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Gazzettino – Zaia: “Mai la Tav sulle spiagge”

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29

set

2013

ALTA VELOCITÀ. LE POLEMICHE

GRANDI OPERE – Si punta sull’affiancamento alla linea Fs. «Non ci sono soldi? Lo facciano gli industriali»

Zaia affonda la Tav “litoranea”

Il Governatore: «Il territorio non vuole il tracciato vicino alle spiagge, non si farà. Lo ribadiremo con una delibera»

IL PROGETTO – A Roma c’è un solo tracciato di Tav, quello lungo le spiagge. Ma il governatore del Veneto, Luca Zaia, assicura: «La litoranea non si farà mai, tutti sono contrari». La Tav, però, serve:«La vogliamo lungo la linea ferroviaria».

I SOLDI – Per ribadire la posizione della Regione Veneto e sollecitare la progettazione di un tracciato alternativo alla litoranea, Zaia annuncia che farà un decreto o una delibera. E chiede di affidare la realizzazione dell’opera in finanza di progetto agli industriali: «A Roma non c’è un centesimo».

L’IMPATTO «Nessuno lo vuole. La colpa? A Roma sapevano tutto»

LO STALLO – Al momento l’unico progetto è il tracciato lungo il litorale

Zaia: «Mai la Tav sulle spiagge»

Il governatore: «Farò un decreto per chiarire la situazione sull’alternativa. Incarico agli industriali»

La soluzione? Far fare la Tav agli industriali, una bella finanza di progetto e l’alta capacità lungo l’attuale ferrovia è garantita. Perché l’impressione è che a Roma non ci sia un centesimo. Ecco sintetizzata la posizione del governatore del Veneto, Luca Zaia. Che annuncia: farà una delibera per ribadire che il progetto della litoranea non va bene a nessuno e che Rfi deve fare il progetto alternativo lungo l’attuale linea ferroviaria.

Presidente, il progetto alternativo della Tav di cui si parla da tempo non esiste. Di chi è la responsabilità?
«Facciamo un passo indietro. Io arrivo in Regione nel 2010 e trovo una decisione del 2006 per un tracciato litoraneo, cioè la Tav lungo le spiagge. L’idea era di fare la Tav affiancata all’A4 che però nel tratto da Venezia a Ronchi si allontana. Tra i motivi, quello per cui si sarebbero dovuti allargare i cavalcavia: 300 milioni in più».

Chi doveva fare i progetti?
«Rfi/Italferr. Due anni fa arriva il progetto della litoranea, di un impatto ambientale devastante. Insorgono gli ambientalisti, i sindaci puntano i piedi. A quel punto viene nominato il commissario».

Bortolo Mainardi. E voi gli dite che non volete la Tav?
«Il contrario! Noi non siamo contro la Tav. Chiediamo di valutare tre tracciati: quello lungo le spiagge (che c’è già); uno complanare all’A4; uno complanare alla ferrovia. Il tracciato che ottiene la maggiore condivisione è quello affiancato al sedime ferroviario, tra l’altro costa la metà. Ci sono delle riserve sui centri urbani, ma con dei tunnel risolvibili. Tra l’altro ricordo che l’attuale linea ferroviaria è utilizzata solo per il 40%».

E qui arriviamo alla beffa: tutti vogliono il progetto alternativo, ma nessuno lo fa.
«Le posizioni sono chiare: la Soprintendenza si è espressa, il consiglio regionale del Veneto ha detto che non vuole la litoranea. Il 12 settembre era convocato il gruppo istruttore della Via, poi la seduta è stata spostata al 19 e il nostro rappresentante, l’ingegner Fasiol, non è potuto andare. Preciso: non si può delegare. In ogni caso: il 19 non è stato deliberato nulla, è stata una riunione tecnica preparatoria alla Via».

Ma hanno valutato il progetto della litoranea.
«Perché c’è solo quello. Ma non uscirà mai dalla Via, ne sono certo. Come possono approvare un tracciato che ha la contrarietà dei sindaci, della Regione, di tutti? Non passerà».

Resta il fatto che il progetto alternativo non c’è. Chi deve “ordinarlo” a Rfi?
«Visto che le lettere mandate finora non bastano, farò un decreto o una delibera che chiarisca la situazione».

Il commissario Mainardi ha fatto intendere che il suo studio è rimasto chiuso in un cassetto in Regione. Colpa vostra?
«A parte il fatto che dal 2012 ad oggi è cambiato il governo ed è cambiato il ministro, le lettere del commissario erano indirizzate a me e al ministro. A Roma sapevano. È un commissario governativo, mica della Regione».

Non c’è il rischio che salti tutto?
«Per noi la Tav è una priorità. Vuole la verità? Mi sa che a Roma non hanno una lira, non c’è una posta a bilancio. E allora sposiamo la linea degli industriali, facciamo fare a loro la Tav in finanza di progetto. A me va benissimo, iola Tav la voglio».

 

 

Meolo. Don Albino Bizzotto attacca Zaia: «Pensa solo a inaugurare ponti»

Pigozzo (Pd) vuole una legge regionale per fermare il consumo del territorio

MEOLO – Autostrada del mare, tutti contro l’ipotesi di realizzare la nuova superstrada a pedaggio da Meolo a Jesolo con il sistema della «finanza di progetto» tra pubblico e privato.

«Il project financing è debito pubblico mascherato. Queste non sono opere pubbliche, ma opere private in cui il pubblico ci mette la faccia e i soldi» ha tuonato don Albino Bizzotto.

Il sacerdote, fondatore dei Beati Costruttori di Pace, è arrivato venerdì sera a Meolo, per partecipare a un dibattito organizzato dal Pd. Don Albino ha esordito facendo riferimento al digiuno contro le grandi opere di cui si è fatto promotore e che sta raccogliendo adesioni anche nel Veneto Orientale.

«È un segnale positivo, vuol dire che la gente si interroga», ha osservato don Albino, soffermandosi sul problema della distruzione del territorio. Quindi un attacco diretto al governatore Zaia: «Ha detto almeno quattro volte che bisogna fermare mattone e cemento, poi invece inaugura ponti e strade».

Il messaggio è chiaro: «Non partiamo dalle grandi opere per risolvere i problemi, ma dalle persone» ha concluso don Albino.

Tra i relatori dell’incontro c’erano anche l’ assessore sandonatese Francesca Zottis e l’onorevole Simonetta Rubinato. Con lei i tecnici della Tepco, che hanno illustrato il contro progetto che consentirebbe la messa in sicurezza della Treviso Mare dalla Marca fino alla Fossetta senza trasformarla in superstrada.

È stato presentato, inoltre, parte dello studio redatto dall’associazione «Ferrovie a Nordest» per evidenziare le criticità del progetto della via del Mare. Il consigliere regionale del Pd, Bruno Pigozzo, ha annunciato che a breve sarà presentata a Zaia una proposta di legge per lo stop al consumo di suolo.

Di Treviso Mare a pagamento si è discusso anche ieri mattina in Consiglio comunale a Musile, con due interrogazioni presentate da Giuseppe Cassarà (Pd) e Osvaldo Biancon, del Movimento 5 Stelle.

«Un’opera inutile» l’ha bollata quest’ultimo, sottolineando che le criticità al traffico sono limitate a pochi weekend estivi. Cassarà, invece, ha chiesto chiarimenti sull’impatto ambientale del traffico che si riverserebbe sulle strade comunali per evitare il pedaggio e sulle misure che il Comune intende assumere per limitare l’inquinamento dell’aria.

«Un timore privo di riscontro. Basti pensare che l’introduzione del pedaggio sul ponte di barche a Caposile non ha scoraggiato i vacanzieri pendolari dall’usare la strada dei Salsi» ha replicato il sindaco Gianluca Forcolin, ricordando che il Cipe, nell’esprimere la compatibilità ambientale della via del Mare, ha previsto che i gestori si facciano carico di un sistema di centraline di monitoraggio della qualità dell’aria.

Giovanni Monforte

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San Donà. L’iniziativa dei volontari di Legambiente

Nel mirino percorso litoraneo e piani di assetto territoriale

SAN DONÀ – Digiuneranno a turno, un giorno per ciascuno, per protestare contro l’ipotesi di tracciato litoraneo dell’Alta Velocità (Tav) Venezia-Trieste. Ma anche contro i «mega Piani di Assetto del territorio» e tutti quegli interventi che, anche nel Veneto Orientale, prevedono la distruzione del territorio, con milioni di metri cubi di cemento.

A promuovere l’iniziativa sono i volontari del circolo Pascutto-Geretto di Legambiente. Un’idea nata sulla scia del digiuno che nelle scorse settimane ha già attuato don Albino Bizzotto. Saranno una decina i soci del circolo che inizieranno il loro sciopero e intendono portarlo avanti almeno fino al 5 e 6 ottobre, quando Legambiente, insieme alle associazioni locali, ha già programma un’iniziativa a Caorle per dire no agli interventi edilizi previsti su Valle Vecchia.

Ma in primo piano adesso c’è di nuovo la Tav. Lunedì a San Donà Legambiente e le associazioni di categoria degli agricoltori presenteranno un pacchetto di iniziative per rilanciare la protesta contro il tracciato litoraneo.

«Ancora una volta ci troviamo di fronte all’ennesimo passo in avanti di questo progetto assurdo e, a parole, non voluto da nessuno. Purtroppo i fatti dimostrano il contrario», attacca Maurizio Billotto di Legambiente, «sembra addirittura che nessuna delibera sia giunta in commissione di Valutazione ambientale, ma chi si vuole prendere in giro?».

Legambiente ricorda di aver presentato anche ricorso alla Corte europea per i diritti dell’uomo, evidenziando le violazioni da parte della Regione delle direttive sulla partecipazione e la valutazione dei progetti.

«Ora ci troviamo nuovamente a riaprire un dibattito che, a distanza di tre anni, non sembra aver fatto nessun passo in avanti. L’unica cosa che continua ad andare avanti sono i costi del progetto, che nessuno vuole», conclude Billotto, «chiediamo uno scatto d’orgoglio della politica. Chiediamo siano rispettati gli impegni assunti, finora, a parole. Tutti, dall’amministratore locale al parlamentare, hanno responsabilità sull’accaduto. Terminato il valzer delle accuse, chiediamo una sola cosa: atti concreti». Intanto il consigliere regionale Bruno Pigozzo (Pd) ha presentato un’interrogazione a risposta immediata per chiedere quali iniziative intenda attuare la Regione per rimediare alla «clamorosa inerzia» del governatore Zaia rispetto alla bocciatura del tracciato litoraneo.

Giovanni Monforte

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Nuova Venezia – Le schede ospedaliere

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27

set

2013

500 POSTI LETTO IN PIU’ PER ATTRARRE PAZIENTI DALLE ALTRE REGIONI

In vista 1300 assunzioni nei maggiori poli pubblici e privati

Padrin: «Prevediamo 90 milioni di aumento nel fatturato»

VENEZIA – L’obiettivo è una sanità-calamita capace di attrarre pazienti da ogni parte d’Italia (e anche dall’estero) grazie alla qualità e alle tempistica delle prestazioni garantita. Un’offerta già competitiva, quella del Veneto, che presto potrà contare su una dotazione aggiuntiva del 20%, quasi 500 posti letto in più riservati ai pazienti di altre regioni, allestiti nei principali poli ospedalieri, sia pubblici (Padova, Verona, Venezia, Treviso, Vicenza) che privati (Negrar, Peschiera). Il flusso in entrata si registra da tempo, alimentato in particolare da malati del Centro-Sud che si rivolgono alle alte specialità nostrane – cardiologia, cardiochirurgia, chirurgia oncologica, ematologia, diabetologia, le più ambite – con un saldo attivo per il welfare veneto valutato in 90 milioni di euro. Una cifra rispettabile, modesta però rispetto all’analogo giro d’affari delle dirette concorrenti Emilia-Romagna e Lombardia, rispettivamente di 380 e 500 milioni, più occhiute e “aggressive” nel proporre il loro sistema di cure.

Ma ora la “sfida della salute” assume una dimensione europea, perché il 14 ottobre l’Unione sancirà la libera circolazione dei pazienti che potranno scegliere dove curarsi, forti del rimborso garantito dai Paesi di provenienza. Una circostanza che ha spinto il presidente della commissione regionale sanità, Leonardo Padrin, ad accelerare i tempi, proponendo l’incremento degli attuali 2900 posti letto extraregionali. L’ha fatto in apertura della discussione-fiume dedicata alle schede ospedaliere, illustrando ai consiglieri i vantaggi dell’operazione: «Disponiamo di elevate professionalità e di risorse materiali perfettamente in grado di competere in ambito internazionale, e intendiamo valorizzarle in modo più adeguato», afferma l’esponente pidiellino «si tratta di un investimento che, a regime, potrebbe consentire 1300 assunzioni e oltre 80 milioni di fatturato aggiuntivo». Tant’è. L’emendamento in questione, che sarà approvato in tempi rapidi, costituisce la novità più importante ma non l’unica della maratona in corso a Palazzo Ferro-Fini. L’esame delle schede di programmazione ospedaliera e territoriale (che rappresentano gli strumenti di attuazione pratica del nuovo Piano socio-sanitario) è stato preceduto un prolungato confronto in seno alla maggioranza di centrodestra che governa la Regione, culminato negli incontri plenari di Padrin e dell’assessore Luca Coletto con i gruppi consiliari di Lega e Pdl. Moltissimi gli spunti, altrettante le richieste di chiarimento, con lo spauracchio di un assalto alla diligenza mentre si profila la fase decisiva delle scelte. Ciascuno difende il proprio campanile e il timore dell’impopolarità spinge a frenare la spending review applicata a reparti e degenze. Il governatore Luca Zaia, però, è convinto che una razionalizzazione sia indispensabile per assicurare la sostenibilità finanziaria del sistema. Di qui la «linea del Piave» dettata in sede di commissione e poi in aula, con due limiti ferrei – 758 primariati e 17.300 posti letti – nel cui ambito le variazioni saranno consentite esclusivamente a «totali invariati», cioè nel rispetto dei tetti massimi. Nel primo caso, quello dei primari, si tratta di una sostanziale conferma dello status quo: la cifra coincide con la pianta organica apicale prevista, che attualmente sconta un centinaio di incarichi vacanti. Le degenze invece incontreranno un decremento percentuale: da 3,8 per 3,5 per mille, con una riduzione di 1200 unità.

L’approvazione delle schede è stata preceduta da molte proteste, in particolare laddove si profilano fusioni per accorpamento dei reparti o eliminazione di posti letto giudicati in esubero. L’opposizione, poi, sospetta che, a fronte dei tagli ospedalieri, la rete di cure territoriali promessa non decollerà: «Non sarà così», ribatte Coletto «perché seguiremo il procedimento opposto. Prima di sopprimere un solo posto letto per acuti ne attiveremo il corrispondente negli ospedali di comunità o negli altri presidi intermedi. Nessun passo indietro sul fronte delle cure, è un impegno che abbiamo assunto e che manterremo senza se e senza ma». Si vedrà. Il dibattito, protrattosi nella notte, proseguirà stamani: il voto finale è atteso in giornata.

Filippo Tosatto

 

IL VOTO A OLTRANZA IN COMMISSIONE

Pd-Idv critici: «Solo mannaia»

VENEZIA «Clima positivo e collaborativo, contiamo di fare un buon lavoro in tempi ragionevoli», fa sapere il presidente Leonardo Padrin riemergendo dai lavori di commissione prolungatisi per l’intera giornata. «Andiamo bene, c’è la volontà comune di garantire e se possibile migliorare la qualità degli standard sanitari offerti ai nostri cittadini», fa eco il capogruppo pidiellino Dario Bond. Adottato un criterio progressivo di voto (dall’Ulss 1 a seguire) la maggioranza Lega-Pdl ha stretto le fila consentendo una rapida approvazione dei dossier riguardanti Belluno, Feltre, Bassano del Grappa, Alto Vicentino e Ovest Vicentino e Vicenza. Poi è stata la volta della Marca (Pieve di Soligo, Asolo, Treviso) quindi il capitolo veneziano: via libera a Veneto Orientale e Chioggia, accantonate temporaneamente Venezia e Mirano. Votata anche l’Alta Padovana.

Sostanziale rispetto delle schede di partenza, con ritocchi e variazioni – su primariati, servizi e posti letto – che rispondono a una logica compensativa: se un nuovo servizio viene attivato, un altro verrà soppresso. Pausa all’ora di cena, si è ripreso poco prima delle 22 per procedere ad oltranza nella notte.

Critiche dall’opposizione che ha visto bocciata gran parte dei propri emendamenti. «In particolare ci preoccupa la logica dei due tempi che ispira questo Piano socio-sanitario e si riflette sulle schede», commenta Claudio Sinigaglia, esperto in materia del Pd «ovvero ridurre la dotazione di posti letto ospedalieri compensata dall’attivazione di presìdi di cura sul territorio. Il problema è che i tagli sono immediati e reali mentre la rete di comunità promessa è ancora sulla carta. E ho forti dubbi che la maggioranza, una volta conseguita l’approvazione della schede, metterà mano al resto». Analoghe le considerazioni di Antonino Pipitone, medico e consigliere dell’Idv: «Più che razionalizzare, hanno scelto di razionare, partendo dalla testa, i risparmi, anziché dai piedi, ovvero dall’adeguamento delle reti sul territorio. Il Piano prevede l’attivazione di nuove strutture ma per adesso abbiamo visto soltanto calare la mannaia sui posti letto».

 

Un’Odontoiatria di comunità riservata ai ragazzi disabili

Un servizio di Odontoiatria di comunità riservato ai ragazzi disabili da attivarsi in tutte le unità sanitarie del Veneto; proposto in forma di emendamento dalla maggioranza, e concepito come antidoto al rischio di emarginazione dei pazienti “deboli”, ha ottenuto il consenso unanime della commissione nella fase iniziale del confronto sulle schede ospedaliere, dedicato all’esame delle questioni preliminari e all’aggiornamento delle politiche di cura previste dal nuovo Piano socio-sanitario.

 

ÉQUIPE DI PSICOLOGI OSPEDALIERI PER ASSISTERE MALATI E CONGIUNTI

Via libera convinto anche all’allestimento di un’unità semplice di Psicologia ospedaliera in tutti i capoluoghi: «Non sarà inserita nei dipartimenti di Psichiatria ma lavorerà in staff con le direzioni», precisa Leonardo Padrin, presidente della commissione sanità del consiglio regionale artefice del progetto «e affronterà le situazioni più delicate e traumatiche che caratterizzano l’attività di un ospedale, prestando la loro consulenza sia alle persone malate che ai loro congiunti».

 

Gazzettino – Mirano. “Sanita’, non ci sono garanzie”

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27

set

2013

MIRANO – Sulla sanità la sindaca attacca la Regione: «Non ci dà garanzie»

MIRANO Netta presa di posizione del sindaco Pavanello in consiglio comunale

E l’opposizione incalza la maggioranza su alcuni giudizi contrastanti

OSPEDALE DI MIRANO – Sulle prospettive della Sanità acceso dibattito ieri sera durante la riunione del Consiglio comunale

«La linea della nostra amministrazione è chiara: la riorganizzazione dell’Ulss 13 presentata dalla giunta regionale non offre le necessarie garanzie. È una sfida, ma è una sfida molto rischiosa».

Così il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello ha preso posizione ieri sera in consiglio comunale sul futuro della sanità locale. La questione è molto sentita visto che la riorganizzazione prevede la suddivisione tra polo medico a Dolo e polo chirurgico a Mirano, con molti reparti spostati e alcuni addirittura chiusi.

A tener banco è soprattutto la prospettata chiusura di Cardiochirurgia a Mirano: battendo soprattutto su questo tasto nei giorni scorsi l’associazione Cuore Amico ha raccolto seimila firme di protesta.

Il consiglio si è acceso con un’interpellanza presentata dai consiglieri d’opposizione Balleello, Saccon e Marchiori: «Per il sindaco Cardiochirurgia è un’eccellenza da salvaguardare, mentre per la vicesindaco Tomaello si tratta di un reparto dispendioso già presente nelle realtà vicine. Qual è la linea della maggioranza?».

Pronta la risposta di Maria Rosa Pavanello: «La dialettica interna fa bene ma non ci sono fratture, la linea che seguiremo è quella già illustrata in consiglio e in conferenza dei sindaci: la Cardiochirurgia miranese è una realtà da salvaguardare, dovrebbe lavorare in sinergia con Mestre».

Ma la questione è più ampia: «Il vero problema è il sottofinanziamento regionale rispetto alle altre Ulss» dichiara Pavanello.

L’opposizione però continua a pungere: «Noi insistiamo sulla necessità di tutelare ciò che è stato faticosamente costruito negli anni, attendiamo che la maggioranza si chiarisca le idee e prenda una posizione unitaria che dia al sindaco la necessaria forza politica per aprire un confronto».

Pavanello risponde con una stoccata: «Non ho ancora capito la posizione di Pdl e Lega a livello locale. I vostri partiti governano in Regione, voi dovevate intervenire».

Intanto la commissione regionale ieri ha avviato la fase finale della discussione sulle schede approvate dalla giunta Zaia. Ascoltati i pareri di sindaci, associazioni e comitati, la commissione fornirà il parere definitivo per dare il via libera alla riorganizzazione.

Gabriele Pipia

 

SERVIZI – Sanità, ecco i possibili scenari se passerà il piano regionale

Suddivisione di specialità tra polo medico a Dolo e polo chirurgico a Mirano: è questo il piano che non piace a sindaci, associazioni e comitati. L’opposizione è traversale e dunque alla fine la commissione regionale potrebbe indurre la giunta Zaia a delle modifiche. Ma se questa netta separazione venisse confermata, come cambierà concretamente l’organizzazione dell’Ulss 13?
Chirurgia Generale, Ortopedia e Urologia passerebbero da Dolo a Mirano, percorso inverso per Neurologia ed Oncologia. A Mirano rimarrebbero Cardiologia ed emodinamica interventistica, ma un servizio di Cardiologia è previsto pure a Dolo. In entrambe le sedi sono confermate le presenze di Pronto Soccorso, Radiologia, Laboratorio Analisi e visite polispecialistiche. Progressivamente si andrà verso una concentrazione del punto-nascite a Mirano, mentre Noale diventerà ospedale di Comunità: struttura intermedia tra il tradizionale ospedale per acuti e la degenza a domicilio. La riorganizzazione dovrà essere completata entro il 2015.

(g.pip.)

 

SCHEDE SANITARIE – Maratona in commissione: la palla passa alla Giunta

Maratona fino a notte fonda per approvare le schede. La V. Commissione, presieduta da Leonardo Padrin, ha portato in porto il complesso impianto che taglierà al Veneto 1200 posti letto e rivoluzionerà l’assetto della sanità ospedaliera pubblica e accreditata. Assessore Coletto e segretario generale Mantoan inchiodati alla sedia.
L’obiettivo era quello di consegnare nelle mani della giunta regionale entro la fine del mese il provvedimento che diventa indispensabile per cominciare a parlare di economie. Le consultazioni di questi giorni hanno portato a qualche mediazione (qualche motivo di attrito rimane comunque ancora in piedi e riguarda soprattutto il taglio dei primariati) nelle aree più calde, come quelle montane (Belluno e Feltre), o nel Rodigino. Anche se le contestazioni, ultime il corteo che si terrà la prossima settimana a Dolo, o la protesta dell’ospedale di Mirano, rischiano di pesare. Soddisfatto del lavoro (e della mediazione) il presidente Padrin, ma anche Dario Bond (Pdl) che ritiene di non “leggere particolari indebolimenti del sistema”. Claudio Sinigaglia (Pd) sottolinea che “si dovrebbero tagliare i posti letto, a territorio potenziato, e non prima”. Bottacin (Misto) considera le schede un impianto “clientelare e conservativo”. Una rassicurazione che arriva dall’assessore Luca Coletto: “il livello di assistenza non verrà toccato”.

 

TAV – La beffa del progetto. A parole voluto da tutti che non arriva a Roma.

L’ASSESSORE ALL’URBANISTICA DI VENEZIA FERRAZZI  «La verità? Per la Regione esiste solo il tracciato litoraneo»

«Il tracciato alternativo alla Tav non è stato affatto dimenticato dalla Regione. La verità è che per la Regione vale soltanto il progetto litoraneo, con il tracciato in tunnel fra la stazione di Mestre e l’aeroporto Marco Polo».

L’assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi non appare per nulla stupito del fatto che il piano B per l’Alta velocità fra Venezia e Trieste sia rimasto in qualche cassetto a Venezia e a Roma. «Nella variante al Ptrc adottato dalla Giunta regionale in aprile è previsto il tunnel in gronda lagunare fra la stazione di Mestre e l’aeroporto Marco Polo. Il tracciato è indicato nella tavola 4 del piano, quello relativo alla mobilità».

Che non si tratti di una dimenticanza è provato dal fatto che il progetto sarebbe stato confermato una decina di giorni fa dal vice presidente della Regione marino Zorzato allo stesso Ferrazzi, preoccupato per le conseguenza della variante sulla programmazione urbanistica regionale.

Il piano regionale, adottato in Giunta ma formalmente non approvato in aula, prevede infatti una serie di vincoli che rendono impossibile intervenire sul tessuto urbano di Mestre; ignora il Quadrante di Tessera e per Porto Marghera indica una destinazione unicamente cantieristica e, quanto all’alta velocità, conferma il progetto di Italferr del 2011.

Così Ferrazzi, che a nome del Comune ha presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato contro la variante, chiede che Palazzo Balbi ci ripensi: «Chiedo che la Regione abbia il buon senso di tornare indietro e rimettersi a discutere con i Comuni. La richiesta avanzata dal territorio al commissario nominato dal Governo di accantonare il tracciato litoraneo della Tav e potenziare la linea esistente è stata ignorata, e questo è un fatto inaccettabile». (a.fra.)

Tav, la beffa del progetto che non arriva mai a Roma

IL TERRITORIO – A parole tutti per il percorso lungo la ferrovia alternativo a quello vicino alle spiagge

CORTO CIRCUITO – Nessuno ha chiesto a Rfi di prendere in esame l’indicazione del territorio

Sembra la storia di Sior Intento, tutti a dire che il tracciato della Tav non può essere lungo la costa, che va affiancato alla rete ferroviaria esistente, che a Roma la cosa è stata detta e ridetta. Bene. E allora com’è che a Roma l’unico progetto esistente è quello della “litoranea”? Chi doveva dire che andava fatto il progetto alternativo? La Regione, come ha fatto intendere il commissario attuatore Bortolo Mainardi? Lo stesso commissario, come viene replicato a Palazzo Balbi? O il ministero all’Ambiente?

Il dato incontrovertibile è che in Veneto nessuno (ufficialmente) vuole la linea dell’alta capacità a costeggiare le spiagge. L’hanno detto i sindaci. L’ha votato all’unanimità il consiglio regionale, approvando il 28 giugno 2012 una mozione che impegnava il governatore Luca Zaia e la giunta a “richiedere al commissario straordinario maggiori approfondimenti progettuali e di attivarsi nei confronti di Rfi e Governo” affinché reperissero “risorse per il rafforzamento dell’attuale linea ferroviaria”. Poi è stata la volta del commissario Mainardi che sempre la scorsa estate ha consegnato – al governatore Zaia e all’allora ministro Corrado Passera – un dossier sul tracciato alternativo. Dopodiché nessuno ha fatto nulla. O, se l’ha fatto, senza sortire alcun risultato, visto che il gruppo istruttore della Commissione Via (Valutazione di impatto ambientale) al ministero dell’Ambiente l’altro giorno ha dato un primo via libera al progetto litoraneo. L’unico progetto esistente. E qui si è aperta l’ennesima polemica: perché non c’è il progetto alternativo, quello della Tav parallela? Era la Regione Veneto a dover assumere l’iniziativa e a chiedere a Rfi di far progettare attraverso Italferr il progetto alternativo? In Regione Veneto dicono di no.

«È vero che a Roma non ci sono progetti alternativi, esattamente come non li abbiamo noi a Venezia – dice l’assessore regionale alle Infrastrutture e ai Trasporti, Renato Chisso – Ma Rfi sa che noi vogliamo valutare le comparazioni di tracciati alternativi».

Quindi Rfi deve far fare i progetti e su questo non si discute: ma chi deve “ordinarlo” a Rfi? L’unico ente titolato a chiedere a Rfi di fare un altro progetto – puntualizza il segretario regionale per le Infrastrutture, Silvano Vernizzi – è il ministero dell’Ambiente.

Certo, “politicamente” la Regione può far sentire la sua voce, come ha ribadito anche l’altro giorno Zaia, ma l’azione deve partire dal ministero. E se il gruppo istruttore chiederà a Italferr di presentare un progetto unitario e non per lotti, in sede di Via il Veneto potrà puntare i piedi: “Chiederemo di vedere le alternative progettuali”, dice Vernizzi. Che però non ci sono.

Domanda: la Regione Veneto nei confronti del ministero è stata poco chiara? nessuno l’ha ascoltata? forse non si è fatta sentire? «Noi siamo a favore della proposte di Bortolo Mainardi, è poco ma sicuro – ha detto l’altro giorno Zaia – Lo abbiamo scritto e detto in più occasioni. A Roma ci dicono che non sapevano nulla? Va bene, glielo scriveremo nuovamente».

A proposito: la commissione Via dovrebbe riunirsi entro l’anno. Ci sono un paio di mesi di tempo: chi avvisa Rfi di buttare giù un progettino?

 

LA REGIONE  «L’unico ente titolato a chiedere un altro progetto è il ministero dell’Ambiente»

Alta velocità, Veneto e Friuli al tavolo

Il vicesindaco di Portogruaro Villotta candida la città a sede del vertice: «E’ ora che i soggetti istituzionali delle due regioni si parlino»

«Sulla Tav è arrivato il momento che i soggetti istituzionali di Veneto e Friuli si siedano attorno allo stesso tavolo. Candidiamo Portogruaro quale sede di questo vertice».

Così il vicesindaco e assessore alle Infrastrutture, Luigi Villotta, dopo l’incontro con il sindaco di Bagnarìa Arsa, Cristiano Tiussi, coordinatore dell’assemblea permanente dei 19 Comuni friulani interessati alla realizzazione dell’importante e tanto discussa opera infrastrutturale.

«Ho voluto sentire la voce dei sindaci della Bassa Friulana – ha detto – perché è evidente, al di là di ogni procedura seguita e da seguire, che va chiarito come bypassare il Tagliamento. Bisognerà quindi capire bene se la concreta realizzazione riguarderà l’ammodernamento ed il potenziamento dell’attuale linea ferroviaria storica, con la possibile variante del nodo di Latisana, oppure il tracciato litoraneo con l’innesto a fianco della nuova terza corsia della A4 Venezia/Trieste proprio nella frazione di Lison, nel Comune di Portogruaro.

Tracciato litoraneo che oggi – ha spiegato l’assessore – sembra essere l’unico legittimato ad esistere a livello romano, malgrado la netta opposizione degli enti territoriali veneti interessati, Provincia di Venezia in testa, e l’alternativa proposta portata avanti dal commissario Bortolo Mainardi».

Il Comune di Portogruaro ha così scritto al Governatore Luca Zaia e alla presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, sottolineando la necessità di un confronto sul tema e candidando la città del Lemene ad essere sede di un «conclave».

«A questo tavolo, oltre al commissario straordinario Mainardi, a Rfi e alle categorie imprenditoriali, – ha aggiunto Villotta – dovranno sedere anzitutto i rappresentanti degli enti locali interessati, perché è unanime il parere che non si possa andare contro la volontà della gente. Rimane poi da approfondire bene cosa si intenda per Alta Velocità/Capacità, perché risulta fondamentale il suo rapporto con la previsione dei »Corridoi Europei” verso il Nord e l’Est Europa, il collegamento con il «Sistema Portuale» dell’Alto Adriatico e non ultimo lo sviluppo economico locale attraverso i collegamenti con i poli logistico-intermodali di Portogruaro/Fossalta e Pordenone”.

Il tema Tav sarà tra l’altro oggetto di trattazione nella Conferenza dei Sindaci del Veneto Orientale di lunedì prossimo, 30 settembre.

 

Nuova Venezia – Stra. L’Acrib: difendiamo l’Asl 13.

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26

set

2013

L’Associazione Calzaturieri scrive a Zaia. Sit-in all’ospedale di Dolo

STRA – Anche l’Acrib, l’Associazione calzaturifici Riviera del Brenta, si schiera in difesa dell’Asl 13 e degli ospedali di Dolo e Mirano. Lo fa con una lettera inviata ieri al governatore Luca Zaia, l’assessore regionale Coletto e alla quinta commissione, firmata dal presidente Siro Badon con il presidente dell’Associazione Artigiani di Dolo, Salvatore Mazzocca.

«Il numero dei posti letto» nell’Asl 13, rileva la nota, «risulta molto al di sotto delle indicazioni del piano sociosanitario regionale: 2,5 ogni mille abitanti, ai quali vanno sommati gli 0,3 di Lungodegenza: abbiamo 2,8 posti letto per mille abitanti, ben al di sotto della soglia nazionale di 3,7 e di 3,5 regionali».

Ed ecco le richieste: un adeguato finanziamento per garantire servizi adeguati ai 270 mila abitanti della zona (ora siamo all’ultimo posto in Regione); l’Asl 13 va mantenuta su due poli integrati, Dolo e Mirano; la Cardiochirurgia è un polo di eccellenza: va mantenuta in sinergia con l’ospedale dell’Angelo di Mestre «che non è ingrado di assorbire tutte le esigenze del territorio provinciale».

Intanto ieri mattina davanti all’ospedale di Dolo sono stati diffusi oltre 500 volantini del comitato Marcato e di trenta fra associazioni, comitati, gruppi consiliari e partiti per difendere il diritto alla salute, l’Asl 13 e gli ospedali di Dolo e Mirano. Il prossimo appuntamento sarà un altro volantinaggio domenica dalle 9 in piazza Cantiere a Dolo in occasione della “Giornata della Salute”. L’evento principale sabato 5 ottobre alle 14.30 con una manifestazione che percorrerà il centro di Dolo fino al Foro Boario.

Giacomo Piran

 

L’intervento

Le schede ospedaliere vanno rimesse a posto

di Gabriele Scaramuzza

Siamo giunti alla stretta finale per l’approvazione delle nuove schede ospedaliere e territoriali. Infatti oggi giovedì 26 e domani venerdì 27 la 5a Commissione Regionale affronterà la discussione finale, per formulare il proprio parere alla Giunta Regionale.

Presentate tardivamente, oltre un anno dopo l’adozione del Piano Socio-Sanitario da parte del Consiglio Regionale, le schede rischiano, se non saranno corrette, di compromettere lo stesso piano e, cosa più grave, di perpetuare una situazione di fondamentale inequità nell’accesso ai servizi socio-sanitari in particolare per i cittadini della nostra provincia. Vanno quindi introdotte delle importanti correzioni alle schede, se davvero la Regione intende porre ciascuna persona nelle condizioni di avere gli stessi Livelli Essenziali di Assistenza.

In primo luogo va riportato a centralità l’investimento sull’assistenza territoriale attraverso la creazione delle strutture intermedie, come gli ospedali di comunità. E quindi è necessario che prima siano attivate queste strutture, e solo successivamente siano avviati processi di riduzione negli ospedali, mentre le schede prevedono invece di cominciare proprio dalla riduzione dei posti letto ospedalieri, nei fatti configurandosi come un’operazione di tagli lineari, tante volte condannata in passato.

Nello specifico del nostro territorio, dobbiamo scongiurare la riduzione delle dotazioni dei posti letto dell’ospedale civile di Venezia, in ragione della specificità territoriale, demografica e turistica del centro storico lagunare, e dobbiamo consentire all’ospedale dell’Angelo di essere davvero polo di riferimento provinciale per l’acuzie e l’alta specialità. Se così deve essere, è necessario assicurare le funzioni “di rete” nella terraferma attraverso le strutture dell’ospedalità privata secondo una logica di integrazione con il polo pubblico, scongiurando in particolare il disarmo delle attività ortopedico e riabilitativa del policlinico San Marco.

Nell’area della Riviera del Brenta e del Miranese va messa la parola fine alla presunta specializzazione dei poli ospedalieri di Mirano (chirurgico) e Dolo (medico): una suddivisione così netta crea diseconomie di gestione e indebolisce l’offerta socio-sanitaria, come affermato nel corso degli stessi lavori della commissione. Occorre invece puntare ancor di più sull’integrazione funzionale e organizzativa dei due poli, prefigurando inoltre per le attività di cardiologia e cardiochirurgia l’integrazione con le analoghe attività dell’ospedale dell’angelo, per corrispondere pienamente al fabbisogno di ca. 800 interventi annui in queste specialità nell’intera provincia di Venezia.

Per il Veneto Orientale la Regione Veneto deve chiarire una volta per tutte se vi sono o meno le risorse per la realizzazione dell’ospedale unico, e mettere nero su bianco questa disponibilità, oppure rinunciarvi. Nel frattempo occorre anche in questo caso perseguire l’integrazione tra i due poli di San Donà e Portogruaro. Evolvere l’ospedale di Jesolo a struttura di riferimento per la riabilitazione dell’intera Veneto orientale, convertire la struttura del Rizzola a San Dona’ di Piave.

In queste ultime settimane tutte le forze politiche sono intervenute sostenendo la necessità di non penalizzare le aziende socio-sanitarie della nostra provincia. Ora è giunto il tempo di dimostrare coerenza. Il Responsabile Sanità Partito Democratico provinciale di Venezia

 

Nuova Venezia – Zaia: voglio rinegoziare i project financing

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26

set

2013

«Magistrati, siate i nostri cani da difesa», poi frecciata all’eredità di Galan. Tiozzo (Pd): si merita un 6-

VENEZIA «Vorrei che oltre che i nostri cani da guardia, foste anche i nostri cani da difesa». Con queste parole Luca si è rivolto ai magistrati contabili, ringraziandoli della “promozione” assegnata: «Ci inorgoglisce sentir dire che la Regione è gestita bene, perché quella della Corte dei conti è una sorta di certificazione d’origine. La relazione dice che già si è fatto tanto, ma faremo ancor di più. La collaborazione che abbiamo avviato con la Corte dei Conti ci deve servire anche per difendere la sanità e gli interessi dei Veneti, perché il meccanismo del prestito a interessi da parte dello Stato è indecoroso, vergognoso e non funziona».

Una stilettata al centralismo romano e un’altra – pur senza nominarlo – al predecessore Giancarlo Galan: «Ringrazio il procuratore che ha definito la nostra sanità come la numero uno, perché avevamo ereditato una situazione non facile»; «La nostra priorità è fare buona amministrazione, buona perché calata nel nuovo contesto economico, cercando di mettere ordine nei fattori di produzione. Aver bloccato le assunzioni significa chiedere un sacrificio ai lavoratori della Regione, al quale va il nostro grazie E parificare entrate e uscite, come siamo riusciti a fare, è già una grande sfida, perché ci inquieta sentire che, come nel caso di Benevento, quando un Comune fallisce, paga lo Stato, cioè tutti noi. Senza pensare al patto di stabilità, che per noi si traduce in instabilità, con i nostri soldi bloccati presso la Tesoreria che ci remunera all’1% e poi ci fa i prestiti al 5%».

A proposito di soldi, Zaia accarezza l’idea di rinegoziare i project financing sottoscritti dalle precedenti amministrazioni: «Rimetterci mano e ripensare al loro finanziamento potrebbe essere una grande opportunità. È una mia idea che spero di poter mettere in pratica. Averla annunciata qui significa chiedere ai magistrati una mano. Perché, prima di tutto, dobbiamo vedere se, contrattualmente, ci sono margini per negoziare: fermo restando il diritto dei privati al rispetto dei patti, la Regione ha il diritto di rivalutare gli accordi in base alle mutate condizioni economiche».

Toni prudenti, in proposito, l’assessore al bilancio Roberto Ciambetti: «L’obiettivo del presidente è del tutto condivisibile, certo per rinegoziare bisogna essere in due. Osservo che il nostro bilancio, 13 miliardi non pochi spiccioli, ha incassato il via libera senza obiezioni sostanziali. Ad altre Regioni non è andata altrettanto bene». Soddisfatto anche il presidente del consiglio regionale: «Dobbiamo tutti andare fieri e orgogliosi di questa sentenza», commenta Clodovaldo Ruffato «ma dobbiamo eliminare anche i nei e garantisco l’impegno affinché, d’ora in avanti, il Dpef, che certamente poteva essere approvato prima, sia votato in tempo». «Conti in ordine, dobbiamo riflettere sui derivati perché hanno creato problemi», fa eco il capogruppo pidiellino Dario Bond. E l’opposizione? «Giusta la critica al ritardo del Dpef, più che programmare Zaia tende a vivere alla giornata cavalcando le emozioni», afferma lo speaker del Pd Lucio Tiozzo «c’è da lavorare anche nella sanità mentre emerge la conferma che l’esaurimento della capacità d’indebitamento frena gli investimenti nelle infrastrutture. Il Veneto non è allo sbando ma in questa fase occorre una gestione più mirata delle risorse. Il mio voto al bilancio? 6-»

Gazzettino – Patto anti-Tav tra i due sindaci.

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26

set

2013

LA TAV – Patto S. Donà-Musile contro il tracciato litoraneo, attacca anche il Pd Mognato

MOGNATO (PD)  «Dove sono finite le ipotesi alternative?»

I PRIMI CITTADINI  «La Regione si muova e respinga il progetto»

SAN DONÀ-MUSILE Cereser e Forcolin uniti per fermare il tracciato litoraneo

Divisi dall’ideologia, uniti nella “guerra” alla Regione sulla Tav. Ma non solo. Ieri si sono incontrati in municipio a San Donà Andrea Cereser (da cui era partito l’invito, dopo il primo scambio di impegni in occasione del Patto d’Amistà) e Gianluca Forcolin, per iniziare ad affrontare tutta una serie di tematiche che hanno un comun denominatore: interessare entrambi allo stesso modo.
A cominciare dalla Tav, che aveva già visto gli interventi dei due sindaci, espressi singolarmente dopo l’okay romano al tracciato litoraneo da parte del Ministero dell’Ambiente, alla faccia di un anno di proteste e mobilitazioni popolari.

«Ho apprezzato il lavoro di Mainardi mentre la Regione non ha fatto nulla – ha tagliato corto Forcolin -. Ora è finita la ricreazione ed è importante che la Regione recuperi con una delibera di indirizzo, in tempi rapidi, con cui respingere chiaramente il tracciato litoraneo».

L’accordo preso dai due sindaci è di portare questa unità d’intenti alla Conferenza dei Sindaci affinchè ci sia una forte presa di posizione da parte di tutti.

Sulla Tav interviene anche il deputato (e segretario provinciale del Pd) Michele Mognato. «È davvero imbarazzante il balletto di responsabilità cui stiamo assistendo in queste ore sulla scelta del gruppo istruttore della Commissione Via del Ministero dell’Ambiente di dare un primo via libera al tracciato litoraneo della Tav nella tratta Venezia-Portogruaro».

Ricorda il convegno del 14 maggio 2011 svoltosi proprio a San Donà, quando vennero anche presentate delle soluzioni alternative: «Avevamo apprezzato le conclusioni del Commissario straordinario e registrato le tardive prese di posizioni della Provincia di Venezia e della Regione Veneto. Dobbiamo invece constatare – continua Mognato – una situazione paradossale, con la Commissione Via che si è espressa sul tracciato litoraneo perché in più di un anno nessuno ha trasmesso le ipotesi alternative ai fini della loro valutazione e il relativo dossier è rimasto chiuso in un qualche cassetto della regione Veneto. È necessario che si faccia immediatamente chiarezza sul perchè la catena istituzionale si è miseramente interrotta».

Fabrizio Cibin

 

Il segretario Pd: «Si faccia chiarezza sul progetto non consegnato dalla Regione»

La presidente: «Così si perde la fiducia dei cittadini, Zaia ci deve delle spiegazioni»

MESTRE «È davvero imbarazzante il balletto di responsabilità cui stiamo assistendo». Dopo il primo via libera al progetto “litoraneo” di Italferr della Tav tra Venezia e Portogruaro, il progetto che i Comuni, Venezia in primis, non vogliono, il Pd ieri è intervenuto con il segretario provinciale Michele Mognato per dire ancora una volta no a un tracciato «diseconomico e impattante oltre i limiti della sostenibilità».

E confermare che la via giusta è il tracciato alternativo indicato dal commissario, ma mai arrivato a Roma perché rimasto in Regione. In due anni di lavoro, ricorda Mognato, di incontri con categorie, sindaci, comitati si è arrivati nel maggio 2011 ad una proposta di altra Tav, con lo sviluppo del tracciato in adiacenza all’A4 o in affiancamento alla ferrovia storica per Trieste.

Mognato continua: «Avevamo apprezzato le conclusioni del commissario straordinario e registrato le tardive prese di posizioni della Provincia di Venezia e della Regione Veneto».

Situazione paradossale “ai limiti della schizofreni” quella attuale: la Commissione Via si è espressa «sul tracciato litoraneo perché in più di un anno nessuno ha trasmesso le ipotesi alternative ai fini della loro valutazione, e il relativo dossier è rimasto dormiente in un qualche cassetto della Regione Veneto».

E attacca: «Si faccia immediatamente chiarezza sul perché la catena istituzionale si è miseramente interrotta, e si individuino le responsabilità precise di tale interruzione, a partire dalla Regione Veneto e dal suo Presidente». Ora il Governo, prosegue Mognato, «assicuri l’invio dello studio del commissario alla commissione Via» e «riavvii la procedura, per garantire ai territori della provincia di Venezia e del Veneto orientale una scelta rispettosa delle volontà democraticamente espresse e tecnicamente verificate e validate».

Un intervento della giunta Zaia per approvare il progetto alternativo viene chiesto dai consiglieri regionali Tiozzo e Pigozzo mentre la Filt Cgil veneta con Ilario Simonaggio parla di “figuraccia” della Regione.

Dura anche la presidente della Provincia Francesca Zaccariotto: «Così si incrina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Quello che è successo dimostra che la comunicazione tra livelli istituzionali ancora una volta non ha funzionato. Il fatto è molto grave». E continua: «Abbiamo affermato in tutti i modi, e in tempi consoni, che il primo progetto della Tav, cosidetto basso, così come previsto non va bene. Il percorso proposto è costosissimo, insiste su aree oggetto di recenti azioni di bonifica agraria e dunque prevalgono fattori negativi di consumo di territorio». La Zaccariotto conferma l’intenzione di chiedere alla Regione «che è il nostro interlocutore, un chiarimento. Credo ci debba delle spiegazioni. Quanto è successo sembra il teatro dell’assurdo, un dialogo tra sordi».

(m.ch.)

 

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