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Il comitato Salvioli contro il direttore dell’Asl 13: «Cardiochirurgia ha eseguito 220 interventi non 80»

MIRANO – Scontro aperto tra il comitato Carlo Salvioli e la direzione dell’Asl 13, dopo l’intervista concessa a La Nuova dal direttore generale Gino Gumirato. Il Salvioli sembra non aver gradito e parla di vertici aziendali distanti dalla realtà: «Gumirato dichiara che la Cardiochirurgia a Mirano esegue solo 80 casi l’anno. In realtà ha eseguito 220 interventi nel 2013, operando con tre cardiochirurghi per soli nove mesi, perché il reparto è stato chiuso negli altri tre. E durante due di questi tre mesi i cardiochirurghi miranesi hanno continuato a operare a Mestre concorrendo ai risultati operatori della Cardiochirurgia mestrina». A parlare è il coordinatore del comitato, Aldo Tonolo: «L’indice di produttività dei cardiochirurghi miranesi è tra i più alti delle cardiochirurgie italiane: oltre 140 interventi a testa in soli nove mesi», continua Tonolo, «sembra che il direttore non abbia informazioni aggiornate sulla Cardiochirugia e questo è preoccupante per chi deve difendere gli interessi della nostra Asl». E ancora: «Ma non basta: nell’ultimo piano aziendale il direttore pare voler ridimensionare anche Cardiologia, che nel 2012 ha fatturato ben 18,1 milioni, con una attrazione di 5,7 milioni e una fuga di soli 1,5 milioni ». Accuse a cui Gumirato replica a stretto giro. «Polemiche sterili e dannose per una corretta comunicazione ai cittadini», afferma il direttore generale, «se il Salvioli avesse partecipato alle riunioni in comune a Mirano o all’ultima Conferenza dei sindaci, o avesse cercato i numeri depositati in commissione consiliare sanità a Mirano, avrebbe trovato proprio il dato di 220 casi annui (0,8 casi medi al giorno per261 giorni, tolti cioè sabati e domeniche)». Precisa:«Secondo il comitato Cardiologia fattura 18 milioni di euro: ma le Asl sono pagate a quota capitaria e non a tariffa per le prestazioni per i residenti. Significa che il finanziamento dell’Asl è indipendente dal numero delle prestazioni prodotte per i propri residenti». Prosegue: «Se si vanno a controllare le prestazioni rese da altre Asl ai nostri cittadini, rispetto a quelle effettuate dai nostri reparti nei confronti di residenti in altre Asl, vediamo che non ci sono grandi elementi per gioire, con un saldo passivo per l’Asl 13 che supera i 65 milioni di euro». «A fronte delle bugie», conclude Gumirato, «continueremo nello sforzo di valorizzare le eccezionali competenze che abbiamo, in una logica di area vasta veneziana e veneta».

(f.d.g.)

 

Dolo

Ritorna oggi la commissione per la tutela dell’ospedale

DOLO – Rinasce la commissione per la tutela dell’ospedale di Dolo e si riunisce già questa sera alle 18.30. Nata esattamente un anno fa, questo gruppo composto da Vincenzo Crisafi, Paolo Menegazzo, Giorgio Gei e dal sindaco Maddalena Gottardo, aveva lavorato per mesi per la difesa delle strutture del complesso ospedaliero dolese proponendo la modifica delle schede ospedaliere come l’ampliamento della Chirurgia ad h24 per sette giorni alla settimana e l’apicalità del pronto soccorso. Inoltre chiedevano che Dolo diventasse polo di medicina sperimentale di territorio. A dicembre i partecipanti avevano rassegnato le dimissioni criticando l’atteggiamento della Regione. Ora, dopo la presentazione dell’atto aziendale da parte del direttore generale Gino Gumirato ai sindaci, si è deciso di far riparte la commissione. Nell’incontro di questa sera il sindaco Gottardo relazionerà sull’atto aziendale e si dovrebbero studiare delle azioni per rimarcare la tutela del complesso ospedaliero dolese.

Giacomo Piran

 

DOLO – Il comitato rivierasco che si occupa dei temi dell’ospedale di Dolo “Bruno Marcato” attacca frontalmente la direzione dell’azienda sanitaria. «Il direttore Gumirato», spiega in una nota il comitato, «ci vuole “vendere” qualcosa che è invendibile anche a chi non capisce nulla di sanità. È l’unico direttore generale di Asl che si è inventato “una divisione tra area medica e area chirurgica” ed è stato lui a sostenere tale progetto nelle schede ospedaliere, con molti dubbi anche da parte della Regione. Basta leggere le sue osservazioni alle schede ospedaliere presentate in Regione, per verificare che la sua proposta è molto più spinta e penalizzante per Dolo di quanto non lo fosse stata quella della Regione». «Quello che diventa inaccettabile, però, è il fatto che Gumirato lo stia facendo prevedendo costi più elevati, e la razionalizzazione da lui ipotizzata avvenga solamente con i tagli a Dolo che è riferimento in un bacino di 130.000 abitanti qual è la Riviera del Brenta». Il comitato rincara la dose: «È vero che l’ospedale di Dolo non verrà chiuso, ma anziché rimanere l’attuale ospedale con gli attuali servizi, diverrà una medicina più ampia con una lungodegenza, mantenendo i servizi poliambulatoriali e diagnostici attuali. I cittadini devono sapere che per tutti gli altri servizi dovranno rivolgersi altrove, inutile nascondere la verità. È giusta e più economica questa scelta? Noi riteniamo di no, lo abbiamo dimostrato con le cifre e con i dati, Gumirato ha scelto un’altra strada». Sulla riorganizzazione della sanità è preoccupato anche il Pd mirese che con il segretario Albino Pesce ha convocato per questa settimana una riunione urgente del partito soprattutto sulla vicenda della permanenza del distretto sanitario a Mira.

(a.ab.)

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Proteste dopo l’intervista del direttore Gumirato alla “Nuova Venezia”

Pavanello: «Ora ci mostri i conti». Zecchinato: «La Regione ci sottofinanzia»

MIRANO – Sindaci in subbuglio contro il direttore generale dell’Asl 13 Gino Gumirato, dopo l’intervista rilasciata al nostro giornale sul futuro dell’azienda sanitaria. «Quello che dice Gumirato», nota il presidente della conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta, Giampietro Menin, «non sembra credibile. Quello che appare chiaro invece è un disegno regionale che punta a smembrare ed indebolire la nostra Asl. Le risposte sul finanziamento di questa azienda sanitaria le vogliamo dall’assessore regionale alla Sanità, il leghista Coletto». Sulla stessa linea il sindaco di Fossò, mentre il sindaco di Vigonovo, Damiano Zecchinato (Lega), sottolinea come: «L’Asl 13 è storicamente sotto finanziata ». Il sindaco di Campolongo, Alessandro Campalto è il più critico: «Partecipare alle Conferenze dei sindaci dell’Asl 13 è davvero poco utile se alla fine il direttore generale tira dritto per la sua strada, non tiene conto delle istanze dei sindaci e procede eseguendo ordini che arrivano dalla Regione». Il presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl 13, Fabio Livieri, invece difende Gumirato: «Queste accuse alla direzione generale sono ingenerose. Queste paure si smembramento e depotenziamento degli ospedali di Dolo e Mirano a favore si Padova e Mestre sono infondate Sembra invece che a muovere le critiche siano ordini di scuderia specie dalle segreterie del Pd». A chiedere maggior chiarezza e dati nero su bianco è il sindaco di Mirano Maria Rosa Pavanello: «Insistiamo per avere un piano economico-finanziario. Ci preoccupa sentir dire che mancano i soldi. La nostra Asl è fatta di eccellenze, perché non si pretendono i soldi che ci spettano?Non siamo in una posizione di inefficienza da poter essere relegati all’ultimo posto. Poi c’è la questione degli ospedali: non è vero che molti scelgono altre strutture: se gli ospedali non sono completi, è normale che restino i dubbi. Abbiamo il dovere di spiegare ai nostri cittadini cosa succederà: ma non basta dire “Decide la Regione”, serve un piano con dati e prospettive sulla base dei numeri». «Per mantenere le attuali strutture e la stessa modalità dei servizi», aggiunge il sindaco di Salzano, Alessandro Quaresimin, «alcuni di questi vanno messi a norma, come da anni andiamo chiedendo e per farlo servono i fondi. C’è un impegno della Regione a finanziare queste strutture, ad oggi ancora disatteso. Se non arrivano, i reparti non a norma rischiano la chiusura.Da tempo lo segnaliamo, è ora che arrivino le risposte. Le scelte positive di cui parla il direttore generale Gino Gumirato dipendono anch’esse dallo sblocco dei finanziamenti ».

Alessandro Abbadir e Filippo De Gaspari

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DOLO – Il Comitato Bruno Marcato attacca il direttore generale dell’Ulss 13 Gino Gumirato dopo la presentazione dell’atto aziendale.

In un volantino distribuito ieri fra la popolazione, si legge: «È l’unico Direttore generale di ASL che si è inventato “una divisione tra area medica e area chirurgica” ed è stato lui a sostenere tale progetto nelle schede ospedaliere, una proposta molto più spinta e penalizzante per Dolo di quella della Regione.

Gumirato trasferisce da Dolo a Mirano i vari reparti di area chirurgica presenti a Dolo, senza però trasferire quelli di area medica di Mirano a Dolo, chiamando questo valzer “specializzazione e riqualificazione”. È una concentrazione di reparti a Mirano per configurare tale ospedale come unico ospedale di rete nel nostro bacino».

(L.Per.)

 

DOLO – I consiglieri Fattoretto e Vescovi hanno depositato dodici emendamenti al Pati

Nuovo capitolo della diatriba interna nella Lega Nord in consiglio comunale a Dolo. I due esponenti del partito che hanno deciso giovedì scorso di transitare nel Gruppo Misto, Mario Vescovi e Giovanni Fattoretto, quest’ultimo referente del gruppo sanità della Lega Nord per la Riviera del Brenta, hanno depositato in comune dodici emendamenti sul Pati.

Il primo, in particolare, si riferisce all’area dell’ospedale di Dolo denominata “Villa Massari” che, secondo il Pati, dovrebbe essere riconvertita. Hanno anche allegato una lettera con la quale l’amministrazione comunale dolese, in data 10 ottobre 2013, chiedeva al Governatore Luca Zaia di non procedere alla vendita di tale area ed una copia del programma elettorale della Lega Nord che prevedeva di “mantenere le specificità ospedaliere garantendo la migliore funzionalità delle strutture esistenti”.

I firmatari dell’emendamento osservano: «Vogliamo vedere quale consigliere avrà il coraggio di dare voto contrario a questo emendamento, andando contro le proprie promesse elettorali ed avvallando la perdita di una vasta area dell’ospedale oggi adibita a servizi per il cittadino ed ad ambulatori sanitari».

 

NOALE. I sindaci di Noale, Scorzè, Santa Maria di Sala e Pianiga chiedono all’Actv di riavere la corsa per l’ospedale di Dolo. Con una lettera inviata da Michele Celeghin di Noale, i primi cittadini puntano al ritorno della linea per il comune della Riviera del Brenta, punto di riferimento per la sanità locale.

«Un progetto di ampio respiro», si legge, «a cui tutti dovremmo essere chiamati. Invece scopriamo ancora una volta che le logiche di convenienza economica hanno fatto determinato l’abolizione di corse fondamentali di bus di collegamento del nostro territorio all’ospedale di Dolo. Si tratta di corse utilizzate per lo più da persone anziane che non hanno mezzi per raggiungere l’ospedale e che chiedono a noi, amministratori locali, di farci portavoce del loro disagio. Si tratta di scelte che come al solito ricadono sulle fasce più deboli».

Per i sindaci si devono diminuire lo smog, il traffico e il consumo del territorio causato dalla costruzione di nuove strade. «Da subito», prosegue la lettera, «venga valutata la possibilità di ripristinare la situazione precedente agli interventi di ridimensionamento delle corse e auspichiamo che invece che venga valutata la possibilità di potenziare il servizio offerto».

(a.rag.)

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MIRANO – «Il piano di riorganizzazione dell’Ulss 13 non convince, la sensazione è che non vi siano le risorse economiche adeguate per un cambiamento così epocale. Chiediamo all’assessore regionale Luca Coletto di incontrare noi sindaci».

Il sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello, esprime parecchie perplessità sull’atto aziendale presentato lunedì a Mira dal direttore dell’Ulss 13, Gino Gumirato. La riorganizzazione prevede lo spostamento di vari reparti: Mirano diventerebbe polo prevalentemente chirurgico, Dolo prevalentemente medico, a Noale vari uffici direzionali.

Pavanello ha molti dubbi: «Abbiamo chiesto una relazione economica dettagliata a supporto di questo progetto perché c’è poca chiarezza. Vogliamo capire se ci sono le risorse per supportare una riorganizzazione che non indebolisca gli ospedali».

Pavanello intanto caldeggia la proposta, rilanciata un mese fa dal comitato Salvioli, di realizzare a Mirano il terzo monoblocco ospedaliero: «Realizzare il terzo monoblocco – spiega Pavanello – consentirebbe di liberare i vecchi padiglioni del Mariutto e magari venderli o affittarli per trasformarli in un’area residenziale. La proposta del comitato va considerata, la Regione dovrebbe stanziare i dieci milioni promessi ma pare che ora quei soldi non ci siano».

Ecco, dunque, l’appello a Gumirato: «Batta i pugni con la giunta Zaia».

(g.pip.)

 

 

«Niente tagli, la sanità sarà riqualificata»

Gumirato: Mirano non perderà Medicina, Dolo sarà potenziato. A Noale uffici e il “country hospital” entro fine anno

I cittadini possono stare tranquilli, non sparirà nessun ospedale anzi i servizi aumenteranno. Il nostro obiettivo è garantire la massima efficienza

Perdere un primariato non significa cancellare un reparto. Le strutture di vecchia concezione non sono utili nè sostenibili ma gli investimenti ci saranno. 

MIRANO. Sono trascorsi dieci mesi dalla delibera di giunta regionale che approvava le nuove schede di dotazione ospedaliera e territoriale. In pratica le linee guida dettate ai direttori generali delle varie Asl per la riorganizzazione della sanità nel prossimo triennio. Discussioni, polemiche, anticipazioni. L’occasione della Conferenza dei sindaci offre lo spunto per parlarne con Gino Gumirato, dal gennaio 2013 direttore generale dell’Asl 13. Per capire a che punto sia l’attuazione del programma, quali ostacoli ci sono, come cambierà – o potrebbe cambiare – la sanità, a livello ospedaliero e di servizi territoriali, nel Miranese e in Riviera.

Partiamo dal dato più evidente e che più ha scatenato polemiche: basta ospedali generici, avremo ospedali a indirizzo ben definito. Ospedale di Mirano a indirizzo chirurgico, ospedale di Dolo medico-internistico, dunque. E Noale?

«La correggo subito. L’avverbio da non dimenticare mai è: prevalentemente. Mirano sarà prevalentemente “chirurgico”, ma attenzione: la Medicina, per esempio, resta. Dolo sarà prevalentemente a indirizzo medico, internistico, riabilitativo, ma conserverà, per esempio, la Chirurgia di giornata. Ovvero la principale chirurgia della medicina moderna, non una chirurgia di serie B.

Dunque la Chirurgia resta a Dolo, per intenderci, i letti di Medicina a Mirano?

Non solo restano questi reparti, ma restano, tanto per fare un esempio, i Laboratori Analisi, la Diagnostica, la Radiologia, i Punti nascita, gli ambulatori per le visite, ovviamente i Pronto soccorso.

Nessun timore di chiusura, dunque, per l’ospedale di Dolo.

Se avessimo 240 milioni per costruirne un altro, potremmo anche chiuderlo. Dato che quei soldi non ci sono, non solo lo manteniamo, ma lo potenziamo.

Come?

I servizi in Riviera non caleranno, anzi aumenteranno. Il 67% di ricoveri nell’Asl 13 è di area medica. Dolo attrarrà, non perderà pazienti. La grande maggioranza dei ricoveri è in Lungodegenza, Medicina, Oncologia, Neurologia, Geritria. Com’è possibile che Dolo si depotenzi?

E il nuovo Pronto soccorso di Dolo?

Facciamo chiarezza una volta per tutte. A Dolo il blocco nord è totalmente a norma. Nel blocco sud ci sono grandi lavori da fare e straordinari problemi per la totale messa a norma antisismica. Il Pronto soccorso è inserito in un blocco che comprende la Radiologia, il blocco operatorio. Reparti ad altissima tecnologia. Per la sistemazione antisismica sono necessari 11-12 milioni. Al momento ce ne sono non cinque o sette, ma due. Se ce ne concedono altri, ragioniamo su cosa fare.

A Dolo arriverà anche la Lungodegenza da Noale. Il P.F.Calvi è destinato a svuotarsi?

Nessun ospedale può reggersi con un unico reparto per acuti. Lungodegenza si sposterà a Dolo, nel blocco sud. Prima dovremo fare dei lavori. Tempo previsto: 12-18 mesi.

I soldi ci sono?

C’è una richiesta di finanziamento alla Regione. Se ci accontentano tanto meglio. In caso contrario, sì, i soldi ci sono. Grazie all’utile realizzato nel 2013 siamo in grado di autofinanziarci.

A Noale allora cosa resterà?

Resteranno i servizi attuali, esclusa Lungodegenza. Al monoblocco di Noale sarà inoltre collegato l’obiettivo di razionalizzazione degli uffici della direzione che lasceranno le attuali sedi.

Noale viene indicata dalle schede come sede dell’ospedale di comunità. Conferma?

Sì, a Noale saranno attivati entro la fine del 2014 i 40 posti letto di “ospedale di comunità”, quella struttura intermedia tra il ricovero per acuti, l’intervento che prevede qualche giorno di degenza e poi sei a casa, e la residenza territoriale. È la struttura che deve dare una risposta a tutti quei pazienti, di solito over 75-80, che, al di là dell’intervento in questione, presentano poi una situazione di comorbilità, e quindi problemi di osteoporosi, diabete, altre malattie, che non vengono eliminate una volta concluso l’intervento.

Ma le schede non prevedevano 111 posti letto di ospedale di comunità da attivare? Attivati i 40 a Noale, dove sono gli altri?

Gli altri 70 comprendono posti di Urt (unità riabilitative territoriali), servizi territoriali, hospice. Al momento pensiamo di poter attivare una decina di posti letto di hospice. Abbiamo richieste da Scorzè, Stra, Dolo.

A livello territoriale dunque c’è ancora molto da fare.

Certo, sui posti letto per non acuti si può e si deve fare qualcosa. Ecco, se c’è una battaglia che i sindaci possono intraprendere è proprio questa. Premere sulla Regione perchè ne finanzi altri.

Quanti?

Il Piano locale per la non autosufficienza prevede 968 posti attivati: la Regione ne finanzia 861. In costruzione ce ne sono altri 609, tra Fiesso, Camponogara, Mira, Spinea, Vigonovo e Pianiga.

E una volta costruiti dovranno essere finanziati.

Diciamo che l’obiettivo che si deve cercare di raggiungere è questo.

Torniamo a Mirano: la Medicina e gli altri servizi non spariscono. La Cardiochirurgia è a esaurimento: concretamente cosa significa?

La Cardiochirurgia di Mirano tratta 80 casi all’anno: è una situazione non prevista da nessuna linea guida internazionale. Certo, ha un outcome eccezionale, risultati eccellenti. Concretamente cosa cambia? Il direttore sarà a Mestre, i pazienti verranno gestiti a Mestre e a Mirano, come fossero un unico ospedale. Il mix tra Mirano e Mestre non potrà che portare ad aumentare la casistica e migliorare la professionalità, già elevatissima, di ciascuno.

Prime prove di fusione tra Asl?

No, è la moderna medicina che ci porta a questo. Quello che al cittadino deve interessare è avere garantita la massima efficienza per la sua patologia. E questo oggi non si può ottenere pensando di avere tutto nell’ospedale sotto casa.

Immagino che nemmeno le Ostetricie di Mirano e Dolo siano in discussione.

Sarà tutto come ora. Il primariato sarà a Dolo. Ma quanti giorni, per capirci, dedicare a Mirano piuttosto che a Dolo spetterà solo al direttore di Ostetricia Ginecologia deciderlo.

Scorzè non fa mistero di voler uscire dall’Asl 13. Preoccupato per le spinte “secessioniste”?

Abbiamo il 20% di nostri pazienti che scelgono altre Asl. La fuga, preoccupante, c’è già. Sono i cittadini che decidono dove curarsi, al di là dei confini delle Asl. L’obiettivo è cercare di frenare questa emorragia.

Veniamo agli investimenti possibili, bilancio alla mano.

Certe cifre che girano sui fondi che avremmo in cassa sono inventate, semplicemente sono soldi che non ci sono. Noi abbiamo 6 milioni per investimenti, due milioni per nuove tecnologie, due milioni per il Pronto soccorso di Dolo, e per il trasferimento di Dialisi da Noale a Mirano 1,3 milioni, oltre ai soldi necessari per la messa a norma della Lungodegenza a Dolo. Questo quello che c’è. Detto questo, ho una lista di una ventina di interventi da sollecitare alla Regione.

Massimo Scattolin

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NUOVA VENEZIA – I sindaci: «Incontro urgente con l’assessore»

I primi cittadini di Riviera e Miranese: c’è il rischio di un depotenziamento, vogliamo garanzie

MIRA  «Vogliamo un incontro urgente con l’assessore regionale alla sanità Luca Coletto visto che non si capisce se esistono i fondi per mettere in sicurezza e a norma le strutture dell’Asl 13».

A chiederlo a gran forza sono stati ieri i sindaci del comprensorio alla conferenza dei sindaci di Riviera e Miranese che si è tenuta a Mira.

«Vogliamo capire », spiega il sindaco di Camponogara, Giampietro Menin, «come mai il direttore Gumirato dice che i soldi per la messa a norma degli ospedali non ci sono, mentre era stato assicurato il contrario dalla Regione. Dove sono i soldi per mettere a norma il pronto soccorso di Dolo? Chiederemo lumi al responsabile regionale».

I dubbi sull’azione del direttore generale dell’Asl 13 non sono venuti solo a Menin, ma anche al sindaco di Fossò, Federica Boscaro che di professione tra l’altro è medico.

«Va capita con esattezza», spiega, «l’operazione che si vuole portare avanti. C’è il rischio di un depotenziamento dei plessi ospedalieri ».

I sindaci per questo hanno chiesto a Gumirato che spieghi con esattezza con una relazione ad hoc al presidente della Conferenza quali sono i costi della riorganizzazione provocata dalle nuove schede ospedaliere regionali.

Il sindaco di Mirano, Maria Rosa Pavanello, ha chiesto invece delucidazioni sul futuro di Cardiochirurgia, specialità di eccellenza che sembra destinata a essere assorbita dall’ospedale dell’Angelo di Mestre.

Durante l’assemblea è arrivata un’altra doccia fredda per il futuro del distretto sanitario a Mira. Il direttore sanitario ha fatto intendere che soldi per la permanenza di questo servizio nella più popolosa cittadina rivierasca, non ce ne sono. Durissima la presa di posizione del sindaco di Campolongo, Alessandro Campalto.

«Ci sentiamo», ha detto, «presi in giro. È dal 2009 che partecipiamo a queste conferenze e ci era sempre stato detto che i fondi per la messa a norma dei plessi non mancavano. Ora scopriamo che non è così. Credo che non parteciperò più a una Conferenza dei sindaci del genere. Non ne vedo l’utilità».

Domande sono state poste a Gumirato anche dai sindaci di Noale, Michele Celeghin e dal sindaco di Salzano, Alessandro Quaresimin.

Alessandro Abbadir

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NUOVA VENEZIA – «Asl 13, il direttore faccia chiarezza»

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2

apr

2014

Mira. Oggi conferenza dei sindaci: Gino Gumirato chiamato a dare garanzie sulla sanità in Riviera

MIRA. «Siamo pronti a guidare una protesta che porterà la gente sotto gli uffici della direzione dell’Asl 13 a Mirano, se il direttore generale Gino Gumirato non ci assicurerà che l’ospedale di Dolo non sarà depotenziato». Non usa mezzi termini il presidente della Conferenza dei sindaci della Riviera del Brenta Giampietro Menin alla vigilia della conferenza dei sindaci dell’Asl 13 oggi alle 15,30 in sala del consiglio comunale a Mira, quando sarà presentato il piano aziendale.

Rassicurazioni pretende anche il sindaco di Campolongo Alessandro Campalto. «Ci risulta che il direttore generale» ribadisce Campalto «punti a trasformare l’ospedale di Mirano in ospedale di rete per il bacino dell’attuale Asl 13, ma questo sarà messo in discussione quando gioco forza tutto graviterà intorno a Mestre. Peggio ancora sarà per l’area della Riviera sud. L’ospedale di Dolo rischia di fare la fine di quello di Noale, diventerà una grande lungodegenza. I comuni di Campagna Lupia, Camponogara, Fossò, Vigonovo e Campolongo spesso come utenza hanno gravitato sull’ospedale di Piove di Sacco. Quest’ultimo però verrà assorbito da Padova. Per raggiungere un polo chirurgico bisognerà andare a Mirano cioè a 30 chilometri di distanza. Intorno a questi comuni dal punto di vista sanitario ci sarà il deserto dei servizi».

Un appello ai sindaci è lanciato a Dolo da Giorgio Gei (Ponte del Dolo). «I sindaci della Riviera non diano nessun tipo di avvallo all’atto aziendale» auspica «Debbono invece ribadire quanto più volte già espresso con atti istituzionali: nessuno spostamento di reparti sino al varo delle schede territoriali. Debbono anche chiedere sia fatta chiarezza sulla vicenda Pronto Soccorso, sui progetti presentati, sui costi e sugli importi effettivamente stanziati».

Chiede attenzione anche il sindaco di Vigonovo Damiano Zecchinato. «I servizi sul territorio» dice «vanno potenziati e non smantellati. Faremo molta attenzione al piano che ci sarà presentato da Gumirato».

Bacchetta la Regione il consigliere regionale del Pd Bruno Pigozzo. «L’Asl 13 non deve continuare a essere penalizzata» dice Pigozzo «quando invece è una delle strutture virtuose sotto il profilo dell’efficienza. Ora bisognerà capire se saranno trovati i fondi per la messa a norma ad esempio delle strutture ospedaliere di Dolo. Mancano poi delle risposte precise per la Riviera e il Miranese in merito alla collocazione delle strutture sanitarie intermedie. Sono stati destinati a questa Asl 111 posti letto per queste strutture che serviranno a decongestionare quelle per acuti. Le preoccupazioni dei sindaci sono condivisibili. Domani (oggi per chi legge, ndr) servono risposte precise e convincenti».

Smorza i toni più bellicosi, invece, il presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl 13 Fabio Livieri. «Non c’è alcuna volontà, credo, da parte del direttore generale di punire la sanità della Riviera del Brenta. Si tratta di paure infondate e spesso strumentali, mosse spesso da logiche di parte e di partito».

Alessandro Abbadir (ha collaborato Giacomo Piran)

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I conti pubblici» in veneto

Secondo uno studio commissionato da Palazzo Balbi il costo per i rischi minori passa da 69,5 milioni a 76,7

Il sistema adottato per abbandonare la gestione precedente fa acqua da ogni parte

Per i danni inferiori ai 500 mila euro ogni ospedale deve pensare per sè

VENEZIA – Sugli appalti della sanità veneta nel mercato assicurativo: arriva come un fulmine a ciel sereno, a scardinare le certezze finora acquisite dalla giunta regionale, una ricerca commissionata dalla stessa giunta sulle polizze Rc degli ospedali veneti. L’indagine eseguita sui soldi spesi negli ultimi tre anni dalle Usl dimostra che il sistema ideato nel 2011 dagli uomini di Luca Zaia per uscire dalla gestione precedente – che per comodità chiameremo Assidoge-Galan dal nome del broker consulente unico per 15 anni dell’ex presidente – fa acqua a sua volta. Assicurare gli ospedali solo per i rischi cosiddetti catastrofali, cioè superiori a 500.000 euro di valore, tenendo in autoassicurazione, cioè a gestione diretta, quelli sotto tale soglia, ha fatto spendere 76.782.842 euro contro i 69.466.897 che sarebbero stati necessari se l’intero rischio fosse stato affidato alle compagnie. La simulazione è stata condotta sulle 9 Usl che hanno introdotto la franchigia nel 2012-13. Se anche nel 2014 verrà mantenuta la stessa divisione del rischio, 6 di queste Usl spenderanno 36.410.796 euro contro i 30.547.796 che sborserebbero se l’intero ambaradan fosse sbolognato alle compagnie. Una bella gatta da pelare per il segretario alla sanità Domenico Mantoan, l’uomo che ha messo a punto il marchingegno, copiandolo a quanto risulta dal Piemonte e dall’Emilia Romagna. C’è da pensare che in quelle regioni la sinistrosità sia diversa. La decisione, presa il 2 gennaio 2011, perfezionata con la delibera 573 del 10 maggio successivo e chiusa con un appalto per i sinistri catastrofali lo stesso anno, intendeva riportare sotto controllo una situazione sfuggita di mano, gestita in regime di monopolio da un consulente- broker assunto senza gara. Ma la fortuna non ha aiutato gli audaci: l’appalto è finito subito in mano ad una compagnia italo-romena, City Insurence, priva di un patrimonio adeguato ai rischi, secondo una procura infiltrata dalla camorra e inquisita dalla Guardia di Finanza. Una fortuna, nella disgrazia: l’inchiesta penale ha consentito a Mantoan di disdire il contratto. I rischi catastrofali sono tornati in autogestione. Ad affidarli a qualche compagnia dovrà pensare adesso il nuovo broker, Willis Italia e Arena srl, vincitori in associazione della gara regionale, aggiudicata l’11 febbraio scorso. Peccato che le società seconde classificate, Assidea e Delta srl di Isernia con la milanese Assiteca, e la terza, Marsh Italia, abbiano presentato ricorsi separati al Tar, impugnando l’aggiudicazione. Così tutto resta bloccato. Adesso arriva questo studio che sembra minare l’intero sistema. La ricerca è stata curata dal servizio di vigilanza della sanità veneta, responsabile della struttura Egidio Di Rienzo. Gli autori si guardano bene dal tirare conclusioni: si limitano a esporre grafici e tabelle. Il lavoro è durato un anno ed è appena stato consegnato all’ufficio di presidenza del Consiglio e alla giunta Zaia. Tutte le informazioni vengono dalle Usl e nessuna dalle compagnie. Grosso limite, fa osservare qualche broker, che può inficiare perfino le conclusioni: la simulazione non si fa solo sulle somme effettivamente pagate ma anche su quelle accantonate e l’accantonamento potrebbe essere inferiore alle necessità. Ma era fatale che i dati fossero unidirezionali: «Le compagnie e il broker intermediario hanno avuto finora la disponibilità esclusiva dei dati salienti, quali quelli relativi agli importi riservati e liquidati», si legge nella relazione. Come dire che le Usl non sanno niente: non conoscono come le compagnie gestiscono i sinistri, se liquidano i danni e per quali importi, per tacere di quanto tempo ci impiegano. Ignorano anche a quanto ammonta la provvigione del broker, calcolata con un rapporto di percentuali sul premio imponibile riconosciuto dalla compagnia all’agenzia che stipula il contratto, dove è nota la percentuale ma non il premio su cui è calcolata. È un gioco delle tre carte, completamente in mano ai privati, che lascia amplissimi margini di discrezionalità. L’unica cosa conosciuta con certezza dalle Usl sono i premi che pagano alle compagnie, con i soldi dei contribuenti.

Renzo Mazzaro

 

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