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Nuova Venezia – Vtp, patto di ferro tra Costa e Zaia

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13

dic

2013

 

Veneto Sviluppo e Porto fondano una Newco e conquistano la maggioranza assoluta. Trevisanato: «Ma restiamo pubblici»

Regione e Autorità portuale al comando della società delle crociere. Dal punto di vista politico forse era già così, con una discreta sintonia sulle grandi questioni tra il governatore Luca Zaia e il presidente dell’Autorità portuale Paolo Costa. Ma adesso la Finanziaria regionale Veneto Sviluppo e la società operativa del Porto Apvs srl hanno stretto un patto societario per il controllo della Vtp, Venezia terminal passeggeri, la società che gestisce il traffico crocieristico in laguna. La «gallina dalle uova d’oro», nel senso che negli ultimi anni ricavi e fatturato si sono moltiplicati con grande soddisfazione dei suoi azionisti pubblici e privati. Così Porto e Regione sono andati dal notaio e hanno modificato la struttura societaria. Costituendo insieme una Newco, una nuova società. Così al 34 per cento di quote del Porto (tramite Apvs) si è aggiunto il 21 per cento della Veneto Sviluppo. Totale, 55 per cento e dunque la maggioranza assoluta.

Fatto senza precedenti, che ricorda in qualche modo la vicenda dell’aeroporto di Tessera. Dove una decina di anni fa la stessa finanziaria Veneto Sviluppo, allora della Regione guidata da Giancarlo Galan, vendette le sue quote all’attuale presidente Marchi e ai privati, consentendogli di raggiungere la maggioranza.

«Ma qui è diverso, la società resta comunque in maggioranza pubblica», tranquillizza Sandro Trevisanato, presidente di Venezia terminal passeggeri, «il presidente Zaia me lo ha garantito, ed è stata una delle condizioni per cui ho accettato di tornare presidente».

Trevisanato, avvocato amministrativista, già parlamentare di Forza Italia, è al suo quarto mandato da presidente, e tra i suoi molti incarichi ha anche quello di presidente del Comitato di controllo di Save, la società aeroportuale che partecipa Vtp con circa il 15 per cento delle quote societarie.

Legami sempre più stretti tra i due poteri che amministrano le grandi infrastrutture veneziane e, come denunciano invano da anni sindaci di ogni colore «non rispondono alla città».

Una sorta di potere autonomo che risponde solo agli azionisti e allo Stato (Ministero ed Enac).

«Mi pare logico, si cerca di creare sinergìe tra il polo aeroportuale e quello portuale», dice Trevisanato. Che continua: «Mi pare si stia andando verso una soluzione logica, quella di non abbandonare la Marittima», scandisce, «le ipotesi di Marghera non mi sembrano praticabili».

Quanto alle contestazioni sulle navi sempre più grandi, Trevisanato risponde così: «Siamo criticati per la nostra bravura», dice, «perché la crescita delle crociere è colpa nostra: in pochi anni il numero dei passeggeri è più che quadruplicato. Vuol dire che la società è stata gestita bene, adesso abbiamo quattro scali in Italia, sette all’estero».

E Vtp oggi ha un fatturato di 33 milioni di euro, raddoppiati rispetto al 2006, un utile di 7 milioni. E potenzialità in aumento, come i dividendi. Gli altri soci della società del Porto, che adesso ha cambiato i suoi equilibri azionari, sono privati. La Save di Enrico Marchi con il 15 per cento, altrettanto a una società composta di operatori del porto e agenti marittimi come Santi e Olivetti, titolare della Bassani. Briciole infine alla Camera di commercio, che detiene le quote restanti. La notizia della nuova società è stata accolta con soddisfazione in certi ambienti portuali, con preoccupazione in altri. Si teme un «monopolio» e il possibile passaggio di mano di altre quote, che potrebbero rendere più forti gli operatori privati. «Non succederà», garantisce Trevisanato.

Intanto i destini di Autorità portuale e Regione si avvicinano ancora di più. E potrebbero avere riflessi sui grandi progetti sul tappeto, a cominciare dal canale Contorta – contestato da Comune e comitati – e dal nuovo terminale off shore.

Alberto Vitucci

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Zaia chiede al governo l’inserimento dello scavo del canale tra le grandi opere

VENEZIA – Per il passaggio delle Grandi navi da crociera in laguna di Venezia, la Regione chiede al governo che l’adeguamento del Canale Contorta sia inserito tra le grandi opere, previste dalla Legge Obiettivo. Lo ha annunciato ieri il presidente Luca Zaia al termine della seduta di giunta. Il provvedimento è stato portato dall’assessore alle infrastrutture e alla mobilità Renato Chisso. Con riferimento al problema del passaggio delle grandi navi in laguna, il Ministero delle infrastrutture e trasporti ha previsto infatti che per raggiungere l’attuale porto crociere di Venezia e Marittima sia individuata una via alternativa e praticabile di accesso, in sostituzione dell’attuale transito nel bacino di San Marco, al fine di vietare il transito davanti a Piazza San Marco e nel Canale della Giudecca delle navi adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori a 40 mila tonnellate di stazza lorda. Per l’intervento di adeguamento della via acquea di accesso alla stazione Marittima di Venezia e per la riqualificazione delle aree limitrofe al “Canale Contorta – Sant’Angelo”, in comune di Venezia, viene quindi richiesto l’inserimento tra le “Opere strategiche” individuate dalla Legge n. 443/2001 (“Legge Obiettivo”), nell’ambito della redazione dell’ “XI Allegato Infrastrutture” del Programma Infrastrutture Strategiche. Il costo preventivato è di 170 milioni di euro, da reperire. La giunta regionale ha anche dato incarico al presidente o a un suo delegato di procedere alla definizione e alla sottoscrizione di un atto aggiuntivo all’Intesa Generale Quadro del 16 giugno 2011, che recepisca l’intervento. Sulla volontà del Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi – d’intesa appunto con Zaia – di inserire lo scavo del Contorta-Sant’Angelo all’interno della Legge Obiettivo fioccano le polemiche in laguna, anche perché nel vertice di novembre a Palazzo Chigi la procedura accelerata per il provvedimento era stata momentaneamente stoppata anche per il disaccordo del Ministero dell’Ambiente. Il dispaccio del ministro Lupi al comandante della Capitaneria di Porto di Venezia di qualche giorno fa per l’emanazione di un provvedimento ad hoc, era appunto il tentativo di accelerare la corsia preferenziale della Legge Obiettivo, in attesa delle reazioni dell’Ambiente.

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Per il passaggio delle grandi navi da crociera nella laguna di Venezia, la Regione chiede al governo che l’adeguamento del Canale Contorta sia inserito tra le grandi opere previste dalla Legge Obiettivo. Lo ha annunciato il presidente Luca Zaia al termine della seduta di giunta. Con riferimento al problema del passaggio delle grandi navi in laguna, il ministero delle Infrastrutture e trasporti ha previsto che per raggiungere l’attuale porto crociere di Venezia e Marittima sia individuata una via alternativa e praticabile di accesso, in sostituzione dell’attuale transito nel bacino di San Marco, al fine di vietare il transito davanti a Piazza San Marco e nel Canale della Giudecca delle navi adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori a 40 mila tonnellate di stazza lorda. Per l’intervento di adeguamento della via acquea di accesso alla stazione Marittima di Venezia e per la riqualificazione delle aree limitrofe al «Canale Contorta-Sant’Angelo», in comune di Venezia, viene quindi richiesto l’inserimento tra le «Opere strategiche» individuate dalla Legge numero 443/2001, nell’ambito della redazione dell’«XI Allegato Infrastrutture» del Programma Infrastrutture Strategiche. Il costo preventivato è di 170 milioni di euro, da reperire.

 

Nuova Venezia – Piano casa, Venezia e’ diversa da tutti

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6

dic

2013

l’opinione

di Andrea Ferrazzi – Assessore all’Urbanistica Comune di Venezia Delegato Nazionale Anci Urbanistica

Votato il Piano casa dal Consiglio Regionale Veneto tra polemiche e discussioni accese, si tratta ora di capire come si inserisce nella pianificazione urbanistica del nostro territorio. Perché sta qui il punto. Oggi più che mai vi è bisogno di pianificazione che non può essere costituita dalla sommatoria di interventi parziali e settoriali che rischiano di compromettere ancor più la qualità delle nostre città e del territorio tutto. Quella qualità, sia chiaro, che oltre ad essere una valore imprescindibile per una sana convivenza civile, è anche il vero patrimonio economico della nostra regione che, non a caso, è ancor oggi al primo posto nazionale per turismo ma che rischia di perderlo.

Il Veneto è al secondo posto nazionale per cementificazione; abbiamo un surplus di edificato residenziale e produttivo che rischia di diventare un peso per tutti noi. Il territorio metropolitano veneziano e regionale è ormai un costruito indistinto, in cui il fenomeno della dispersione urbana ha raggiunto un punto limite. Si parla di “sprawl”, cioè di città slabbrate, indistinte, letteralmente “spaparanzate” nel territorio. Dunque, paradossalmente, territori senza città, territori senza “luoghi” e simboli nei quali ritrovarsi come persone e come comunità. E dunque comunità “spaesate”, prive di riconoscimento e di identità. Il Piano casa si applica non solo all’edilizia residenziale (nella quale, peraltro, nei primi due provvedimenti legislativi l’utilizzo si è concentrato quasi esclusivamente sulle nuove costruzioni, spesso invendute, e sugli ampliamenti e non sulla rigenerazione legata alla bio edilizia), ma anche su quella produttiva, ricettiva, commerciale, settori in cui vi è un surplus di edificato e che potranno vedere un’ulteriore ampliamento e dunque consumo del suolo basato su pure logiche speculative.

Aver inoltre eliminato ogni possibilità da parte dei comuni di diversificare gli interventi a seconda della specificità del proprio territorio aggrava ulteriormente la situazione. Venezia non è infatti Bussolengo e Cortina non è Adria. Interventi omogenei su realtà così diverse rischiano di generare situazioni non sostenibili, soprattutto nei centri storici. Si tratta invece di procedere con forza verso il consumo di suolo zero (obiettivo dell’Unione europea per il 2050) e di operare, attraverso la rigenerazione urbana, verso il riuso dell’esistente evitando di consumare terreno libero. La normativa urbanistica, oggi farraginosa e contraddittoria tra il livello nazionale e quello regionale, dovrà essere rivista per costruire città compatte, smart, energicamente efficienti e sostenibili nonchè socialmente integrate. È anche attorno a questi concetti che l’Urbanistica va definendo oggi il proprio senso e il proprio futuro. La posizione dei comuni del veneto e dunque dell’Anci non è perciò una mera difesa delle proprie prerogative, bensì un cogliere esattamente questi temi evitando che la logica emergenziale della crisi economica (peraltro drammaticamente vera) comporti danni peggiori dei benefici anche per la stessa economia.

 

l’opinione

di Gianfranco Vecchiato – architetto

È inutile girarci attorno. In questa stagione l’Urbanistica appare morta. Se in qualche caso sopravvive per cultura politica o per didattica, trova sempre più difficoltà a trasferire le sue regole sul piano concreto. Questo è un male grave per qualsiasi società ed ancor più per quella veneta, erede di un grande passato e di un conflittuale presente. In un dibattito il professor Paolo Feltrin ha ironicamente osservato che se si sommassero gli abitanti previsti da ciascun PRG dei 581 Comuni del Veneto, si arriverebbe al numero di 15 milioni. Ma se questa è ancora la fotografia della realtà, del “modello Veneto”, i Pat non dovevano essere lo strumento efficace per superarla? Non è solo il “terzo piano casa” ad alimentare questo pessimismo su una disciplina che ha conosciuto nel primo Novecento grandi idealità e maestri di pensiero, quanto la quotidiana visione del territorio, di luoghi sempre più alterati, di residui paesaggi trepidi fra insensibilità crescenti. Abbiamo modelli urbani superati dalla attualità di una crisi globale avvitatasi con moto inerziale che attraversa tante aree angosciate dal futuro. L’Urbanistica nata nell’Ottocento si trovò a rispondere ad un processo rivoluzionario: quello industriale in luoghi dove in suburbi malsani vivevano e lavoravano in condizioni igieniche spaventose, masse crescenti di popolazione. Essa ha germinato dottrine politiche e sociali, utilizzato e forgiato pensieri culturali, innestando nell’economia, nei costumi, nella scienza e nella tecnica, visioni del mondo e delle società. È stata, con esiti diversi, al servizio di regimi totalitari e delle più avanzate democrazie. Per sua natura è una disciplina in continua evoluzione. Ora abbiamo sotto agli occhi quotidiane incongruenze: investimenti sovradimensionati o carenti, equilibri che si spezzano, legislazioni prolifiche e norme inefficaci o dannose. Amministrare il coacervo di situazioni compromesse, rende interdipendenti altri fattori. E si cercano allora scorciatoie che non risolvono i problemi di fondo. La Regione Veneto ha accolto nel suo disegno urbanistico sotto il titolo il “Terzo Veneto” anche gli impegni della cosiddetta “Carta di Asiago” , nella quale il compianto Mario Rigoni Stern auspicava il ritorno all’essenziale. Negative non sono le necessità di sconfiggere la burocrazia, la stanza per un figlio, favorire la rigenerazione ed il risparmio energetico ma lo spezzare le questioni senza affrontarle organicamente per migliorare la normalità. Questo allarga il solco fra gli obiettivi scritti ma non praticati, rendendo esiziale l’esercizio della “Politica”. Il critico d’arte Philippe Daverio annotava che mentre in Francia la rivoluzione tagliò molte teste ai nobili, nel Veneto ai patrizi e ai loro epigoni che abitavano le ville è stata, con i capannoni, tagliata …la vista. Bisogna ridare occhi alla nostra mente, al nostro futuro, alla nostra storia. Anche per coloro che verranno. E bisogna coltivare con piena dignità e consapevolezza la nostra cultura.

 

Gazzettino – Zero Branco. Stop discarica Mestrinaro

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4

dic

2013

ZERO BRANCO – L’impianto di smaltimento e recupero rifiuti “speciali”

Discarica Mestrinaro: Zaia ferma il progetto

I residenti di via Bertoneria hanno sempre bocciato il progetto dando vita ad un comitato a tutela della salute

Sta per essere scritta l’ultima pagina della tribolata storia dell’ex ditta Mestrinaro Spa di Sant’Alberto di Zero Branco (oggi Impresa Costruzioni Generali Srl in liquidazione) relativa alla realizzazione di un impianto di trattamento e recupero di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi. La Giunta regionale ha deciso di trasmettere alla Commissione Via (valutazione impatto ambientale) tutta la documentazione acquisita a seguito del blitz dell’aprile scorso dai carabinieri del Noe (Nucleo Operativo Ecologico) su mandato della Procura di Venezia. Lo ha reso noto ieri il presidente della Regione Luca Zaia, precisando che “la decisione di far rivedere alla Commissione Via tutte le carte non è irrituale, ma è comunque eccezionale, e rientra nell’ambito di discrezionalità che compete al governo regionale, mentre il Via è un organo indipendente fatto da tecnici che rispondono in proprio dei pareri espressi». Il Via aveva già dato parere favorevole al progetto dell’ex Mestrinaro. Adesso la patata bollente dell’impianto per rifiuti speciali in via Bertoneria a Sant’Alberto torna nelle mani della Commissione. Da rilevare che nel maggio scorso la Giunta regionale con un provvedimento ad hoc aveva, su relazione dell’assessore all’Ambiente Maurizio Conte, già sospeso temporaneamente ogni determinazione riguardante il giudizio favorevole di compatibilità ambientale. Era l’ultima formalità burocratica da espletare a conclusione delle istruttorie della Commissione Via. Ma nel frattempo è intervenuto il sequestro preventivo dall’impianto Mestrinaro da parte della Magistratura e susseguente rinvio a giudizio, tra gli altri, degli stessi Lido e Sandro Mario Mestrinaro per traffico di rifiuti pericolosi. A seguito di questo gli uffici regionali hanno acquisito presso l’autorità giudiziaria la perizia, specie per quanto riguarda le criticità progettuali e di funzionamento del processo di trattamento dei rifiuti speciali a cui fa riferimento il decreto di sequestro preventivo dell’impianto. Stando così le cose, si profila una vittoria per il Comune di Zero Branco e il Comitato No Discarica che stanno portando avanti un’annosa battaglia a tutela dell’ambiente e della salute pubblica.

Intanto gli abitanti della Bertoneria chiedono che vengano portate via le centinaia di tonnellate di terre inquinate da sostanze pericolose come cromo, cobalto, nichel e vanadio e altri prodotti nocivi, ancora stoccare nei capannoni dell’ex Mestrinaro.

Nello Duprè

 

Nuova Venezia – I sindaci bocciano i nuovi orari dei treni

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3

dic

2013

LA PROTESTA»DA PORTOGRUARO A MESTRE

I primi cittadini salgono sul regionale con Legambiente, nuovo attacco: «Viaggiatori penalizzati, la Regione cambi»

MESTRE – Tutti contro il nuovo orario cadenzato. Si sono dati appuntamento ieri mattina alle 7.53 i sindaci della tratta Portogruaro-Mestre, per salire sul regionale 11034, che percorre una delle linee che saranno penalizzate dall’entrata in vigore dei nuovi orari. La manifestazione “Pendolaria”, è stata lanciata da Legambiente e si sta svolgendo in questi giorni in molte città del Veneto, coinvolte dagli stessi problemi. Sul treno assieme ai volontari di Legambiente e rappresentanti dei comitati pendolari, pian piano sono saliti i sindaci dei vari Comuni dove ferma il treno: il sindaco di Marcon, Andrea Follini, il sindaco di Quarto d’Altino, Silvia Conte, l’assessore all’Urbanistica di Ceggia, Mara Bragato, in rappresentanza della Conferenza dei sindaci Francesca Zottis, assessore del comune di San Donà, l’assessore di Portogruaro, Ivo Simonella, il vicesindaco di San Stino di Livenza, Mauro Marchiori, l’assessore di Casale sul Sile Massimo Da Ruos. Dopo il tragitto sul treno, gli amministratori si sono recati verso la sede della Fiab (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), dove sono stati ospitati per discutere del nuovo orario.

«Siamo interessati ad una mobilità sostenibile», ha detto Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, «il nostro obiettivo è ridurre l’inquinamento automobilistico, soffochiamo sotto una pioggia asfalto, non c’è garanzia di mobilità collettiva. Chiediamo un tavolo permanente e un impegno ai comuni. Come cittadini e pendolari è nostro intento dimostrare che il treno lo vogliano prendere, ai comuni domandiamo di riqualificare le aree antistanti le stazioni e renderle raggiungibili».

Nel manifesto che i sindaci sottoscriveranno, si chiede di «destinare più investimenti al trasporto pubblico locale pendolare, di acquistare nuovi treni, di aprire un confronto pubblico sul contratto di servizio, di rivedere la stesura dell’orario cadenzato. Si parla di alleanza tra regioni del Nord, ma siamo in una regione dove non si riesce neppure a tornare dopo una certa ora da alcune parti del territorio. Possibile?».

Il 17 dicembre Legambiente presenterà il rapporto sugli investimenti regionali. Chiosa: «O la Regione cambia, o scelga qualcun altro che gestisca il Trasporto e non chi sta mascherando da mesi gli orari».

«In treno ho parlato con gli studenti», commenta Follini, «sono preoccupati perché d’ora in poi, dopo essere partiti da Gaggio, rimarranno fermi un’ora a Mestre al ritorno».

«Penso ai turisti», interviene Conte, «ai nostri pendolari, agli operatori economici, e agli utenti potenziali: un’amministrazione pubblica ha l’obbligo di migliorare il servizio anche di chi non lo usa. Abbiamo fatto un’indagine, a Quarto il 25 % dei residenti usa il trasporto pubblico, ma c’è un altro 25 % che lo vorrebbe usare se fosse affidabile. Da maggio chiediamo incontri alla Regione, ma si deve cambiare approccio. O si modifica la prospettiva o deve cambiare la Regione».

«Bisogna portare sempre più gente a prendere il treno», spiega l’assessore Simonella, «per questo dobbiamo avere treni più cadenzati, invece abbiamo un buco alla sera, un buco al mattino e un pendolare che si reca a Venezia in mattinata deve tornare in auto. Per aumentare la fruizione, si devono avere treni garantiti a tutte le ore».

«Noi siamo un piccolo Comune», commenta Mara Bragato, «dunque abbiamo ancora meno corse e grossi buchi. La sera chi vuole tornare da Mestre, deve farsi venire a prendere».

«Come Comune e conferenza dei sindaci», chiarisce Zottis, «chiederemo alla Regione di convogliare almeno il 5 per cento del bilancio sui treni, in modo tale che ci sia un investimento in termini di tratte e mezzi, che non sono adeguati».

«Gli incontri fatti finora sono stati solo chiacchiere», critica il vicesindaco di San Stino, «la direzione che sta prendendo la Regione va contro il senso del trasporto».

Marta Artico

 

 

Oggi corteo dalla stazione a palazzo Balbi

Manifestazione dei pendolari a Venezia. Simonaggio (Cgil): «I sindaci scrivano subito a Zaia»

VENEZIA – L’appuntamento con la protesta dei comitati dei pendolari, con in testa Gianni Foffano e Luciano Ferro di Quarto d’Altino, affiancati dai pendolari del comitato del Veneto Orientale, partirà questo pomeriggio alle 14 dalla stazione dei treni di Santa Lucia. Assieme ai manifestanti, ci saranno i lavoratori e i turnisti che devono recarsi al lavoro nelle vetrerie di Murano oppure all’Ospedale civile di Venezia, ma anche residenti che tutti i giorni vanno a Mestre, piuttosto che nella città lagunare. Ad annunciare la loro presenza a fianco ai residenti dei propri comuni, sono i sindaci della tratta Venezia-Trieste, da San Donà a Meolo a Portogruaro, ma in queste ore hanno dato la loro adesione anche rappresentati ed amministratori dei comuni della Riviera e del Miranese. Parteciperanno i comuni di Spinea e di Salzano. E ci saranno Roncade e Casale sul Sile.

«Dobbiamo far sentire la nostra voce», commenta il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello, «I nuovi orari decisi dalla Regione non vanno in alcun modo verso l’incentivazione del trasporto pubblico. Obiettivo che, oltre ad essere di capitale importanza per la quotidianità come per il futuro del nostro territorio, dovrebbe essere prioritario per un ente come la Regione e una società come Trenitalia».

Da Santa Lucia, tutti insieme i manifestanti marceranno verso palazzo Balbi, per cercare di farsi ricevere dall’assessore regionale ai Trasporti, Renato Chisso.

A sparare a zero contro la Regione e il nuovo sistema di orario cadenzato che entrerà in vigore da metà dicembre, anche Ilario Simonaggio, della Filt Cgil, che oggi sarà presente a Venezia:

«Come sindacato vedremo l’assessore regionale ai Trasporti il 6 dicembre, nella sede di Veneto Strade. Tra i problemi che solleveremo c’è la questione non solo degli orari, ma anche dei materiali rotabili e delle dotazioni organiche. Tra le cose ridicole, annoveriamo quella che Trenitalia può eseguire delle modifiche fino al 9 dicembre, il che fa davvero sorridere, a nostro avviso è una sceneggiata mai vista».

Prosegue: «Sto addirittura pensando se non sia meglio lasciare tutto com’era prima a questo punto, visto che mi sembra ci sia un vero e proprio accanimento terapeutico contro Venezia, a meno che l’idea non sia quella di aumentare la fruizione autostradale, e invito a riflettere anche su ciò».

Chiarisce: «Anche perché in arrivo ci sono aumenti sui pedaggi autostradali. I sindaci scrivano subito al presidente della Regione, Luca Zaia, devono farlo velocemente perché il Governatore obblighi chi di competenza a fare il giro che era stato promesso a giugno, ossia quello di discutere con le amministrazioni locali. Invece si dice che ci sarà un periodo sperimentale di tre mesi, che si allunga e si parla di assestamento di bilancio a marzo».

Precisa: «La nostra denuncia riguarda anche il materiale rotabile. Non ci saranno più treni di prima come qualcuno sostiene, perché abbiamo convogli da rottamare, quindi il saldo sarà sempre il medesimo, ma andrà peggio perché sono previsti meno posti a sedere. I nuovi treni sono stati costruiti nella logica delle metropolitane, solo che nel nostro caso in piedi si faranno anche centinaia di chilometri, non poche fermate».

(m.a.)

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«Il Comune si muova a organizzare l’incontro sul progetto Venezia-Chioggia»

CHIOGGIA. Nuova ferrovia Chioggia-Venezia, il Comune temporeggia ma il comitato popolare vuole una risposta in tempi brevi. Dopo due mesi di incontri cittadini-istituzioni, raccolte di firme, appelli, sembra che l’amministrazione comunale si stia comportando in maniera irresoluta. Almeno così la vede l’avvocato Giuseppe Boscolo Gioachina, del comitato che si batte per il superamento del deficit strutturale del Clodiense. Si tratta di un gruppo ben organizzato, che non vuole rischiare che il lavoro fatto finisca come una bolla di sapone.

«Esprimiamo il nostro rammarico», dice l’avvocato Giuseppe Boscolo, «per il protrarsi dei tempi con cui il Comune di Chioggia sta organizzando l’annunciato incontro pubblico per la illustrazione del progetto della nuova ferrovia verso Padova e Venezia predisposto dalla Regione».

«Il Comune di Chioggia», continua Boscolo «valuti l’opportunità di concordare con Regione e soggetto operativo della nuova Romea commerciale, la sostituzione di uno dei due nuovi collegamenti stradali previsti con la costruzione del tratto ferroviario Chioggia-Piove di Sacco, sulla base dello studio di fattibilità già predisposto dalla Regione nel 2010».

(a.var.)

 

TERRITORIO»IL PIANO CASA

La normativa è entrata in vigore: ampliamenti fino all’80%

Da Venezia a Cortina, gli amministratori sul piede di guerra

VENEZIA – Sindaci, urbanistici e ambientalisti «demoliscono» il Piano casa ter, entrato in vigore il 30 novembre con la pubblicazione nel Bollettino ufficiale della Regione. La nuova legge autorizza la costruzione di 150 metri cubi in tutto il Veneto, in deroga ai Prg, e ampliamenti fino all’80 per cento del volulme se realizzati in bioedilizia.

«Non resteremo con le mani in mano. Ci sono alcuni profili di incostituzionalità molto seri – annuncia da Praga il sindaco di Venezia Giorgio Orsoni -: l’azzeramento della discrezionalità dei comuni sulla pianificazione è un fatto grave, che non va lasciato passare. Solleveremo davanti ai prefetti l’eccezione, coinvolgeremo il governo attraverso l’Anci».

Non meno irritato è il sindaco di Padova, Ivo Rossi: «Con questo piano casa viene cancellata ogni traccia della cultura di pianificazione, è messo in discussione il paesaggio stesso, azzera le specificità del territorio che i comuni conoscono bene. Si rischia davvero di modificare lo skyline delle nostre città, saltano gli standard: una brutta legge, non c’è dubbio».

Sconcertato è anche il sindaco di Cortina, Andrea Franceschi: «Zorzato sostiene che tutti i veneti sono uguali, ed è vero: ma non tutti i territori sono uguali. Non aver colto questo significa che non conosce né il Veneto né l’urbanistica. Come si fa a mettere sullo stesso piano i prati di Cortina con la periferia di una grande città? Faremo ricorso, non c’è dubbio».

Protesta anche il Fai, il Fondo ambiente italiano, che si chiede come sia possibile «reiterare normative che vanno in deroga agli strumenti ordinari di pianificazione».

«Perché spendere denaro pubblico per la redazione di piani urbanistici comunali, se poi devono essere disattesi – spiega Andrea Carandini, Presidente Fai – anche contro la volontà dei sindaci? La conformazione urbana, la destinazione delle aree e l’uso dei suoli meritano attenzione e cura: pianificare significa avere capacità di visione, comporre le regole. Evidentemente – continua Carandini – questi non sono obiettivi ritenuti utili: meglio il caos. La deroga diventa la norma e ci si spinge anche oltre: ogni Comune viene obbligato a uniformarsi cancellando di fatto l’utilità dei propri piani».

E preoccupazione è espressa anche dalla sezione veneta dell’Istituto Nazionale di Urbanistica (Inu): «Condivido la preoccupazione di chi, sindaci ed associazioni, vede nell’approvazione del piano casa ter il tentativo di superare la pianificazione del territorio – spiega il presidente dell’Inu veneto, Andrea Rumor – dando soluzione al singolo caso».

Per Rumor desta «forte perplessità la possibilità di applicazione anche nei centri storici: il centro storico va tutelato in quanto insieme urbano e non in riferimento ai singoli edifici. Si dimentica – sostiene – che in Veneto come nelle altre Regioni si producono piani e strumenti di pianificazione votati dai Consigli Comunali ed approvati poi da Regione e Province sulla base di una legge regionale».

Forte delusione è espressa per l’atteggiamento del presidente Luca Zaia, che un anno e mezzo fa aveva promesso una legge sullo stop al consumo del suolo mai approvata:

«Il presidente Zaia – lamenta Rumor – ha più volte dichiarato la sua contrarietà a nuovo consumo di suolo, ma poi vengono approvati questi provvedimenti che collocano gli interventi edilizi al di fuori della normale prassi di pianificazione urbanistica formata dalla Regione».

Daniele Ferrazza

 

L’INTERVISTA: tiziano tempesta

«Un messaggio devastante»

VENEZIA – Quando ha letto il testo approvato, non voleva crederci. Tiziano Tempesta, 57 anni, ordinario di Estimo territoriale e ambientale all’Università di Padova, è sconfortato. Domani pomeriggio (ore 17, palazzo Bomben a Treviso) sarà ospite di Fondazione Benetton per parlare di «Paesaggi in trasformazione», con Gabriella Bonini, Massimo Quaini e Marco Tamaro.

Professore, cosa pensa di questa legge? «Sono sconcertato, è aberrante: si è passati dalla finanza creativa all’urbanistica creativa».

In Regione dicono che serve per il rilancio dell’edilizia. «Chi l’ha scritta dimostri che l’ampliamento di una casa esistente è il motore dell’economia. Da noi il settore edilizio è ancora notevolmente sovradimensionato: siamo reduci dalla bolla speculativa. L’anomalia era prima, ora bisogna favorire un ritorno morbido alla normalità».

Il Veneto non ha bisogno di nuove case? «Il 60% dei veneti vive in case singole, la media italiana è del 43%. Il 65% in abitazioni sotto utilizzate, la media nazionale è del 54%. Siamo la seconda regione più cementificata d’Italia, abbiamo più case e capannoni di quanti ce ne servano. Serve altro?»

Cosa la preoccupa di più? «Il messaggio devastante, di continuità con l’assetto esistente. Nel Veneto una casa su quattro è in zona agricola: invece di puntare all’addensamento si concedono cubature sulle cubature esistenti».

Perché va fermata? «Perché rischiamo di trovarci una richiesta di demolizione e ricostruzione di una villa veneta».

Chi l’ha voluta? «É frutto delle pressioni dei costruttori e degli interessi molto forti che ruotano nell’edilizia».

A cosa bisogna puntare? «Il futuro del Veneto è nell’industria di qualità e nel turismo. Guardiamoci attorno: non abbiamo costruito abbastanza? C’è bisogno ancora di case? Per chi?»

(d.f.)

 

A Mira nuove case sulla Riviera del Brenta

MIRA. Accanto alle ville della Riviera del Brenta, un nuovo insediamento di villette in stile moderno. La possibilità è prevista, in deroga agli strumenti urbanistici comunali e con particolare riferimento alle aree ad alta pericolosità idraulica: qui l’aumento di volume arriva fino al 50 per cento dell’esistente.

 

A Cortina un tabià sui Prati di Convento

CORTINA. I prati del Convento, sopra Cortina d’Ampezzo, potrebbero essere intaccati dalla richiesta di costruzione di nuovi volumi ai sensi del Piano casa ter: magari un tabià, un fienile. «Siamo a meno di duecento metri dal campanile – spiega il sindaco Franceschi – e il rischio concreto c’è, magari su richiesta di qualche società con sede a Montecarlo».

 

Ad Arquà villetta con vista sul Poeta

ARQUA’. Una villetta nuova di zecca ammirabile dalla casa del Petrarca. Un’ipotesi tutt’altro che peregrina, quella di nuove realizzazioni nei pressi della casa del Poeta ad Arquà Petrarca. L’articolo 3, comma 3, della nuova legge, consente la costruzione di di «un corpo edilizio separato, purché lo stesso si trovi a non più di 200 metri».

 

l’intervento

Piano Casa assurdo aumenterà il cemento

di Alessandro Zan –  Deputato Veneto di Sel

Guardando a quanto sta succedendo con il Piano Casa varato dalla Regione Veneto viene letteralmente lo sconforto. Si procede come se non ci fosse già un allarme alto sul livello di cementificazione dei nostri territori. Si stima che il Veneto sia al secondo posto tra le regioni più cementificate con una percentuale che è tre volte quella della media europea. A dire queste cose non è solo chi come me ha a cuore l’ambiente ma i dati oggettivi. Di fronte a questo tipo di risultati ci si dovrebbe immaginare che la Regione Veneto attui una politica conseguente. E, invece no, le notizie sono tutt’altro che rassicuranti, anzi l’opposto. Si vuole procedere ad aumentare la cubatura in deroga ai piani regolatori e anche di trasferirla in un raggio di 200 metri, si approvano nuove lottizzazioni in barba non solo a chi si occupa istituzionalmente di urbanistica e di ambiente, ma anche dei sindaci. La risposta di Zaia è che chi si oppone fa demagogia. Un bel modo per eludere un confronto concreto sui provvedimenti adottati. A Zaia andrebbe ricordato che allora era stato anche lui stesso a fare della demagogia quando diceva che non si sarebbe proceduto ad altro consumo di suolo. Ma forse quando faceva queste dichiarazioni semplicemente mentiva. Mentre oggi bisognerebbe ricordagli che questo suo piano casa sa di vecchia politica. A Zaia sicuramente sfugge che gli investimenti nell’edilizia che sappiano guardare al futuro non stanno nel continuare a cementificare ma nel recupero dell’esistente, nella manutenzione, nell’investire in opere di manutenzione e in piani di efficientamento energetico. Insomma in una politica che guardi anche nel settore edile ad un nuovo modo di intendere gli investimenti, l’urbanistica, la tutela del territorio e anche l’occupazione. Ma la giunta di Zaia preferisce fare lo spot del piano che porterà cantieri per un miliardo quando molto di ciò che è stato costruito è oggi invenduto e di classe energetica molto bassa e con il tempo perderà sempre più valore. Il mercato immobiliare è crollato. Vogliamo costruire ancora? Insomma via al cemento, via ai cantieri e chi se ne importa se cancelliamo il territorio del Veneto, chi se ne importa della sua bellezza, dei dati sulla sua bellezza da conservare come priorità non solo per ragioni ambientali e culturali ma anche visto l’interesse turistico della regione. Una regione vorrei ricordare a chi ha approvato questo piano che ha già subito durissimi colpi e tragedie con l’alluvione del 2010 che ha messo in ginocchio un’intera area, e nella quale non è più possibile dare il via libera, con un sostanziale permesso a fare quello che si vuole, a chi pensa solo a deturpare il territorio, alla cementificazione e, come è stato definito a buona ragione questo piano, al far west urbanistico.

 

 

Il ministro delle Infrastrutture scrive alla Capitaneria di Porto per accelerare il progetto dello scavo del canale

È arrivata la corsia preferenziale per lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo, la soluzione più “gettonata” a livello ministeriale per creare una via alternativa al passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco, consentendo comunque che continuino ad attraccare in Marittima. È giunta infatti in questi giorni in laguna una lettera ufficiale del Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi al comandante della Capitaneria di Porto di Venezia, in cui lo si invita a procedere celermente con la progettazione dello scavo del Contorta-Sant’Angelo.

La lettera del Ministero – già presentata anche al Comitato portuale dal presidente del Porto Paolo Costa, assente, però, lo stesso comandante della Capitaneria – andrebbe di pari passo con l’inserimento del progetto (d’intesa tra Lupi e il presidente della Regione Veneto Luca Zaia) tra quelli regolati dalla Legge Obiettivo, che consentono appunto procedure accelerate e più snelle per la loro approvazione e realizzazione.

Ma qui nasce il problema, perché già a Roma, nel vertice di Palazzo Chigi da cui erano arrivati i primi provvedimenti sull’estromissione delle grandi navi dal Bacino di San Marco, era emerso un contrasto tra Ministero dell’Ambiente e Ministero delle Infrastrutture sull’inserimento del progetto del Contorta-Sant’Angelo tra quelli regolati dalla Legge Obiettivo, bloccandone di fatto l’inserimento.

Ora la lettera di Lupi alla Capitaneria – in cui richiamerebbe il comandante all’applicazione del decreto Clini-Passera – forza invece i tempi e investe l’ufficio marittimo della responsabilità e del peso di una progettazione e del confronto con i progetti alternativi di superamento del Bacino di San Marco per cui non ha neppure la struttura tecnica necessaria.

Sarebbe quindi la Capitaneria a dover emanare quei provvedimenti che non sono stati presi – sotto forma di un decreto – nel vertice romano con i due ministri competenti e il presidente del Consiglio Enrico Letta, agevolando così anche l’inserimento dello scavo nella Legge Obiettivo.

Era stato lo stesso Costa pochi giorni ad annunciare l’ormai prossima emissione da parte della Capitaneria di Porto dei due provvedimenti che da una parte indicheranno lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo come la via alternativa (sia pure da testare in sede di Valutazione d’impatto ambientale con altre alternative) al passaggio delle grandi navi in Bacino San Marco. E dall’altra fisseranno le modalità per la riduzione dal primo gennaio del 20 per cento dei passaggi dei giganti del mare. Dando per scontato, secondo Costa, l’inserimento dello scavo del Contorta-Sant’Angelo all’interno della Legge Obiettivo.

Ma – in attesa di capire se il comandante della Capitaneria emetterà effettivamente quanto prima i provvedimenti e se il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando appoggerà la strategia del collega Lupi – si profila una nuova battaglia legale con il fronte ambientalista.

«Qualcuno non creda – ha scritto solo due giorni fa il Comitato No grandi Navi – di trovare compiacenti scorciatoie come l’incardinare il progetto dello scavo del Contorta nella Legge Obiettivo. I ricorsi sono già pronti nelle mani degli avvocati».

Enrico Tantucci

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Le Caratteristiche del progetto

Via d’acqua di 5 chilometri e larga circa trecento metri 

La soluzione dello scavo del Canale Contorta (lunghezza 4,8 chilometri, larghezza 300 metri, profondità 12 metri), proposta dall’Autorità Portuale per evitare il passaggio delle grandi navi in Bacino di San Marco, facendole comunque attraccare in Marittima, propone appunto, dopo l’ingresso delle navi da crociera nel canale Malamocco-Marghera, di farle deviare nel canale da scavare.

Propedeutico al progetto è però il marginamento con pietrame dell’intero canale Malamocco-Marghera, con una scogliera larga 26 metri e lunga 8 chilometri. Il progetto della scogliera, presentato dal Magistrato alle Acque, è stato però bloccato pochi giorni fa in Commissione di Salvaguardia, proprio per le perplessità diffuse sul suo impatto. Lo scavo del canale Contorta-Sant’Angelo dovrà però essere messo a confronto con altre vie alternative di passaggio, come quella – sostenuta anche dalla Venezia Terminal passeggeri – che propone lo scavo di un grande canale alle spalle della Giudecca, nella parte su, per raggiungere sempre la Marittima. Altre ipotesi progettuali riguardano il passaggio delle grandi navi dal canale Vittorio Emanuele e dalla parte nord delle Trezze. Scartate invece altre ipotesi, come quella sostenuta dell’ex viceministro Cesare De Piccoli, che proponeva di realizzare un nuovo terminal crocieristico in Adriatico, di fronte a Fusina. Non considerata – almeno sino alla definitiva approvazione del piano regolatore portuale e del nuovo terminal off-shore in mare – la proposta caldeggiata dal sindaco di Venezia Giorgio orsoni di portare le grandi navi a Marghera, dove è anche il porto commerciale.

È però di fatto quello che sta accadendo in parte in questi giorni per alcune navi da crociera, per la chiusura della bocca di porto di Lido in seguito ai lavori in corso del Mose, che proseguiranno sino al prossimo aprile.

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Mille manifestanti e oltre 160 comitati contro cemento e assalto al territorio

Chiesto a gran voce il blocco delle grandi opere. «Fermate il project financing»

VENEZIA – Ci voleva un prete per metterli d’accordo tutti. Ma adesso per don Albino Bizzotto, il fondatore di Beati i costruttori di pace, comincia la vera sfida: quella di superare rivalità, antagonismi, campanilismi e antichi dissapori e dare a questo arcipelago di comitati – ne ha censiti più di 160 in tutto il Veneto – una voce libera, unitaria e forte. A Venezia sono arrivati in moltissimi: dal Comelico che si batte contro la strada Intervalliva con l’Austria al Polesine che ha il problema della centrale di Porto Tolle; dai comitati di Opzione zero che, sulla Riviera del Brenta, puntano il fucile su Veneto City Green (il green è stato aggiunto da poco) a quelli che si battono contro l’ampliamento dell’aeroporto di Treviso. Moltissimi i comitati della Superstrada Pedemontana Veneta, da Treviso a Vicenza. E poi Sos Salviamo il paesaggio, le associazioni della Valpolicella, i comitati contro gli impianti a bio gas e i gassificatori. E ancora gli attivisti di Stop ai pesticidi nella zona del prosecco e quelli di Aria Nova. I comitati no Ogm e per la Decrescita felice. Insomma, tutto il mondo stanco di vivere in una foresta di cemento che ogni giorno consuma ettari su ettari e non restituisce mai all’ambiente. E poi le associazioni ambientaliste tradizionali – Legambiente su tutte – e i partiti: presenti in fondo al corteo con le bandiere Italia dei valori, Rifondazione comunista, Sinistra Ecologia e libertà e Movimento 5 stelle. Molte le adesioni personali, soprattutto di consiglieri regionali e parlamentari del centrosinistra. Curiosa la presenza delle bandiere del Veneto, con un ritrovato Franco Rocchetta a difesa, questa volta, di quel che resta del Veneto.

Don Albino Bizzotto, che quest’estate ha voluto digiunare per venti giorni e sollevare il tema delle grandi opere, è naturalmente soddisfatto. La sua battaglia è «per mettere insieme, far capire che questi comitati hanno un comune denominatore: il modello di sviluppo sta deflagrando dal suo interno, bisogna ripensarlo. L’impronta ecologica del Veneto, 6 ettari a testa, non può più essere sopportata dal pianeta».

«La Terra non ce la fa più – recita l’appello degli oltre 160 comitati veneti -: l’inquinamento atmosferico, la cementificazione e asfaltatura del suolo, gli eccessivi prelievi d’acqua, il sistema del project financing».

Per fermare tutto questo i comitati chiedono di bloccare le grandi opere, allontanare le grandi navi dalla laguna, liberare il Veneto dalle servitù militari, finanziare i Comuni per mettere in sicurezza il territorio, gestire in maniera pubblica i beni comuni, stop al consumo di suolo agricolo, fermare la privatizzazione della sanità, abolire la legge obiettivo, bloccare nuove autostrade e Alta velocità, strade, raccordi e centri commerciali. Ci sono anche primi comitati contro i project financing, considerato la «peste»: si fanno strade, ospedali, centrali.

Lunghissimo, il corteo si snoda da piazzale della stazione a campo Santa Margherita. Gli organizzatori dicono 1500, la questura 600: di sicuro sono più di mille. A sera, i ragazzi dei centri sociali e del Comitato No Grandi Navi forzano la testa del corteo e si ritrova muso contro muso sul ponte della Stazione marittima. Ma, a parte il lancio di qualche uova e l’affissione di uno striscione, sarà solo una prova muscolare. Il corteo si esaurisce stanco, ma felice di aver mostrato l’altra faccia del Veneto, quella che a malapena trova cittadinanza nella politica, quella che non appare mai e che viene sempre bollata come il «popolo del No». Ecco, sostituire il No con tanti «Per» sarebbe davvero una svolta.

Daniele Ferrazza

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l’ispiratore

Don Bizzotto: «Piano casa un autogol della Regione»

Le energie di Don Albino non si esauriscono mai. Dopo una giornata intera di manifestazione è comunque pronto per celebrare la messa.

«Mi aspetto che ci saranno delle reazioni al corteo – dice con voce leggermente stanca, ma sempre combattiva – Sono pronto a rivolgermi anche al Governo se le cose non cambiano. Siamo di fronte a dei suicidi finanziari e Letta per primo lo sa. Non capisco come mai ci siano così tanti soldi per le grandi opere e niente per mettere in sicurezza il nostro territorio dai rischi che corre».

Chi vuole le grandi opere tira in ballo il lavoro, ma è proprio nelle grandi opere che Don Albino vede la crisi. Negli ultimi tempi lui ci ha messo la faccia per difendere la speculazione della terra e anche il proprio corpo, con numerosi digiuni. Sacrifici che hanno sicuramente attirato l’attenzione mediatica, meno forse quella dei politici: «Riscontro un atteggiamento doppio – prosegue – perché da un lato tutti riconoscono che la situazione ambientale non è un optional ma richiede un’attenzione obbligatoria, dall’altro permane un circolo vizioso di interessi privati».

Le ultime norme sul Piano Casa ne sono per lui un esempio: «È stato un autogol della Regione. Chi doveva sistemare la propria casa lo ha già fatto e ora soltanto chi ha i soldi lo potrà fare. Spero anche che i sindaci reagiscano di fronte a queste decisioni che li espropriano di ogni scelta».

Vera Mantengoli

 

Un portale unirà 162 comitati ambientalisti

VENEZIA. Un portale che unisca tutte le battaglie ambientaliste del Veneto. L’idea, accarezzata ieri pomeriggio a margine del corteo, potrebbe essere una delle novità scaturite dalla grande mobilitazione di Venezia, che ha visto scendere in piazza 162 Comitati ambientalisti veneti: dai Beati costruttori di pace a Legambiente di Este. L’idea, non del tutto nuova, potrebbe trovare riscontro dalla rinnovata volontà delle associazioni e dei comitati di superare l’attuale frammentazione che rende spesso vane le battaglie per un nuovo modello di sviluppo e di una rinnovata attenzione al territorio. Giusto a pochi giorni dal nuovo piano casa regionale.

 

CEMENTIFICAZIONE – Il piano casa nel segno degli “schei”

Fariseo Luca Zaia, che pubblicamente si rammarica della passata eccessiva cementificazione, dopo Pedemontana, Mose, Veneto City ecc., dota la Regione di un nuovo Piano casa (schei, schei!). Come se in Veneto e in tutta Italia ci fosse bisogno di altri metri cubi. Ulteriore conferma della arretratezza degli amministratori del bel Paese (sic) che sono capaci solo di usare mattoni e cemento per muovere l’economia. Gli saranno grati gli speculatori e tutti gli impresari che assumono manodopera “foresta”, possibilmente in nero, con buona pace di un leghista doc (prima i veneti…). Se siamo un Paese che arranca economicamente è anche grazie a questi amministratori. Cin, cin Luca Zaia!

Leonardo Brescacin

 

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