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Nuova Venezia – Noale. Muson inquinato da sostanze pericolose

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26

gen

2013

Noale. Lo sversamento alla Co.Ind. preoccupa i residenti: i prodotti cosmetici irritano occhi e pelle

MIRANO. Sono pericolose le sostanze sversate nei corsi d’acqua tra Noale e Mirano la notte scorsa, dopo l’incidente agli impianti della Co.Ind. di via Noalese, che lavora prodotti cosmetici e detergenti. Si tratta di “tensioattivi” in grado di irritare occhi e pelle, anche se per ora il danno è tutto ambientale. La schiuma bianca apparsa sul Rio Vernice, il Refosso Vallone e soprattutto il Muson è meno visibile, ma l’inquinamento resta. Le preoccupazioni dei residenti, soprattutto a Mirano, trovano una risposta solamente parziale in una nota diffusa ieri dall’Arpav, l’agenzia regionale per l’ambiente, che ha effettuato i primi campionamenti sull’acqua inquinata. «Le schede di sicurezza delle materie prime fornite dall’azienda evidenziano che si tratta di miscele classificate come pericolose di tipo irritante per gli occhi e la pelle e nocive per gli organismi acquatici», afferma la responsabile dell’unità operativa Elena Dell’Andrea, «Le caratteristiche chimiche delle miscele, in particolare quelle della soluzione acquosa, non permettono di utilizzare idonei materiali assorbenti per la raccolta». Impossibile dunque recuperare anche solo parte degli inquinanti diluiti nel Muson: il ritorno alla normalità potrà essere dettato solo dal tempo e dovrà avvenire in modo del tutto naturale. Sempre nel bacino è stata scoperta una consistente moria di pesci, alcuni dei quali sono stati prelevati e mandati all’istituto zooprofilattico di Padova, per approfondire le cause dell’avvelenamento. Sul sito d’origine dell’inquinamento, a Noale, l’Arpav ha effettuato alcuni campionamenti sia nel pozzetto di raccolta dell’acqua piovana, che nel punto di scarico nel Rio Vernice, oltre che in due punti a monte e a valle dello sversamento, ma i risultati analitici saranno disponibili solamente nei prossimi giorni.

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Gazzettino – Noale. Detersivi in acqua, inquinato il Muson

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25

gen

2013

La perdita da una ditta di Noale arrivata fino a Mirano e, in serata, verso la Riviera del Brenta

MORÌA – A galla oltre un centinaio di pesci morti

ALLARME – Uno strato di schiuma ha ricoperto il fiume

INTERVENTO DELL’ARPAV – I tecnici di Arpav e Consorzio di bonifica hanno monitorato la situazione

La schiuma è comparsa poco dopo mezzogiorno nel bacino dei Molini di Sotto, alle porte del centro storico di Mirano. Molti passanti si sono fermati e hanno strabuzzato gli occhi cercando di capire cosa fossero quelle grandi ed insolite chiazze bianche: bambini e anziani, residenti e commercianti, tutti con lo sguardo fisso verso lo specchio d’acqua. Per qualcuno la battuta sorge spontanea: «Chi è che si sta lavando la macchina?». Ma presto la gente capisce che c’era ben poco da scherzare: l’acqua è inquinata, la schiuma è quasi sicuramente la conseguenza della fuoriuscita provocata da una ditta di cosmetici e detersivi di Noale.
Che la situazione sia seria e potenzialmente pericolosa lo si capisce quando spuntano a galla e sugli argini i primi pesci morti. Il loro numero cresce di minuto in minuto, e alla fine saranno oltre un centinaio: una vera e propria morìa collettiva. Immediata la segnalazione alla Polizia locale, il sopralluogo all’ora di pranzo serve a monitorare la situazione ma non ad intervenire concretamente per risolvere il problema. Schiuma e residui sono ormai ben diluiti e nemmeno i tecnici specializzati possono fare qualcosa.
Il liquido fuoriuscito dallo stabilimento di via Noalese Sud era finito in un pozzetto di raccolta dell’acqua piovana ed è stato trasportato prima in un canale secondario e poi nel fiume Muson, arrivando alle porte di Mirano. La stessa schiuma dei Molini di Sotto si è presentata dunque nel Refosso Vallone e ai Molini di Sopra, poco distante dal parco di villa Belvedere. L’episodio ha catturato l’attenzione della gente: nel pomeriggio più di un miranese ha pubblicato e commentato su Facebook le foto del bacino “imbiancato”. Fin dal mattino i tecnici Arpav hanno analizzato i campioni d’acqua, risultati più precisi sulle analisi saranno divulgati nei prossimi giorni. Altre analisi saranno effettuate invece sui pesci morti da parte dell’Istituto Zooprofilattico.
Il Consorzio di Bonifica Acque Risorgive è stato costantemente in contatto con l’Arpav, ma nemmeno una pronta manovra idraulica avrebbe contribuito a gestire l’inquinamento. Nel tardo pomeriggio il liquido è arrivato fino al canale Taglio, dirigendosi verso la Riviera. Da quel tratto in poi la competenza non è più del Consorzio ma della Regione.

 

Lo sversamento nella notte. Ora si aspettano i test di laboratorio

NOALE – Sembrava tutto risolto nella notte, e invece ieri – se le prove di laboratorio lo confermeranno – lo sversamento di detersivi dall’impianto Co.Ind. di via Noalese Sud, a Noale, ha causato un danno ambientale che è arrivato fino in Riviera del Brenta, passando per il centro di Mirano.
L’acqua con i residui di produzione di detersivi e cosmetici era finita nel canale nella notte tra mercoledì e giovedì. Verso le 3 si è verificato un guasto alla vasca di raccolta interna dello stabilimento di Noale, causando lo sversamento di una cinquantina di litri di liquido. L’acqua, prima che entrasse in funzione il sistema di sicurezza automatico, ha quindi raggiunto un pozzetto di raccolta dell’acqua piovana che scarica direttamente nel canale Vernici. La situazione è tornata alla normalità non appena i sensori hanno rilevato il problema, dopo alcuni minuti, ma per quella prima fuoriuscita non c’è stato nulla da fare. La conduttura difettosa è stata quindi “tappata” e il sistema è stato reso “inoffensivo”.
Ieri mattina i tecnici dell’Arpav hanno raccolto alcuni campioni nell’area circostante alla ditta, ma intanto i tensioattivi (sostanze usate per la produzione dei detersivi) rilasciati nel canale potrebbero essere confluiti nelle acque del fiume Muson, ricoperte dalla tarda mattinata da una fitta schiuma. Solo le analisi di laboratorio potranno confermare questa ipotesi, ma va ricordato che un anno fasi verificò un altro problema simile nello stesso impianto: durante un travaso delle acque si slacciò una manichetta dalla cisterna, determinando anche in quel caso una perdita.
Gabriele Vattolo

 

Stabilimento di cosmetici e prodotti di pulizia

Da oltre venti anni Co.ind progetta e produce cosmetici per conto terzi tramite il suo stabilimento di Noale. Il gruppo Co.ind è composto da cinque stabilimenti in Italia: 4 in Emilia-Romagna più quello di Noale. Il fatturato complessivo è di 180 milioni di euro con oltre 400 dipendenti.

 

INCONTRO A MIRANO

«Un grande parco fluviale in quest’area» Stasera la presentazione del progetto

MIRANO – Il progetto è pronto e stasera, alle 20.30 all’auditorium della scuola media Mazzini, sarà presentato alla città. L’associazione “Valore Ambiente”, fondata pochi mesi fa dal miranese Giancarlo Furlan, intende rivalutare l’area del fiume Muson realizzando un grande parco fluviale, proprio il giorno dopo l’inquinamento. «Si tratta di una zona con grandissime potenzialità sociali che ambientali, dove potrebbe essere creato un parco che unisca alle normali caratteristiche delle aree verdi cittadine una forte connotazione ambientale, attraverso il risanamento delle aree esistenti», spiegano all’associazione. L’idea prevede percorsi ciclopedonali, ma pure mirati progetti di navigabilità con canoe e kayak. Ma tutto ciò è fattibile? Se ne parlerà stasera: sono stati invitati l’assessore Federico Vianello e molte associazioni ambientali del territorio. (g.pip.)

 

Gazzettino – Migliaia di litri di gasolio nel Tergolino

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14

dic

2012

DA PIANIGA A MIRA – Il carburante sversato dalla cisterna di un’azienda agricola

MIRA-PIANIGA – Vittime di un furto, ora si trovano accusati di danno ambientale e dovranno sostenere una bonifica dal costo di migliaia di euro.

È davvero un incubo, quello che stanno vivendo da mercoledì pomeriggio i titolari di un’azienda agricola di Pianiga. Erano circa le 16 di martedì, quando i Vigili del fuoco di Mestre hanno chiesto a Polizia locale di Mira e Arpav di recarsi nella zona del sifone di confluenza tra il Tergolino ed il canale Novissimo, per il formarsi di un’immensa chiazza oleosa. Una volta sul posto, appurato che si trattava di uno sversamento di idrocarburi, gli agenti della polizia locale hanno informato il magistrato di turno, ottenendo l’autorizzazione per uscire dalla propria giurisdizione per individuare eventuali responsabili dell’inquinamento ambientale. Risalita la scia oleosa, intorno alle 18.30, gli agenti hanno suonato al campanello di un’azienda agricola che si trova in via Molinella a Pianiga. Qui hanno trovato la cisterna di gasolio agricolo, della capacità di cinquemila litri, con una canula tagliata.
I proprietari, dopo una veloce verifica, hanno capito che era stato perpetrato un furto ai loro danni di circa 1500 litri di gasolio. Quel taglio, però, aveva fatto fuoriuscire il carburante che, impregnato con l’asfalto posto sulla superficie del terrapieno, era finito in un pozzetto delle acque bianche, per poi riversarsi nel Tergolino. Subito, gli agenti hanno informato il Comune di Pianiga che, a sua volta, ha fatto apporre delle panne per bloccare lo sversamento. Un’operazione effettuata sia a monte che a valle, in prossimità del sifone, il tutto con il chiaro intento di bloccare l’inquinamento. Arpav ha quindi campionato il liquido presente nella cisterna per verificare che fosse lo stesso trovato nel sifone. Nonostante il furto subito, i titolari dell’impresa agricola sono stati denunciati per danno ambientale e dovranno sostenere le onerose spese di bonifica.
Gianluigi Dal Corso

 

Gazzettino – E’ a Marghera il record dei morti

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19

set

2012

SALUTE IN TERRAFERMA – Uno studio epidemiologico certifica un maggior numero di casi di tumore

Ad essere colpiti soprattutto gli uomini. Ma anche Favaro registra molti decessi per malattie polmonari

A Marghera si muore più del previsto. Un primato cittadino di sicuro poco ambito, ma che trova conferme anche nell’eccesso di mortalità per quanto riguarda malattie tumorali e respiratorie.
Lo afferma lo studio «Salute in terraferma», redatto dal dottor Lorenzo Simonato dell’Università di Padova per l’ultimo numero di «VIS», la rivista online «Venezia in salute» edita dalla direzione Affari Istituzionali del Comune di Venezia.
Lo studio prende in considerazione i numeri della mortalità nella terraferma del comune di Venezia, divisa tra Favaro Veneto, Carpenedo-Bissuola, Terraglio-San Lorenzo XXV aprile-Piave, Cipressina-Zelarino-Trivignano, Chirignago-Gazzera, Marghera-Catene-Malcontenta. I dati mettono a confronto la mortalità attesa e quella che è effettivamente avvenuta tra gli anni 2002-2006.
Nel territorio di Marghera ci si aspettavano 1422,94 decessi. Ce ne sono stati invece 1531. L’otto per cento in più del previsto, unico «quartiere» della terraferma veneziana ad avere un eccesso di mortalità. Le domande più immediate sono due. Perché a Marghera ci sono più morti di quelli che ci dovrebbero essere? Perché questo succede a Marghera e non a Chirignago? L’indagine vuole dar conto di una statistica, che però non manca di dare ulteriori spunti di riflessione.
Ad esempio, lo studio mette in evidenza che «l’eccesso di mortalità è sostanzialmente concentrato nella popolazione maschile». Ossia: preso atto che ci sono più morti del previsto, questi defunti sono in larga maggioranza di sesso maschile (85 su 108). A Marghera i tumori uccidono più di quanto ipotizzato dalle statistiche. Lo studio ricorda che il numero atteso di morti per tumore doveva aggirarsi attorno a 495,69. Invece di morti ce ne sono stati 567, il 14% in più. Tumori che, inoltre, uccidono più maschi a Marghera, e questo era da metter in conto, ma anche nel quartiere della Cipressina-Zelarino-Trivignano. A Marghera, il 70% dell’eccesso di mortalità riscontrata nei tumori è comunque riconducibile a persone di sesso maschile.
Numeri «fuori misura» anche per quanto riguarda le malattie dell’apparato respiratorio. Le statistiche , ancora una volta, svelano un eccesso di mortalità a Marghera (+19% rispetto alle morti attese), con quasi il +43% di morti maschili rispetto alle attese (51 osservati contro 35,73 attesi). Tra le malattie respiratorie, la bronco pneumopatia cronica regista un eccesso di mortalità a Marghera (+22%) e, tra i maschi, anche a Favaro (+29%). Per misurare l’incidenza dell’asma, l’analisi territoriale ha riguardato la fascia d’età sotto i 34anni. E qui si è notata una maggiore incidenza nei quartieri Cipressima-Zelarino-Trivignano e Chirignago-Gazzera.

 

DOLO – L’acqua di tutti i canali e canalette della Riviera e del Miranese non potrà più essere utilizzata per irrigare orti, campi e in particolare le verdure da consumarsi crude, men che meno potrà essere utilizzata per abbeverare gli animali nel settore dell’allevamento. A «suggerire» ai Comuni questa drastica decisione è stato il dipartimento prevenzione dell’Asl 13 diretto dal dottor Flavio Valentini. La colpa? Quasi sempre di centinaia di abitazioni (cioè dei loro proprietari) che scaricano abusivamente la fognatura in canali e canalette del comprensorio dei 17 Comuni . «Nelle scorse settimane», spiega Valentini, «sono arrivati i dati dell’Arpav relativi allo studio del fenomeno della salmonella nei canali negli ultimi 10 anni. Si è visto che il bacillo è diffuso in quasi tutti i corsi d’acqua che sono strettamente collegati fra loro. A questo punto vietare l’uso dell’acqua per un periodo e poi sospenderlo e poi riprenderlo un mese dopo perché il bacillo è presente a quattro chilometri di distanza è senza senso. Visto il livello di inquinamento a cui sono arrivati i canali abbiamo suggerito che i Comuni vietino per sempre l’uso dell’acqua per irrigare i campi e gli ortaggi» . Due Comuni, Santa Maria di Sala e Mira, si sono già adeguati. I sindaci hanno firmato ordinanze di divieto permanente dell’uso dell’acqua dai canali . «Questi divieti», dice Valentini, «resteranno in vigore anni. Per poter cambiare la situazione bisognerà individuare chi scarica abusivamente la propria fognatura nei canali. Si tratta nella maggioranza dei casi di vecchie abitazioni di 70-80 anni che non si sono ancora adeguate alle moderne normative. Siccome pregiudicano la salute di tutti i proprietari vanno puniti pesantemente ed invitati ad adeguare gli impianti. Saranno controllate anche le attività delle aziende agricole». Dopo la grandine e il gran vento ora la salmonella. Per l’agricoltura dell’area sembrano arrivate le sette piaghe d’Egitto. E proprio dai responsabili di categoria del settore arriva un allarme. «La situazione», spiegano Fabio Livieri e Paolo Capuzzo per Coldiretti di Riviera e Miranese, «è pesantissima. Per anni i nostri agricoltori non potranno fare uso di acqua a basso costo per irrigare le loro produzioni di ortaggi. Il divieto è permanente e per utilizzare l’acqua a costo zero ora gli agricoltori dovranno sperare solo che piova, senza però che ci sia grandine o forte vento come è accaduto recentemente». Preoccupazioni sono espresse anche dalla Cia (Confederazione Italiana agricoltori). Per Coldiretti questi provvedimenti di divieto sono forse «eccessivi e rischiano di penalizzare un’area della provincia rispetto alle altre».

Alessandro Abbadir

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DOLO. Rimangono ancora alti i livelli di pm 10, ozono e biossido di azoto registrati nell’aria dalle centraline comunali posizionate in via Cairoli a Dolo, a fianco del municipio, e in via Brusaura, davanti alla sede della Protezione civile.   I dati, disponibili sul sito del Comune rivierasco, sono aggiornati fino al 4 giugno. Per quel che riguarda il mm 10 dall’inizio dell’anno ci sono stati a Sambruson 37 superamenti della media massima giornaliera (che non dovrebbero essere superata più di 35 volte in un anno solare), la media su anno civile è di 41,4 microgrammi per metrocubo contro i 40 fissati mentre il picco di rilevazione è stato registrato l’1 giugno con oltre 90 microgrammi per metro cubo. A Dolo la situazione vede 25 sforamenti della media massima giornaliera di pm 10 mentre la media su anno civile è di 41,9 microgrammi per metro cubo. Nelle rilevazioni sulla qualità dell’aria a Sambruson ci sono stati 71 superamenti della media massima giornaliera di ozono (limite annuale pari a 25 superamenti) con il picco che è stato registrato alle 20 del 28 maggio con 144,3 microgrammi per metro cubo.  A Dolo infine ci sono stati 41 superamenti di media massima giornaliera di ozono (picco alle 20 del 28 maggio con 140,6) mentre alta è la media su anno civile di biossido di azoto con 49,2 microgrammi per metro cubo contro il limite massimo fissato a 40.

Giacomo Piran

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