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FOSSÒ – Lunedì parte una serie di incontri pubblici

«Le eccellenze dell’ospedale di Dolo». L’assessorato ai Servizi Sociali del Comune di Fossò, in collaborazione con l’Ulss 13 di Dolo, ha messo in cantiere una serie di incontri pubblici a carattere sanitario, allo scopo di far conoscere le terapie e le novità che fanno dell’ospedale dolese un centro sanitario insostituibile del territorio. Il programma prevede incontri a cadenza bimensile. Il primo avrà luogo lunedì alle 20.30 presso la Sala Consiliare di Fossò in via Roma e tratterà l’argomento «Patologia preartrosica dell’anca e novità su protesi dell’anca». Il relatore sarà il dr. Paolo Esopi, primario del reparto Ortopedia dell’Ospedale di Dolo, che ha progettato e messo a punto una nuova tecnica di sostituzione protesica. Nel prossimo febbraio verrà trattato il tema «Terapia chirurgica dell’obesità» e vedrà protagonisti il dottor Godina, primario del reparto di chirurgia generale.

 

Portogruaro difende il punto nascite

Noale rilancia il patto col S. Camillo

Grande prudenza da parte dei dg nel commentare le anticipazioni del nostro giornale ma sul territorio è già partita la mobilitazione

Le notizie pubblicate dal “Gazzettino” sulla sanità hanno pubblicato varie reazioni in provincia.

PREOCCUPATI – Un’iniziativa di cittadini a difesa dell’ospedale  di Portogruaro.  Sul territorio  c’è molta preoccupazione sulla sanità

PORTOGRUARO – «L’azienda non ha ricevuto alcuna indicazione sulla chiusura del Punto nascite. Aspettiamo di leggere le schede». Paolo Stocco, direttore generale dell’Asl 10 Veneto Orientale, non vuole commentare le indiscrezioni di stampa sulla chiusura del reparto di Ostetricia di Portogruaro. «Ci sono talmente tante voci sul futuro della sanità – ha detto il manager – che è impensabile fare delle considerazioni su questo punto». Pronto alla mobilitazione si è detto il sindaco di Portogruaro, Antonio Bertoncello, che tuttavia ha definito una «forzatura» l’ipotesi della chiusura del Punto nascite. «Da quanto mi risulta – ha dichiarato il sindaco, sottolineando che prima delle nomina dei direttori generali la Regione dovrebbe essere pronta con le schede ospedaliere – non sarebbe previsto lo smantellamento del Punto nascite di Portogruaro. Non c’è ancora nulla di definito e la questione rimane aperta. Come amministrazione lavoreremo affinché ciò non accada». L’attività 2012 del Punto nascite di Portogruaro si dovrebbe chiudere con un numero di parti che supera le 500 unità, soglia minima definita del decreto Balduzzi per evitare, in virtù dell’Accordo tra Stato e Regioni del 2010, la definitiva chiusura del reparto.

DOLO/MIRANO – I tagli ipotizzati all’Asl 13 Dolo – Mirano hanno creato un polverone in Riviera e Miranese ma in direttore generale dell’Asl 13 Arturo Orsini preferisce non commentare. «Si tratta di ipotesi – spiegano dall’ufficio stampa – che, almeno per il momento, non hanno alcun fondamento ufficiale e che quindi non val la pena commentare o confutare». Secondo le ipotesi diffuse in questi giorni ma già oggetto di polemiche e di accesi dibattiti nei mesi scorsi l’ospedale di Mirano avrebbe una vocazione chirurgica mentre Dolo quella medica. Del tutto nuova, e quasi inaspettata, la novità della chiusura del punto nascita di Mirano considerato che la struttura è stata rinnovata di recente.

NOALE – Di fronte alle notizie di una possibile chiusura del monoblocco ospedaliero di Noale prevista nella bozza di riordino sanitario della Regione il sindaco della città dei Tempesta Michele Celeghin non ci sta: «Noale dice “no” a qualsiasi ipotesi di questo tipo, rilanciando la proposta dell’apertura, anche in via sperimentale, di posti letto dell’istituto San Camillo. Le schede regionali prevedono – continua il primo cittadino – dal 2002 la vocazione riabilitativa zonale per il nostro ospedale. Peccato che, come succede spesso, alle previsioni sulla carta non siano succeduti i fatti». La notizia della possibile chiusura arriva quando molti sforzi sono stati profusi per “fare sistema” all’interno dell’Asl 13 di Mirano e Dolo: «Un percorso che la Regione non può non considerare – continua Celeghin – Non ci sono campanili da difendere, ma c’è piuttosto da valutare una seria razionalizzazione delle risorse disponibili in funzione di una migliore accessibilità ai servizi che, con la nostra struttura, diventerebbero sicuramente più competitivi».

 

 

La cura dimagrante dell’Ulss12: i veri tagli al Policlinico

La Casa di cura di viale San Marco perde 65 posti letto. Parecchi primariati di Mestre e Venezia saranno accorpati.

MESTRE – Premesso che l’unica certezza è quella offerta dal contatore di Leo Padrin che ieri era arrivato a 21 milioni di euro – tanto ci costa il ritardo della Regione nelle decisioni sulla sanità, secondo il presidente della Commissione regionale – ecco che cosa succederà alla sanità veneziana. L’Ulss 12 dovrà fare una cura dimagrante negli ospedali pubblici, ma nulla a che vedere con la dieta che verrà imposta a quelli privati e cioè Villa Salus e Policlinico San Marco. Ma è altrettanto chiaro a tutti che questi tagli non vedranno la luce prima delle prossime elezioni. Dunque, se ne riparla a marzo 2013, se va bene, quando il contatore di Padrin avrà superato quota 60 milioni di euro di mancati risparmi. Torniamo alla cura dimagrante. Per il San Giovanni e Paolo si parla di un taglio di una decina di primariati, che saranno “a scavalco” con Mestre. Vuol dire, per capirci, che alcuni reparti non d’urgenza avranno un unico primario il quale terrà d’occhio due sedi, a Venezia e a Mestre. Questo succede già oggi per molti reparti, semplicemente diventeranno di più. Per quanto riguarda i posti letto si parla di un taglio tra Mestre e Venezia di un centinaio di posti – più concentrati su Venezia. Ma sono le strutture private quelle più a rischio e, tra le due, Villa Salus e Policlinico San Marco, è più il Policlinico ad essere nei guai. La Casa di cura di viale San Marco sembra che debba rinunciare a 65 posti letto. 40 li perderà tra le medicine e le chirurgie, 25 invece li perderà con l’hospice che non riaprirà più i battenti. Villa Salus invece sostanzialmente manterrà la sua dotazione di posti letto – ne dovrebbe perdere una decina – mentre dovrà rinunciare al punto nascita. Non è una novità e, del resto, non poteva continuare a lungo questa storia di un centro per il parto che non poteva contare su una struttura vera di patologia neonatale. E’ vero che tantissimi bambini sono nati a Villa Salus senza problemi, è altrettanto vero che la clinica sta pagando milioni di euro per alcuni parti andati storti. Lo spostamento di tutte le nascite all’Angelo offrirà i necessari criteri di sicurezza. Per quanto riguarda l’hospice del Policlinico, verrà rafforzata la struttura del Nazareth a Zelarino che oggi conta 8 posti di hospice e altri 10 di pre hospice. Ai 18 di oggi se ne aggiungeranno altri 8. Quando? Quando verranno approvate le schede regionali. Campa cavallo…

Maurizio Dianese

 

 

Gazzettino – Colpo di bisturi su primari e letti

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28

nov

2012

Per le dirigenze mediche è previsto un taglio da 148 a 115, in provincia via agli accorpamenti

LA RIVOLUZIONE – Ecco il piano di partenza per le Ulss veneziane sulle linee del ministero

Sarà una grande rivoluzione, soprattutto in provincia dove gli ospedali dovranno cambiare la loro vocazione. La sanità veneziana “che verrà” avrà 290 posti letto in meno e 33 primariati verranno tagliati. E sono diversi i motivi per cui l’intero sistema dovrà cambiare. A mettere in discussione i parametri che oggi governano posti letto-specialità-abitanti c’è il “decreto Balduzzi”, sul quale le Regioni stanno ancora discutendo, ma che nelle linee generali sembra già tracciato. E c’è pure, aspetto non marginale, il Piano socio sanitario regionale con le annesse schede che, quando saranno approvate, concorreranno a rimodulare l’offerta sanitaria. Si tratta di una griglia tecnica per il Veneziano, come per tutte le altre province del Veneto, che però dovrà essere discussa in tutte le sedi istituzionali, politiche e territoriali.
La rimodulazione del Veneziano è alquanto particolare rispetto al resto della regione: resteranno sostanzialmente intoccati i due ospedali di Venezia (in virtù della specificità) e di Zelarino, mentre i poli di Dolo, Mirano, Portogruaro, San Donà e Jesolo vivranno una piccola rivoluzione.

 

MENO PRIMARI E REPARTI

PUNTI NASCITA – Saranno chiusi quelli di Mirano, Portogruaro e Villa Salus

I PRIVATI – Il 50% dei posti da ridurre riguardano le cliniche

CHIUSURA Per Villa Salus destino segnato, malgrado le proteste

La parola d’ordine è quella di abbassare il rapporto posti letto-abitanti a 3.70 (e non si tratta del più basso della regione, visto che a Vicenza sarà del 2.93). Ma per rivedere la dotazione dei posti letto si dovrà tagliare. I primariati passeranno da 148 a 115: dovranno saltare 9 apicalità di area medica, 7 di area chirurgica, 4 nel settore materno infantile, 2 terapie intensive, 8 nell’area servizi e 3 in riabilitazione. Di fatto saranno chiusi i punti nascita di Mirano, Portogruaro e Villa Salus.
Una cura dimagrante che toccherà anche le strutture private, il 50 per cento dei posti da tagliare cadrà infatti sulle cliniche private, soprattutto il Policlinico San Marco e Villa Salus dovranno “ripensare” la propria dotazione. Mentre la Rizzola di San Donà, con i circa 50 posti di area medica e 30 di area chirurgica non dovrebbe venire toccata. Irccs San Camillo e Fatebenefratelli (ad indirizzo riabilitativo) dovrebbero rimanere.

 

IL NODO DELLE “FUGHE”

ULSS 10 – Il 50% dei pazienti di Portogruaro  si cura in Friuli o a Treviso

L’offerta sanitaria veneziana rispetto al resto della regione ha delle specificità che la caratterizzano (oltre naturalmente alla specificità lagunare). Una delle più grosse è avere un ospedale in project financing che costa 50 milioni l’anno più Iva per altri 20 anni. E si tratta di un impegno di risorse che a cascata condizionano tutto il resto del territorio. Altra specificità è legata alle “fughe” verso altre Asl. Il 50 per cento dei portogruaresi va a curarsi o in Friuli Venezia Giulia o a Treviso e nella programmazione regionale (che tiene conto del decreto Balduzzi) è doveroso tenere conto della mobilità attiva e passiva: quindi più letti andranno al Trevigiano (e al Friuli) e scure sul polo ospedaliero del Veneziano.

 

LA “SCURE” SUGLI OSPEDALI

ULSS 12 – Civile e Angelo resteranno invariati grazie alla specificità

ULSS 13 – L’azienda “cresce”.  Avrà 600 posti tra Dolo e Mirano Chiude Noale

ULSS 14 – L’ospedale di Chioggia non subirà riduzioni

La fotografia della sanità veneziana del 2013 dovrebbe avere questi contorni: riduzione di posti letto per l’ospedale del capoluogo (ma sostanziosamente invariati i reparti); percorso analogo per Zelarino e i suoi 600 posti letto. Portograro-San Donà-Jesolo verranno visti come unico polo con 400 posti letto: a San Donà andranno le medicine, a Portogruaro le chirurgie e a Jesolo l’area riabilitativa. Come richiama anche il ministro Balduzzi si tratterà di un ospedale unico, su tre sedi, senza duplicazioni.
Stessa scena per Dolo-Mirano: 600 letti (il bacino di utenza è ampio, 262mila abitanti), 300 a Dolo con le attività mediche e il punto nascita e altrettanti a Mirano con il polo chirurgico. Invariata Chioggia e chiusura per l’ospedale di Noale. Tempi di attuazione di questo percorso? La spending review (ma non solo) indicherebbero di chiudere la partita entro la fine dell’anno. Ma visto che manca poco più di un mese è prevedibili che non si riesca a rispettare i tempi. Sempre che dalla Regione (impegnata a riaggiustare il Piano socio sanitario regionale per evitare la Corte Costituzionale e a eleggere il direttore generale della sanità, oltre ai nuovi direttori generali) non imponga un accelerazione. Ora spetta alla politica avviare la mediazione. Ieri sera l’assessore Luca Coletto è volato a Roma per discutere con il ministro Balduzzi.

 

COBAS SANITÀ

«L’ospedale di Mestre è un fallimento, il bilancio sanitario dell’Ulss 12 sarà di profondo rosso e davanti a questo scenario devastante il Comune non fa niente».
Butta benzina sul fuoco la delegata dei Cobas Sanità, Paola Gasbarri, che vista l’imminente uscita di scena del direttore generale dell’Ulss 12 Antonio Padoan traccia il bilancio di questa lunga gestione della politica sanitaria del territorio. «L’ospedale dell’Angelo rappresenta il fallimento totale. Sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista gestionale. Se si fosse finanziato con un mutuo anziché con il project financing ci sarebbe costato 8 volte meno, mentre riguardo la questione sanitaria s’è rivelato sbagliato il progetto dell’ospedale per acuti – sostiene la Gasbarri – visto che il nuovo ospedale, a quattro anni dalla nascita, non soddisfa di certo le necessità di cura della sua popolazione di riferimento».
Per la sindacalista «c’è un numero insufficiente di posti, ne sono prova le decine e decine di posti letto d’appoggio quotidianamente utilizzati da pazienti di diversa aerea medica in Chirurgia, Chirurgia Vascolare, Orl, Urologia». E davanti a tutto ciò «assistiamo alla complicità dei politici di questa Amministrazione, che in campagna elettorale hanno chiesto trasparenza sulla sanità e poi basta». Dito puntato dei Cobas, dunque «verso l’Amministrazione, che con atti e varianti urbanistiche ha consentito alla Ulss di portare avanti “l’operazione Angelo” senza fare poi i necessari controlli su cosa sarebbe successo alla sanità veneziana e contro la nebulosa situazione delle varie società di formazione o come Venezia Sanità. Società scorporate dalle Ulss che ci risultano in attivo, mentre i bilanci della sanità sono in rosso».
Insomma, una sanità sempre più malata e di cui nessuno vuol prendersi cura. L’ultimo atto, «la volontà della Regione di tagliare una delle due strutture, tra Villa Salus e il Policlinico San Marco, eliminando la convenzione in atto, e l’intenzione di un’eventuale acquisto di Villa Salus, sede da destinare poi ad attività collaterali dell’Asl 12 Veneziana». Insomma, «una gestione più immobiliaristica che sanitaria dell’Ulss 12», quella denunciata dai Cobas, mentre a pagarne le spese sono i cittadini. (A.Cic.)

 

Gazzettino – La Regione: top secret sui dati dell’Asl

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18

nov

2012

SANITÀ – Informazioni negate al comitato Salvioli. Pigozzo: «Addio trasparenza»

MIRANO – “Top secret” su tutto. Da quest’anno i dati relativi alle attività dell’Asl non saranno più pubblici. La direttiva arriva dall’alto, cioè dalla Regione, ed è stata imposta alle aziende sanitarie locali: dal 2012 i dati di attività non saranno diffusi all’esterno. E scoppia inevitabilmente la polemica.
La questione è stata sollevata dal comitato Carlo Salvioli che da 17 anni segue le vicende della sanità veneta, con un occhio di riguardo per le strutture di Dolo, Mirano e Noale. Ogni anno il comitato stila un report molto accurato sull’Asl 13: un documento importante che in passato è stato pure ritenuto “scomodo” visto che, dati alla mano, evidenzia le varie criticità ospedaliere. Quest’anno, però, per la prima volta il coordinatore Aldo Tonolo si è visto negare quei dati. «In un momento in cui la credibilità della politica lascia a desiderare, la massima trasparenza negli atti dovrebbe aiutare a ristabilire un corretto rapporto con i cittadini» scrive lo stesso Tonolo in una lettera inviata al Governatore Luca Zaia. Il comitato ha coinvolto vertici sanitari regionali, Difensore civico e perfino il Presidente della Repubblica tramite la Prefettura, ma la questione non si è sbloccata e i dati restano top secret. Sul tema interviene pure il consigliere regionale Bruno Pigozzo: «Cattivo segnale, trasparenza e buona gestione devono andare di pari passo. Da quei dati vorremmo capire, ad esempio, quanti sono i pazienti che emigrano dall’Asl 13 verso altre Asl, vista la nostra carenza di servizi». Pigozzo ha parlato ieri mattina al Festival Democratico del Miranese, in programma a Mirano. Con lui c’erano pure il sindaco di Spinea Silvano Checchin, la deputata Margherita Miotto e il direttore generale dell’Asl 13 Arturo Orsini, che ha chiarito la questione sulla necessità per i medici di chiedere l’autorizzazione prima di effettuare un intervento particolarmente costoso: «La Spending review ci costringerebbe a risparmiare il 5% per ogni voce di spesa – spiega Orsini -. Quell’autorizzazione serve solo per lasciare una traccia di inevitabilità di un intervento. Noi non mandiamo via la gente, la salute dei pazienti non viene messa a rischio».
G.Pip.

 

LA RIVOLUZIONE – Entro il 31 dicembre il Veneto dovrà modificare la rete ospedaliera: “decreto Balduzzi” e nuove schede così cambieranno l’offerta sanitaria della regione

LE APERTURE – 26 lungodegenze e 17 chirurgie d’urgenza

I TAGLI – Prevista la chiusura di 11 geriatrie e 6 oncologie

Mentre il Veneto aspetta che la politica sdogani le schede che dovranno tagliare ospedali e rivoluzionare il sistema delle cure, ci pensa il ministro Balduzzi a rimescolare le carte, con un decreto che di fatto supera le schede e rischia di riaprire tutti i giochi (sempre che fossero già stati chiusi).
Martedì le Regioni andranno ad Arezzo per discutere il provvedimento e cercare di limare quanto proposto. La parola d’ordine è “limitare i tagli”, e questo vale sia per le regioni in piano di rientro (come il Piemonte ad esempio), sia per quelle “virtuose”, come il Veneto, che nella trattativa hanno qualche chance in più e chiederanno al ministro che questo decreto rappresenti solo una linea d’indirizzo.

Ma quale sarà l’assetto della sanità veneta del 2013? Se la riunione di martedì non porterà nuove, l’assetto sarà rivoluzionato: in Veneto si dovranno tagliare 1260 per acuti e 15 di neuro-riabilitazione, e andranno invece creati 741 nuovi posti letto per la riabilitazione e 63 per la lungodegenza. E questo comporterà la chiusura di 11 reparti di geriatria e di 6 oncologie. Mentre si dovranno aprire 26 strutture di lungodenza, 17 di medicina e chirurgia di accettazione e di urgenza e 10 centri trasfusionali. In aggiunta a questo ci sono altri due cambiamenti di non poco conto: una decina di case di cura che rischiano la chiusura (perché hanno meno di 80 posti letto per acuti, toccherà alla politica veneta trovare la soluzione per evitare che questo accada) e il fatto che il “decreto Balduzzi” consideri “presidi” le strutture private e quindi non dovranno sottostare ad alcun badget imposto dalla Regione. Ma non sono solo questi i numeri sul quali il Veneto dovrà ragionare.

I reparti, per poter rimanere aperti, dovranno garantire un volume di attività annua ben preciso: ad esempio un reparto di chirurgia della mammella dovrà fare oltre 100 primi interventi all’anno di tumore della mammella. Un reparto di laparoscopia sarà obbligato a produrre almeno 100 interventi all’anno; e una cardiologia che voglia trattare gli infarti dovrà vedere ogni anno non meno di 100 pazienti. Cosi vale per le angioplastiche coronariche: con meno di 250 procedure all’anno, si chiude. Le maternità che fanno meno di mille parti l’anno, dovranno avere una proporzione di cesarei non superiore al 15 per cento, sopra i mille parti, non oltre il 25. Indicazioni che di fatto porteranno il Veneto a rivedere l’attività di diversi reparti, accorpandoli se i numeri sono più bassi del richiesto.
La classificazione proposta da Balduzzi non prevede strutture “monospecialistiche” (ad esempio riabilitative). Nel Veneto ce ne sono una ventina e sono clasificate come “ospedali nodo di rete” dal nuovo Piano socio sanitario regionale. Che fine faranno?

Ma è necessario fare un passo indietro. La sanità veneta in questi ultimi giorni ha focalizzato la discussione sulle schede ospedaliere e territoriali, indispensabili per fare quelle economie necessarie per chiudere il bilancio in attivo. Le indicazioni del “decreto Balduzzi”, se pur limate dall’esito dell’incontro di martedì prossimo, rischiano di superare tutte le discussione sulle qualità la sanità si è avvitata fino ad ora. Introducono infatti parametri e numeri non di poco conto. E ancora non è tutto. Il punto “2.1” del decreto introduce un elemento che per il Veneto è fondamentale: “la programmazione regionale provvede alla definizione della rete dei posti letto ospedalieri per acuti, attribuendo ai presidi ospedalieri pubblici e privati accreditati le relative funzioni entro il limite di 3 posti letto per mille abitanti…”. Due le considerazioni: il numero dei letti, che per il Veneto come si è visto deve scendere, e quanto attribuito alla programmazione (e quindi al Consiglio regionale).

La questione su chi a questo punto deve fare cosa (Giunta o Consiglio), rischia di ingarbugliarsi ancora di più. E in tutto questo bailamme che la Regione si trova a dover affrontare in zona Cesarini (con l’aggravante della nomina dei direttori generali in corso), entra a gamba tesa anche un “giallo” relativo alla nomina del prossimo direttore generale della Sanità. Con l’approvazione dello Statuto sono state eliminate le figure dei segretari, mentre per tutti si è in attesa di una legge bloccata in commissione, per quello generale alla sanità la legge tutt’ora in vigore (ma che è sotto il giudizio della Corte Costituzionale) prevede venga nominato dal Consiglio. Quindi, o si cambia questa norma (ma non si è trovato accordo di maggioranza) o la nuova figura deve essere nominata entro il 31 gennaio, data di scadenza del dottor Domenico Mantoan.

Daniela Boresi

 

 

Gazzettino – Asl 13, La Cgil inchioda Orsini

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17

nov

2012

SANITÀ – Il sindacato attacca il direttore generale dell’Asl 13

«Ecco le carte: vuole risparmiare impedendo ai chirurghi di operare»

«Qui si va oltre ogni immaginazione: questa gestione è sbagliata sia per i cittadini che per i dipendenti».
La direzione dell’Asl 13 invita i chirurghi ad operare “solo in caso di assoluta necessità e solo dopo preventiva autorizzazione”? La Cgil va all’attacco e, dopo mesi di accuse ai vertici dell’Asl per i continui tagli che stanno penalizzando il servizio di Dolo, Mirano e Noale, la goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe l’atto interno diffuso poche settimane fa dal direttore generale Arturo Orsini, in cui dipartimenti e unità operative sono invitati a prestare grande attenzione al rigore economico, almeno fino a quando i pazienti non rischierebbero davvero la vita.
“Nei casi in cui l’attuazione delle restrizioni richieste dovesse comportare oggettivi rischi per la salute o addirittura per la vita dei pazienti – si legge nella lettera -, bisognerà produrre tempestivamente una relazione approfondita controfirmata dal capo dipartimento, dalla direzione sanitaria e dalla direzione medica, che attesti l’effettiva improcrastinabilità dell’intervento”. Il direttore generale Orsini ha spiegato che non sono a rischio le prestazioni, ma semplicemente i medici dovranno relazionare la propria attività al capo-dipartimento. Eppure per molti questa nota è un ulteriore segnale d’allarme.
Il primo ad alzare la voce è stato il consigliere regionale Bruno Pigozzo, ed ora ci pensa la Cgil: «La direzione non può nascondersi dietro il velo della revisione della spesa imposta da Stato e Regione – scrivono Marco Busato e Sergio Chiloiro della segreteria Funzione Pubblica -. Invece di impedire ai chirurghi bravi di operare, si dovrebbe pensare a veri processi di riorganizzazione per migliorare l’efficienza dei servizi». I sindacati allargano poi il discorso: «Si sta perseguendo unicamente il rigore finanziario a scapito di una visione programmatoria, in questo modo molti lavoratori e professionisti sono sia demotivati che non coinvolti». Orsini e Pigozzo ne parleranno pure questa mattina in villa Belvedere a Mirano: in programma c’è il “Festival Democratico” con, all’ordine del giorno, proprio il tema della sanità.

 

MA I PRIMARI LO DIFENDONO

«La sicurezza del paziente non è messa in discussione»

DOLO – «Non abbiamo mai ricevuto indicazioni che possano minacciare la sicurezza del paziente, la qualità delle prestazioni e la nostra professionalità».
I primari dell’Asl 13 Dolo e Mirano difendono l’operato del direttore generale Arturo Orsini e, con un documento congiunto, prendono posizione attorno alle polemiche suscitate da presunte indicazioni su economie di cure o prestazioni sanitarie. «Il nostro obiettivo da sempre è quello di rispondere al meglio ai bisogni di salute dei cittadini, al di là di possibili strumentalizzazioni – dichiarano i primari che operano negli ospedali di Dolo e Mirano -. Pur riconoscendo la delicatezza del momento dovuta alla crisi economica e ai tagli della spesa imposti dall’applicazione della normativa sulla Spending review, vogliamo ribadire che non abbiamo mai ricevuto indicazioni, né tantomeno pressioni, che vedessero minacciate la sicurezza del paziente, la qualità delle prestazioni o la nostra professionalità. È dovere del medico, sia etico che deontologico, – dichiarano i primari – porre attenzione all’utilizzo delle risorse e all’appropriatezza delle prestazioni soprattutto in un contesto di grave difficoltà economica, d’altra parte la nostra Azienda risulta tra le più virtuose».
L.Gia.

 

Nuova Venezia – “L’Asl 13 non ha tagliato le cure”

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17

nov

2012

Mirano. Il direttore generale Orsini: «Più garanzie per medici e pazienti». La Cgil: «Servizi più poveri»

MIRANO. Anche la Cgil contro la nota dell’Asl 13 che impone ai chirurghi di non sforare i limiti di spesa se non autorizzati e solo se la salute del paziente è a rischio. Il segretario generale della Fp-Cgil Sergio Chiloiro e quello provinciale Marco Busato chiedono al direttore generale Arturo Orsini di fermarsi: «Denunciamo da tempo scelte basate solo su tagli lineari che stanno portando a un impoverimento dell’offerta socio-sanitaria dell’Asl 13», affermano i due, «l’ultimo provvedimento va però oltre ogni immaginazione, perché impone ai chirurghi di non operare oltre i limiti di spesa se non autorizzati prima e solo se i pazienti rischiano la vita. La direzione non può nascondersi dietro il velo della revisione della spesa: invece di impedire ai chirurghi di operare dovrebbe procedere a qualificati processi di riorganizzazione finalizzati al miglioramento dei servizi. Invece si sta perseguendo solamente il rigore finanziario».

Chiamato di nuovo in causa, tocca allo stesso Arturo Orsini spiegare i motivi della circolare e capovolgere la questione: «La nota non mira a limitare, semmai a garantire lo svolgimento delle cure: indica ad alcuni medici incaricati di procedure particolarmente dispendiose, le modalità da seguire per sviluppare i percorsi di cura necessari, in deroga alle restrizioni della spending-review. A loro è richiesto solo di fare una semplice attestazione dell’effettiva appropriatezza e necessità della prestazione. Con questi medici l’argomento è stato discusso e concordato prima. Se infatti la logica dei tagli lineari introdotta dalla spending-review è penalizzante, perché non distingue tra quei servizi che possono realizzare economie e quelli che invece devono mantenere inalterato il finanziamento, altra cosa è l’appropriatezza delle cure. Le procedure introdotte servono proprio a garantire la perfetta tracciabilità delle risorse impiegate, a garanzia del paziente e del medico».

Intervengono con una nota anche i primari dell’Asl 13: «Non abbiamo mai ricevuto indicazioni né pressioni che vedessero minacciate la sicurezza del paziente, la qualità delle prestazioni e la nostra professionalità. È dovere del medico, sia etico che deontologico, porre attenzione all’utilizzo delle risorse e all’appropriatezza delle cure, soprattutto in un contesto di grave difficoltà economica e d’altra parte la nostra azienda risulta tra le più virtuose. Il nostro obiettivo è da sempre quello di rispondere al meglio ai bisogni di salute dei cittadini, al di là di possibili strumentalizzazioni».

Intanto il comitato Carlo Salvioli di Mirano scrive una lettera aperta al presidente della Regione Luca Zaia sottolineando come l’Asl 13 di Mirano-Dolo «continua a essere punita nel finanziamento» mentre adesso si aggiunge «la mancata trasparenza negli atti, altrettanto inaccettabile». Sono andati a vuoto tutti i tentativi del Salvioli di ottenere i tabulati con i dati base dell’Asl 13 per elaborare il rapporto sulle attività ospedaliere.

Filippo De Gaspari

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Nuova Venezia – “Altri tagli all’Asl 13? Ora basta”

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6

nov

2012

Dolo. Comitato Marcato e sindaco Gottardo: l’ospedale non si tocca

DOLO. Proseguono le azioni in difesa dell’ospedale di Dolo e dell’Asl 13. A mobilitarsi ancora una volta sono Antonino Carbone, Francesco Sacco, Giovanni Urso, Gino Bedin e Walter Mescalchin del comitato “Bruno Marcato per la salvaguardia dell’ospedale di Dolo”, che hanno anticipato di voler inviare una lettera aperta all’assessore regionale alla Sanità, Luca Coletto. Il tema riguarda i trasferimenti procapite e i progetti per la sistemazione dell’ospedale di Dolo.

«Chiediamo all’assessore regionale Coletto che i cittadini dell’Asl 13 vengano trattati nelle stesso modo dei cittadini di altre Asl perché abbiamo gli stessi diritti e la sanità pubblica deve essere uguale per tutti». I membri del comitato analizzano le cose da sistemare. «I distretti sociosanitari vengono fatti a carico dei Comuni e gli investimenti sulle strutture ospedaliere, come il Pronto soccorso di Dolo, sono a carico del bilancio delle stesse Asl. Ed ora dopo aver ridotto le spese sulle attrezzature e nei servizi, viene chiesto di diminuire ancora del 5 per cento». Viene preteso un intervento ai sindaci del territorio. «Le forze politiche e le istituzioni del territorio non possono più tacere. Si tratta di difendere la salute dei cittadini che è un diritto fondamentale».

Di ospedale si è discusso anche nel Consiglio comunale di Dolo della scorsa settimana nel quale il sindaco Maddalena Gottardo, in risposta ad un’interrogazione di Giorgio Gei sul futuro delle strutture dell’Asl 13, ha confermato che il patrimonio storico dell’ospedale di Dolo non si tocca e che il Comune, «si opporrà in tutti i modi alla dismissione del patrimonio storico dell’ospedale di Dolo per scopi non compatibili con le finalità pubbliche per le quali è stato costituito a spese e con i sacrifici della comunità».

Giacomo Piran

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Grido d’allarme dei sindacati per le conseguenze locali della spending review A rischio i tanti servizi in appalto negli ospedali di Dolo, Mirano e Noale

DOLO. I tre ospedali di Dolo, Mirano e Noale rischiano di funzionare sempre meno a causa degli effetti della spending review che impone nuovi risparmi da parte dell’Asl 13. E così è partito il taglio delle donne delle pulizie (24 licenziate) e da mercoledì anche gli operai manutentori (tre trasferiti ), mentre da gennaio è in arrivo un taglio di 30 persone nel campo della ristorazione ospedaliera.

Mense, corridoi e servizi igienici rischiano di essere sempre meno a norma e così come pure gli impianti degli edifici. La direzione dell’Asl 13 con il direttore generale Arturo Orsini allarga le braccia: interverrà solo se le aziende in appalto che ora tagliano il personale, non saranno più in grado di erogare in modo efficiente il servizio previsto. «La situazione nei tre ospedali» spiegano Gianfranco Rizzetto della Filcams Cgil ,Giuseppe Minto della Fiom Cgil e Marco Busatto della Cgil Funzione pubblica, «è pesantissima». Prima la Coop Service che si occupa del servizio di pulizia degli ospedali ha comunicato ai lavoratori la messa in mobilità di 24 dipendenti su 130. Poi ieri mattina un’altra tegola per l’organico dell’ospedale. A tre e operai manutentori di una azienda che si occupa del funzionamento degli impianti dell’ospedale di Dolo (su 12 complessivi) è stata comunicato il trasferimento a Vicenza. Ma a rischio trasferimento ce ne sono altri due. Infine da gennaio è in arrivo un taglio di 30 persone alle mense gestite dalla Sodexho (sono 70 in tutto i dipendenti) che ha preannunciato gli esuberi». Per i sindacati gli ospedali potrebbero non funzionare più. La Coop Service ha comunicato di aver deciso il licenziamento di 24 persone senza nemmeno trattare altre forme di ammortizzatori sociali. Taglierà 2.016 ore lavoro all’anno. I sindacati delle donne delle pulizie sono pronti anche allo sciopero. «Se ad esempio succede un’emergenza elettrica in ospedale» – si chiede Minto per la Fiom Cgil, «con un personale di manutentori ridotto all’osso come si risolverà il problema in tempi rapidi?». Preoccupato il presidente della Conferenza dei sindaci dell’Asl 13 Fabio Livieri. «Bisogna assolutamente evitare», dice, «che le strutture sanitarie entrino in emergenza per carenza di personale visto che l’organico anche di chi lavora in appalto, si assottiglia sempre più». I sindacati hanno chiesto un incontro con il direttore dell’Asl 13 Arturo Orsini. «Ritengo», ha risposto Orsini, « non sia opportuno incontrare i sindacati . A decidere non è stata l’Asl 13 ma le aziende in appalto. Proprio per questo vigilerò con il massimo scrupolo affinchè il servizio fornito non scenda in alcun modo di livello qualitativo, tagli o non tagli al personale».

Alessandro Abbadir

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