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Gazzettino – Pedaggi, Cav difende la stangata

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5

gen

2014

«Sull’A4 si paga meno di altrove»

STANGATA – La società Cav difende i pedaggi. Qui, il casello di Preganziol

LA CAV DIFENDE LA STANGATA, MA I CONTI NON TORNANO

AUTODIFESA – Il presidente della Cav, Tiziano Bembo, durante la conferenza stampa per rintuzzare le critiche sugli aumenti.

Il presidente Bembo: «Gli aumenti sono stati del 3,18 per cento in cinque anni. Correttivi per i pendolari? Stiamo facendo i conti…»

2,80  DA PADOVA EST A MESTRE

1,5 MILIARDI DI EURO

3,18%  L’INCREMENTO MEDIO DI TARIFFE E PEDAGGI

PRESIDENTE – Tiziano Bembo della Spa Cav sostiene che i costi per chilometro sulla Padova-Mestre anche dopo gli aumenti sono in linea con la media nazionale

TREVISO-VENEZIA – Si sborsano al casello 0,16 euro ogni “km utile

PADOVA-MESTRE   Sulla tratta il costo medio è di 0,13 euro per chilometro

Cari automobilisti, mettetevi il cuore in pace. E mettete mano al portafogli. I rincari in autostrada non ve li toglie nessuno. Perchè nel cuore del Nordest produttivo sono economicamente necessari, per pagare il Passante di Mestre. Sono in regola con la legge. Anzi, sono perfino in ritardo. E se anche il governatore Luca Zaia ha promesso una soluzione per aiutare «migliaia di lavoratori pendolari», questa si scontrerà inevitabilmente con i conti della società che gestisce il Passante e la Padova-Venezia. Ovvero con il computo di flussi e utenti che potrebbero beneficiare di eventuali sconti o abbonamenti. Altrimenti finisce come con il ministro Maurizio Lupi, che l’altro giorno ha ipotizzato gli abbonamenti con riduzione del 20 per cento, salvo poi sentirsi rinfacciare dagli autotrasportatori che è uno sconto impossibile, da 20 miliardi all’anno.
Nella sede mestrina del Cav è andata in scena, ieri mattina, la conferenza stampa di Tiziano Bembo, il presidente della società nata nel 2008 (metà della Regione Veneto, metà dell’Anas) che gestisce Pd-Ve e Passante. Nel fuoco delle critiche ci sono proprio i salassi su questa tratta, in particolare tra Padova e Mestre, dove il pedaggio è stato unificato a 2.80 euro (sia che si esca a Mirano-Dolo che a Mira-Oriago). Ed è per questo che Bembo si è affrettato a convocare i giornalisti, così da allontanare ombre e sospetti, che lambiscono Palazzo Balbi.
La società Cav spergiura che i rincari sono più contenuti che altrove e in linea con il costo/km nazionale. Sono stati benedetti dal Cipe e sono frutto del progetto del Passante, su cui non influisce il mancato arretramento della barriera di Mestre a Roncoduro. I 2 euro e 80 centesimi che pagano tutti quelli che da Padova vanno a Mirano, Mira o Mestre? «Tale pedaggio è composto da una parte derivante dalla percorrenza del sistema autostradale chiuso (Padova Est – Mirano-Dolo) e da una parte dall’interconnesso sistema autostradale aperto». Ovvero dal sistema Passante-Bretella Marco Polo, a cui vanno «altresì applicate percorrenze chilometriche aggiuntive stabilite dall’Anas in funzione del finanziamento del Passante».
Colpa di chi lo ideò e realizzò, dice Bembo. Inoltre gli aumenti sono approvati dai ministeri dei Trasporti e dell’Economia, con una rimodulazione delle tariffe che «è frutto di un lavoro pluriennale fatto in sintonia con Anas, Regione Veneto e Ministero».
Tutti nella stessa barca. Ma Cav «non ne ricava il minimo profitto – aggiunge Bembo – anzi ne ha una perdita di ricavi da pedaggio». Perchè? «Tutti gli utenti provenienti da ovest pagano un minor pedaggio in uscita alle stazioni di Mira-Oriago e Venezia-Mestre corrispondente al tratto ora totalmente liberalizzato pari a 0.50 euro». Ci sono poi gli sconti (40 per cento) per i pendolari di Mirano, Dolo, Mira, Spinea e Pianiga.
Conclusione Cav: «Il nostro sistema è in vigore dall’8 febbraio 2009 e per tre anni consecutivi – dal 2010 al 2012, per Cav – unica concessionaria in Italia – le tariffe sono diminuite. Gli incrementi autorizzati negli ultimi due anni aggiunti ai decrementi dei primi tre anni corrispondono a un valore medio d’incremento pari al 3.18 per cento». Il che sarebbe nella media degli aumenti in Italia, a parte il non trascurabile aspetto che l’ultimo balzo assume ben altro significato percentuale.
«Sono stato invitato dal presidente Zaia a studiare un sistema di mitigazione degli aumenti. Stiamo controllando i numeri e valutando l’estensione a tutti i pendolari che entrano a Padova Est e vanno a Mestre. Ma solo quando conosceremo le cifre sapremo se c’è sostenibilità economica». E l’ipotesi di una vignette per i veneti sostenuta dal governatore veneto? «Da un punto di vista tecnico tutto si può fare… Comunque le decisioni sono governative altrimenti rispondiamo di eventuali danni erariali». Sullo sfondo c’è il nodo dell’allungamento della convenzione dal 2032 al 2049. «Lo chiederemo presto e un eventuale allungamento permetterebbe di fare altri ragionamenti sulle tariffe, consentendo di spalmare il rientro dei costi in più anni». I pendolari possono attendere.

 

LE REAZIONI  «Zaia non può tirarsi fuori e fare lo scaricabarile»

VENEZIA – (G. P.) «Ma che gioco fa Zaia? Si chiama fuori dalle decisioni del Cav sulle autostrade. Ma chi li mette in quel posto gli amministratori se non la regione? E il presidente Bembo è perfino un leghista. Giocano solo allo scaricabarile». È tagliente Claudio Sinigaglia, consigliere regionale del Pd. E rincara la dose il suo collega di partito Bruno Pigozzo, vicepresidente della Commissione Trasporti in Consiglio regionale. «I nodi sono arrivati al pettine e i cittadini stanno pagando errori e negligenze programmatorie dai quali Zaia e la sua giunta non possono sfuggire».
Scende in campo anche il senatore Antonio De Poli dell’Udc. «Far gravare i pedaggi autostradali sulle tasche di tutti i veneti, anche di chi non si mette in auto, è una proposta inaccettabile». Risponde in questo modo alla proposta di Zaia di un «bollino annuale» che ricalchi il modello di Paesi come Austria e Slovenia. «Condivido il concetto di ammortizzare l’impatto e trovare una soluzione che spalmi i costi alleggerendo così il carico dei pendolari. Ma Zaia non giochi allo scaricabarile e si attivi presso Cav e Ministero perché si possa trovare una soluzione a questa stangata. In questa partita Zaia è parte in causa».
Comitati sul piede di guerra. A partire da quello per il No Valdastico Nord. «Meno male non c’è stato il via libera definitivo al prolungamento dell’A31, altrimenti, come per il passante di Mestre o per la tratta Venezia-Trieste, avremmo subito anche noi ben altri aumenti delle tariffe autostradali» ha commentato il portavoce Giuseppe Sentelli.

 

I CONSUMATORI  «Sulla tratta da Venezia a Trieste un incremento del 12.9 per cento»

Tra costi diretti e indiretti gli aumenti dei pedaggi autostradali scattati dal primo gennaio comporteranno un aggravio di 87 euro annui a famiglia. Lo affermano Adusbef e Federconsumatori nel sottolineare che l’incremento delle tariffe è pari in media al 4%, ma in alcuni casi ha raggiunto punte dell’8,28% (Strada dei Parchi), del 12,9% (autostrada Venezia-Trieste) e del 15% (autostrada Torino-Aosta). Gli aumenti, sottolineano le due associazioni dei consumatori, «risultano di gran lunga superiori al tasso di inflazione e avranno pesanti ripercussioni su tutti prezzi, andando a sommarsi alla ormai insostenibile pressione fiscale».
Intanto la Cna-Fita chiede un tavolo al ministro Maurizio Lupi. «È un passo avanti verso la richiesta di concretezza che l’autotrasporto e tutto il Paese hanno più volte invocato che il ministro sia disposto finalmente a rivedere, migliorandola, la questione pedaggi, riconoscendo così l’insostenibilità di simili aumenti».

 

LA POLEMICA – Il Cav sostiene invece che siamo nella media nazionale (0,06 euro)Quanto ci costa il Passante

A causa dei “chilometri virtuali” si spende il doppio rispetto alle altre autostrade

Quanto grava il “sistema Passante” sulle tariffe che pagano gli automobilisti? Se lo stanno chiedendo un po’ tutti, anche perchè l’opera autostradale fu realizzata con un sistema che teneva conto dei futuri pedaggi, moneta sonante che avrebbe consentito di pagare l’indebitamento accumulato. Il Passante incide in modo determinante, in alcuni tratti comporta un costo al chilometro che è più che doppio rispetto al costo medio delle autostrade italiane: fino a 0,16 euro al chilometro.
Eppure ieri Tiziano Bembo, presidente Cav, ha assicurato il contrario, sostenendo che nel tratto maggiormente incriminato, da Padova Est a Mestre, siamo «in linea con i valori chilometrici nazionali». Ovvero con 0,07 euro al chilometro. Ecco il suo ragionamento: «Il totale complessivo dei chilometri pedaggiati è pari a quasi 45 chilometri con una conseguente tariffa media unitaria chilometrica, ottenuta dividendo il pedaggio di 2,80 euro per i 44 chilometri e 650 metri (somma dei chilometri fisici e virtuali), pari a 0,06 euro al chilometro». Il problema sono quei chilometri “virtuali” (Tangenziale di Mestre, Bretella per l’Aeroporto e Passante stesso) che gravano sull’utenza anche se un automobilista entra a Padova Est ed esce dopo pochi chilometri a Mirano.
Dice Bembo che prima del Passante (2009) la Padova-Mestre costava agli utenti 2,20 euro e oggi 2,80, ovvero solo 60 centesimi in più. E non ha nascosto che il Passante pesa. Ma ha rimarcato: «Da Rovigo a Padova pagano 3,40, 2,60 euro da Treviso Sud a Mestre. Sono pendolari diversi questi?». E ha contestato calcoli giornalistici secondo cui da Padova a Mestre il costo per chilometro è di 0,22 euro, ovvero il triplo del costo medio nazionale. «Siamo ben lontani da quelle cifre» ha concluso.
In realtà l’ombra del Passante sulle tariffe è un macigno che moltiplica gli esborsi. Nel tabellone di questa pagina si può leggere quanto costa spostarsi nel Nordest. Per tutte le tratte, eccetto quello che gravitano nell’area Padova-Venezia-Treviso, siamo nella media nazionale del costo per chilometro. Il calcolo non va fatto solo sui chilometri effettivamente percorsi, ma – come avverte Autostrade per l’Italia nel suo sito – sono conteggiati «oltre ai km tra casello e casello, i km degli svincoli, delle bretelle di adduzione e dei tratti autostradali liberi prima e dopo il casello che sono stati costruiti e sono gestiti dalla Concessionaria autostradale». A questo va aggiunta l’Iva al 22 per cento e si applica «l’arrotondamento, per eccesso o per difetto, ai 10 centesimi di euro». Il risultato sono i «chilometri utili al fine del pedaggio».
Con questo calcolo da Padova Sud a Bologna (98 Km utili) i 6,80 euro equivalgono a uno 0,06 al chilometro. Idem nel tratto da Padova Ovest a Verona Est (75 km utili) o a Piovene Rocchette (62 km utili); oppure da Venezia Est fino a Udine Sud (110 km utili) o a Tarvisio (210 km utili), dove il costo/km è pari a 0,08 euro). E se da Verona Nord andiamo a Vipiteno (209 km utili) il costo è di 0,07euro.
Cosa accade invece nel “triangolo del salasso”? Da Treviso Sud a Venezia (A27) si pagano 2,60 euro per 16 chilometri utili (quelli effettivi sono meno della metà), il che equivale a un costo di 0,16 euro/km. Il che è più del doppio degli 0,07 euro/km della media nazionale. Da Padova Est a Venezia (A27) per 40 km utili si pagano 6,30 euro, pari a 0,13 euro/km. Da Padova Est a Mestre, Mirano e Mira (21 km utili per tutte e tre le tratte) siamo a 0.13 euro/km, anche se i chilometri utili sono rispettivamente 20, 12 e 18.
Se Cav indica «45 chilometri pedaggiati» su tutto il sistema Passante, evidentemente lo può fare. Ma così gli automobilisti pagano il Passante non a tariffe di mercato, ma a tariffe gonfiate. Che conteggiano non solo i chilometri “virtuali”, ma anche le percorrenze chilometriche aggiuntive stabilite a suo tempo dall’Anas, quando il Passante fu progettato e realizzato. Nonchè quello che ieri il presidente Tiziano Bembo ha definito «il cosiddetto “isopedaggio” tra vecchio tracciato e nuovo, al fine di evitare che l’utenza continuasse ad usufruire della tangenziale anzichè del Passante».
Il risultato pratico sta nel differenziale per chi percorre la Padova-Mestre (0,13 euro al chilometro) o la Treviso Sud-Venezia A27 (0,16 euro al chilometro) rispetto a chi si deve muovere nelle altre aree del Nord est o dell’Italia.

G. P.

 

AUTOSTRADA Cav replica alle critiche: «In 5 anni pedaggio salito solo di 60 centesimi»

Mirano “stangata”, Spinea si salva

Mirano-Padova Est: 2.80 euro. Spinea-Padova Est: 1.60 euro. Tiziano Bembo, presidente di Cav, ieri è intervenuto per chiarire la situazione tariffaria autostradale difendendo le scelte della società. «Gli adeguamenti tariffari sono stati a lungo studiati, erano inevitabili e sono equilibrati. La differenza tra Mirano e Spinea? Per i pendolari il problema non si pone, abbiamo studiato le tariffe agevolate apposta». L’aumento del 250% sulla tratta Mirano-Padova ha provocato feroci proteste ma Bembo non ci sta: «A gennaio 2009 la Venezia-Padova costava 2.20 euro, a gennaio 2014 costa 2.80 euro. In cinque anni il pedaggio è salito solo di 60 centesimi»

«Inaccettabile l’ennesimo aumento dei pedaggi»

L’ACCUSA  «L’aumento del 250% sulla Mirano-Padova è inaccettabile»

LA DIFESA  «In cinque anni il pedaggio è salito solo di 60 centesimi»

Ecco le nuove tariffe in vigore dal 1. gennaio. La tratta Mestre-Dolo rimane gratuita

Le nuove tariffe sono entrate in vigore dal 1.gennaio. Mirano-Padova Est è passata da 80 cent a 2.80 euro, Mirano-Padova Zona Industriale da 90 cent a 2.90 euro, Mirano-Padova Ovest da 1.60 euro a 3.60 euro. La tratta che va da Mestre a Dolo-Mirano resta gratuita. Si abbassa il pedaggio della Mestre-Padova Est, che passa così da 3.30 euro a 2.80 euro. Per chi imbocca il Passante a Crea, la tratta Spinea-Padova Est è salita da 1.50 a 1.60 euro.

(g.pip.)

 

Caro casello, un abisso tra Spinea e Mirano

Ma Cav difende le sue scelte: «Adeguamenti equilibrati e per i pendolari il problema non c’è»

Le foto con i due scontrini girano da tre giorni su Facebook, in poche ore quelle due ricevute sono diventate il simbolo di una politica tariffaria che molti utenti definiscono «assurda e iniqua». Mirano-Padova Est: 2.80 euro. Spinea-Padova Est: 1.60 euro. La domanda circola da mercoledì: «Chi me lo fa fare di imboccare l’A4 a Mirano, quando posso prendere il Passante a Spinea e pagare meno?».

Silvano Checchin, sindaco di Spinea, ha subito fiutato il problema: «Non vorrei che gli ingorghi di Vetrego ora si spostassero a Crea, la situazione va monitorata: i caselli devono essere scelti in ottica trasportistica, non tariffaria».

Tiziano Bembo, presidente di Cav, ieri è intervenuto proprio per chiarire la situazione e difendere ogni scelta fatta: «Il tornello di Vetrego era un problema ed è stato giusto eliminarlo, ma non penso che ora il traffico sia stato semplicemente spostato. Gli adeguamenti tariffari sono stati a lungo studiati, erano inevitabili e sono equilibrati. La differenza tra Mirano e Spinea? Per i pendolari il problema non si pone, abbiamo studiato le tariffe agevolate apposta».

In effetti i pendolari della zona hanno diritto ad uno sconto del 40% sulla Mirano-Padova Est: pagheranno così 1.70 euro, e l’utilizzo del Passante porterebbe ad un risparmio di soli 10 cent a viaggio. Per i non pendolari, invece, prendere il Passante sarà molto più conveniente. L’aumento del 250% sulla tratta Mirano-Padova ha provocato feroci proteste, Bembo risponde in modo netto: «A gennaio 2009 la Venezia-Padova costava 2.20 euro, a gennaio 2014 costa 2.80 euro. In cinque anni il pedaggio è salito solo di 60 centesimi, e nel frattempo è stato costruito il Passante».

Già, il Passante: Bembo spiega che i piani finanziari di Cav sono inevitabilmente legati ai costi per la realizzazione di questa infrastruttura: «Cav, società partecipata di Anas e Regione, ha l’obiettivo di ripianare la spesa di 1,2 miliardi per il Passante e per tutte le opere complementari fin qui realizzate. I primi adeguamenti tariffari ci sono stati solo l’anno scorso. Abbiamo la concessione autostradale fino al 2023, contiamo di allungarla fino al 2050 per diluire le spese e quindi poter andare incontro all’utenza». Eppure, ai pendolari di Miranese e Riviera, questo aumento non va proprio giù: «È vero, pagano 2.80 euro ma molti godono pure del tratto gratuito fino a Mestre – replica il presidente – Ricordo che sui 44 chilometri da noi gestiti il costo è di sei centesimi a chilometro, sotto la media nazionale».

 

AGLI SPORTELLI CAV – Corsa per l’abbonamento annuale. Ben 85 richieste in due giorni

Corsa agli sportelli Cav per sottoscrivere l’abbonamento annuale destinato ai pendolari: in due giorni sono già pervenute 85 richieste. Per ora gli sconti sono rivolti ai residenti di Mirano, Spinea, Mira, Dolo e Pianiga, Bembo però non esclude che in futuro le agevolazioni possano essere allargate agli utenti che vivono in altri Comuni del Miranese e della Riviera, ma pure nell’area mestrina. Lo stesso discorso vale per alcuni Comuni del Padovano e del Trevigiano, come ad esempio Preganziol.

«Stiamo valutando questa possibilità, che poi ovviamente dovrebbe essere approvata dal Ministero – conferma il presidente di Cav -. Ne ho già parlato con il governatore Zaia, presto incontrerò alcuni sindaci. Bisogna avere pazienza e valutare bene i flussi di traffico».

Per i prossimi mesi, dunque, gli sconti saranno limitati alla Mirano-Padova Est: i pendolari andranno a pagare 1.70 euro, comunque più del doppio rispetto agli 80 cent pagati fino al 31 dicembre. Gli utenti interessati devono sottoscrivere un contratto «Telepass Family», poi dovranno fare almeno 20 transiti (anche 10 entrate e 10 uscite) in autostrada dal giorno 1 al giorno 31 di un mese. L’abbonamento è riservato ai veicoli di classe A. Per ottenere l’abbonamento l’utente dovrà compilare un modulo ritirabile ai Centri Servizi Cav o scaricabile sul sito di Cav, consegnando il tutto personalmente ai Centri Servizi Cav.

«Il nostro piano era pronto già da marzo, volevamo partire dal 1.giugno ma il Ministero ci ha indicato di attendere gennaio, il mese in cui tradizionalmente scattano gli adeguamenti tariffari. Il via libera è arrivato alle 18.20 del 31 dicembre» spiega Bembo. Prevedendo un assalto agli sportelli, Cav ha deciso di tenere aperta la propria sede alla barriera di Venezia-Mestre sia oggi che il prossimo weekend.

(g.pip.)

 

DOMENICALINO DI LINO TOFFOLO

«Per non lasciar fuori Venezia dai balzelli vuoi vedere che faranno il pedaggio sui ponti?»

“Stiamo lavorando per voi!“. “Per chi?”. “Non possiamo fare i nomi!”. Ci hanno talmente abituati alle cattive notizie che, senza, temevano andassimo in crisi di astinenza. E allora, a mezzanotte, inizio anno nuovo, hanno aumentato con entusiasmo i pedaggi autostradali! “Grazie! Che bravi ragazzi!”. Soprattutto dove passano più macchine: pendolari ecc. Ma non serve il commercialista come per le tasse, perché – casellanti sempre meno – fai tutto da solo: bastano braccia lunghe e snodabili: i braccia corte devono scendere “Che ridere!”. E adesso ci sarà il sociale balletto delle agevolazioni? Carri funebri? “Gratis”. Auto blu? “Neanche parlarne”. Taxi, camion ecc. Un bel carnevale! E al Sud? “Si paga meno, perché non riescono a terminarle! Ogni chilometro uno stop “Pedaggio privato locale!”. In più (esperienza) quando le cinture di sicurezza sono state obbligatorie se le sono stampate sulle magliette “fantasia!”. E perché Venezia – senza macchine – non rimanga fori dal gioco, forse ci sarà un pedaggio per la “bella” Strada nuova e Mercerie, e su tutti i ponti. “Gratis solo a nuoto!”. Gli studiosi dicono che lo fanno, o per far camminare gli anziani in autostrada o per far andare gli italiani all’estero! Di sicuro c’è la ripresa… la ripresa in giro!

 

MOBILITA’ – Il presidente Capuis: «Sconcertati dai disservizi sorti con il nuovo orario cadenzato»

Il trasporto pubblico provinciale veneziano è al primo posto in Italia ma l’orario cadenzato dei treni è un servizio inadeguato. L’aumento del pedaggio autostradale, inoltre, è inaccettabile perché finisce con il pesare sempre sulle tasche degli automobilisti già tartassati.

Giorgio Capuis, presidente dell’Aci Venezia, si schiera al fianco dei pendolari che protestano per il fallimentare avvio dell’orario cadenzato dei treni voluto dalla Regione.

«Se questa innovazione – osserva Capuis – doveva servire a sperimentare forme di mobilità integrata in vista del completamento dell’Sfmr, non possiamo che rimanere sconcertati di fronte ai troppi disservizi causati all’utenza. Credo che ai cittadini non interessi tanto sapere di chi sono le responsabilità ma pretendano di avere un servizio ferroviario adeguato ai tempi visto anche i costi sostenuti dalla collettività per finanziarlo. L’integrazione del trasporto pubblico gomma-ferro è priorità assoluta, ma è necessario che i sistemi funzionino entrambi, altrimenti la gente continuerà a preferire l’uso dell’auto privata».

Da una recente indagine il trasporto pubblico veneziano risulta essere un’eccellenza italiana. «Secondo la ricerca commissionata da Aci alla Fondazione Caracciolo, il trasporto pubblico veneziano risulta essere il più veloce d’Italia. Un primato (22,1 chilometri all’ora) condiviso con Perugia e Trento. Chiediamo a chi ne ha le competenze di far funzionare anche quello ferroviario».

Pendolari e aumenti: dal 1 gennaio crescita esponenziale per i pedaggi autostradali. Un balzello che pesa. «L’aumento del pedaggio è inaccettabile perché finisce con il pesare sempre sulle tasche degli automobilisti già tartassati – prosegue Capuis – È ora di finirla di spremere questo settore ogni qualvolta si rende necessario far quadrare i conti pubblici. Lo scorso anno le famiglie veneziane, pur provando a risparmiare riducendo l’uso dell’auto hanno speso quasi 3.500 euro del bilancio familiare. La spesa per l’auto è una tassa a cui tutti sono chiamati: non solo per i 204 euro di costo medio del bollo, ma per gli oltre 1.637 euro di benzina, 738 euro di assicurazione, 280 euro di manutenzione, 224 euro di garage e parcheggio, 176 di pedaggi autostradali, 110 di multe. In questo modo si sta mettendo a rischio anche la sopravvivenza di un comparto, quello dell’automobile, fondamentale per la nostra economia. E il crollo dell’immatricolazioni di nuove auto lo sta a dimostrare».

 

Gazzettino – Caos treni: i pendolari fanno i conti

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2014

LA LETTERA – Nel mirino la tratta di 53 chilometri fino a Vicenza penalizzata dal 15 dicembre

«Tempi di percorrenza doppi: con l’orario cadenzato servono 94 minuti, prima ne bastavano 48»

LA PROTESTA «Viviamo disagi intollerabili»

Una lettera all’assessore regionale alla mobilità, Renato Chisso per manifestare tutto il disagio legato alle evidenti e costose criticità dopo l’avvio dell’orario cadenzato per chi giornalmente percorre la linea Montebelluna-Vicenza, soprattutto al mattino: l’hanno firmata decine di pendolari, studenti e lavoratori che non sanno più a che santo votarsi per affrontare quello che sta diventando ogni giorno che passa un calvario.

«Una sola considerazione basti a chiarire il quadro: -denunciano- alcuni anni fa la percorrenza mattutina si attestava, nella migliore tratta del mattino Montebelluna-Castelfranco sui 48 minuti; dal 15 dicembre l’attuale tratta si attesta sui 94 minuti. La differenza di tempo tra 48 e 94 minuti è poco meno del doppio: davvero un primato per una percorrenza di 53 chilometri. È questo record di qualità di vita il nuovo servizio ai lavoratori e studenti veneti che giornalmente si recano alle loro sedi di lavoro e studio?», si chiedono i disperati utenti ferroviari.

«Per raggiungere Vicenza da Montebelluna la genialità dei dirigenti di Trenitalia ed Rfi è di favorire il transito su Padova, -aggiungono poi- utilizzando i treni Eurostar che permettono sì di risparmiare qualche minuto, sborsando però in un anno circa il triplo di un attuale abbonamento annuale: davvero una grande soluzione sul piano dei costi e del pubblico servizio. Di fronte a questa situazione quali sono i miglioramenti che la mobilità regionale intende adottare?».

Sono poi elencate alcune criticità che si stanno evidenziando con il nuovo orario cadenzato sulla linea Belluno – Padova: «Mancanza di un treno da Belluno a Padova nella fascia pendolare mattutina, attualmente oltre al primo treno 5851 vi sono altri 2 treni che arrivano a Padova entro le 8.30; questi, da Cornuda in giù, sono sempre molto affollati e servono gli studenti universitari e nel tratto Alano di Piave – Castelfranco gli studenti delle superiori. Presumiamo -rilevano i firmatari- che l’unico treno alle 7.03 da Cornuda non potrà servire tutti gli utenti e creerà una condizione di sovraffollamento. Non fermando più a Levada sarebbe opportuno venisse istituita una corsa bus integrata (MoM) che possa raccogliere gli studenti di Covolo e Levada (almeno una decina delle superiori) che si troveranno completamente non serviti dal servizio di trasporto pubblico».

Si lamenta poi la mancanza di un treno nella fascia pendolari pomeridiana alle 16.29 da Padova a Belluno: «Oltre a creare un buco di partenza da Padova per il rientro di studenti e lavoratori si ha anche un buco di coincidenza per chi nel pomeriggio voglia rientrare da Venezia/Treviso in quanto a Montebelluna non trova il treno corrispondente».

 

FERROVIE – Per il sindacalista Romeo, dovevano essere messi a disposizione nuovi convogli

«Disagi sui treni? Colpa della Regione»

PORTOGRUARO – Se sulla Portogruaro-Treviso sono ricomparsi i vecchi locomotori diesel “668”, sulla Portogruaro-Venezia sono in buona parte spariti i moderni “Taf”, entrati in servizio a fine degli ’90, ed anche i “Vivalto” comparsi all’inizio del duemila, sostituiti dai vecchi “navettoni”. Tra i disagi del nuovo orario ferroviario cadenzato c’è da annoverare anche un deciso arretramento in quanto a comfort.

«Tutta colpa della Regione che non ha rispettato gli impegni per l’avvio della orario cadenzato – protesta Nicola Romeo del sindacato Fast -. Dei 20 treni completi Flirt Stadler promessi ne sono arrivati solo la metà. Altro che Trenitalia, il buon avvio dell’orario cadenzato, con il grande aumento di treni giornalieri, era legato all’arrivo di questi nuovi convogli svizzeri che non sono arrivati. Inadempiente il fornitore svizzero, inadempiente la Regione».

Secondo il sindacalista, il programma del cadenzamento sulla Venezia-Trieste prevedeva lo spostamento di “Taf” e “Vivalto” sulle linee meno frequentate, e l’inserimento su questa linea dei nuovissimi “Stadler” proprio per le esigenze dell’orario cadenzato. «Non essendo arrivati è saltato tutto con i disagi che si sono visti – riprende Nicola Romeo -. Le Ferrovie sono state così costrette a tirar fuori dai magazzini anche i materiali più vecchi, inserendoli nelle linee del cadenzamento per cercare in qualche modo di far fronte alla richiesta».

Il presidente veneto Luca Zaia accusa però il personale di Trenitalia di non aver collaborato per alleviare i disagi. «Zaia ha sbagliato a disdire il contratto con Trenitalia – sostiene Romeo -, in quanto le responsabilità dei disagi sono dovute al mancato arrivo dei materiali che la Regione aveva promesso. L’assessore Chisso lo sapeva e, per questo, aveva chiesto di attendere fino a maggio. Riguardo al personale di Trenitalia, che in realtà ha fatto il massimo, c’è da osservare cosa ha combinato la società regionale Sistemi Territoriali: oltre a non aver assunto tempestivamente tre macchinisti sta facendo ricorso, per i contratti a progetto, a personale in pensione delle Ferrovie anziché ad assunzioni di giovani».

M.Mar.

 

Dopo l’appello del sindaco di Mira ora prende posizione anche il senatore M5S Giovanni Endrizzi

VENEZIA «No al nuovo Canale Contorta-S. Angelo e alla sua attuazione con la Legge Obiettivo, esistono alternative, la prima fra tutte quella di fermare le grandi navi prima che entrino in laguna». L’appello lanciato nello scorso novembre dal sindaco di Mira, Alvise Maniero, diventa ora una mozione al Senato del senatore M5S Giovanni Endrizzi. Una mozione presentata ieri mattina in Municipio a Mira.

«Va bocciata – ha detto Endrizzi- la decisione presa a Palazzo Chigi, che vede uniti il ministro Lupi il Presidente della Regione Veneto Zaia e il presidente del Porto di Venezia Paolo Costa che punta all’escavo del nuovo canale Contorta, dalla Marittima al Canale dei Petroli, come unica soluzione al problema dei transiti delle grandi navi a San Marco».

«E va bocciata la recente delibera della giunta regionale per l’attuazione di questo progetto con la Legge Obiettivo, perché elude le valutazioni ambientali di garanzia (Vas, Via, Aia) e la concertazione con gli enti locali della gronda lagunare», aggiunge Luciano Claut assessore all’urbanistica di Mira.

«Il Movimento 5 Stelle – prosegue Endrizzi- ha presentato una mozione che impegna il governo a rispettare le leggi speciali per Venezia».

Per Endrizzi la «Marittima non è adeguata alle nuove dimensioni del sistema crocieristico. Nè migliore è l’ipotesi di scalo a Marghera, senza spazi di manovra, a ridosso del petrolchimico».

Il Movimento 5 Stelle propone una alternativa. «È possibile – afferma Claut – senza scavare canali, fermare le Grandi navi in Bocca di Porto del Lido; e portando lì, dalla Marittima o da Tessera, i passeggeri con mezzi lagunari panoramici, che manterrebbero l’appeal del transito in laguna o a S. Marco e porterebbero occupazione. La presenza di una centrale elettrica sull’isola artificiale del Mose, potrebbe facilitare il cold ironing, cioè l’alimentazione da terra delle navi».

(a.ab.)

 

E i “padroncini” smentiscono il ministro Lupi

Filippin: «Prima il caos dei treni, ora la stangata decisa da Cav»

VENEZIA – Il rincaro delle tariffe è una mazzata per gli automobilisti, i pendolari, gli autotrasportatori. Infatti, è subito un diluvio di reazioni da parte di esponenti politici ed economici. Che rispondono criticamente anche a Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti, che ha proposto «l’introduzione subito di un sistema di abbonamenti anche sul sistema autostradale con l’obiettivo di ridurre i costi del 20 per cento». Secondo le associazioni di categoria è impraticabile. Paolo Uggè, presidente Fai Conftrasporto: «Chi paga i 20 miliardi necessari?».
Sul territorio veneto è un fioccare ininterrotto di proteste. Rosanna Filippin, segretaria regionale del Pd: «Prima il caos degli orari ferroviari, adesso la stangata da parte della società che fa capo alla Regione: Luca Zaia riduca gli aumenti autostradali». Antonio De Poli, senatore Udc: «Le autostrade venete hanno subito rincari record, mentre alcune aree del Paese sono state “graziate”. Il governo riveda gli aumenti».
E dal palazzo della Regione si fanno sentire Dario Bond e Piergiorgio Cortelazzo, del Pdl-Nuovo Centrodestra. «Il Passante deve restare una strada a servizio dei veneti, le tariffe non possono diventare proibitive e lo stesso discorso vale per le tratte venete della Società Autostrade». Chiedono la convocazione della commissione Trasporti regionale. «Una cosa è certa, un pendolare da Padova Est a Mestre nel 2014 non può spendere mille euro in più all’anno rispetto al 2013, è uno stipendio medio che si volatilizza. Il nostro non è un no pregiudiziale, ma un appello perché ci si muova con gradualità».
E da Roncade, il deputato Pd Simonetta Rubinato fa quattro conti per le famiglie costrette a trasportare periodicamente in ospedale malati di tumore. «Per chi deve raggiungere Padova o Verona, entrando a Treviso Sud, il costo fra andata e ritorno, considerando pedaggio e carburante, varia fra i 30 e i 50 euro. Con quattro viaggi la settimana, si arriva a 500-800 euro mensili. Bisogna riconoscere agevolazioni a chi deve recarsi in centri di cura fuori dalla provincia di residenza».
Infine, Stefano Valdegamberi, consigliere regionale ex Udc, attacca Flavio Tosi, presidente della A4 Holding (ex Serenissima) che ha definito «inevitabili» gli aumenti. «Non provi a scaricare le colpe su altri, perchè da quasi un decennio a comandare in autostrada è la Lega».

 

Gli aumenti dei pedaggi danneggiano soprattutto pendolari e autotrasportatori

LA STANGATA – I forti rincari messi in atto dalle società concessionarie ostacolano la mobilità nell’area destinata all’integrazione

“Balzelli” autostradali record, scacco alla Città metropolitana

PASSANTE – L’arteria che ha risolto i problemi del traffico nell’area di Mestre è costata più di un miliardo di euro.

2.80  È IL COSTO IN EURO

1.000  EURO IN PIÙ

«Ma questo è un balzello che colpisce pesantemente il reddito mensile di decine di migliaia di pendolari che si spostano nell’area metropolitana centrale del Veneto». Beppe Caccia, gianburrasca razionale della politica veneziana (e non solo), disvela con un termine di derivazione antica, il paradosso che interseca la riforma amministrativa che ancora non c’è e la politica tariffaria praticata sulla pelle di chi è già abituato a muoversi nel Veneto, in treno o in auto, come in un agglomerato urbano diffuso. Perchè il balzello iniquo, in un tempo lontano, veniva imposto nel momento in cui un viandante o una merce entravano in una città, protezionismo di un’economia nient’affatto liberale.
Invece, questa imposizione continua lungo le vie di comunicazione autostradali che vanno da Vicenza a Treviso, da Padova a Venezia, assomiglia tanto, in una logica di Città Metropolitana nascente, a una tassa per un cittadino che si trasferisca da un quartiere all’altro di una realtà territoriale condivisa. Come se a un veneziano fosse chiesto, sul Ponte della Libertà, di pagare per entrare a Mestre. O viceversa. Come se un padovano dovesse aprire il portafogli per spostarsi da piazza delle Erbe alla Zona Industriale. È l’effetto dei rincari d’inizio anno per gli automobilisti e dei nuovi orari, accoppiati agli annosi disservizi, per i pendolari dei treni.
Tutto in nome di logiche di bilancio, tutto in regola con le norme, perfino benedetto dalla legge di stabilità. Ma il risultato è ciò che conta: muoversi per lavoro o studio, per diletto o necessità, è più difficile e più caro. E pensare che la legge di riforma delle città metropolitane è in dirittura d’arrivo, approvata alla Camera a fine anno, attende solo il voto in Senato. La Letta-Delrio potrebbe modificare la geografia del Veneto, a partire da Venezia e provincia, per proseguire con accorpamenti di altre realtà territoriali, sugli assi Verona-Vicenza-Rovigo o Padova-Treviso. E questo rende più irridenti gli aumenti tariffari che si stanno abbattendo sugli automobilisti. A partire dalla stangata sulla Venezia-Padova che, come ha ammesso il presidente di Cav, Tiziano Bembo, «serve a pagare il Passante».
Giorni fa Luigi Brugnaro, past president di Confindustria Venezia, ha scritto al Gazzettino trionfante: «L’anno nuovo porta in dote la Città metropolitana di Venezia, un obiettivo al quale abbiamo lavorato a lungo». Gli imprenditori hanno bisogno della libertà di movimento e delle integrazioni (che semplifichino) come dell’aria che respirano le loro aziende. E nella legge nuova di zecca è scritto (articolo 1, comma 2) che tra le finalità delle Città metropolitane ci sono «lo sviluppo strategico del territorio», nonchè la «promozione e gestione integrata di servizi, infrastrutture e reti di comunicazione». E all’articolo 9, comma 1, lettere b), c) e d), si elencano pomposamente «le seguenti funzioni fondamentali»: «mobilità e viabilità», «pianificazione territoriale di strutture di comunicazione», «strutturazione di sistemi coordinati di gestione dei servizi pubblici».
Per il momento ci sono i rincari che il comitato Opzione Zero di Mira bolla con comunicati di fuoco che attaccano anche il progetto della Orte-Mestre e annunciano un dossier sul Passante «con le spericolate operazioni finanziarie della Cav e i possibili collegamenti con il cosiddetto “sistema Veneto” al centro delle inchieste della magistratura».

«La stangata è il risultato di dieci anni di mitologie delle grandi opere e del project financing, serviti ad ingrassare i profitti del sistema politico-affaristico di imprese come la Mantovani. Ricordate come i Galan e gli Zaia glorificavano il Passante e la nascita di Cav spa come straordinario esempio di “federalismo autostradale” e ci raccontavano la balla che tutto sarebbe stato pagato dai privati?» denuncia Beppe Caccia. Ovviamente in attesa di repliche da parte degli interessati.

Giuseppe Pietrobelli

 

Il “reggente” Ivo Rossi: «La Regione si prenda le proprie responsabilità. Veneti non tutelati»

«La Regione si prenda le sue responsabilità». Ad andare all’attacco è il vicesindaco reggente Ivo Rossi che spara a zero contro l’aumento delle tariffe autostradali.
«Sarebbe importante che la Regione studiasse una salvaguardia per chi, residente nell’area metropolitana, fa un uso sistematico delle autostrade tra Padova, Venezia e Treviso – spiega Rossi da sempre sostenitore della Città metropolitana- : le tecnologie ci sono, occorre stabilire se Zaia e la sua Giunta siano in grado di sostenere questa volontà». «Dopo tanti proclami da parte del Governatore del Veneto – rincara la dose il primo cittadino – sarebbe ora che arrivasse un segnale forte di attenzione verso chi in Veneto ci vive, sul fronte dei trasporti tra i diversi quartieri della grande area metropolitana che si snoda lungo l’asse dell’A4 e del Passante». «Chiediamo a Luca Zaia di tradurre in fatti il suo »Prima il Veneto”. La Cav è controllato a metà dalla Regione ed a metà dall’Anas: la Regione potrà fare qualcosa o è sempre compito di qualcun altro? Questa volta alibi non ce ne sono” dice ancora Rossi che poi conclude polemicamente: «Non vorremmo che, dopo aver vessato le aziende di trasporto pubblico comunale e provinciale, con riduzione dei trasferimenti regionali a fronte di costi crescenti, la mannaia della Regione penalizzasse ulteriormente proprio quei cittadini, che almeno a parole, voleva privilegiare».

 

Il vicesindaco Simionato: «Una contraddizione e uno smacco al progetto delle aree integrate»

«Una contraddizione, uno smacco alla città metropolitana». Così il vicesindaco del Comune di Venezia, Sandro Simionato, a proposito dell’aumento dei pedaggi autostradali del 250 per cento e dell’entrata in vigore dell’orario cadenzato dei treni.
«Se per le autostrade si sa che l’aumento è anche legato alla realizzazione del passante di Mestre – prosegue Simionato – per quanto riguarda i treni non c’è una giustificazione. E qui appare evidente come sia necessaria una redistribuzione delle competenze a livello territoriale, perchè gli enti locali sono tagliati fuori da queste manovre e non hanno margine di intervento».
Insomma, una contraddizione per l’idea di città metropolitana che tutti a parole vorrebbero veder realizzata, ma che di fatto si scontra con tante forme di sgretolamento del territorio, anche per quanto riguarda la mobilità.
Nel frattempo la Regione ha deciso di disdire il contratto di servizio con Trenitalia che però rimarrà valido per tutto il 2014 e anche per l’anno successivo, in attesa del bando per un nuovo gestore.
«Certo – conclude Simionato – ma per altri due anni che cosa dobbiamo fare? Aspettare il treno sperando che arrivi o, meglio, che parta quando serve? La mobilità è uno degli assi portanti della città metropolitana, bisogna garantire nel territorio la massima celerità negli spostamenti della popolazione. Questi interventi vanno invece nella direzione opposta e rappresentano una grande contraddizione».

 

Giovanni Manildo: «Spingere la PaTreVe. Gli aumenti non aiutano servono agevolazioni»

«La mia opinione è che la mobilità nell’area della PaTreVe debba essere incentivata non ostacolata. E l’aumento delle tariffe non aiuta di certo. Mi vedrò con il sindaco di Padova e di Venezia per parlare di questo problema. Stiamo pensando a come introdurre delle tariffe agevolate per i pendolari anche se una soluzione andrebbe chiesta alla Regione e a Zaia». Giovanni Manildo, sindaco di Treviso, parte da un presupposto: la PaTreVe esiste già nei fatti anche se non ancora da un punto di vista giuridico. Ed esistono anche i flussi di persone che si spostano da Treviso a Padova e Venezia o che fanno il tragitto inverso per andare a lavorare o per raggiungere la propria abitazione. La città metropolitana è quindi una realtà con cui fare i conti e la politica dell’aumento delle tariffe, nel caso dei pedaggi dell’autostrada, va nella direzione contraria. «Sì, questi aumenti vanno dalla parte opposta rispetto al percorso giuridico intrapreso – continua Manildo – sono convinto che non sia questo quello di cui ha bisogno la nostra area, ma di una politica che renda ancora più fluida una mobilità che già esiste e ha proporzioni rilevanti. Tra Treviso, Venezia e Padova la gente si sposta per motivi di lavoro o di famiglia. Per questo sono rimasto molto colpito dalla notizia dei rincari sulle autostrade. E anche sugli orari dei treni e la loro frequenza avevamo posto delle questioni ben precise a Chisso. Con gli altri sindaci ci parleremo ragionando sulla possibilità di introdurre delle agevolazioni. Anche se poi la questione andrà girata alla Regione».

 

«Bloccate subito gli aumenti sulla Dolo-Padova»

Mozione del capogruppo dell’Udc di Venezia Simone Venturini, subito appoggiata dal consigliere Beppe Caccia

Il Capogruppo del Unione di centro in Consiglio Comunale di Venezia, Simone Venturini, è intervenuto con una mozione contro gli aumenti delle tariffe autostradali nella tratta Dolo-Padova e sulla mancata realizzazione dell’arretramento ad ovest del casello di Villabona. «Gli aumenti sono inaccettabili per modalità e per entità – secondo Venturini – L’utilizzo dell’automobile e dell’autostrada, specie nelle tratte utilizzate dai pendolari, non può diventare un lusso per pochi.» Venturini chiede al Consiglio Comunale di assumere una posizione netta: «CAV e Regione congelino immediatamente gli aumenti nell’attesa di un serio piano per la mobilità nell’area metropolitana Patreve e dell’arretramento della barriera di Villabona, operazione già prevista ma mai realizzato».
Anche il Consigliere comunale della lista “In Comune” Beppe Caccia chiede «il congelamento immediato degli aumenti dei pedaggi autostradali». Secondo Caccia «la stangata è il risultato prevedibilissimo di dieci anni di mitologie delle grandi opere e del project financing, narrati come strumento risolutivo dei problemi della mobilità in Veneto. Ricordate come i Galan e gli Zaia glorificavano la realizzazione del Passante e la nascita di CAV SpA come straordinario esempio di “federalismo autostradale” e ci raccontavano che tutto sarebbe stato pagato dai privati? E invece pagano i cittadini.»

 

Nuova Venezia – Salasso pedaggi. La Venezia-Padova.

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2014

Caro-pedaggi, interviene Zaia

Intanto cresce la protesta di pendolari, autotrasportatori e sindaci

Zaia: «Una soluzione in aiuto ai pendolari»

Risposta al nostro appello: Cav potrebbe pagare il Passante in più anni

Il ministro Lupi: sistema di abbonamenti per ridurre l’impatto dei rincari

VENEZIA – Spalmare il rimborso del Passante di Mestre su un arco più lungo di tempo: dal 2032 al 2050. È questa la strada cui stanno lavorando la Regione e la Cav per alleviare l’impatto delle tariffe sui pendolari della Venezia-Padova, letteralmente infuriati dal balzo dei pedaggi introdotto dal primo gennaio. Il governatore Luca Zaia prende a cuore l’impegno: «La soluzione per i pendolari dell’auto è l’unica cosa cui sono interessato in questo momento» spiega raccogliendo l’appello del direttore di questo giornale. Anche il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ammette che «il sistema delle concessioni deve essere rivisto», anche alla luce del calo del traffico automobilistico. Per il Passante di Mestre il calo c’è stato, anche se inferiore alla rete autostradale italiana: nel 2012 hanno solcato il Passante 38 milioni e mezzo di veicoli, con una media giornaliera di 105.454 veicoli, che hanno garantito 105 milioni di euro di pedaggi. Il calo registrato è stato del 5 per cento. Anche il 2013 si è chiuso con un calo, di poco inferiore al 5 per cento, portando i ricavi da pedaggio a una quota di poco superiore ai cento milioni di euro. Il ministro Lupi si spinge più in là e annuncia: «L’introduzione subito di un sistema di abbonamenti anche sul sistema autostradale per le categorie che sono più deboli, pendolari e autotrasportatori. Se riuscissimo con il sistema dell’abbonamento a ridurre i costi del 20 per cento avremmo ridotto di molto l’impatto degli aumenti». La stangata del pedaggio sulla tratta principale del Veneto gestito dalla Cav (più 13,55% dal 2013, più 6,26% dal 2014) ha scatenato una rivolta contrassegnata dalla unanimità: pendolari, trasportatori, sindaci, comitati e forze politiche giudicano «eccessivo» l’aumento e «inopportuno» questo momento, invocando meccanismi di agevolazioni e gradualità. Ma il nodo, come spiega il presidente di Cav Tiziano Bembo, è legato alla modalità con cui è stato realizzato il Passante di Mestre. Un investimento (1,2 miliardi di euro) destinato ad essere rimborsato in larghissima parte dai pedaggi applicati agli utenti. Dopo quasi quattro anni di tariffe congelate, sono scattati gli aumenti, che in due anni hanno raggiunto il 20 per cento. Ma il punto che «impicca» Cav a tenere alte le tariffe (il Passante è l’autostrada dai pedaggi più cari d’Italia) è legato alla scadenza della concessione del Passante: il 31 dicembre 2032, data entro la quale deve essere restituito il debito. Una durata «anomala» perché tutte le concessioni autostradali sono mediamente quarantennali, per consentire ai concessionari il ritorno degli investimenti strutturali e di manutenzione. La data, all’epoca dell’apertura del Passante, non era stata scelta a caso: ma legata alla scadenza della concessione Anas. Una proroga non appare impossibile, magari in cambio di nuovi investimenti strutturali sulla rete: un’ipotesi di progetto ci sarebbe già, la quarta corsia sul tratto Padova Est/Mestre. In questo modo Cav potrebbe rimodulare il proprio debito non più sui 23 anni inizialmente previsti ma su un periodo di 41 anni. Solo attraverso una nuova scadenza potrebbero trovare posto le agevolazioni per i pendolari che anche il governatore Luca Zaia si starebbe impegnando a trovare.

Daniele Ferrazza

 

IL GOVERNATORE

L’IMPEGNO A CERCARE ALTERNATIVE

Impegno del presidente della Regione: «La Cav studierà una soluzione»

di LUCA ZAIA – Egregio Direttore, ho letto la sua lettera aperta sugli aumenti tariffari della rete gestita da Cav e devo dire che la sua preoccupazione per le ricadute monetarie sui pendolari della gomma è anche la mia. Per questo motivo ho già chiesto al presidente di Cav, Tiziano Bembo, di lavorare pancia a terra per identificare rapidamente una soluzione a favore di migliaia di lavoratori che non trovano nel servizio ferroviario, e su questo mi trova d’accordo, una valida alternativa allo spostamento in auto. La soluzione per i pendolari dell’auto è l’unica cosa cui sono interessato in questo momento. Tuttavia, vorrei fare qualche chiosa alla sua garbata lettera. Partirei dal concetto che siamo fra due fuochi: da un lato la necessità di trovare soluzioni utili al territorio e che tali soluzioni siano meno onerose possibile per i cittadini, dall’altro l’obbligo di rispettare ciò che prevedono le leggi di uno Stato centralista e miope, senza dimenticare gli equilibri economici delle società controllate che – come noto – io pretendo siano in assoluto equilibrio. Premesso che Cav attende ancora che lo Stato (sì, sempre quello Stato – rappresentato in questo caso dal Ministero dello Sviluppo Economico – al quale e dal quale chiediamo con sempre maggior forza autonomia) rimborsi più di 100 milioni di contributo per la realizzazione del Passante, sarà bene dire ai pendolari che, se anche gli amministratori di Cav volessero estendere dal giorno alla notte la scontistica, non potrebbero farlo. Perché ogni atto in materia tariffaria deve passare al vaglio, ma soprattutto all’approvazione, di un organismo (anche questo saldamente centralista) che si chiama Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Vorrei anche chiarire, a onor del vero, che il progetto iniziale del Passante non prevedeva nessuna ipotesi di sconto, e che è stata proprio questa Presidenza regionale a farsi carico di una prima tranche di agevolazioni cui lei già accennava nei servizi odierni del suo giornale. Questo insomma ho ereditato, e questo ora devo gestire col massimo dell’intelligenza possibile e con un occhio attento alle tasche di chi non ha alternative alla strada per andare e tornare dal lavoro o svolgere le sue attività. Ma anche con uno sguardo non secondario alla sana gestione economica della concessionaria: come noto, io voglio società ben gestite, anche perché i costi poi li paghiamo tutti, pendolari della gomma compresi. Quando gli attuali vertici di Cav si sono insediati, nel 2012, c’era la bellezza di quasi un miliardo di debiti, già ridotto in appena un anno di quasi la metà. Scontiamo, insomma, il peso della indubbia indispensabilità di un’opera come il Passante che però ha distratto l’attenzione dagli oneri che ricadono sui territori, dalla gestione economica dei concessionari e dalle ricadute sociali indotte da un sistema trasportistico sicuramente squilibrato a favore della gomma. Il Ministro Lupi ha proposto forme di abbonamento per pendolari e professionisti della strada. Forse il titolare delle Infrastrutture ha preso ad esempio quanto abbiamo fatto con la Pedemontana che, al contrario del Passante, prevedeva già nel progetto originario una esenzione totale per 15 anni dei residenti nei comuni limitrofi. Ma anche in questo caso, i profondi cambiamenti apportati al progetto (da un nastro di cemento sul piano campagna si è passati a una superstrada che corre per il 70 per cento “in trincea”, con conseguente corredo di tangenziali, bretelle, allacciamenti, ecc) e gli aumentati costi dell’opera, hanno costretto a ridurre l’esenzione, portandola al 50 per cento della tariffa ordinaria, salvando però la gratuità per pensionati e studenti. Va riconosciuto infine che è dal 2009 che le tariffe Cav non vengono aggiornate, che le opere van pagate, che Roma è latitante, e che – sarà bene ricordarlo –, prima della realizzazione del Passante, Mestre era un imbuto che determinava un vero e proprio caos viario in tutto il Nord-Est. Sperando di aver dato una risposta non vaga ma attenta al merito della questione che riguarda migliaia di nostri corregionali, La ringrazio per lo stimolo e sappia che la terrò aggiornata sullo sviluppo della situazione.

 

LA REPLICA

GLI AUMENTI SONO ABNORMI

Il costo a chilometro era già adeguato gli ultimi aumenti sono abnormi

di ANTONIO RAMENGHI – Ringrazio il presidente Luca Zaia per la sollecita e articolata risposta e, soprattutto, per l’impegno preso affinché la Cav, «pancia a terra», trovi «rapidamente una soluzione a favore di migliaia di lavoratori». Perché questo è il punto che ci interessa pur dando atto di tutte le osservazioni del presidente riferite alla storia del passante, ai soldi non arrivati da Roma, ai vincoli di un sistema ancora troppo centralistico. Il punto, qui e ora, è questo: gli aumenti decisi dalla Cav sono abnormi. A pedaggio pieno di 2,80 euro, il costo a chilometro della tratta Padova est- Mirano Dolo risulta essere di 0,22 centesimi (2,80 diviso 12,30 km). Bene: il costo a chilometro della tratta Padova-Roma risulta essere di 0,07 centesimi (34,90 diviso 500 km): siamo a oltre tre volte tanto. Se poi si calcola il percorso di 20 chilometri, cioè sino alla barriera di Mira-Oriago il costo a chilometro resta alto, pari a 0,13 centesimi. Cioè il doppio del costo per Roma. Anche gli abbonamenti riservati ai residenti di alcuni Comuni non sono certo a buon mercato: a 1,68 euro il costo a chilometro sulla tratta Padova Est-Mirano Dolo risulta essere di 0,13 centesimi, cioè ancora il doppio di quanto costino i chilometri per andare a Roma. E scende a 0,084 se si considera la tratta sino a Mira-Oriago. A ben vedere dunque il pedaggio che non è stato aumentato dal 2009 era già allineato al valore attuale di 0,07 a chilometro della tratta Padova-Roma. È per queste cifre e questi conti che insieme a pendolari, autotrasportatori e cittadini veneti attendiamo con fiducia lo sviluppo della situazione e il frutto del lavoro della concessionaria che porti a rivedere le decisioni prese. Tanto più che Roma (per bocca del ministro delle infrastrutture Maurizio Lupi, come riferiamo in queste pagine) sembra essersi accorta di averla fatta grossa a beneficio dei concessionari e a carico dei cittadini.

 

La minaccia dei camionisti «I tir sulle strade statali»

Trasportatori sul piede di guerra: l’idea di una gigantesca “operazione lumaca”

Pd e Ucd all’attacco, Bond e Cortelazzo (Ncd): «Tariffe, serve gradualità»

VENEZIA – Altro che città metropolitana: gli aumenti ai caselli autostradali del Nordest mettono definitivamente questa parte d’Italia fuori mercato. Ad affondare il coltello nella piaga è la categoria dei trasportatori, che minacciano di boicottare il Passante e mettere su strada normale il traffico pesante.

«Gli aumenti sono ingiustificati e rischiano di mettere l’autotrasporto regionale definitivamente fuori mercato» spiegano Michele Varotto, vicepresidente nazionale dei trasporatori Confartigianato, e Nazzaeno Ortoncelli, presidente regionale di Confartigianato trasporti.

«Sulla Venezia-Trieste l’aumento riconosciuto è del 12,9%. Se questo è il modo di sostenere il nord est produttivi, è inutile lamentarsi se poi scoppia la protesta».

Ortoncelli lancia la provocazione di una «operazione lumaca» su vasta scala con il traffico pesante che potrebbe decidere di non usare l’autostrada e percorrere la viabilità ordinaria.

Gli fa eco anche il presidente dei trasportatori di Confindustria Belluno, Mauro Formenti: «Aumenti sconsiderati, una tassa occulta che graverà sui bilanci delle aziende di trasporto. Bisognerebbe reagire con iniziative forti, come il boicottaggio delle autostrade, che provocherebbe l’intasamento delle strade normali».

Ma è una gragnuola di reazioni, soprattutto contro il balzo del pedaggio sulla Venezia-Padova: «Il governatore Luca Zaia ha perso l’ennesima occasione per far valere il suo slogan ‘Prima i veneti': la Lega fermi la stangata della Cav e salvi le tredicesime dei veneti» sintetizza il senatore Udc Antonio De Poli.

Il più caustico è Beppe Caccia, consigliere comunale veneziano della Lista «in Comune»: che chiede il «Congelamento immediato degli aumenti dei pedaggi, applicati furtivamente nella notte dell’ultimo dell’anno, è il minimo». Secondo Caccia con questi aumenti cade la maschera sui «dieci anni di mitologia delle grandi opere e dei project financing» e della «narrazione» che ha avuto come grandi interpreti l’assessore Renato Chisso e l’ex governatore Giancarlo Galan.

«Reazioni negative anche dal Partito Democratico: «Prima il caos degli orari ferroviari, ora la stangata autostradale – ricostruisce Rosanna Filippin, segretario regionale –. Insomma, due bocciature nel giro di pochi giorni per la Regione».

E Bruno Pigozzo, consigliere regionale del Pd, aggiunge: «Arrivano al pettine i nodi di un ventennio di politiche sbagliate su mobilità e infrastrutture: il Veneto è la prima regione d’Italia per aumento delle tariffe autostradali e agli ultimi posti per efficienza».

Corrono ai ripari anche capogruppo e vice del Nuovo centrodestra in Regione, Dario Bond e Piergiorgio Cortelazzo, che chiedono «gradualità e responsabilità» a Cav e una riunione urgente della Commissione trasporti. «Il Passante deve restare una strada a servizio dei veneti e quindi le tariffe non possono diventare proibitive. Una cosa è certa, un pendolare nella tratta Padova Est-Mestre nel 2014 non può spendere mille euro in più all’anno rispetto al 2013, è quasi uno stipendio medio che si volatilizza».

E Stefano Valdegamberi (Futuro Popolare): «Incredibile che il sindaco di Verona motivi i rincari dei pedaggi autostradali dell’A4 con la necessità di colmare i debiti, visto che da quasi un decennio a comandare in autostrada è la Lega, prima con Manuela Dal Lago, poi con Attilio Schneck ed ora con Flavio Tosi».

(d.f.)

 

LA SCHEDA/LA STORIA DEL PASSANTE

Un miliardo di investimento: lo ripagano gli utenti

VENEZIA – Quattro anni di lavori, quasi un miliardo e duecento milioni di euro di investimento, 32 chilometri che hanno avvicinato il Veneto e reso «europei» i tempi di percorrenza del Veneto centrale. In precedente, l’attraversamento avveniva attraverso la tangenziale di Mestre, a due corsie, le cui code e incolonnamenti erano diventati la barzelletta d’Italia. Aperto l’8 febbraio 2009 e inaugurato dall’allora premier Silvio Berlusconi, il Passante di Mestre è stato realizzato con la procedura della Legge obiettivo e grazie ai poteri speciali assegnati al commissario, l’ingegnere polesano Silvano Vernizzi. I costi: 986 milioni per l’opera stradale (più Iva), dei quali 284 a carico dello Stato e 702,5 che dovranno essere recuperati dai pedaggi. 103 milioni sono stati investiti nelle opere complementari, circa 200 milioni per gli espropri. A realizzare il lavoro un consorzio di imprese, la Passante di Mestre scpa, cui il socio di riferimento era Impregilo (con il 42%) e che vedeva la presenza anche di Grandi Lavori Finconsit, Fip Industriale, Cooperativa Muratori e Cementisti C.M.C., Consorzio Cooperative Costruzioni, Consorzio Veneto Cooperativo, Serenissima Costruzioni. La Cav, società concessionaria controllata per il 50% dalla Regione Veneto e per il 50% dall’Anas, ha il compito di rimborsare l’investimento attraverso i pedaggi e un sistema di finanziamento del debito. La Cav è guidata dal presidente Tiziano Bembo (espressione della Regione), dall’amministratore delegato Piero Buoncristiano (Anas) e dagli amministratori Eutimio Mucilli, Fabio Cadel e Giampietro Marchese. Quest’ultimo, consigliere del Pd in Regione, è dimissionario dal 10 aprile scorso ma non è mai stato sostituito.

(d.f.)

 

Rossi chiama Orsoni: fermiamo i rincari

I sindaci: «Questi aumenti sono la negazione dell’area metropolitana».

Manildo: «Sì ad abbonamenti per pendolari»

PADOVA «Chiamerò il collega Orsoni perché il problema esiste e c’è bisogno di trovare una soluzione». Ivo Rossi, sindaco reggente di Padova, preannuncia un’iniziativa congiunta dei tre sindaci della PaTreVe (l’area metropolitana Padova-Treviso-Venezia) per bloccare il salasso dei pedaggi autostradali. E (in attesa del pronunciamento di Orsoni) trova manforte fin da subito in Giovanni Manildo, primo cittadino di Treviso per cui «siamo di fronte a rincari molto forti, troppo forti in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo. L’idea di concedere delle agevolazioni effettive ai pendolari mi pare assolutamente sensata». Rossi e Manildo sono i primi a concordare sul fatto che simili pedaggi, che comportano esborsi fino a millequattrocento euro all’anno per chi usa l’autostrada tutti i giorni per lavoro, sono la negazione del progetto stesso di area metropolitana allargata a tutte e tre le province, di cui loro stessi stanno parlando da mesi e che figura nei rispettivi programmi. Collegamenti autostradali a prezzi folli, fra i più cari d’Italia, e treni perennemente in ritardo, pochi e spesso scassati, spezzano in due la PaTreVe, anzichè contribuire a realizzarla. Eppure le comunicazioni dovrebbero essere la prima caratteristica di un’area metropolitana che esiste nei fatti, come dimostrano tutti gli studi in materia di pendolarismo, dai dati Ocse a quelli in possesso dell’Ufficio statistico della Regione. Dati da cui emerge che il 96 per cento degli spostamenti quotidiani per lavoro o per motivi di studio, da Padova, Venezia e Treviso, si concentra proprio nell’area che raggruppa le tre province. Solo un misero 4% sfocia fuori di questa area o in altre regioni (elaborazione Centro Studi Sintesi su dati Istat). «Su questo non c’è dubbio e proprio perciò ci dovrebbero essere servizi adeguati – annuisce Ivo Rossi -. Il tema delle tariffe è centrale. Non possiamo tollerare costi insopportabili per chi lavora, specie in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo. Qui non parliamo di spostamenti per turismo ma per necessità. E quindi la previsione di forme di abbonamento agevolato per chi lavora è un’idea su cui si può lavorare». Ora Rossi è assente per qualche giorno di riposo ma preannuncia che al suo rientro in ufficio chiamerà Orsoni per proporgli un’iniziativa congiunta: «In periodi difficili ci si richiede capacità di lettura ed esercizio della fantasia per trovare soluzioni. Le tecnologie ci sono – continua -, occorre stabilire se Zaia e la sua giunta siano in grado di sostenere questa volontà. Dopo tanti proclami, chiediamo a Zaia di tradurre in fatti il suo “Prima il Veneto”. Non vorremmo che, dopo aver vessato le aziende di trasporto pubblico comunale e provinciale, la mannaia della Regione penalizzasse ulteriormente proprio quei cittadini, che almeno a parole, voleva privilegiare». Manildo dice di aver trovato «simpatico» il tweet di Malvestio che commentava di «pedaggismo federale»: «Questo è un aumento tutto deciso qui in regione e mi pare in controtendenza rispetto a tutta una politica che puntava a favorire i trasporti in ambito locale. Già c’erano le polemiche sui nuovi orari dei treni, ora questi rincari: bisogna trovare una soluzione. Sì, dunque, ad agevolazioni effettive per i pendolari e non piene di complicazioni come quelle di cui stanno parlando».

Enrico Pucci

 

CONSIGLIO COMUNALE «Cav e Zaia congelino gli aumenti»

Mozione di Venturini: inaccettabili perché colpiscono i pendolari 

MESTRE – Il Comune di Venezia in prima fila nel chiedere alla Regione di congelare gli aumenti imposti da Cav per A4 e Passante. Lo chiede il capogruppo Udc Simone Venturini che ha depositato ieri una mozione che sollecita l’azione del Consiglio comunale. «Gli aumenti dei pedaggi autostradali applicati nottetempo in Veneto sono inaccettabili per modalità e per entità. L’utilizzo dell’automobile e dell’autostrada, specie nelle tratte utilizzare dai pendolari, non può diventare un lusso per pochi», dice. «Questo aumento, forse pensato per rimpinguare le casse societarie a spese dei pendolari, non solo non risolve il problema del “tornello” di Vetrego, ma rischia di intasare tutta la Riviera del Brenta di automobili dirette da Padova a Venezia e viceversa». Colpa, dice Venturini, del «mancato arretramento ad ovest del casello di Villabona; di questo fallimento qualcuno dovrà rispondere». Venturini chiede che il Consiglio comunale inviti Regione e Cav a congelare gli aumenti in attesa di «un serio piano per la mobilità nell’area metropolitana tra Venezia, Padova e Treviso e dell’arretramento della barriera di Villabona».

E ottiene subito l’appoggio di Beppe Caccia (In Comune): «Condivido e sottoscrivo la mozione presentata da Venturini», dice. «Il congelamento immediato degli aumenti dei pedaggi autostradali, applicati furtivamente nella notte dell’ultimo dell’anno da Cav sulle grandi arterie che interessano direttamente il nostro comune, è il minimo che possiamo chiedere. Si tratta di un balzello che colpisce pesantemente il reddito mensile di decine di migliaia di pendolari che si spostano ogni giorno nell’area metropolitana centrale del Veneto. La stangata è il risultato prevedibilissimo di dieci anni di mitologie delle grandi opere e del project financing, narrati come strumento risolutivo dei problemi della mobilità. Nella dura realtà sono serviti ad ingrassare i profitti del sistema politico-affaristico di imprese come la Mantovani SpA, a spese sempre e comunque dei cittadini»

(m.ch.)

 

I CASELLI DEL PASSANTE – Spinea teme per il traffico «Qui tariffe inferiori»

MIRANO – Spauracchio traffico per i comuni del Miranese. Con l’autostrada così cara i sindaci ora temono l’invasione di auto e camion sulla viabilità ordinaria. Così, alle proteste dei pendolari si aggiunge la rabbia dei primi cittadini, costretti a parare le solite decisioni calate dall’alto. Parando, tra l’altro, anche i colpi di chi ora accusa proprio i sindaci di non essersi fatti sentire abbastanza nei mesi scorsi, in vista dei prospettati aumenti.

«Becchi e bastonati, di nuovo», afferma Maria Rosa Pavanello, sindaco di Mirano, che con la fascia tricolore aveva sfilato la scorsa primavera a fianco dei cittadini di Vetrego, per chiedere l’eliminazione dell’odiato “tornello”: «Ci spieghino com’è stata calcolato questo aumento, perché questo importo è così alto e cosa ne pensano al Ministero dei trasporti. Durante i vari incontri istituzionali per risolvere la situazione di Vetrego, non si è mai parlato di queste cifre».

Da Spinea Silvano Checchin si dice pronto a far sentire la propria voce nelle sedi opportune: «Siamo di fronte a una politica tariffaria che non unifica i costi», afferma, «il sistema Passante andava usato in ottica “trasportistica”, non tariffaria. Ci troviamo di fronte a due caselli, Spinea e Mirano, così vicini e con disparità così elevate di costi per l’utenza. Spero che anche la differenza di disagi ora non si capovolga e il traffico venga dirottato tutto a Spinea». Sono timori che tuttavia si materializzano nei commenti dei pendolari, infuriati per il salasso d’inizio anno. Tra i commenti, molto in voga è il paragone con l’estero. «Le autostrade in Austria e Svizzera costano 40 euro e viaggi tutto l’anno», scrive un automobilista, «la Padova-Venezia, andata e ritorno, 5,60 euro al giorno: in due settimane costa più della “vignetta” annuale (il bollino per viaggiare in autostrada oltralpe, ndr)». «Da 0,80 euro a 1,20 era ancora accettabile, ma così diventa un furto. Abbandonerò l’autostrada e passo in Riviera», promette un pendolare. «Usiamo le statali, ci stanno massacrando», incita un altro. «2,80 euro per 20 chilometri sono un furto. D’ora in poi eviterò l’autostrada ogni volta che sarà possibile e faccio i migliori auguri ai comuni che ospitano la viabilità ordinaria». Sono proteste che non risparmiano neppure il metodo. Per mesi, nelle maglie dei continui rinvii, Cav ha spiegato che l’aumento sarebbe stato preceduto da un’adeguata campagna informativa. Il rincaro improvviso del 1. gennaio invece ha il sapore della beffa: nessun messaggio nei giorni precedenti, né sul sito della società, né sui pannelli in autostrada.

Filippo De Gaspari

 

Petizione sui nostri siti: già 600 firme che chiedono alla Regione di intervenire 

Seicento firme alla nostra petizione in favore dei pendolari, quota raggiunta alle 21: è stata una partenza sprint quella dell’appello lanciato dai siti internet dei quotidiani veneti del Gruppo Espresso affinché la Regione intervenga per ridurre il salasso nei confronti di chi è costretto a viaggiare per lavoro in autostrada, nell’area metropolitana compresa fra Padova, Venezia e Treviso. L’aumento dei pedaggi autostradali, scattato il primo gennaio, comporta infatti un aggravio di costi per recarsi al lavoro che raggiunge i 1.200-1.400 euro l’anno. La società concessionaria della tratta autostradale è la Cav, controllata al 50% dalla Regione Veneto e per l’altra metà dall’Anas. L’appello-petizione lanciato ieri sul sito del mattino di Padova, Nuova Venezia e Tribuna di Treviso chiede che il governatore Zaia intervenga affinché la concessionaria regionale torni sulle sue decisioni o almeno valuti la possibilità di attivare anche per i pendolari di Padova, Treviso e Mestre forme di abbonamento tali da escludere ulteriori aggravi. Aderire alla petizione è molto semplice: basta lasciare il proprio nome e cognome e un recapito di posta elettronica e il consenso al trattamento dei dati. È poi possibile leggere i nomi di tutti coloro che hanno sottoscritto l’appello.

 

VETREGO – Incidente alla rotatoria Traffico in tilt per un’ora 

VETREGO – A che serve eliminare il tornello se a creare il caos basta un banale incidente? È così che ieri mattina a Mirano si è ripiombati nella paralisi attorno al casello di Vetrego. Lo schianto alle 11.30 alla rotonda tra via Porara e via Caltana. Coinvolti una donna di 63 anni di Mira e un ventiduenne di Mirano, entrambi portati in ospedale. Le loro condizioni non sono gravi. Secondo la polizia locale di Mirano la donna, M.G., proveniente da Scaltenigo al volante di una Chevrolet Aveo, si è immessa in rotonda da via Caltana proprio mentre da Vetrego sopraggiungeva la Opel Corsa del giovane miranese di 22 anni, anche in questo caso M.G. le sue iniziali. Secondo i rilievi pare che il giovane non abbia rispettato la precedenza, colpendo in pieno la Aveo e finendo con la Opel Corsa sopra lo spartitraffico. Molti i danni alle auto, per fortuna lievi le contusioni dei due conducenti. Pesanti invece le ripercussioni sul traffico, soprattutto in uscita dall’autostrada. La rotonda è rimasta chiusa per un’ora e il traffico è andato in tilt.

(f.d.g.)

 

Gazzettino – Niente treno, esplode la rabbia

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2014

PROTESTA – Il nuovo anno ha portato subito disagi per i pendolari sulla linea Bassano-Venezia

SALZANO Ancora disagi con l’inizio del nuovo anno per i tanti pendolari

«Soppressi due convogli e ritardi nei giorni seguenti, adesso basta»

«Trenitalia mi ha fatto il primo regalo del 2014: due treni soppressi di primo mattino, ho dovuto correre in bus e arrivare al lavoro in ritardo. Buon anno». Rabbia e sarcasmo sono i due sentimenti che si mescolano sulla pagina Facebook «Pendolari Salzano-Robegano», dove quotidianamente gli utenti segnalano i disagi sulla linea Bassano-Venezia.

«La mattina del 1.gennaio sono andata a lavorare ma ho subito trovato la bella sorpresa – scrive una donna -. Arrivata in stazione a Noale ho scoperto che erano stati soppressi sia il treno delle 7.02 che quello delle 7.26. Il primo treno utile era alle 9.02, peccato che il mio turno di lavoro cominciasse alle 8. Ho dovuto chiedere a un collega di sostituirmi». Per arrivare a Piazzale Roma nel modo più rapido possibile, la donna ha dovuto prendere il primo autobus disponibile. E per fortuna si trovava a Noale, visto che a Salzano la linea Actv che porta a Venezia è decisamente carente. «Il biglietto dell’autobus dovrebbe esserci rimborsato da Trenitalia» sbotta la signora.

Ricevuta questa segnalazione, il comitato di pendolari ha subito scritto alla Regione per sapere se sono previste agevolazioni sui biglietti del bus in caso di soppressione dei treni: la risposta non è ancora arrivata, in ogni caso una soluzione del genere appare praticamente impossibile visto che Actv e Trenitalia sono due aziende differenti.

Altri ritardi sono stati segnalati nei giorni seguenti, con la furia dei pendolari che cresce ora dopo ora. Alla vigilia di Natale il comitato e l’amministrazione comunale hanno inviato alla Regione un accurato schema con le proposte di modifiche d’orario: «Nessuna corsa aggiuntiva, solo una miglior distribuzione degli orari dei treni che fermano a Salzano all’ora di punta» spiegano i pendolari. «Anche nel periodo di feste abbiamo continuato a ricevere notizie di vari disagi – conferma il sindaco Quaresimin -. Le modifiche proposte vanno incontro alle richieste degli utenti senza stravolgere nulla, attendiamo una risposta positiva».

 

Sulla linea Treviso – Portogruaro

Treni, ora attaccano i presidi  «Basta penalizzare gli studenti»

CARRETTE – Sulla linea Portogruaro-Treviso le Ferrovie utilizzano le vecchie automotrici diesel

FERROVIE I maggiori disagi per chi utilizza la linea Portogruaro-Treviso

«Basta penalizzare gli studenti»

I presidi delle scuole superiori in campo per denunciare i problemi dei nuovi orari

Sono gli studenti della Treviso-Portogruaro i pendolari più penalizzati dal nuovo orario ferroviario. Si soffre anche sulla Venezia-Trieste e sulla Casarsa-Portogruaro, ma per gli studenti della Portogruaro-Treviso è una vera pena se si considera che, per garantire le linee elettrificate più importanti, le Ferrovie hanno tirato fuori dai magazzini le vecchie automotrici diesel.
Disagi, soprattutto negli orari di arrivo a Portogruaro, che i capi d’istituto non hanno potuto lasciar correre redigendo un documento che evidenzia le diverse criticità. Sono circa 20 i ragazzi di Annone Veneto (è in arrivo una petizione) che per recarsi a lezione in treno sono costretti ad arrivare a Portogruaro quasi un’ora prima, quando la scuola è ancora chiusa. Per il ritorno, poi, nei giorni con la sesta ora di lezione devono attendere un’ora e mezza, arrivando a finalmente a casa per le 16. tra l’altro senza alcuna possibilità alternativa con la corriera, pena il pagamento di un nuovo biglietto in quanto non c’è più l’accordo tra Trenitalia e La Marca. Disagi anche per gli studenti di Motta di Livenza ed Oderzo, che usano gli stessi treni per raggiungere Portogruaro. Non va meglio per gli studenti che devono raggiungere Treviso: a causa del nuovo orario, dal 16 dicembre perdono regolarmente la prima mezz’ora di lezione. Va un po’ meglio per i pendolari che usufruiscono delle altre tratte.
Nel documento dei dirigenti scolastici, curato dal preside Lorenzo Zamborlini dell’Istituto Marco Belli, si evidenzia che: «Sulla Portogruaro-Venezia, il treno regionale in arrivo a Portogruaro alle 7.55 è troppo a ridosso dell’inizio delle lezioni e i pendolari da Meolo, Ceggia e Lison arrivano in ritardo a scuola. Sulla Portogruaro-Treviso l’unico treno utile per l’ingresso a scuola arriva alle 7.17, in notevole anticipo rispetto all’avvio delle lezioni, con un disagio che si aggrava nei mesi invernali. E, ancora, sulla Portogruaro-Casarsa l’unico treno utile per l’ingresso a scuola arriva alle 7.26, in notevole anticipo rispetto all’avvio delle lezioni, mentre sulla Portogruaro-Trieste, l’unico treno regionale utile arriva ancora prima, cioé alle 7.23 – proseguono i presidi -. Infine, lo spostamento dell’orario di partenza da Portogruaro per chi termina le lezioni alla sesta ora (alle 14), crea un grave problema per il rientro a Lignano in quanto non vi sono più coincidenze utili».

 

RITARDI, NO DELLA REGIONE ALLA DENUNCIA CONTRO IGNOTI

Il sindacato Orsa: «Un errore la disdetta del contratto a Trenitalia»

VENEZIA – È stato un errore disdire il contratto di servizio con Trenitalia. Lo dice l’Orsa, sindacato autonomo dei trasporti. Che a proposito delle gare avverte: «C’è il fondato rischio di cadere dalla padella alla brace, magari con una Trenitalia che non si presenta alla gara. Poi chi fa i treni: Sistemi Territoriali?».
Ezio Ordigoni, segretario confederale dell’Orsa, invita il governatore Luca Zaia a riflettere. «Gridare “a gara, a gara!” è solo un modo per scaricare sulla gestione le responsabilità di programmazione che restano in capo a chi paga il servizio. Ci vuole più equilibrio: il cadenzamento di 800 treni al giorno non lo si giudica dopo una settimana, soprattutto in presenza di una strategia di trasporto pubblico sperimentata per la prima volta in Italia. Una scelta coraggiosa, che anticipa la città metropolitana veneta di cui tanto si è discusso». E i disservizi? «Sono il risultato di un trentennale abbandono del servizio ferroviario».
E da Palazzo Balbi intanto trapela che lunedì, quando la giunta ha deciso la disdetta del contratto, l’assessore Chisso avrebbe riferito di vandalismi o di ritardi di personale come causa di alcuni disservizi. Ma la proposta di presentare una denuncia contro ignoti sarebbe stata respinta perché, nel caso, l’azione spetterebbe a Trenitalia e non alla Regione.

 

GRANDI NAVI E GRANDI OPERE

Richiesta congiunta di Pd e M5S al Senato. Casson ed Endrizzi: stop al nuovo canale

VENEZIA «Il governo ritiri il progetto di scavare un nuovo canale in laguna per le grandi navi». Non si attenua la polemica sulle navi da crociera in laguna. E mentre il ministero delle Infrastrutture spinge per inserire il progetto nella Legge Obiettivo, dunque per approvarlo con procedure speciali, aumenta l’opposizione alla nuova grande opera che dovrebbe costituire l’alternativa al passaggio davanti a San Marco. Il 23 dicembre una trentina di senatori del Pd avevano chiesto al presidente Letta di soprassedere. Adesso la richiesta è stata fatta insieme da Pd e Movimento Cinquestelle. Ieri a palazzo Madama, in conclusione di seduta, i senatori Giovanni Endrizzi (M5S) e Felice Casson (Pd) hanno chiesto al governo e in particolare al ministro dei Trasporti il ritiro del provvedimento per la costruzione del nuovo canale Contorta Sant’Angelo.

«Ogni nave da crociera inquina come 14 mila auto», ha detto Endrizzi, facendo propri gli studi del comitato No Grandi Navi, «sfiorano piazza San Marco con i serbatoi carichi di carburante. Sulle soluzioni possibili i gatti e le volpi della politica fanno i finti ciechi, ma vedono benissimo quello che a loro interessa. Il ministro Lupi, il presidente della Regione Zaia e il presidente del Porto Paolo Costa si sono già accordati per costruire il nuovo canale».

«Un’opera assurda, che aumenterebbe lo squilibrio della laguna. la legge Speciale non può essere agirata», rincara la dose Felice Casson, che da mesi si batte contro la nuova grande opera. Per allontanare le grandi navi da San Marco vanno trovate soluzioni diverse, pensando a Marghera e ad allontanare le navi incompatibili fuori della laguna».

Il Contorta, dal costo di decine di milioni di euro, è una nuova via d’acqua profonda dieci metri – invece degli attuali 2 – larga 140 e lunga 4 chilometri. Dovrebbe servire a collegare il canale Malamocco-Marghera con l’attuale Marittima, e dunque a consentire l’accesso delle navi dalla bocca di porto di Malamocco e non più dal Lido. Ma per gli ambientalisti si tratterebbe di una ferita alla laguna, con il rischio di alterare equilibri già compromessi. Dai fondali sarebbero scavati milioni di metri cubi di fanghi, e le navi resterebbero dentro. Ecco allora la battaglia per le alternative. Che secondo M5S e Pd non devono comprendere lo scavo di un nuovo canale in laguna.

Alberto Vitucci

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I pendolari avranno un aggravio di 1.200 – 1.400 euro l’anno. La Cav però è una società controllata dalla Regione: il governatore deve intervenire

PADOVA. Caro Presidente Zaia, l’aumento dei pedaggi autostradali che colpisce gli automobilisti italiani in questo inizio del 2014 (che dovrebbe vedere come sostengono a Roma la diminuzione delle tasse), nel nostro Veneto assume una particolare rilevanza specie per la massa di pendolari che si spostano da Padova a Mestre e viceversa. Per di più in una situazione che vede operare sul nostro territorio in un raggio di poche decine di chilometri ben cinque concessionari diversi, nessuno dei quali si è sottratto agli aumenti.

Una di queste società, la Cav, è controllata dalla Regione che lei presiede e proprio la Cav è titolare della concessione dei tratti autostradali più trafficati dai pendolari. Per loro si prospetta un aggravio di costi per recarsi al lavoro che raggiunge i 1.200-1.400 euro l’anno: per molti l’equivalente di un mese di stipendio, o se vuole, l’intera tredicesima. Questo aumento non è “romano”, della Roma ladrona per intenderci, ma tutto “veneto”, tutto deciso da una società che economicamente e politicamente a Lei fa capo. Ecco perché mi permetto di invitarla ad intervenire affinché la concessionaria regionale torni sulle sue decisioni o almeno valuti di attivare per i pendolari forme di abbonamento tali da escludere ulteriori aggravi, come invece prospettato ora con abbonamenti troppo onerosi. Lei sa bene che gli stipendi dei dipendenti hanno avuto e hanno dinamiche assai diverse da quelle dei pedaggi autostradali, delle assicurazioni Rca, delle bollette di luce, gas, ecc. ecc.

Ad aggravare il problema dei pendolari, è la situazione del servizio ferroviario di cui quotidianamente e amaramente diamo conto e che è inferiore per qualità e tempi di percorrenza a quello di 40 anni fa. Al punto che Lei stesso è intervenuto denunciando il contratto con Trenitalia.

Mi sono permesso di scriverle queste righe in attesa che magari i sindacati, i datori di lavoro, facciano sentire la loro voce: così non si può andare avanti. Nell’editoriale del 31 dicembre su queste colonne Francesco Jori osservava che l’anno che è appena cominciato già si annunciava carico di un aggravio a famiglia per tasse pari a 1.384 euro e, aggiungeva, «senza contare gli aumenti di tariffe e pedaggi». Che sono puntualmente arrivati facendo salire a 2.500-3.000 euro la somma totale.

Ora, caro presidente, Lei ha la possibilità di intervenire almeno nella piccola parte che le compete. Lo faccia.

Con gli auguri di un migliore 2014.

di Antonio Ramenghi

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Firma l’appello

La regione intervenga per i pendolari di Padova e Mestre.

L’aumento dei pedaggi autostradali colpisce in particolare i pendolari della tratta tra Padova, Treviso, Mirano e Mestre. Un aggravio di costi per recarsi al lavoro che raggiunge i 1.200-1.400 euro l’anno. La società concessionaria della tratta autostradale è la Cav, controllata al 50% dalla Regione Veneto e per l’altra metà dall’Anas.

Il governatore Zaia intervenga affinché la concessionaria regionale torni sulle sue decisioni o almeno valuti la possibilità di attivare anche per i pendolari di Padova, Treviso e Mestre forme di abbonamento tali da escludere ulteriori aggravi. Firma anche tu

 

LA REPLICA DI ZEN

DOLO «Pur riconoscendo al consigliere Fattoretto attenzione e competenza sulle questioni riguardanti l’ospedale di Dolo, è quasi superfluo ricordargli come l’obiettivo dei suoi attacchi sia sovente sbagliato. Infatti negli ultimi due anni non si ricorda alcun intervento pubblico della Lega Nord di Dolo, della Riviera, della provincia in difesa dell’ospedale di Dolo».

Emilio Zen, coordinatore del Ponte del Dolo, risponde così alle accuse lanciate dal consigliere leghista Giovanni Fattoretto che aveva criticato le dimissioni dei membri della commissione per la salvaguardia dell’ospedale di Dolo.

«Nessun esponente leghista, regionale o provinciale», prosegue Zen, «ha partecipato alle iniziative di questi mesi, dal corteo di ottobre all’occupazione della sala consiliare di poche settimane fa. Leghisti sono il presidente della Regione e l’assessore alla sanità che hanno sancito le scelte della maggioranza Pdl-Lega in merito alla politica sanitaria».

Zen si chiede i motivi degli attacchi di Fattoretto.

(g.pir.)

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