piano casa della Regione davanti alla Corte Costituzionale. Un impegno che sarebbe stato assicurato più volte ai sindaci, in particolare dal ministro Zanonato ai sindaci veneti del centrosinistra, all’indomani delle proteste che si sono levate fortissime. Va detto comunque che a protestare sono stati tutti i sindaci, a prescindere dal colore politico: anche per questo è significativo che il patto stabilito dai tre sindaci all’indomani delle elezioni di Manildo continui, a cominciare dai grandi temi della pianificazione e del territorio Nel fronte dei sindaci c’è chi insiste sulle deroghe concesse nei centri storici (Orsoni ne fa il primo punto dolente, per il gioiello mondiale che è Venezia) e chi è più preoccupato per le potenziali deroghe nella aree agricole; chi comunque non accetta e mani legate ai primi cittadini dal decreto Zorzato; chi per il liberismo del piano casa regionale che potrebbe svuotare di significato progetti e pianificazioni già elaborate dai comuni. Treviso non ha gli stessi problemi con il centro storico (anzi, la possibile riconversione di immobili dismessi in store di grandi marchi è gradita alla giunta, proprio per il rilancio del centro), ma rivendica tutto il suo ruolo decisionale e pianificatorio , senza alcun’ imposizione dall’alto.

 

IL CASO DI REVINE LAGO

REVINE LAGO – Escluse le cave a Revine e in Vallata, come sostiene la Regione? Assolutamente no, è la preoccupazione del Pd, manifestata da Doris Carlet, segretaria comunale dei Democratici. «All’assessore Maurizio Conte e al consigliere Giampietro Possamai, che affermano l’inesistenza di un problema cave in Valsana, obietto che le loro affermazioni non ci rassicurano affatto ed anzi alimentano ancor più l’allarme». Per la dirigente dei Democratici, solo la modificazione del Piano Cave, il Prac, che escluda qualsiasi attività estrattiva e la conseguente modifica alla cartografia salverà la vallata e renderà credibili le loro rassicurazioni. Le dichiarazioni di Conte e Possamai si riferiscono al Piano d’Area elaborato dai sindaci che esclude appunto le cave ma che nell’atto di adozione da parte della Giunta regionale, è stato stravolto. Di più, le affermazioni di Conte «non fanno che confermare l’inserimento del nostro territorio nel Prac, in una prospettiva di future escavazioni, anche se dice lui “presumibilmente” si scaverà nel bellunese». In questo quadro, gli acquisti di grandi appezzamenti di terreno montano che si sono susseguiti dagli anni ‘90 e fino a ieri, «indicano», secondo Carlet, «una prospettiva totalmente diversa e che fa pensare che i buchi si faranno da noi». Per il Pd, Conte e Possamai, per essere credibili, hanno un’unica possibilità: sostenere le osservazioni che le amministrazioni e le varie associazioni stanno sottoscrivendo che chiedono l’accoglimento del pronunciamento della Commissione Regionale Vas escludente la possibilità di ogni tipo di cava su questo territorio e la conseguente eliminazione dalla cartografia del Piano Cave Regionale di tutto il territorio dei 5 Comuni della Valsana, che ora rientrano nell’ambito di escavazione del piano.

(f.d.m.)

 

 

Gli amministratori: «Il Prac non consenta di usare le proprietà per siti estrattivi»

REVINE LAGO. Si immagini la basilica di San Pietro scavata nel cuore della montagna che sovrasta Revine. Questa era la volumetria che a metà degli Anni Duemila la ditta Fassa si proponeva di coltivare. Senza, magari, dare nell’occhio, salvo che per quel foro d’ingresso. Ma nessuno volle saperne; il progetto venne bloccato dalla mobilitazione popolare che convinse la Regione a non concedere autorizzazioni.

Oggi, in presenza del Prac, il piano regionale delle cave, ritorna quell’antica paura: che i cavatori con proprietà da queste parti possano avvalersi del loro diritto a coltivare la terra, pardon, i boschi. Oltre alla Fassa c’è l’impresa Segat, mentre sul Fadalto, altra montagna candidata alle estrazioni, ha operato a lungo la Grigolin.

«Noi sindaci della Vallata accenderemo l’opposizione, la più strenua, contro chiunque oserà fare scempio del nostro territorio», anticipa Renzo Tonin, primo cittadino di Follina, «ma è evidente che chi ha proprietà di terreni e di sottosuoli ha un vantaggio in più di ottenere licenza di scavo».

Battista Zardet, sindaco di Revine, è la prudenza fatta persona; l’amministratore rifugge il catastrofismo.

«Però», mette pure lui le mani avanti, «in zona è già operativa una piccola cava di pietra che sta dimostrando quanto insopportabile sia lo sfregio di attività come queste; non possiamo permetterci altri ‘sbreghi’. Immaginarsi», insiste il sindaco, «se non dobbiamo reagire anche al più impercettibile sospetto che possa capitarci fra capo e collo qualcosa di ancor più lacerante».

Ecco perché tra ieri ed oggi i cinque sindaci della Vallata (Revine, Tarzo, Cison, Follina e Miane) hanno sottoscritto le Osservazioni al Prac che devono essere depositate in Regione entro il 21 gennaio.

«Siamo sicuri che i Fassa, i Segat, con le proprietà che già vantano, ed altri cavatori non si facciano avanti? La crisi delle costruzioni li consiglierebbe di no. Ma, a scanso di sorprese, è meglio essere previdenti e richiedere alla Regione un altro, rotondo no».

Claudio Niero, consigliere regionale del Pd, ha seguito da Venezia tutta la partita e, a suo avviso, quello che si sta conducendo è un gioco strano.

«Strano perché la provincia di Treviso dà un contributo del 50% al Veneto in termini di ghiaia e sabbia. Il calcare doveva arrivare da Vicenza, Verona ed altre province. Il Prac, invece, candida anche la Pedemontana vittoriese. Perché? Ci sono interessi particolari?».

Francesco Dal Mas

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VIDOR – Il Wwf AltaMarca torna alla carica della prefettura in materia di pesticidi e, in particolare, sul loro uso nelle colline.

Gli ambientalisti, guidati da Luciano Bortolamiol, avevano già sollevate la scorsa estate all’ex prefetto Aldo Adinolfi le loro perplessità sull’uso dei fitosanitari nei vigneti, ribadendole giusto un mese fa al vicario Pietro Signoriello. Ora è il turno di Maria Augusta Marrosu, neo prefetto di Treviso.

Anche a lei il Wwf AltaMarca contesta la mancata applicazione da parte dei sindaci dell’area Docg del “principio di precauzione”, cioè l’assenza di una condotta cautelativa in presenza di questioni scientificamente controverse (nella fattispecie, la relazione tra pesticidi e tumori).

Non paghi, gli ambientalisti della pedemontana trevigiana denunciano pure l’esistenza di un commercio illegale di fitosanitari. Secondo il presidente Bortolamiol, nei 15 Comuni Docg, «a fronte di un aumento cospicuo della superficie vietata, vi è una riduzione della quantità di pesticidi utilizzata. Ciò fa ipotizzare l’esistenza di canali paralleli ed illegali di distribuzione».

(g.z.)

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«Summit tra i sindaci, il nuovo orario sta portando affollamenti inaccettabili»

MONTEBELLUNA – Treni troppo affollati soprattutto al mattino, soprattutto quelli che partono da Montebelluna alle 7.11 e alle 9.11 e sono diretti a Padova. Mancando una corsa intermedia, succede che i vagoni del treno che porta a Padova siano stipati fino all’inverosimile da chi va a scuola e da chi va al lavoro: è questo quanto hanno fatto notare ieri i pendolari al sindaco Marzio Favero, che ha deciso di contattare i suoi colleghi sindaci della linea Belluno-Padova che transita per Montebelluna e quelli del Montebellunese per analizzare la questione e formulare delle proposte. Ne ha già discusso ieri con il vicesindaco di Cornuda Claudio Sartor, che si è assunto l’incarico di contattare i sindaci interessati per organizzare questo summit a cui far partecipare anche i rappresentanti dei pendolari. Da quando è entrato in vigore il nuovo orario cadenzato i problemi si sono moltiplicati e l’assembramento in treno è diventato inverosimile. Già a Montebelluna il convoglio arriva pieno e tante mattine si sale a forza di spinte. E dei cosiddetti “treni spot” per evitare che i passeggeri viaggino pigiati fino all’inverosimile, non c’è neppure l’ombra finora. Questo hanno fatto notare i pendolari al sindaco di Montebelluna, che ha deciso di passare all’azione. «Qui si tratta di fare una fotografia della situazione e di formulare una proposta a Trenitalia e alla Regione», spiega il sindaco di Montebelluna Marzio Favero, «Quindi la strada che seguiremo ora sarà quella di organizzare un incontro tra tutti i sindaci interessati, quelli dei Comuni lungo la linea ma anche quelli dei Comuni i cui cittadini fanno riferimento alle stazioni che ci sono lungo la Belluno-Padova. A questo incontro inviteremo ovviamente anche le associazioni dei pendolari. Il nostro obiettivo è di avere un quadro esatto della situazione del trasporto ferroviario che ruota su Montebelluna, rilevare i problemi e arrivare poi a formulare una proposta di soluzione a Trenitalia e all’assessore regionale. Ho già contattato alcuni colleghi e vedremo di arrivare in tempi brevi a questo incontro. Dobbiamo fare lobby come territorio se vogliamo ottenere dei risultati e risolvere i problemi che ci vengono segnalati dagli utenti. E questo del sovraffollamento delle corse del mattino è uno dei problemi che va risolto, perché non è possibile far viaggiare in tali condizioni i passeggeri».

(e. f.)

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Tribuna di Treviso – “Campilonghi, un modello da seguire”

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14

gen

2014

La senatrice Puppato plaude al progetto anti-cave delle 34 famiglie montebellunesi e lo vuole all’Expo

MONTEBELLUNA – Plauso dal mondo politico all’iniziativa delle 34 famiglie del Gast Campilonghi che hanno acquistato 3 ettari per fare agricoltura biologica e attività didattica. La senatrice Laura Puppato propone che quanto stanno facendo le 34 famiglie diventi uno dei temi di Expo 2015 e suggerisce ai ministeri competenti di premiare questa iniziativa. Plauso anche dall’eurodeputato Andrea Zanoni.

«Sto seguendo con grande interesse e ammirazione il progetto Gast Campilonghi e sono grata alle famiglie che si sono imbarcate in questa avventura, un esempio unico in Italia», dichiara la senatrice Laura Puppato, «È un nuovo modello associativo, che fa della cooperazione a scopi di salvaguardia ambientale e produzione agricola una realtà con un ruolo centrale nella società, attenta allo sviluppo armonico, che non veda nel territorio una preda da sbranare, ma una risorsa da amare e promuovere. Ancora una volta emerge la vocazione di Montebelluna alla ricerca di soluzioni alternative in grado associare imprenditoria, sviluppo sostenibile e attività sociale. Mi auguro che presto questo esempio pionieristico venga imitato in altre realtà venete e italiane e che possa entrare anche tra i temi in agenda in vista dell’Expo 2015. È un modello che, se tutelato, può garantire un circolo virtuoso tra nutrizione, salute, imprenditoria, educazione e rispetto del territorio, aspetti fondamentali per far ripartire la crescita economica sulle basi di un nuovo paradigma di sostenibilità. Continuerò a seguire da vicino il progetto e o intendo portarlo all’evidenza nazionale per le implicazioni positive che porta con sè».

«Voglio fare i miei complimenti a questi cittadini che sono riusciti a lanciare un segnale forte di tutela, amore e salvaguardia del proprio territorio», commenta l’eurodeputato Andrea Zanoni, «Spero che altri Comuni seguano questo innovativo esempio».

(e. f.)

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Tribuna di Treviso – Trenitardo, i disservizi in una app

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12

gen

2014

L’INIZIATIVA PER I PENDOLARI

Progetto di un gruppo di studenti univeristari ora a caccia di fondi

Trenitardo migliora il proprio sito per renderlo più facilmente fruibile dai pendolari e cerca fondi per pagarsi le spese chiedendo donazioni ai suoi utenti. “Trenitardo. La banca del tempo perduto” è un’organizzazione di pendolari delle ferrovie venete e friulane che da novembre 2013 denuncia ritardi e disservizi sulle linee attraverso il suo sito internet. A fine dicembre il sito è stato diffidato da Trenitalia per l’assonanza con il suo nome e logo, che diffamerebbe l’azienda. Il sodalizio, sorto da studenti dell’Università di Padova tra cui il montebellunese Davide Quagliotto, ha continuato l’attività adottando come unica precauzione la simbolica censura del logo.

«Con il nuovo anno abbiamo cambiato il sito dividendo la parte informativa non più per città universitarie, ma per regioni, rendendo più facile agli utenti le segnalazioni e migliorando la comunicazione», spiega Quagliotto.

I volontari di Trenitardo stanno lavorando anche per avere l’accesso a nuove piattaforme informatiche, per realizzare app per smartphone. Le migliorie e la gestione del sito, nonostante il lavoro gratuito degli amministratori, hanno dei costi che gli attivisti vogliono coprire attraverso una raccolta fondi per mantenere la propria indipendenza.

Nella sezione “Donazioni” di www.trenitardo.org” si chiede a quanti vogliano aiutarli di inviare un bonifico al concorrente IBAN IT 27 D 05018 12101 000000153859 intestato a “Associazione Studenti Universitari” con causale “Trenitardo” oppure tramite Pay Pal.

Gino Zangrando

 

In venti fanno fronte comune per bloccare 17 milioni di metri cubi da scavare nei prossimi 10 anni

TREVIGNANO. Da Spresiano a Nervesa, da Ponzano a Castelfranco, da Vedelago a Trevignano, da Montebelluna a Istrana, da Volpago ad Arcade, da Paese a Povegliano, ecc. Erano una ventina i comuni presenti con sindaco o assessore ieri sera a Trevignano, per concordare una linea comune sul nuovo piano regionale per le attività di cava. Sono questi i paesi della fascia trevigiana della ghiaia, tutta localizzata nella zona immediatamente a sud dell’area pedemontana. Tutti comuni disseminati di buchi, dal paesaggio lunare, reduci da anni e anni di battaglie, regolarmente perse, contro i cavatori.

Argomenti di discussione l’adozione del piano dell’attività di cava da parte della giunta regionale che dovrebbe dare una svolta nell’attività delle ruspe. Alla provincia di Treviso assegna, infatti, volumi per i prossimi dieci anni pari a 17 milioni di metri cubi. Basti pensare che nel solo territorio comunale di Montebelluna sono già autorizzati ma ancora da scavare 13 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia tra le cave Caravaggio, Montebelluna, San Gaetano, Campilonghi e Sud-Est.

Basta aggiungere una piccola cava altrove e i 17 milioni di metri cubi sono già coperti per la provincia di Treviso. Se poi si sommano tutte le escavazioni già autorizzate nella fascia trevigiana della ghiaia, i 17 milioni sono abbondantemente superati. Quindi, i comuni trevigiani dovrebbero essere al riparo da nuove autorizzazioni. Però non intendono abbassare la guardia, perché si ricordano bene come quel limite del 3% del territorio agricolo da destinare ad escavazione, fissato dal precedente piano fosse stato poi dribblato tirando in ballo la compresenza di argilla e innalzato al 4%. (e.f.)

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I sindaci dicono stop alle escavazioni

TREVIGNANO – I comuni trevigiani della fascia della ghiaia vogliono avere un ruolo in tema di cave, soprattutto sotto l’aspetto della ricomposizione ambientale. I rappresentanti delle amministrazioni locali si sono trovati ieri a Villa Onigo a Trevignano, convocati dal sindaco di Volpago, Roberto Toffoletto, per dire la loro sul nuovo piano regionale per le attività di cava adottato dalla giunta veneta. Valutazione positiva rispetto al precedente piano. Ma ci sono alcune cose da puntualizzare e per questo i sindaci hanno chiesto e ottenuto, per mercoledì prossimo alle 16, sempre nella sede di Villa Onigo, di incontrare l’assessore regionale all’ambiente Maurizio Conte. Intanto una cosa è stata detta chiara e tonda nel vertice di ieri sera : i 17 milioni di metri cubi di ghiaia e sabbia da scavare nella fascia dell’alto trevigiano ci sono già nelle autorizzazioni già in essere e quindi nuove autorizzazioni o ulteriori ampliamenti non hanno per loro giustificazione. Altro punto su cui vogliono dire la loro è la ricomposizione ambientale: il nuovo piano per le cave punta molto sulla ricomposizione.

«Ma noi vogliamo una ricomposizione che non riguardi il singolo buco», spiega il sindaco di Montebelluna Marzio Favero, «ma vogliamo una ricomposizione ambientale che riguardi tutto un territorio, insomma un modello urbanistico di ricomposizione di un territorio contrassegnato da tanti buchi».

Altro problema su cui gli amministratori trevigiani vogliono confrontarsi con l’assessore regionale è il conflitto cave da una parte e strade e case dall’altra. Chedono una revisione delle distanze che ponga fine a quei conflitti tra attività delle ruspe e vicinanza di case, tra il passaggio dei camion della ghiaia e le strade da essi percorse che passano in mezzo ai paesi.

«Non è giusto», aggiunge il sindaco di Montebelluna, «che Barcon sia sottoposta a un passaggio continuo di camion di ghiaia».

E poi è stato rivendicato un ruolo delle amministrazioni comunali che non sia solo di facciata. Troppo spesso i sindaci si sono recati in commissione a Venezia a riferire che i propri consigli comunali avevano espresso parere negativo su quella tal autorizzazione, su tal altro ampliamento. E si sono accorti che quanto dicevano nella sede veneziana non contava nulla e le decisioni erano sempre contrarie alle loro istanze. Non vogliono accada più questo. E così nell’incontro di ieri hanno inserito come punto fondamentale il concetto che i comuni devono avere un ruolo fondamentale nella tutela del territorio e quindi le loro istanze diventino fondamentali nell’esame dei progetti.

«Nella nostra provincia le autorizzazioni già esistenti soddisfano i volumi previsti dal piano regionale», afferma il sindaco di Montebelluna, « quindi non ci devono essere nuove autorizzazioni. E’ un bene che sia stato superato il concetto del 3-4% del territorio agricolo destinato ad attività di cava, ma adesso dobbiamo fare un passo in avanti in tema di ricomposizione ambientale e progettarla in una visione urbanistica complessiva, non limitata ai singoli siti».

«Il nuovo piano», sottolinea il sindaco di Volpago, Roberto Toffoletto, «non prevede scavi sotto falda, non prevede nuovi siti, ma solo ampliamenti delle cave esistenti. Però, sui 50 milioni complessivi in Regione di ghiaia e sabbia, 17 milioni di metri cubi in 10 anni sono previsti in provincia di Treviso e sono già coperti da quanto autorizzato. Potrebbero sembrare tanti, ma sono in dieci anni e una sola grande cava è in grado di produrli. Piuttosto bisogna far derivare il piano dalla normativa. Solo che questa è ancora all’esame della commissione, mentre il piano è già stato adottato».

Insomma, i sindaci non vorrebbero trovarsi con qualche sorpresa nella normativa che vanifichi i limiti posti dal piano.

«C’è un passo avanti rispetto al precedente piano», commenta il sindaco di Trevignano Ruggero Feltrin, «Adesso c’è da fare un ulteriore passo in avanti. Vogliamo una maggiore tutela del territorio e su questo i sindaci devono avere un ruolo decisivo».

«Ci sono problemi da approfondire», dice il sindaco di Nervesa Fabio Vettori, «e su questi vogliamo confrontarci, mercoledì prossimo, con l’assessore Maurizio Conte che potrà darci maggiori delucidazioni».

(e.f.)

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VEDELAGO – Quasi impossibile ieri a Fanzolo salire a bordo del treno delle 07.25 diretto a Padova. «Eravamo già fissi come le sardine già a Montebelluna», informa uno studente salito nella città della dea Bellona la cui stazione precede Fanzolo. «Ho viaggiato in piedi fino a Padova e già a Montebelluna era difficile trovare posto e a Fanzolo era praticamente impossibile trovare spazio anche in corridoio», conclude lo studente. Il sovraffollamento dei convogli della linea Calalzo-Padova è provocato dall’orario cadenzato che da dicembre ha annullato i treni che partivano da Montebelluna per Padova alle 06.42 e alle 07.11 per unificarli con uno unico alle 07.11. Trattandosi delle corse più usate da lavoratori e studenti medi e universitari diretti a Castelfranco e a Padova e non essendo state aggiunte carrozze all’unico convoglio il sovraffollamento è inevitabile. In questi giorni il problema è contenuto, ma a dicembre alla stazione di Montebelluna era dovuta intervenire la polfer per fermare chi voleva salire quando il treno era già pieno. Il sovraffollamento provocato dal nuovo orario nelle ore di punta va aggiungersi ai vari problemi di funzionamento della Calalzo-Padova che, grazie a frequenti guasti meccanici dei treni e a malfunzionamenti della linea dell’alta tensione, è considerata da Lega Ambiente una delle peggiori tre linee ferroviarie d’Italia.

Gino Zangrando

 

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